NELLA GROTTA DELLA VALLE NETINA
CON LA CITTA' ANTICA SULLO SFONDO
San Corrado Confalonieri
eremita penitente francescano
Dopo circa otto anni, verso il 1323, se ne parte dal romitorio ospedale di Calendasco, pellegrino, frate laico teriziario,
diretto a Roma e poi da Brindisi si imbarca per la Terra Santa, dopo un
lungo periodo ritorna passando per Malta e da lì poi sbarca a Messina, siamo nel 1343.
Finalmente si incammina verso la Sicilia orientale e giunto nella città
di Noto si ferma accolto nell’ospitale di San Martino e vive per certo
tempo alle Celle presso il castello: ma questa volta gli tocca vivere
nei sottofondi delle mura, non è più il figlio del nobile Confalonieri
padrone del castello di Calendasco.
Ma dopo certo tempo decide di vivere in una spartanissima grotta
nella rocciosa valle dei tre Pizzoni, discosta da Noto antica, e fino
alla sua morte, avvenuta il 19 febbraio del 1351 vive da eremita
penitente ed in santità conclamata.
Compie già in vita tanti miracoli: principalmente guarisce bambini e,
fatto strabiliante, fa comparire dal “nulla” piccoli pani caldi e
fragranti che dona ai visitatori.
Non ultimo ne è testimone certo, anche
storicamente, il vescovo di Siracusa, che allibito, può gustare di quel
pane angelico e “misterioso”.
Alla morte è acclamato santo a furor di popolo, Corrado il Santo del
pane caldo, l’eremita mite e coraggioso, venuto da lontano, da una terra
alle porte di Piacenza, da un piccolo borgo adagiato sulle sponde del
fiume Po chiamato Calendasco, ma questo fatto storico lo dedurrà con ricerche il vescovo di
Piacenza solo nel 1617.
Dalla vita agiata di castellano, riverito e acclamato, a quella rude e
semplice di eremita, bisogno di tutto, lontano dalla patria natia,
dagli affetti, maturato nella fede e nell’affidamento alla religione
cristiana: dal castello alla grotta, dalla vita penitente e dimenticata
alla memoria che spetta alla Gloria dei Cieli.
E dopo secoli il suo ricordo è ancora vivo a Noto, città d’adozione
dove il Santo corpo riposa, mentre a Calendasco il suo Patronato
secolare lo si intuisce anche da quelle mura di mattone rosso del grande
castello, che accarezzano sul fianco la chiesa parrocchiale, molto
antica e ricca delle sue effigi, di venerate reliquie insigni.
Umberto Battinistorico di S. Corrado e divulgatore
Immagine di Umberto Battini con IA
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