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3 luglio 2026

I DATI DI PORTATA DEL PO

I DATI DI PORTATA DEL PO 2026
CRITICITA' IDRICA EVIDENTE

Il distretto del Po resta sotto la morsa della siccità

I DATI DAL 25 GIUGNO AL 3 LUGLIO
RELATIVI SOLO A PIACENZA 

Ecco i dati ufficiali rilasciati dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po:
al 25 giugno la portata del Po era attesta a 207 m3/s 
al 1 luglio la portata è a 223 metri cubi al secondo

Mentre il livello di altezza acque del Po, secondo l'idrometro di Piacenza rimane praticamente invariato da diversi giorni tra i -74 cm sotto lo zero idrometrico ed i -77 cm sotto lo zero idrometrico.

Il Po comunque mantiene il suo alveo principale profondo, con qualche metro di acqua, anche se compaiono i grandi sabbioni.

FOTO SECCA DEL PO LUGLIO 2026 ZONA PIACENTINA 
foto U B 
 


SAN CORRADO L'EREMITA PENITENTE

PER COMPRENDERE LA STORIA DEL PATRONO

Dalla nobiltà alla polvere fino alla santità di S. Corrado piacentino
 
di Umberto Battini
     storico di S. Corrado e divulgatore 

Una figura di religioso significativa: il nobile cacciatore poi incendiario, il penitente che si fà pellegrino, il taumaturgo che letteralmente “fa comparire” pane angelico, come richiamo alla manna del deserto – la sua vita nel deserto simbolizzato dall’isolamento nella grotta presso Noto ove muore il 19 febbraio 1351.
Sulla origine del santo dalla nobile casata dei Confalonieri non lascian dubbi nemmeno gli stessi Giurati della città di Noto, che nella triplice lettera inviata nel 1610 agli Anziani e Priori di Piacenza, al Vescovo Conte mons. Rangoni ed al Farnese scrivono: “si ben fiorì di virtù Eremita et oggi reluce fra beati, già nel secolo fu cavaliero della famiglia Confaloniera e segnalatissimo nella patria per aver lasciata in un monasterio di quella la moglie e distribuito li beni fra quali s’è fatta coniectura d’alcuni curiosi esserci stato il Castello Calendasco…”. 

CASTELLO DEI CONFALONIERI A CALENDASCO foto U B

E la risposta dei Giurati piacentini non tardò, con la lettera del 14 maggio 1611 inviata a Noto essi li informarono dell’esito delle ricerche negli archivi allegando alla stessa una lunga relazione ove si legge che “il più vecchio della stirpe Confalloniera” ha il privilegio “d’accompagnare il nuovo Vescovo quando entra Pontificalmente la prima volta”, ma più clamorosamente questa relazione rivela che nel monastero di S. Chiara di Piacenza “per molta diligenza usata da persone autorevoli, altro non si è trovato che la notizia d’una suora Gioanina Confalloniera, che specialmente viveva nel 1340 et anco nel 1356. Detta qual suora si dice che, rispetto al tempo, non ci sarebbe difficoltà che non potesse essere la moglie di Santo Corrado.”.
 
Il luogo della nascita fisica di San Corrado ci viene presentato in forma ufficiale nel Legato Sancti Conradi del 1617, che il Vescovo di Piacenza anch’egli spronato dai Giurati netini, “tutte le predette cose approvò confermò e lodò, e approva conferma e loda”. 
 
E’ un documento redatto nel Palazzo del Vescovo, alla sua stessa presenza ed è reso pubblico dal notaio e cancelliere episcopale Giovan Francesco de’ Parma. 
Il Legato voluto dallo Zanardi-Landi feudario succeduto ai Confalonieri, esplicita: “qui quidam S.tus Conradus, ut perhibetur fuit oriundus de praedecta Civitate ex admodum Ill.ma famiglia D.D. Confanoneriorum abitatores Dominorum Loci Calendaschi loci, et Villa Ducatus Placentini ultra trebiam…” .

LA PIAZZA CON LA CHIESA negli anni '30
 
Vi è contenuta pure la frase ut in eius vita pubblica tipis mandata videre est , valida conferma che le indagini sul santo erano concluse ed avevano portato a poter fare delle dichiarazioni certe grazie a ciò che si era rintracciato dei trascorsi civili: le affermazioni sicure che sono punti saldi che vanno a fortificare la narrazione esposta nel documento, sono: 1 – San Corrado è un piacentino, 2 – discende dalla Nobile Famiglia dei Confalonieri, 3 – è nato fisicamente in Calendasco.
 
Il Legato contiene questa importantissima affermazione: “certamente quella maggiore devozione è da promuovere e deve essere stimolata nella predetta Chiesa del luogo di Calendasco, il medesimo luogo dal quale codesto Santo, avendo tratto la sua origine terrena come si riporta, avrebbe assistito veramente gli abitanti del medesimo luogo, devoti del suo nome, per le grazie ed intercessione presso Dio Ottimo Massimo”. 
 
Senza equivoco leggiamo che San Corrado è nato fisicamente a Calendasco ed il Vescovo di Piacenza, i Testimoni presenti, il parroco Rettore di Calendasco, il Conte Zanardi Landi e lo stesso notaio e cancelliere della Curia Episcopale ritengono quindi fuori di ogni dubbio la autenticità della affermazione e mai nessuno si contrappose, est probatio probata.

VEDUTA DAL CAMPANILE foto U B
La causa che spinge il nobile Corrado alla conversione è collegata ad un incendio che provocò durante una battuta di caccia verso l’anno 1315. Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
 
Una nuova ipotesi sull’incendio causato dal giovane san Corrado è emersa dagli archivi, il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola. 
 
La pergamena rinvenuta all’Archivio di Stato di Parma riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Bruciata. 
 
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili e di bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri, una ipotesi da prender sul serio, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.
 
Dalla sua nascita all’età matura, ad esempio san Corrado celebra tra i Confalonieri, come risulta dagli atti dei notai di Piacenza, Agnesina badessa nel 1292 in S. Maria di Galilea, mentre nel 1296 in S. Maria di Nazareth c’è suor Richelda e nel 1315, quando Corrado ha la brutta avventura dell’incendio causa della sua conversione, nel monastero di S. Siro ci sono Sibillina ed Ermellina, e la Sibillina è ancora una soror vivente nel 1340, anni della partenza di S. Corrado dal romitorio di Calendasco. 

Non di poco conto il frate minore Pietro Confalonieri, come io stesso ho trovato in pergamene dal 1324 al 1333, risulta essere il ‘curatore’ delle terziarie francescane di S. Maria Maddalena, dette volgarmente “le repentite. 
Tutta documentazione che possiedo in copia o anastatica o fotografica in caso di pergamene. 
 
Questo breve sunto di nomi e date per dire che S. Corrado non a caso si rifugia nella religione dopo gli accadimenti, e a ragion veduta egli non può farsi monaco tot court in quanto laico sposato ed allora è destinato all’abito francescano di terziario, fra gli umili penitenti del piccolo hospitale per romiti di Calendasco.
Il superiore frà Aristide figura viva e concreta come lo stesso Corrado è ricordato essere stato chiamato a Montefalco dalla stessa santa Chiara per presiedere alla costruzione del nuovo convento terziario. 
 
I penitenti terziari che vivevano nell’hospitio in dicto loco Calendascho sulla strada diretta al passo del Po sulla Via Francigena erano assieme ad altri della realtà piacentina molto ben voluti, tanto che un Capitolo di questi frati giunti da tutto il nord Italia si tenne nel 1280 proprio a Piacenza.
Se ora Piacenza si giova di studi inediti pubblicati in questi anni, un buon testo rimane “S. Corrado Confalonieri Patrono di Noto” pubblicato nel 1961 da Giovanni Parisi che fu Ministro Generale del Terzo Ordine Francescano. 
 
Sulla antichità del culto al Patrono Corrado in Calendasco scrive infatti il Parisi “La devozione infatti a S. Corrado in Calendasco, e un pò anche nelle borgate vicine, è profondamente radicata e anche antichissima. Nel 1617, a cura del Conte Zanardi-Landi, discendente della famiglia Confalonieri, venne fondato nella chiesa parrocchiale del paese, che si vede adorna di non poche pitture del Santo, un legato di S. Corrado, e prima ancora di tale data lo stesso Conte vi aveva fatto costruire in suo onore una cappella e un altare, cose queste che non spiegano ma confermano l’antichità del culto. Tutto questo ci porta naturalmente a pensare che assai grande dovette essere la fama di santità sollevata in Calendasco e nei dintorni dal nostro Corrado e per conseguenza anche molto lunga la sua permanenza in quel devoto romitorio francescano”.
 
Un uomo di questa terra che dalla nobiltà si ritrova improvvisamente nella polvere e nel fango ma che si riscatta ampiamente mostrando il carattere unico e deciso dei piacentini che ancora oggi possono farne orgogliosa memoria.

Umberto Battini
STORICO DI S. CORRADO E DIVULGATORE

NOTA AL TESTO
Dei dati storici citati, conservo tutta la documentazione anastatica e fotografica, che ho rinvenuto in Archivio di Stato a Piacenza, a Parma e Milano nel corso degli anni passati. 
Questo testo, in alcune sue parti, lo trovi già nei libri che ho pubblicato ed in alcuni articoli in quotidiani locali piacentini.
 
SE COPI CITA LA FONTE
 
 
 
 

2 luglio 2026

L'APPRODO DETTO "LE GABBIANE"

IL PORTO SUL FIUME PO
ALLE GABBIANE IN SPONDA LOMBARDA

Per esattezza la località del Porto antico era indicata come "Soncina" frazione ancora esistente

Questo porto sul Po è molto antico, come testimoniano i documenti e le mappe, ovviamente il meandro si è mosso leggermente nel tempo ma l'approdo era dove è oggi.
Qui il fiume ha due rami, formando un "ballottino" (isolotto) di notevoli
dimensioni e lungo almeno 800 metri.
L'attraversamento da sponda a sponda, era con due porticcioli: uno per persone ed un altro per i carri trainati da cavalli o buoi. 

qui sotto una foto di Umberto Battini per il progetto fotografico e video ILMIOVIAGGIOAPO

1 luglio 2026

PO SECCA STORICA 2026

  LA SITUAZIONE AL PRIMO DI LUGLIO 2026
 CRISI IDRICA LA SECCA VICINO AL LIVELLO STORICO
 L'ARTICOLO DEL QUOTIDIANO ILPIACENZA.IT DEL 1 LUGLIO 2026
 

 

30 giugno 2026

PORTO ANTICO DI VERATTO

AL VERATTO DI SOPRA
C'ERA IL PORTO PIU' ANTICO
Spostato al Veratto di Sotto dopo il taglio del Tidone

La località Veratto di Sotto prese poi il nome della Famiglia padrona dei fondi agricoli e divenne località Volpelanda.
Il Veratto di Sotto addirittura nei decenni, venne ricostruito più a sud del fiume Po, che è quello attuale.
Verso la fine del '700 il Porto sul Po era ormai al Veratto di Sotto (Volpelanda) e nelle mappe è segnalato anche il traghetto sullo sbocco del torrente Tidone.
Al Veratto di Sopra è andata nel corso degli anni completamente demolita l'importante chiesa. Molte antiche mappe riportano chiaramente indicati i due siti detti Veratto, con l'indicazione esatta di dove fosse ubicato il porto sul Po con le relative strade che conducevano ad esso, sia in sponda piacentina che lombarda.
Notevole anche la documentazione storica, ricca di dati, date e informazioni. 
 

 

29 giugno 2026

SECCA DEL PO DI GIUGNO

ECCO COME APPARE IL PO
LA MAGRA ESTIVA SI VEDE MOLTO BENE
Ma l'alveo principale rimane profondo e ricco d'acque

Spuntano purtroppo immensi sabbioni, a volte sabbiosi altre volte ghiaiosi.
Questo è l'alveo del Po, nell'area piacentina, fortunatamente anche se l'acqua del fiume non lambisce più tutte e due le sponde nella solita larghezza, bisogna dire che il letto principale dove scorre, è ben ricco e profondo d'acque.
 
fotografia di Umberto Battini per il Progetto ILMIOVIAGGIOAPO
un Archivio fotografico e video di tanti anni circa il Po nelle varie stagioni 
 

 

PASSARE IL PO A VERATTO

UNO DEI PORTI SUL PO 
ANTICO E IMPORTANTE
A VERATTO QUELLO DI CAIFANGO

Oggi non esiste più per ovvie ragioni logistiche
ma questo era uno tra i tanti in area  piacentina

Alcuni documenti e mappe molto antiche lo segnalano come "Cainfango" cioè "fango caino" che cioè crea insidie alle ruote dei carri, quindi la sua strada andava mantenuta sempre ben inghiata. 
L'altro nome, ben documentato, era anche "Cachinfango". 
 
nell'immagine si vede il "Porto di Veratto ossia di Caifango" 



28 giugno 2026

27 giugno 2026

IL LEGAME SECOLARE

ANTROPOLOGIA DEL CULTO 
DI SAN CORRADO IN TERRA PIACENTINA 
 
L'antropologia è la scienza che studia l'essere umano nelle sue dimensioni biologiche, sociali e culturali. 
Dal greco ànthropos (uomo) e lógos (studio), indaga l'evoluzione della nostra specie e i diversi comportamenti, credenze e sistemi di vita all'interno delle società. 


Inizia un progetto culturale sulla evoluzione del culto locale di San Corrado Confalonieri, il patrono di Calendasco da più di 400 anni!
Buona parte del progetto si sviluppa sui libri già editati a stampa sul Santo Eremita piacentino, nel particolare quelli degli studi di Umberto Battini.

Non indifferente l'apporto "antropologico" nel libro del 2024 "I Documenti del culto a S. Corrado - Le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare" edizioni Studi Corradiani 2024.
Ricerche e studi che verranno inseriti nel nuovo lavoro a stampa.
 
ANTROPOLOGIA DEL CULTO A SAN CORRADO
IN TERRA PIACENTINA
un progetto a cura di Umberto Battini studioso e storico di S. Corrado



26 giugno 2026

UNA BREVE STORIA DEL ROMITORIO

ROMITORIO PENITENTI E SANTITA'
TRA LONGOBARDI E FRANCESCANESIMO
Ecco un breve "tracciato" storico dell'hospitale medievale di Calendasco
 
foto Umberto Battini

di  Umberto Battini
     Storico di San Corrado e divulgatore 


Lungo l’asse del Po, a soli 8 km dalla città di Piacenza al nord-ovest vi è il piccolo borgo padano di Calendasco (Kalendasco nelle carte longobarde).

Oggi in questo luogo da ormai oltre 25 anni vi è il porto francigeno per eccellenza cioè quello indicato da Sigerico che da qui transpadò verso Corte Sant’Andrea. In antiche carte del 1153 fino ad arrivare al 1184 ed oltre appare citata la Francigena: in capite burgi calendaschi  la strata romea.

Nel piccolo borgo, divenuto nei secoli a passare un luogo prettamente solo agricolo, si conservano alla nostra vista 4 insigni monumenti: il piccolo eremitorio-ospitio, il castello del XIII secolo, il più antico ricetto del sec XI e ovviamente la chiesa della quale ci sono carte longobarde del VIII sec.

Questa volta presentiamo ai lettori una breve storia del romitorio perché fu da qui che prese avvio la conversione di San Corrado Confalonieri che era un penitente terziario poi pellegrino ed eremita del Terz’Ordine di San Francesco.

Nella parte più antica del conventino ospedale francigeno conserviamo la parte longobarda con un pozzo a camicia in cotto.
Nel 1200 era retto da una piccola comunità di terziari o penitenti quelli per l’appunto nati da S. Francesco e poi ben regolarizzati con la bolla del 1289 "Supra Montem".
 
Nel 1280 reggeva il luogo il p. Aristide che qualche documento dà per Beato.
Fu lui che nel 1290 andò a Montefalco a costruire il convento di quella che divenne S. Chiara di Montefalco! 
Finito quel cantiere ritornò in Calendasco (questa storia è attestata addirittura da un antico storico montefalchese) e di questo gli abitanti del luogo dovrebbero essere fieri, ma purtroppo manco mostrano di sapere chi fosse questo padre Aristide.
 
Ma lo stesso S. Corrado Confalonieri, nato nel 1290 nel castello del paese del quale la famiglia fu feudataria per oltre due secoli, è parte storica del piccolo convento-ospedaletto.
 
Difatti dopo l’incendio che causò nel 1315 fu proprio da p. Aristide qui accolto e  ci visse circa dieci anni partendo poi pellegrino verso Gerusalemme e fermandosi poi a vivere da eremita in una nuda grotta tra i monti della Valle di Noto in Sicilia!
Ma questa è un’altra storia che vi proporrò a tempo debito.
 
Il romitorio-ospitio di Calendasco aveva una bella dimensione, se pensiamo che la sala capitolare è tutto sommato di notevole grandezza.
La piccola primitiva chiesetta annessa sorge lungo l’asse stradale, una mappa del 1500 conservata in Archivio di Stato a Parma ci mostra il paese con la chiesa, il castello ed il convento-ospitio fornito di un apprezzabile campanile.

Appena sotto il portico si mostrano le tante piccole porticine che davano alle varie camere della foresteria, mentre la parte conventuale ha una bella scala in cotto, che sale due piani e con le stesse caratteristiche che potete aver notato nei piccoli eremitori francescani umbri.
Possediamo documenti di vari secoli dell’edificio che veniva usato nel 1600 quale luogo di aggregazione della popolazione per riunirvisi previo campana pulsata.
 
Molti atti notarili del paese sono redatti proprio qui, perché il luogo aveva anche un carattere morale, e quindi il notaio rogava in hospitio dicti loci calendaschi a volte subtus portichii altre voltre in camera superiora. 
Anche gli storici del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco della Curia Generalizia di Roma, nei secoli hanno scritto di questo posto che dicono essere uno tra i più importanti, ricordando che nel 1280 proprio a Piacenza si tenne un Capitolo di Penitenti (fratres de penitentia nuncupati).
Questo luogo nel 1300 era appellato “del gorgolare” perché a circa 100 metri vi era un mulino (demolito pochissimi anni fa) le cui acque del rivo macinatore di Calendasco facendo una curva a gomito proprio davanti al conventino e creavano quindi quel perenne rumore delle acque detto gorgogliare.

In questi anni recenti il romitorio-hospitale è stato sapientemente restaurato in ogni parte dal proprietario – devotissimo al pari mio! Di San Corrado! – e sotto al grande porticato d’ingresso abbiamo potuto svolgere i primi due (di cinque) convegni di studi nazionali in onore di S. Corrado, orgoglio di Calendasco! 
In effetti noi ci vantiamo, dati storici alla mano, non solo di avergli dato i natali fisici nel castello, ma anche quelli “spirituali” nel romitorio dei penitenti.
Non di poco conto il famoso Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617, scritto dal Cancelliere e Notaio curiale nel Palazzo Vescovile di Piacenza. 
 
In breve eccovi dunque una sintesi storica del nostro monumento insigne, oggi di proprietà privata, che viene custodito con amore e, posso aggiungere, anche con “venerazione”.

Umberto Battini
Storico di San Corrado e divulgatore 
 
se copi cita la fonte per correttezza
 
 
 

SECCA ESTIVA DEL PO

ECCO COME E' LA SITUAZIONE
APPAIONO I RAMI MORTI DEL PO
Dovuti alla carenza di acque
 
di Umberto Battini 
 
Questo lo stato del Grande Fiume alla data del 25 giugno 2026, la secca estiva incomincia ad essere imponente. Appaiono sabbioni dove dovrebbe invece scorrere acqua di Po.
Che l'estate porti il Po alla secca è sempre stato un dato di fatto, ma con il calo delle nevicate, lo sciogliersi precoce delle nevi, le poche piogge e affluenti in secca, la situazione è sotto agli occhi.
Inoltre i prelievi agricoli per dare acqua alle coltivazioni contribuiscono anch'essi a dar man forte al calo di portata.
Siamo veramente vicinissimi alla secca storica registrata nel 2022.
In varie parti dell'alveo, possono vedersi i "rami del Po morto" completamente in secca, mentre il cosiddetto "Po vivo" scorre lento.
Naturalmente, sebbene la secca sia sotto agli occhi, come anche testimoniano i "raschioni" coperti da pochissimi centimetri d'acqua, e che diverranno nuovi sabbioni emersi, nei prossimi giorni, il Po ha l'alveo principale con la profondità di qualche metro.
Quindi prestare sempre massima attenzione lungo il Grande Fiume. 
Anche le falde acquifere per ora non danno problemi d'estrazione agli agricoltori, e quindi è segno che l'acqua sotterranea di falda ha ancora un ottimo livello. Ma luglio è alle porte, ed è un altro mese poverissimo di piogge e figlio dell'estate calda e del solleone.



EMOZIONE DEL PO

NEL SILENZIO DEL GRANDE FIUME
IL PO FOTOGRAFATO CON LA MIA CANON REFLEX
PER IL PROGETTO ATTIVO DAL 2021  ILMIOVIAGGIOAPO 

Ecco una bella e rara immagine di aprile 2026
fenicotteri rosa nel Po fotografati da Umberto Battini