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13 marzo 2026

LA GRANDE STANZA

Era il 1290
Nel maniero nasceva il Penitente
SAN CORRADO CONFALONIERI
l'Incendiario poi Eremita
CALENDASCO (Piacenza)

La stanza al piano superiore del castello dei Confalonieri 
dove nacque il Grande Penitente francescano
l'antico soffitto cassonato ligneo è tutto tempestato dallo
stemma della famiglia 
S. Corrado Confalonieri  - Calendasco 1290 Noto 19 febbraio 1351
Penitente terziario ed eremita del Terzo Ordine Regolare
di S. Francesco
 

12 marzo 2026

ARISTIDE

UN PERSONAGGIO STORICO DI CALENDASCO
DEL PIENO MEDIOEVO 

Prima Comunità di Terziari
appresso al “gorgolare” in Calendasco
Per comprendere gli eventi pre-corradiani in terra piacentina

di Umberto Battini
    storico di S. Corrado

Aristide frate e superiore di San Corrado

Nel libro dello storico Raffaele Pazzelli “Il Terz’Ordine Regolare di San Francesco attraverso i secoli”, edito in Roma nel 1958, reperiamo fondamentali dati storici, che oltre a servire per questa breve sintesi, si presteranno per la relazione che segue.

La comunità in Calendasco di Terziari in abito eremitico composta di pochi religiosi con a capo il frate Aristide, come ogni comunità terziaria, oltre a non essere molto appariscente era anche giuridicamente indipende, con una unione con le altre comunità terziarie “amico foedere”, cioè legame di mutua assistenza.
Questa mancanza di unità causava evidentemente una minore appariscenza esteriore del fenomeno della vita comune tra i Terziari, per cui fu facile che fosse trascurato nelle cronache del tempo, ed in effetti il primo storico che ricercò e rinvenne parecchi documenti dei primi tempi dell’Ordine, il De Sillis, ci fornisce ragione della mancanza di documenti nei più antichi Conventi Terziari.

Il De Sillis nel libro del 1621 sui Terziari di S. Francesco o Penitenti dice chiaramente sul fatto della esistenza e smarrimento dei documenti che fu:
“...a causa dell’umile genere di vita dei nostri Padri;, non avendo grandi monasteri, ma per lo più eremi o piccole abitazioni all’ombra di Ospedali o di Chiese, non possedevano archivi, nè si preoccupavano di questo ma solo di vivere santamente, nella carità verso Dio e il prossimo.”
Anche Fredregando da Anversa dice che i Terziari:
In molti luoghi essi aprirono degli ospedali e degli ospizi peri poveri e pellegrini, dove necessariamente alcuni fratelli dovevano prendere dimora”.

Del frate Aristide tratta ampiamente uno storico di alcuni secoli fa il cosiddetto ‘Anonimo di Montefalco’ in Umbria. 
Lo scritto dell’Anonimo è stato rinvenuto da altro grande storico del Terzo Ordine il p. Gabriele Andreozzi, vedasi in Analecta TOR dello stesso Andreozzi “S. Rocco in Montefalco, la Porziuncola del Terz’Ordine Regolare” ed è ricco di dati a noi utili, che in altro studio presenteremo ai devoti e appassionati di storia. 
Resta importante la questione che già parechi secoli fa, in Umbria lontano centinaia di chilometri da Calendasco, uno storico rimasto ‘Anonimo’ abbia saputo tramandare del Frate Aristide chiamato a Montefalco da Calendasco a presiedere la costruzione del Convento di S. Rocco delle monache Terziarie.
Il Pazzelli nel già ricordato volume ci informa chiaramente che:
Il terzo luogo di cui ci è stata tramandata memoria è il Convento-eremitaggio di Calendasco presso Piacenza. Sin dal 1280-1290 esisteva qui una Comunità di eremiti, sotto l’obbedienza di Frate Aristide, lo stesso che nel 1290 venne a Montefalco a trovare la Beata Chiara ed in tale occasione ricevé la donazione dei Sigg. Bennati di cui si è detto. 
Dopo la costruzione di quel Convento lasciò a Montefalco alcuni suoi Frati e ritornò a reggere la sua Comunità nel Piacentino. Qui nel 1315 ricevé nell’Ordine un nobile piacentino, Corrado Confalonieri, predicendogli che sarebbe diventato un grande santo”.
 
Umberto Battini
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11 marzo 2026

LOISI CONFALONIER ANNO 1547

Loisi Confalonier 1547
FEUDATARIO  PASSATO ALLA STORIA
Da Calendasco a Piacenza nel PLAC

di  Umberto Battini
    storico locale/agiografo di San Corrado Confalonieri

PallavicinoLandiAnguissolaConfalonieri
 
Il famosissimo quartetto, che dai cognomi dei feudatari congiurati, venne passato alla storiografia con l’iniziale del loro cognome e da qui il PLAC (che era anche l’abbreviazione però riferita a Piacenza, sulla moneta coniata dal povero assassinato).
Tra i maggiori nobili piacentini era appunto anche Giovanluigi Confalonieri castellano e feudatario di Calendasco; Giovanluigi amava Calendasco, quel piccolissimo borgo a due passi dal fiume Po e a quattro passi dalla città.
E’ molto interessante un fatto: i quattro del PLAC per “passare” la città all’imperatore Carlo V si unirono in congiura per disfarsi del dominio Farnese.
Era stato nominato a capo del ducato di Parma e Piacenza il figlio di papa Paolo III Farnese, cioè Pierluigi. 
Tralascerò di entrare in dettagli o diatribe storico/politiche che nel tempo e fino al tutt’oggi ci sono tra gli storici: cioè se questo omicidio abbia o meno portato benefici alla città di Piacenza.
Pierluigi Farnese in un ritratto del Tiziano e il castello dei Confalonieri a Calendasco

Noi di Calendasco vantiamo nei Confalonieri appunto due insigni personaggi: uno è il santo francescano Corrado (nato nel castello del paese nel 1290) e l'altro Giovanluigi, congiurato nel 1547.
Stessa casata ma due stoffe diverse, anche se, nei carteggi d’archivio di Stato che ho potuto visionare mai mi è apparso un fatto negativo di questa casata dei Confalonieri nei confronti del bene del paese di Calendasco che dominavano in tutto il suo circondario, ma anzi apparivano molto ben disposti verso la gente e l’arciprete che reggeva la loro parrocchia.
L’assassinio avvenne il 10 settembre 1547. 
Il papa stesso aprì un’indagine. 
Qualche anno dopo Piacenza tornò nelle mani dei Farnese ma per la confisca dei beni del congiurato ci vollero quasi 40 anni! E l’unica vendetta dei Farnese sul Confalonieri di Calendasco fu che lui dovette andare a vivere fuori dal ducato, e si scelse Milano dove fu creato Capitano di Giustizia! 
Ed i proventi della vendita del castello di Calendasco e di tutto il suo ricco feudo, furono versati dal Landi direttamente a Giovanluigi. Ed il Landi fu per Calendasco un degno feudatario successore dei Confalonieri. 
Ma in un prossimo mio lavoro, un voluminoso libro/studio si conterranno anche documenti e più precise notizie su questo ed altri fatti che fan bella la nostra terra, ricca di storia e aneddoti dimenticati.
 
Umberto Battini
 
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10 marzo 2026

9 marzo 2026

GLI XENODOCHI PRIMA DEL MILLE

ECCO I DATI STORICI DELL'ACCOGLIENZA NELL'ALTO MEDIOEVO PIACENTINO
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 8 marzo 2026
articolo di Umberto Battini 

 

8 marzo 2026

IL PO E L'ANTROPOCENE

MARZO LUNGO IL PO
CONTINUA IL VIAGGIO
SULLE SPIAGGIE  
Ecco altri rinvenimenti di oggetti strani 
e inquinanti in alveo di Po

6 marzo 2026

PO NEL MARZO 2026

IL MIOVIAGGIO A PO
RIPRENDE LA CACCIA
ALL'ANTROPOCENE
Rifiuti plastici e di ogni altro genere
arenati sui sabbioni
 
E' una lotta molto difficile, quella contro l'inquinamento umano, anche circa
il Grande Fiume. 
Posso testimoniare che la plastica - anche recentissima - si trova con facilità arenata sulle sabbie e sulle sponde.
Brutto segno di inciviltà.
Resta il fatto che anche gli affluenti del Po quando sono in piena
trasportano detriti di ogni genere che riversano alle loro foci. 
Nel 2023 a Calendasco presso il Romitorio-hospitale medievale si tenne la Mostra Evento "Antropocene Archeologia di plastica", che venne attenzionata anche con un servizio della RAI Tv intervistando il curatore Umberto Battini.
Alcune mie fotografie di questo inizio marzo del 2026 

3 marzo 2026

ERA IL 2022 PO IN SECCA

ECCO UN DETTAGLIATO
REPORTAGE DEL 2022 SUL PO
IN SECCA STORICA
E DAL FONDALE RIEMERGONO
COSE TRA LE PIU' IMPENSATE
TANTE IMMAGINI 
ARTICOLO DAL QUOTIDIANO ILPIACENZA.IT del 26 luglio 2022
di Umberto Battini 

 

2 marzo 2026

LA CAUSA DEL CAMBIAMENTO

AMMISE LA COLPA
VENNE DANNATO DALLA FAMIGLIA
E GALEAZZO VISCONTI
LO PORTO' SUL LASTRICO 
Il Patrono di Calendasco e di Noto, i due luoghi principali della Vita del Santo Eremita, cambiò vita completamente con la sua confessione, avvenuta nel 1315 in città nel Palazzo Gotico che ancora vedete in Piazza dei Cavalli, nel cuore cittadino 
per saperne di più puoi visitare araldosancorrado.blog  CLICCA QUI E LEGGI
puoi anche leggere qui CLICCA E LEGGI
trovi un articolo dal quotidiano ILPIACENZA cliccando QUI 
 

 

IL VESCOVO VERSO L'ANNO MILLE

ERA UNA PERSONALITA'
CON GRANDE POTERE POLITICO
questo articolo di Umberto Battini
è dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 1 marzo 2026 

 

28 febbraio 2026

HOSPITALE ANTICO

UN LUOGO ANTICO 
DOVE IL MEDIOEVO
PARLA ANCORA DI S. CORRADO
Sotto all'imponente portico d'accesso
tra il 2022 ed il 2023 sono state organizzate
ben tre Mostre Documentarie Storiche
dedicate a S. Corrado Confalonieri 
Le importanti Mostre dedicate al Patrono secolare
di Calendasco, hanno evidenziato alcuni aspetti
portanti del culto religioso e sociale, che le genti locali
avevano per questo Santo.
Curate dal ricercatore e studioso Umberto Battini, sono state
allestite nel Romitorio Hospitale medievale, grazie alla
cortese disponibilità offerta da Bruno Grassi e dalla sua
famiglia, nel concedere il prezioso spazio per fare le Mostre Evento.

 

27 febbraio 2026

LA BRUCIATA

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini
il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato dei Fondi citati
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