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24 settembre 2026

DATI REALI


UN BLOG MOLTO SEGUITO
SUPERATE LE 300MILA INTERAZIONI
 
dati ufficiali ANALYTICS al 23 settembre 2026 
 
 
 

PRETI DI CALENDASCO

ELENCO DEI PRESBITERI E ARCIPRETI
RESIDENTI NELLA CHIESA DI CALENDASCO
NEI SECOLI

L'elenco è aggiornato solo fino al 1997
 
interno chiesa di Calendasco alcuni anni fa foto U B

  • Orso                                                      804          Presbiter di Calendasco

  • Stabelfredus                                        892          Presbiter di Calendasco

  • Guglielmo De Ferraris                       1462          Rettore         

  • Antonio Delmiglio                             1548          Rettore fino al 1565         

  • Luca Angelo Palmolini                     1565          Rettore fino al 1584         

  • Ottaviano Delmiglio                          1584         Rettore fino al 1592         

  • Lodovico Pozzi                                   1592           Rettore fino al 1595         

  • Gian Luca Comini                             1595          Rettore fino al 1605         

  • Marco Antonio Ciavaroni                1605        Rettore fino al 1614         

  • Giovan Battista Martani                  1614        Rettore fino al 1619         

  • Orlando Malchiodi                            1619         Rettore fino al 1622         

  • Lazzaro Costamezzana                    1622        Rettore fino al 1637         

  • Innocenzo Malosteri                          1637        Rettore fino al 1640         

  • Bernardino Cernuschi                        1640        Rettore fino al 1661         

  • Giuseppe Molinari                              1670         Arciprete fino al 1679      

  • Alessandro Marzolini                          1679        Arciprete fino al 1707      

  • Alessandro Giovani Marzolini           1707       Arciprete fino al 1754      

  • Lodovico Baccini                               1754         Arciprete fino al 1808      

  • Antono Cavallotti                             1808        Arciprete fino al 1812      

  • Giuliano Guglieri                                1812         Arciprete fino al 1849      

  • Giovanni Brugnoni                             1849        Arciprete fino al 1857      

  • Angelo Bacchetta                             1857        Arciprete fino al 1881      

  • Eugenio Chiesa                                  1881         Arciprete fino al 1896      

  • Egidio Agazzini                                   1896         Arciprete fino al 1896      

  • Giovanni Caprara                             1897         Arciprete fino al 1938      

  • Giuseppe Castiglioni                         1938        Arciprete fino al 1955      

  • Federico Peratici                                1955         Arciprete fino al 1983      

  • Francesco Pallastrelli                          1984        Arciprete fino al 1996      

  • Carlo Maria Ossola                             1997        Arciprete fino al 2002      

    sono poi seguiti don Silvio Cavalli, mons. Massimo Cassola, don Fabio Battiato, don Fabio Galli e prenderà ministero verso fine 2026 don Matteo Di Paola  

    RAGGUAGLI SULLA CHIESA
    E DETTAGLI STORICI
    Costruita su di un rialzo di terra protettivo in epoca longobarda

    di Umberto Battini
        storico di S. Corrado e divulgatore 

    interno della chiesa di Calendasco foto di Umberto Battini

     


    Dirò della chiesa: la parrocchiale di Santa Maria. E’ di fondazione longobarda lo dicono le pergamene del Codice Diplomatico Longobardo. Ce ne sono di scritte a Calendasco e Trevozzo ma anche a Pavia e pure a Milano in Santambross’ e ci richiamano il presbitero del momento abitante in Kalendasco. Notarili del 769, 784, 804, 892 etc etc. 
    La più grandiosa ristrutturazione fu svolta nel 1734. Poi nel 1970-71 ci fu quella di don Federico Peratici per il giusto adeguamento al Vaticano II (su questa faccenda avrò da rievocare di più a tempo debito).
    La chiesa prima del 1734 era “quasi quadrata” – fere quadrata dice una carta del tempo!
     
    Con le capriate e il pavimento di legno: non sorprende! la chiesa è scritto essere costruita su monticello e quindi ben al riparo dalle piene umidicce e malsane del Po. Era quindi un luogo elevato quel tanto che bastava a mantenere i piedi sull’asciutto, paro paro è ancora uguale oggi. 
    C’è anche (ben nascosta ma c’è) una antica finestra in ordine romanico, tra due muri – uno posticcio ed uno originale, è un rimasuglio coi baffi, un documento lapideo che vale oro, un testimone muto che urla (tipo Legato Sancti Conradi!).
     
    CHIESA D'ORIGINE LONGOBARDA 
    Le chiese longobarde non di rado han fattura a pianta quadra, architettura in uso negli identici anni tra i bizantini che eran padroni fino a Modena. 
    Sappiamo il nome di due nostri vecchi preti longobardi: ed ecco apparire Stabelfredus e Orso che sopra al conto erano anche potenti, con proprietà immobili in luoghi ben oltre la terra piacentina. Officiavano a Kalendasco con diritto di decima sui poveri rurali del posto. 
    Decima al prete, così tanto per cambiare. In fin dei conti un piatto di zuppa te lo concedevano sempre nello xenodochio, quasi a tutte le ore, bastava bussare. Toc toc toc.
    Molto altro materiale storico su questa chiesa, lo ho già pubblicato, più dettagliato, nei libri ed in alcuni articoli precisi storici. 


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L'UOMO DI CALENDASCO CHE E' SANTO

BISOGNA DIRLO A VOCE ALTA
E SCRIVERLO CHIARAMENTE

A dirlo a "voce alta e chiara" è il famoso Legato Sancti Conradi che si conserva in originale sia in Archivio parrocchiale a Calendasco che in quello di Stato a Piacenza, in una imbreviatura notarile.
 
Era il 9 di agosto del 1617 ed in una calda e assolata giornata piacentina, dentro al Palazzo Vescovile di Piacenza, si "stendeva" il Legato.
Presenti i testimoni, il notaio Imperiale e Curiale, i fondatori del Legato ed il Vescovo che tutto questo, noi leggiamo, approva, afferma e firma.
Una bella disamina del Testo Legale è nel voume "San Corrado Confalonieri - I Documenti Inediti Piacentini" a cura di Umberto Battini dato alle stampe nel 2006. Un lavoro storico inoppugnabile, scrupolosamente fatto di carte.
 
Per approfondire, si possono vedere sul web i siti araldosancorrado.org e araldosancorrado.blog dove troverete decine di testi, immagini e informazioni storiche ma non solo. 

A Calendasco, in provincia di Piacenza, ci sono i tre monumenti simbolici che sono uniti alla Vita e Storia umana di San Corrado, che è realmente esistito, che poi è divenuto per la Chiesa addirittura meritevole d'esser riconosciuto quale Santo!
 
A Calendasco c'è il castello dei Confalonieri medievale, la chiesa di origine longobarda e quindi alla nascita di San Corrado si presume lì battezzato, e poi il Romitorio ospedale medievale dove si ritirò dopo l'incendio della caccia nell'anno 1315 accolto da frate Aristide.

Oltre a decine di documenti cartacei dei Confalonieri rinvenuti, originali, in Archivio parrocchiale, in Archivio di Stato di Piacenza, in quello di Parma e di Milano.
 
San Corrado di Calendasco, che secoli addietro, per comodità geografica, si stimava di Piacenza, ma nel Legato curiale, si dice che il Santo è nato in carne, cioè fisicamente, in Calendasco.

particolare del quadro del XVI sec. in Calendasco



23 settembre 2026

A SANTIMENTO NEL 1451

SANTIMENTO
L'ACQUA E L'ERBA DEL VESCOVO 
 
Anno 1451 l'erba del vicino non è sempre la migliore

di Umberto Battini
    divulgatore storico

particolare da mappa XVI se. grafica U B

Una lettera del Duca di Milano per l'erba
e l'acqua del vescovo di Piacenza

Secondo quanto ci capisco, dalla letteruzza dello Sforza si evince che siccome il suo segretario era un Amidani e cioè lo stesso fratello di sangue del vescovo di Piacenza, bisognava allontanarsi dai prati di Santo Imento ch'erano vescovili e portare i cavalli altrove.

Insomma il proverbio non andava rispettato: l'erba del vicino non è più verde e cioè "siccome l'Amidani è raccomandato e l'erba in questione è del vescovo suo fratello, e siccome quest'ultimo la vuole tenere per sè, per le sue manze e cavalli" non è erba buona per gli altri!

I cavalli vanno dissetati in altro luogo, mica nel Rivo del Vescovo che passava lì. E' d'impaccio e gravezza per il vescovo tutto ciò.

Il commissario per Piacenza (ch'era di Spoleto) deve allontanare la truppa salariata del Duca che è nel piacentino e nel caso particolare di stazza dalle parte Santimentine, per non cagionare danno all'erbetta rugiadosa (forse dimenticando che ci ricavavano concime gratutio!).

Calendasco per fortuna qui non c'entra, infatti i Confalonieri sono Capitanei e Milites vescovili e della città e buoni feudatari del borgo e non davan danno ad altri ne però ne volevano d'altrui.

Eccovi qui trascritta la letterina del Duca Francesco Sforza:



SE COPI CITA AUTORE DEL TESTO E SITO WEB



DIOCESI E FRATI CERCONI

LETTERA DUCALE
DALL'ARCHIVIO DI STATO DI MILANO

La diocesi piacentina voleva vietare la questua ai frati dei monasteri

Umberto Battini
divulgatore storico 

immagine IA

 




Propongo una lettera del Duca di Milano al Vicario del Vescovo di Piacenza. 
Infatti il Vicario non permetteva ai frati 'cerconi' dei tanti monasteri, di girare nella città e diocesi di Piacenza per elemosinare: forse temeva gli fosse "tolto il pane di bocca", fatto è che interviene il Duca affinchè i frati possano farlo in libertà.

La lettera mandata a Piacenza dal Duca Francesco Sforza 
e spedita da Quinzano d'Oglio il 20 agosto 1452 così informa:

Domino vicario domini episcopi Placentini pro fratribus questoribus.
El n'è fatto grave querela per parte deli frati questori per la casa de Sant' Antonio, de San Bono, de San Bernardo, de Sancta Maria de Roncivalia, de San Iacomo et de Sancto Spirito dicendo che contra el debito et consueto gli inhibiti le loro queste in quello dioci[se] de Piasenza, et cum summa instantia n'hanno supplicato voglinie providere nuy non siano spoliati et privati de questa loro preheminentia.

Pertanto, sì perché in summa reverentia havemo et devotione qualunca dele mansione predicte et tuto voriamo fare per observatione et conservatione dele cose loro, sì etiam perché non habiano iusta casone de lamentarse che, più in Piasentina, che in li altri loci gli sia prohibito facto fare le loro cerche, et queste vi scrivemo et carichemo pur assay che, possendo loro debitamente fare queste questarie et che, non deci, nì xx, nì xxx anni, ma xl et l et più siano così usitate, provideati opportunamente che possano così fare nello avenire, ad ciò non si gli dia materia che cum iusta casone si possano agravare, et como si rendemo certissimi che fareti, perché sapiamo seti savio et conosciti quello vole la iustitia in multo maiore cosa non sia questa.

Et così iterato ve ne carichemo.

Data in nostris felicibus castris apud Quinzanum, die xx augusti 1452.

Umberto Battini
divulgatore storico 
 


22 settembre 2026

IBIS SACRO ILMIOVIAGGIOAPO

ERA L'AGOSTO DEL 2024
ECCO LE MIE FOTOGRAFIE
DI QUESTI PENNUTI DAL BECCO DIVERTENTE
In una calda giornata estiva al mattino ed insolitamente abbastanza avvicinabili
ilmioviaggioapo
è un progetto foto e video portato avanti da alcuni anni con un prezioso ricco Archivio
 



I FENICOTTERI ILMIOVIAGGIOAPO2026

NEL SILENZIO DEL GRANDE FIUME
IL PO FOTOGRAFATO CON LA MIA CANON REFLEX
PER IL PROGETTO ATTIVO DAL 2021  ILMIOVIAGGIOAPO 

Ecco una bella e rara immagine di aprile 2026
fenicotteri rosa nel Po fotografati da Umberto Battini 


EL ESCUDO DE LOS CONFALONIERI

LA HISTORIA BAJO LOS OJOS
CASSONATO DE MADERA

EL ESCUDO DE LOS CONFALONIERI
DE CALENDASCO

de Umberto Battini

      estudioso de S. Corrado y divulgador histórico 
 

En el salón superior del castillo de Calendasco, se ha salvado milagrosamente la casona de madera del techo que está toda pintada con el escudo de armas de la casa de los Confalonieri.

Techo de madera del siglo XIV, así como el castillo.
Es el testimonio vivo, que aquí habitaron con orgullo, decorando los ambientes donde vivía diariamente. 

Junto al salón hay también una gran sala, también casona de la misma manera, que es la habitación del nacimiento de San Corrado dei Confalonieri en 1290! Y por supuesto, con los mismos escudos decorativos.

En mis estudios e investigaciones en el Archivo de Estado de Piacenza documenté muy bien parte de la historia del castillo y de los Confalonieri, y esto es legible en mi volumen "S. Corrado Confalonieri - I Documenti Inediti Piacentini" de 2006. 

castillo del siglo XIII de Calendasco que fue feudo de Confalonieri

Hoy las búsquedas han avanzado y mucho, incluso sobre la casa de los Confalonieri del ramo que ha habitado físicamente en Calendasco, dentro del castillo y los expondré en un próximo libro en el que estoy trabajando intensamente desde hace tiempo.

Este techo arqueado, es también una prueba enérgica de la presencia activa y muy noble de los Confalonieri aquí en este castillo de Calendasco: fueron feudatarios muy amados.
En cierto modo fuera de los esquemas de aquella edad media que nos hace creer que los feudatarios son todos desplazados o explotadores, y en el próximo volumen también se tratará este hecho.

Un hecho único es el de los Confalonieri en Calendasco que en ningún otro lugar del territorio piacentino donde habitaban residentes de la casa, podemos encontrar huellas profundas de su habitar como feudatarios avariados.

Un castillo defensivo pero al mismo tiempo habitado de forma estable por los Confalonieri, aunque esto nos puede parecer extraño hoy en día por el hecho de que este castillo, ahora desnudo, es espartano y masivo, pero los hechos y documentos de la época hablan diferente.
 
Umberto Battini 

estudioso de San Corrado y divulgador histórico

FOTOGRAFIE DI UMBERTO BATTINI



L'AREA DELL'INCENDIO CORRADIANO

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
    agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.

Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? 
A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo preso dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini

il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato e dei Fondi citati

se copii cita autore e web  
 


20 settembre 2026

IL CASTELLANO DI CALENDASCO NEL 1547

Loisi Confalonier 1547
FEUDATARIO  PASSATO ALLA STORIA
Da Calendasco a Piacenza nel PLAC

di  Umberto Battini
      storico locale/agiografo di San Corrado Confalonieri

PallavicinoLandiAnguissolaConfalonieri
 
Il famosissimo quartetto, che dai cognomi dei feudatari congiurati, venne passato alla storiografia con l’iniziale del loro cognome e da qui il PLAC (che era anche l’abbreviazione però riferita a Piacenza, sulla moneta coniata dal povero assassinato).
 
Tra i maggiori nobili piacentini era appunto anche Giovanluigi Confalonieri castellano e feudatario di Calendasco; Giovanluigi amava Calendasco, quel piccolissimo borgo a due passi dal fiume Po e a quattro passi dalla città.
 
E’ molto interessante un fatto: i quattro del PLAC per “passare” la città all’imperatore Carlo V si unirono in congiura per disfarsi del dominio Farnese.
 
Era stato nominato a capo del ducato di Parma e Piacenza il figlio di papa Paolo III Farnese, cioè Pierluigi. 
Tralascerò di entrare in dettagli o diatribe storico/politiche che nel tempo e fino al tutt’oggi ci sono tra gli storici: cioè se questo omicidio abbia o meno portato benefici alla città di Piacenza.
 
Pierluigi Farnese in un ritratto del Tiziano e il castello dei Confalonieri a Calendasco

Noi di Calendasco vantiamo nei Confalonieri appunto due insigni personaggi: uno è il santo francescano Corrado (nato nel castello del paese nel 1290) e l'altro Giovanluigi, congiurato nel 1547.
 
Stessa casata ma due stoffe diverse, anche se, nei carteggi d’archivio di Stato che ho potuto visionare mai mi è apparso un fatto negativo di questa casata dei Confalonieri nei confronti del bene del paese di Calendasco che dominavano in tutto il suo circondario, ma anzi apparivano molto ben disposti verso la gente e l’arciprete che reggeva la loro parrocchia.
 
L’assassinio avvenne il 10 settembre 1547. 
Il papa stesso aprì un’indagine. 
 
Qualche anno dopo Piacenza tornò nelle mani dei Farnese ma per la confisca dei beni del congiurato ci vollero quasi 40 anni! E l’unica vendetta dei Farnese sul Confalonieri di Calendasco fu che lui dovette andare a vivere fuori dal ducato, e si scelse Milano dove fu creato Capitano di Giustizia! 
 
Ed i proventi della vendita del castello di Calendasco e di tutto il suo ricco feudo, furono versati dal Landi direttamente a Giovanluigi. Ed il Landi fu per Calendasco un degno feudatario successore dei Confalonieri. 
Ma in un prossimo mio lavoro, un voluminoso libro/studio si conterranno anche documenti e più precise notizie su questo ed altri fatti che fan bella la nostra terra, ricca di storia e aneddoti dimenticati.
 
Umberto Battini


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IL CAVALLO DA POCO ANNO 1219

IL RONZINO PAGATO CARO
DAL COMUNE DI PIACENZA NEL 1219
 
 
da ILPIACENZA.it quotidiano online
di domenica 20 SETTEMBRE 2026
articolo di UMBERTO BATTINI
 

 

 

REPENTITE NEL MEDIOEVO

UN ARTICOLO STORICO IMPORTANTE
LE EX PROSTITUTE CONVERTITE 
dal quotidiano online ILPIACENZA.it
 
articolo del 13 settembre 2026
di Umberto Battini