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20 novembre 2011

anno 1262: la preparazione


Piacenza. Lo Statutum del 1262 sulla giustizia criminale.

Premessa, anche se ancor variabile, alla giustizia pre- e con- corradiana.
Tre tipi di processo:
  1. per accusa
  2. per inquisitionem
  3. per denuntiationem

Al Podestà si aggiungono sei membri per porta eletti 'privatim'; due saranno obbligatoriamente iudices e la sentenza del podestà non può esser diversa dalla maggioranza dei consiliatores.

E come il Nostro Corrado verrà messo a giudizio?

Lo sapremo a tempo ottimo!

Umbe il rispettoso


19 novembre 2011

UN PERCORSO storico

Documenti e attestazioni
per una raccolta sistematica
dei possedimenti e del potere dal VII al XI secolo


Anche la nostra terra, al ridosso del Po, è stata di grande importanza
strategica longobardica. Al di là del fatto strada Piacenza-Pavia,
(Pavia capitale del Regno longobardo italico) sulla nostra area
si insediarono nei secoli importantissimi uomini di potere del regno.

La documentazione è ricca e secolare.
Coinvolge l'epoca longobardica e poi franco-longobarda
e anche germanica.
Kalendasco luogo posto vicino al Po.



L'inizio di un percorso. A tappe.

9 novembre 2011

900 un'altra data


ROPERTO
longobardo

Nell'anno del Signore 900 una bella carta notarile longobardica ci fa sapere una bella novità: quella che nel 1300, nel 1500 etc. era Villa Arena (l'Arena località calendaschese attuale) era una curtes come quella vicina di Cotrebbia.
Anno 889 Roperto ha beni in Calendasco confinanti con altri di corte Causarena ove abita e dall'anno dopo dice di abitare proprio nel paese.
La carta antichissima dice lo stesso Roperto essere Alamanno, cioè tedesco. Il regno vero e proprio Alamanno (o anche detto Alemanno) finì nel secolo VIII inglobato e sconfitto dai Franchi.
Però esso ebbe rinascita con gli Svevi.
Essere di sangue calendaschese allora vuol un pò dire essere longobardico-alamanno, ma non c'erano dubbi storici, lo si immaginava e lo accertiamo!
Interessante il fatto della corte di Arena. Nell'anno 889 stipula anche con i suoi due fratelli Ostiglione e Fredo.
Ma anche... Monza, parla un poco calendaschese... ma questa è altra storia...!!

Umbe
piripizzoso


22 settembre 2011

PERICOLO passato... ?

Francesco Sforza al Consiglio Segreto

Lettera inviata da Lodi, 12 dicembre 1450

Il Duca Francesco Sforza ordina ai membri del Consiglio segreto di accertare segretamente se Piacenza è realmente fuori dal contagio della peste. Ma secondo voi che leggete, questa "peste" vi sembra realmente passata? Possiamo paragonare sta 'peste' a qualcosa di cattivo che permea sotto sotto la nostra piacentinità? Esiste chi lavora 'di sottobanco' per avere solo ed esclusivo vantaggio personale non ostante i fatti, la storia e la realtà? Io mi riferisco alle buone cose cui tengo, ognuno poi l'applichi da sé. Comunque mi sà che un pò di "casone de peste" sia ancora nell'aria...

Dominis de Conscilio Secreto.
Perché intendiamo che la città nostra de Piasenza per la gratia de Dio è in bona convalesentia et molti dì passati non gli è morto alcuna persona per casone de peste, perché etiamdio, essendo cavata de bando, veneriano qua et a quella nostra cità delle victualie assay, che seriano utilissime ali subdicti et intracte nostre, ne pare et volemo mandati uno fidato secretamente alla dicta cità per intendere el stato et condicione d'essa. Et essendo in bona convalesentia, siamo contenti la faciati desbandire.

Data Laude, die xii decembris 1450

Umberto Battini

corradianamente



12 settembre 2011

POVERI frati cerconi


Propongo una lettera del Duca di Milano al Vicario del Vescovo di Piacenza che non permetteva ai frati 'cerconi' di girare nella diocesi di Piacenza ad elemosinare: forse temeva gli fosse "tolto il pane di bocca", fatto è che interviene il Duca affinchè possano farlo in libertà.

Spedita da Quinzano d'Oglio il 20 agosto 1452.

LA LETTERUCCIA mandata a Piacenza dal Duca Francesco Sforza così informa:

Domino vicario domini episcopi Placentini pro fratribus questoribus.
El n'è fatto grave querela per parte deli frati questori per la casa de Sant' Antonio, de San Bono, de San Bernardo, de Sancta Maria de Roncivalia, de San Iacomo et de Sancto Spirito dicendo che contra el debito et consueto gli inhibiti le loro queste in quello dioci[se] de Piasenza, et cum summa instantia n'hanno supplicato voglinie providere nuy non siano spoliati et privati de questa loro preheminentia.

Pertanto, sì perché in summa reverentia havemo et devotione qualunca dele mansione predicte et tuto voriamo fare per observatione et conservatione dele cose loro, sì etiam perché non habiano iusta casone de lamentarse che, più in Piasentina, che in li altri loci gli sia prohibito facto fare le loro cerche, et queste vi scrivemo et carichemo pur assay che, possendo loro debitamente fare queste questarie et che, non deci, nì xx, nì xxx anni, ma xl et l et più siano così usitate, provideati opportunamente che possano così fare nello avenire, ad ciò non si gli dia materia che cum iusta casone si possano agravare, et como si rendemo certissimi che fareti, perché sapiamo seti savio et conosciti quello vole la iustitia in multo maiore cosa non sia questa.

Et così iterato ve ne carichemo.

Data in nostris felicibus castris apud Quinzanum, die xx augusti 1452.



Umberto Battini
agiografo di San Corrado Confalonieri




7 settembre 2011

SAN CORRADO e i suoi anni

PONZINO PONZONI
Nobile cremonese

Negli anni corradiani scorrazzava nel piacentino
alleato del duro Galeazzo Visconti

Nomen omen

Il condottiero Ponzino Ponzoni da Cremona

Mentre San Corrado è nel conventino-ospedale di Calendasco

Nel 1321 milita al servizio di Galeazzo Visconti qui a Piacenza.

Come ben sappiamo Galeazzo era despota e circa San Corrado Confalonieri conosciamo bene gli eventi del primo 1300 a Piacenza.

Questo Cives Ponzino Ponzoni – un nome, un destino – era in quel 1321-22 al soldo di Galeazzo Visconti nel piacentino mentre il nostro Santo Eremita Corrado, proprio in quegli anni, era con il Beato Aristide rinchiuso a penitenza nel piccolo ma importante ospedale per pellegrini e romitorio terziario nel feudo di Calendasco.

Questo Nobile condottiero di Cremona, a volte guelfo (cristiano) e un po’ ghibellino (eretico) a seconda dei casi e della bisogna, antico signore padano, leggendo nella storiografia appare banderuola che, un poco secondo l’uso dei tempi, a volte era schierato coi guelfi ed altre coi loro diretti avversari, i ghibellini: si andava dove andava l’interesse economico. Fu Signore della città di Cremona e di Castelponzone.

Soprattutto si distinse in territorio cremonese.

Il 14 marzo 1321 papa Giovanni XXII scomunica Matteo Visconti e procedimento aperto contro i suoi figli tra cui Galeazzo ed altri lombardi. La scomunica toccò pure i Ponzone, citati in giudizio e condannati come fautori dei Visconti nel 1323.

I secoli passano. Gli uomini pure.

San Corrado rimane. Ben protetto dai suoi guelfi nel succedersi dei secoli, non ostante Nomen Omen.


Umberto Battini

6 settembre 2011

SANTO IMENTO e l'erba vescovile

1451 l'erba del vicino
non deve essere sempre la migliore


Una lettera del Duca di Milano per l'erba
e l'acqua del vescovo di Piacenza

Secondo quanto ci capisco, dalla letteruzza dello Sforza si evince che siccome il suo segretario era un Amidani e cioè lo stesso fratello di sangue del vescovo di Piacenza, bisognava allontanarsi dai prati di Santo Imento ch'erano vescovili e portare i cavalli altrove.
Insomma il proverbio non andava rispettato: l'erba del vicino non è più verde e cioè "siccome l'Amidani è raccomandato e l'erba in questione è del vescovo suo fratello, e siccome quest'ultimo la vuole tenere per sè, per le sue manze e cavalli" non è erba buona per gli altri!
I cavalli vanno dissetati in altro luogo. mica nel Rivo del Vescovo che passava lì. E' d'impaccio e gravezza per il vescovo tutto ciò.

Il commissario per Piacenza (ch'era di Spoleto) deve allontanare la truppa salariata del Duca che è nel piacentino e nel caso particolare di stazza dalle parte Santimentine, per non cagionare danno all'erbetta rugiadosa (forse dimenticando che ci ricavavano concime gratutio!).
Calendasco per fortuna qui non c'entra, infatti i Confalonieri sono Capitanei e Milites vescovili e della città e buoni feudatari del borgo e non davan danno ad altri ne però ne volevano d'altrui.
Eccovi la letterina del Duca Francesco Sforza:


Umberto Battini



30 agosto 2011

Anno 1833 COM'ERAVAMO messi

La statistica del Ducato nel 1833 del nostro Calendasco dice:
  1. nel borgo 106 case
  2. 700 abitanti
  3. scuola elementare
  4. chirurgo condotto
  5. 7 molini sul Po
  6. 4 molini terragni
  7. borgo bagnato dal Po, Trebbia, dal canale Calendasco
  8. borgo bagnato dai rivi Cotrebbia, Raganella, Ziano e Landrona
  9. vi si raccoglie frumento, granoturco, fieno
  10. si produce vino, di qualità infima adatto per distillarlo e farne acquavite
  11. il terreno è buono
Umberto Battini



23 agosto 2011

SFORZA e CONFALONIERI 1450

MILANO e PIACENZA con CALENDASCO
Filippo Confalonieri con i suoi fratelli
erano feudatari del borgo sul Po


L'esito della ricerca in Archivio a Milano

di Umberto Battini
agiografo di San Corrado Confalonieri piacentino

E' gratificante rinvenire qualcosa di bello! Già ho per le mani e da tempo, i rapporti inviati a Milano per l'assedio del castello del borgo calendaschese da parte delle truppe di Ludovico il Moro.
Ora invece, voglio regalare questa lettera che riguarda i sommovimenti piacentini nel 1447 e che videro parteciparvi i Confalonieri che detenevano il feudo e castello di Calendasco come ho già bene ed ampiamente documentato in scritti pubblicati.

Dopo che Alberto Scotti (pronipote dell'Alberto della rivolta di fine 1200 a Piacenza) e feudatario di Sarmato lottò nella sommssa contro Francesco Sforza con altri piacentini mentre invece i Del Verme e gli stessi Confalonieri erano "pro Milano", Filippo Confalonieri aveva trafugato come bottino i letti (più d'uno e probabilmente di buon legno massiccio intarsiato) dello sfortunato Scotti.
Questi si era rivolto poi al Duca di Milano proprio per riaverli.
Sarebbe interessante porsi la domanda: ma fino ad allora, per quei due, tre anni dove avevano dormito i depredati? In terra sul pagliericcio?
Fatto sta che questi letti sono richiesti ed il Duca chiede la benevolenza del Confalonieri perchè li ridia allo Scotti.

Ecco il piacevole testo:


Umberto Battini



20 agosto 2011

Santa CHIARA e Calendasco

Santa CHIARA di Montefalco l'amica spirituale del Beato Aristide
penitente terziario francescano in Calendasco

Prima Comunità di Terziari
appresso al “gorgolare” in Calendasco
Per comprendere gli eventi pre-corradiani in terra piacentina


Aristide frate e superiore di San Corrado


Nel libro dello storico Raffaele Pazzelli “Il Terz’Ordine Regolare di San Francesco attraverso i secoli”, edito in Roma nel 1958, reperiamo fondamentali dati storici, che oltre a servire per questa breve sintesi, si presteranno per la relazione che segue.
La comunità in Calendasco di Terziari in abito eremitico composta di pochi religiosi con a capo il frate Aristide, come ogni comunità terziaria, oltre a non essere molto appariscente era anche giuridicamente indipende, con una unione con le altre comunità terziarie “amico foedere”, cioè legame di mutua assistenza.
Questa mancanza di unità causava evidentemente una minore appariscenza esteriore del fenomeno della vita comune tra i Terziari, per cui fu facile che fosse trascurato nelle cronache del tempo, ed in effetti il primo storico che ricercò e rinvenne parecchi documenti dei primi tempi dell’Ordine, il De Sillis, ci fornisce ragione della mancanza di documenti nei più antichi Conventi Terziari.
Il De Sillis nel libro del 1621 sui Terziari di S. Francesco o Penitenti dice chiaramente sul fatto della esistenza e smarrimento dei documenti che fu:
“...a causa dell’umile genere di vita dei nostri Padri;, non avendo grandi monasteri, ma per lo più eremi o piccole abitazioni all’ombra di Ospedali o di Chiese, non possedevano archivi, nè si preoccupavano di questo ma solo di vivere santamente, nella carità verso Dio e il prossimo.”


Anche Fredregando da Anversa dice che i Terziari:
“In molti luoghi essi aprirono degli ospedali e degli ospizi per i poveri e pellegrini, dove necessariamente alcuni fratelli dovevano prendere dimora”.

Del frate Aristide che venne a Montefalco chiamato da S. Chiara tratta ampiamente uno storico di alcuni secoli fa il cosiddetto ‘Anonimo di Montefalco’ in Umbria.

Lo scritto dell’Anonimo è stato rinvenuto da altro grande storico del Terzo Ordine il p. Gabriele Andreozzi, vedasi in Analecta TOR dello stesso Andreozzi “S. Rocco in Montefalco, la Porziuncola del Terz’Ordine Regolare” ed è ricco di dati a noi utili, che in altro studio presenteremo ai devoti e appassionati di storia.

Resta importante la questione che già parechi secoli fa, in Umbria lontano centinaia di chilometri da Calendasco, uno storico rimasto ‘Anonimo’ abbia saputo tramandare del Frate Aristide chiamato a Montefalco da Calendasco a presiedere la costruzione del Convento di S. Rocco delle monache Terziarie.
Il Pazzelli nel già ricordato volume ci informa chiaramente che:
“Il terzo luogo di cui ci è stata tramandata memoria è il Convento-eremitaggio di Calendasco presso Piacenza. Sin dal 1280-1290 esisteva qui una Comunità di eremiti, sotto l’obbedienza di Frate Aristide, lo stesso che nel 1290 venne a Montefalco a trovare la Beata Chiara ed in tale occasione ricevé la donazione dei Sigg. Bennati di cui si è detto. Dopo la costruzione di quel Convento lasciò a Montefalco alcuni suoi Frati e ritornò a reggere la sua Comunità nel Piacentino. Qui nel 1315 ricevé nell’Ordine un nobile piacentino, Corrado Confalonieri, predicendogli che sarebbe diventato un grande santo”.

Per ora basti ricordare queste perle dei nostri amati storici francescani.

Umberto Battini

agiografo di San Corrado Confalonieri