VISITE AL BLOG N. 143.200 se copi qualcosa cita la fonte per correttezza

15 marzo 2026

IL PO NELLE MAPPE

SONO A DECINE LE ANTICHE MAPPE
L'ANTICO ALVEO
Così come appare nelle mappe del XVII secolo
 Quando parliamo dei porti (secondo l'accezione medievale) situati sul fiume Po a Calendasco dobbiamo attenerci alle mappe del territorio più vecchie e precise.
 
Solo in questo modo possiamo collocare i luoghi di porto, cioè di attracco delle imbarcazioni o del semplice trasbordo da una riva all'altra.
 
In questa mappa moderna viene stilizzato in modo semplice l'alveo del fiume.
Rimangono pressochè invariati quelli del Mezzano di fronte a Somaglia e quello di Cotrebbia (vecchia).
Interessante è che oltre al porto del Veratto ce ne fosse uno anche quasi dirimpetto alle Gabbiane sponda lombarda, praticamente guardando la mappa qui pubblicata, alla sinistra di Boscone Cusani.
Di regola sono indicati in ogni luogo ben due attracchi: uno con barca piccola per persone ed uno con traghetto per carri. Di questo fatto abbiamo le mappe d'Archivio, preziose e precise, che ci indicano le posizioni esatte 
 
Le carte d'archivio del tardo 1700 testimoniano invece un accresciuto numero di porticcioli nel comune di Calendasco: ecco che quindi vi ritroviamo il Soprarivo (che ha l'alveo così vicino oggi da quando c'è stato nel XVIII secolo il taglio di Po e del Tidone) e poi i porticcioli del Masero, del Bosco e Mezzano, della Raganella e Cotrebbia vecchia.
 
Insomma una evoluzione legata ai tempi ed anche al movimento dell'alveo del Po che era in antico ovviamente senza arginature, arginature che se poi furon adottate, certamente furono molto ridotte e non adatte a contenere piene con portate d'acqua importanti, come ben conosciamo.
 
Tanto si potrebbe raccontare su questi luoghi ma già farne una riflessione semplice e precisa aiuta a comprendere il territorio e la sua evoluzione storica e moderna.

Umberto Battini
studioso divulgatore
se copii qualcosa cita la Fonte web
 

IL CAMPI LO AMMISE

ANCORA TANTO E' DA SCRIVERE
CIRCA SAN CORRADO
La "Vita" del 1614 andava ristampata 
ecco cosa scriveva il Campi 
 
Ancora del Patrono.
 
Il sacerdote e canonico Campi diede alle stampe a Piacenza nel 1614 la Vita di San Corrado basandosi sugli storici di Noto quali il Littara e Pugliesi.
 
Ma già nella sua Historia Ecclesiastica Piacentina data alle stampe tra 1651-1662 nei tre conosciuti volumi, il canonico-storico Campi scrivendo di San Corrado va ammettendo qualcosa d’importante. 
 
Sapendo d’aver pubblicato un libro impostato tutto sui testi inviati da Noto (lo ammette già da allora!) ebbene nella Historia appunto confessa che sarebbe stato utile “nel ristamparsi di nuovo la preallegata Vita, di aggiungervi più altre cose avvenute dapoi…”.  
 
Leggasi: ricerche sul Santo in terra piacentina.  
Vedasi: Legato Sancti Conradi.  
Ricordasi: Farnese ucciso dal Confalonieri di Calendasco luogo nel quale il Vescovo di Piacenza scopre e formalizza ufficialmente la nascita del Santo Piacentino! 
 
Ce n’è ancora di frutti ed abbondanti, che stan maturando di stagione in stagione. Nulla andrà perso.  
 
Umberto Battini
storico di S. Corrado 
se copii cita sito web 
 

14 marzo 2026

AFFRESCO DI S. CARLO BORROMEO

 

San Carlo Borromeo
Cardinal Protettore del Terz’Ordine Regolare
e l'immagine di Calendasco

Una breve riflessione circa il Terz’Ordine cui lo stesso san Corrado è parte e l’antica effige sul romitorio piacentino

Leggiamo ne Il Terz’Ordine Regolare di San Francesco attraverso i secoli importantissimo studio del 1958 di R. Pazzelli (Ediz. della Curia Generalizia dell’Ordine – TOR – Roma):

Dopo la morte del Card. Rodolfo Pio da Carpi (1564), essendo stato eletto Protettore del Terz’Ordine Regolare il Cardinale S. Carlo Borromeo, Fr. Giacomo si recò subito a Roma per ottenere per la sua Congregazione gli stessi favori già ricevuti dal Card. Rodolfo da Carpi.” (pag. 169)

Questo Fr. Giacomo sottolinea che il Terzo Ordine Regolare era sotto la immediata cura, amministrazione e protezione del Cardinale Carlo Borromeo.
Per ben 20 anni il Card. Borromeo fu Protettore, fino alla morte il 3 novembre 1584; fu proclamato beato nel 1602 e fu canonizzato il 1 novembre 1610.
Nel Romitorio di Calendasco dei Penitenti, sulla facciata dell’oratorio annesso è un affresco che ritrae il Card. Carlo Borromeo, nella tipica rappresentazione devozionale.

L’affresco certamente datato ad alcuni decenni dopo la sua proclamata santità, testimonia quindi ancor più da ‘vicino’ che il benedetto romitorio di S. Corrado, qui nel piacentino, ha una radicata appartenenza al Terziariato francescano.
Con questa effige, uomini dei secoli passati, han reso onore e tramandato a noi moderni due fatti importanti e concatenati: a Calendasco S. Carlo Borromeo venerato dai terziari francescani perché ne fu anche Cardinal Protettore e appunto dipinto sull’oratorio del romitorio francescano.

Umberto Battini
storico di S. Corrado 
SE COPII CITA SITO WEB
 

13 marzo 2026

LA GRANDE STANZA

Era il 1290
Nel maniero nasceva il Penitente
SAN CORRADO CONFALONIERI
l'Incendiario poi Eremita
CALENDASCO (Piacenza)

La stanza al piano superiore del castello dei Confalonieri 
dove nacque il Grande Penitente francescano
l'antico soffitto cassonato ligneo è tutto tempestato dallo
stemma della famiglia 
S. Corrado Confalonieri  - Calendasco 1290 Noto 19 febbraio 1351
Penitente terziario ed eremita del Terzo Ordine Regolare
di S. Francesco
 

12 marzo 2026

ARISTIDE

UN PERSONAGGIO STORICO DI CALENDASCO
DEL PIENO MEDIOEVO 

Prima Comunità di Terziari
appresso al “gorgolare” in Calendasco
Per comprendere gli eventi pre-corradiani in terra piacentina

di Umberto Battini
    storico di S. Corrado

Aristide frate e superiore di San Corrado

Nel libro dello storico Raffaele Pazzelli “Il Terz’Ordine Regolare di San Francesco attraverso i secoli”, edito in Roma nel 1958, reperiamo fondamentali dati storici, che oltre a servire per questa breve sintesi, si presteranno per la relazione che segue.

La comunità in Calendasco di Terziari in abito eremitico composta di pochi religiosi con a capo il frate Aristide, come ogni comunità terziaria, oltre a non essere molto appariscente era anche giuridicamente indipende, con una unione con le altre comunità terziarie “amico foedere”, cioè legame di mutua assistenza.
Questa mancanza di unità causava evidentemente una minore appariscenza esteriore del fenomeno della vita comune tra i Terziari, per cui fu facile che fosse trascurato nelle cronache del tempo, ed in effetti il primo storico che ricercò e rinvenne parecchi documenti dei primi tempi dell’Ordine, il De Sillis, ci fornisce ragione della mancanza di documenti nei più antichi Conventi Terziari.

Il De Sillis nel libro del 1621 sui Terziari di S. Francesco o Penitenti dice chiaramente sul fatto della esistenza e smarrimento dei documenti che fu:
“...a causa dell’umile genere di vita dei nostri Padri;, non avendo grandi monasteri, ma per lo più eremi o piccole abitazioni all’ombra di Ospedali o di Chiese, non possedevano archivi, nè si preoccupavano di questo ma solo di vivere santamente, nella carità verso Dio e il prossimo.”
Anche Fredregando da Anversa dice che i Terziari:
In molti luoghi essi aprirono degli ospedali e degli ospizi peri poveri e pellegrini, dove necessariamente alcuni fratelli dovevano prendere dimora”.

Del frate Aristide tratta ampiamente uno storico di alcuni secoli fa il cosiddetto ‘Anonimo di Montefalco’ in Umbria. 
Lo scritto dell’Anonimo è stato rinvenuto da altro grande storico del Terzo Ordine il p. Gabriele Andreozzi, vedasi in Analecta TOR dello stesso Andreozzi “S. Rocco in Montefalco, la Porziuncola del Terz’Ordine Regolare” ed è ricco di dati a noi utili, che in altro studio presenteremo ai devoti e appassionati di storia. 
Resta importante la questione che già parechi secoli fa, in Umbria lontano centinaia di chilometri da Calendasco, uno storico rimasto ‘Anonimo’ abbia saputo tramandare del Frate Aristide chiamato a Montefalco da Calendasco a presiedere la costruzione del Convento di S. Rocco delle monache Terziarie.
Il Pazzelli nel già ricordato volume ci informa chiaramente che:
Il terzo luogo di cui ci è stata tramandata memoria è il Convento-eremitaggio di Calendasco presso Piacenza. Sin dal 1280-1290 esisteva qui una Comunità di eremiti, sotto l’obbedienza di Frate Aristide, lo stesso che nel 1290 venne a Montefalco a trovare la Beata Chiara ed in tale occasione ricevé la donazione dei Sigg. Bennati di cui si è detto. 
Dopo la costruzione di quel Convento lasciò a Montefalco alcuni suoi Frati e ritornò a reggere la sua Comunità nel Piacentino. Qui nel 1315 ricevé nell’Ordine un nobile piacentino, Corrado Confalonieri, predicendogli che sarebbe diventato un grande santo”.
 
Umberto Battini
se copii cita la fonte web  
 

11 marzo 2026

LOISI CONFALONIER ANNO 1547

Loisi Confalonier 1547
FEUDATARIO  PASSATO ALLA STORIA
Da Calendasco a Piacenza nel PLAC

di  Umberto Battini
    storico locale/agiografo di San Corrado Confalonieri

PallavicinoLandiAnguissolaConfalonieri
 
Il famosissimo quartetto, che dai cognomi dei feudatari congiurati, venne passato alla storiografia con l’iniziale del loro cognome e da qui il PLAC (che era anche l’abbreviazione però riferita a Piacenza, sulla moneta coniata dal povero assassinato).
Tra i maggiori nobili piacentini era appunto anche Giovanluigi Confalonieri castellano e feudatario di Calendasco; Giovanluigi amava Calendasco, quel piccolissimo borgo a due passi dal fiume Po e a quattro passi dalla città.
E’ molto interessante un fatto: i quattro del PLAC per “passare” la città all’imperatore Carlo V si unirono in congiura per disfarsi del dominio Farnese.
Era stato nominato a capo del ducato di Parma e Piacenza il figlio di papa Paolo III Farnese, cioè Pierluigi. 
Tralascerò di entrare in dettagli o diatribe storico/politiche che nel tempo e fino al tutt’oggi ci sono tra gli storici: cioè se questo omicidio abbia o meno portato benefici alla città di Piacenza.
Pierluigi Farnese in un ritratto del Tiziano e il castello dei Confalonieri a Calendasco

Noi di Calendasco vantiamo nei Confalonieri appunto due insigni personaggi: uno è il santo francescano Corrado (nato nel castello del paese nel 1290) e l'altro Giovanluigi, congiurato nel 1547.
Stessa casata ma due stoffe diverse, anche se, nei carteggi d’archivio di Stato che ho potuto visionare mai mi è apparso un fatto negativo di questa casata dei Confalonieri nei confronti del bene del paese di Calendasco che dominavano in tutto il suo circondario, ma anzi apparivano molto ben disposti verso la gente e l’arciprete che reggeva la loro parrocchia.
L’assassinio avvenne il 10 settembre 1547. 
Il papa stesso aprì un’indagine. 
Qualche anno dopo Piacenza tornò nelle mani dei Farnese ma per la confisca dei beni del congiurato ci vollero quasi 40 anni! E l’unica vendetta dei Farnese sul Confalonieri di Calendasco fu che lui dovette andare a vivere fuori dal ducato, e si scelse Milano dove fu creato Capitano di Giustizia! 
Ed i proventi della vendita del castello di Calendasco e di tutto il suo ricco feudo, furono versati dal Landi direttamente a Giovanluigi. Ed il Landi fu per Calendasco un degno feudatario successore dei Confalonieri. 
Ma in un prossimo mio lavoro, un voluminoso libro/studio si conterranno anche documenti e più precise notizie su questo ed altri fatti che fan bella la nostra terra, ricca di storia e aneddoti dimenticati.
 
Umberto Battini
 
se copii qualcosa cita la fonte !

10 marzo 2026

9 marzo 2026

GLI XENODOCHI PRIMA DEL MILLE

ECCO I DATI STORICI DELL'ACCOGLIENZA NELL'ALTO MEDIOEVO PIACENTINO
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 8 marzo 2026
articolo di Umberto Battini 

 

8 marzo 2026

IL PO E L'ANTROPOCENE

MARZO LUNGO IL PO
CONTINUA IL VIAGGIO
SULLE SPIAGGIE  
Ecco altri rinvenimenti di oggetti strani 
e inquinanti in alveo di Po

6 marzo 2026

PO NEL MARZO 2026

IL MIOVIAGGIO A PO
RIPRENDE LA CACCIA
ALL'ANTROPOCENE
Rifiuti plastici e di ogni altro genere
arenati sui sabbioni
 
E' una lotta molto difficile, quella contro l'inquinamento umano, anche circa
il Grande Fiume. 
Posso testimoniare che la plastica - anche recentissima - si trova con facilità arenata sulle sabbie e sulle sponde.
Brutto segno di inciviltà.
Resta il fatto che anche gli affluenti del Po quando sono in piena
trasportano detriti di ogni genere che riversano alle loro foci. 
Nel 2023 a Calendasco presso il Romitorio-hospitale medievale si tenne la Mostra Evento "Antropocene Archeologia di plastica", che venne attenzionata anche con un servizio della RAI Tv intervistando il curatore Umberto Battini.
Alcune mie fotografie di questo inizio marzo del 2026 

3 marzo 2026

ERA IL 2022 PO IN SECCA

ECCO UN DETTAGLIATO
REPORTAGE DEL 2022 SUL PO
IN SECCA STORICA
E DAL FONDALE RIEMERGONO
COSE TRA LE PIU' IMPENSATE
TANTE IMMAGINI 
ARTICOLO DAL QUOTIDIANO ILPIACENZA.IT del 26 luglio 2022
di Umberto Battini 

 

2 marzo 2026

LA CAUSA DEL CAMBIAMENTO

AMMISE LA COLPA
VENNE DANNATO DALLA FAMIGLIA
E GALEAZZO VISCONTI
LO PORTO' SUL LASTRICO 
Il Patrono di Calendasco e di Noto, i due luoghi principali della Vita del Santo Eremita, cambiò vita completamente con la sua confessione, avvenuta nel 1315 in città nel Palazzo Gotico che ancora vedete in Piazza dei Cavalli, nel cuore cittadino 
per saperne di più puoi visitare araldosancorrado.blog  CLICCA QUI E LEGGI
puoi anche leggere qui CLICCA E LEGGI
trovi un articolo dal quotidiano ILPIACENZA cliccando QUI