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23 aprile 2026

IL BLOG

 

LA CHIESA I DOCUMENTI

CHIESA DI CALENDASCO
UNA STORIA IMPORTANTE
C'è tantissimo materiale cartaceo originale
da studiare nel dettaglio 
 
di Umberto Battini
     divulgatore storico 

Dirò della chiesa: la parrocchiale di Santa Maria. E’ di fondazione longobarda lo dicono le pergamene del Codice Diplomatico Longobardo. 
Ce ne sono di scritte a Calendasco e Trevozzo ma anche a Pavia e pure a Milano in Santambross’ e ci richiamano il presbitero del momento abitante in Kalendasco. 
 
Notarili del 769, 784, 804, 892 etc etc. La più grandiosa ristrutturazione fu svolta nel 1734. Poi nel 1970-71 ci fu quella di don Federico Peratici per il giusto adeguamento al Vaticano II (su questa faccenda avrò da rievocare di più a tempo debito).
 
La chiesa prima del 1734 era “quasi quadrata” – fere quadrata dice una carta del tempo! L'ho rintracciata tanti anni fa nell'archivio privato di don Peratici, conservato a casa della sorella, che me lo lasciò consultare con piacere.
Inoltre nei miei libri, pubblicati anni fa, c'è parte di questa documentazione.  
Con le capriate e il pavimento di legno: non sorprende! La chiesa è scritto essere costruita su monticello e quindi ben al riparo dalle piene umidie e malsane del fiume Po.
 
Era quindi un luogo elevato quel tanto che bastava a mantenere i piedi sull’asciutto, paro paro è ancora uguale oggi. C’è anche (ben nascosta ma c’è) una antica finestra in ordine romanico, tra due muri – uno posticcio ed uno originale, è un rimasuglio coi baffi, un documento lapideo che vale oro, un testimone muto che urla (tipo Legato Sancti Conradi!).
 
Le chiese longobarde non di rado han fattura a pianta quadra, architettura in uso negli identici anni tra i bizantini che eran padroni fino a Modena. Sappiamo il nome di due nostri vecchi preti longobardi: ed ecco apparire Stabelfredus e Orso che sopra al conto erano anche potenti, con proprietà immobili in luoghi ben oltre la terra piacentina. 
Officiavano a Kalendasco con diritto di decima sui poveri rurali del posto. Decima al prete, così tanto per cambiare. 
 
In fin dei conti un piatto di zuppa te lo concedevano sempre nello xenodochio, quasi a tutte le ore, bastava bussare. Toc toc toc.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
 
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22 aprile 2026

LA STATUA IL RECUPERO

NEL 2016 RIMESSA AL CULTO
NELLA CHIESA DI CALENDASCO 
L'antica statua del Patrono San Corrado

ECCO LA STORIA DEL SUO RECUPERO AL CULTO

la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B
 
Era abbandonata dagli anni '70 nel solaio della Casa Canonica della chiesa parrocchiale di Calendasco

E addirittura proprio tanti anni fa, con grande devozione, veniva portata in processione nella Festa solenne del 19 febbraio, giorno del Dies Natalis di San Corrado Confalonieri.

Una mattina di un mese invernale, Umberto Battini storico di S. Corrado e devoto, ritrovò nel solaio la preziosa statua, ricoperta da un telo plastico.
Guardandola vide che era annerita dal tempo, ma era ancora in più che ottime condizioni, sebbene fosse dipinta e in gesso non aveva danni.
Con il permesso del parroco di quei giorni, che era don Fabio Battiato, è stata portata al primo piano della Canonica, dove Umberto Battini l'ha ripulita in varie giornate.
 
E così nella festa del 19 febbraio di quel 2016 venne nuovamente esposta alla devozione pubblica in chiesa ed ancora oggi è esposta con il Cilio donato dai Netini nel 2015 quando vennero a Calendasco come pellegrini.
Alla fine della santa messa lo storico devoto, sempre in accordo con il parroco, tracciò una breve storia di questa bella statua, che ovviamente i più anziani ben ricordavano.

Cercando nell'archivio parrocchiale e studiandolo già da tempo ed alcuni anni, Battini ha rinvenuto la documentazione relativa alla statua: la relazione del 3 luglio 1907 del Consiglio parrocchiale di Calendasco, presieduta dal parroco arciprete don Giovanni Caprara ed altri laici del paese, ne deliberarono l'acquisto.
Viene indicato il prezzo: "una spesa di L. 40 circa", che al valore odierno corrispondono circa a 4000 euro.
La documentazione è anche pubblicata nel libro di Umberto Battini edito per Studi Corradiani nel 2024 "I Documenti del culto a San Corrado - le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare".
 
Il parroco don Fabio Battiato qualche tempo dopo fece realizzare il bel basamento ligneo rialzato attuale.
Dal mese di settembre 2025 l'attuale parroco don Fabio Galli (che risiede però in San Nicolò a Trebbia) la ha esposta ora all'ingresso della chiesa con accanto sempre il maestoso Cilio di Noto e quattro brillanti candelieri lignei.
Il Patrono del borgo, dove vi è anche nato fisicamente nel grande castello, come da atto notarile fatto in curia a Piacenza il 9 agosto 1617 firmato dal Vescovo, dopo una ricerca storica, è appunto da oltre 400 anni San Corrado Confalonieri.

Nell'ospitale romitorio del borgo S. Corrado, accolto da frate Aristide nel 1315, iniziò la sua missione laica di penitente terziario francescano.
Partirà e dopo vari pellegrinaggi arriva a Noto dove vive nella Valle dei Tre Pizzoni in una grotta in vita eremitica. Tantissimi i miracoli in vita e dopo la sua morte, in quella rocciosa grotta.
Calendasco e Noto per questi fatti storici sono uniti nel culto e devozione al loro unico Patrono del Cielo. 
 
Per correttezza del racconto storico dei fatti, precisiamo che Umberto Battini ha pubblicato alcuni libri studio con documenti circa S. Corrado, oltre a decine di articoli divulgativi sul Santo Eremita su quotidiani locali piacentini ed ha partecipato ad alcune conferenze divulgative sul Santo di Calendasco, organizzato Mostre documentarie. 
 Dal 2015 è Socio Onorario dei Portatori dei Cilii di Noto, conferimento avvenuto in chiesa a Calendasco. Nel 2019 gli è stato assegnato il Premio Proserpina Siciliani nel Mondo, nel Salone d'Onore del Comune di Caravaggio, per i suoi studi su S. Corrado e la famiglia Confalonieri. 
 
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21 aprile 2026

SAN ROCCO TERZIARIO

I DATI
DA GIOVANE SAN ROCCO SI FECE TERZIARIO
IL CULTO DIVULGATO DAI FRANCESCANI 
Papa Paolo III lo inserisce nel catalogo dei Terziari
 
di Umberto Battini
    divulgatore storico 
 
Leggendo la Vita di San Rocco scopriamo che dopo la perdita dei due genitori, quindi un fatto molto significativo e toccante, il giovane e nobile Rocco prende la decisione di farsi terziario.  
Come è indicato nella bolla papale Supra Montem del 1289 - regola per i terziari - resta però allo stato laicale senza affiliarsi a nessuna piccola comunità terziaria francescana come era quella ad esempio cui aderì S. Corrado Confalonieri presso Calendasco di Piacenza.

Si dedica quindi al volontariato di carità in ospedali per poveri malati e pellegrini ed a un certo momento parte pellegrino.


L'aspetto che si vuol significare qui è quello d'essere stato S. Rocco un vero e proprio penitente francescano: infatti fin da bambino visse molto da vicino l'ideale francescano e come S. Corrado ne fu attratto e dopo i fatti decisivi della vita.  
San Rocco aderì a questo ideale terziario, vissuto in modo solitario come era tra le possibilità della Regola del tempo per i laici cioè la Supra Montem.

Con atto formale papa Paolo III nel 1547 con la bolla "Cum a nobis" inserisce San Rocco ufficialmente nel catalogo dei Santi del Terzo Ordine di San Francesco de penitentia nuncupati, e che dal 1447 era un Ordine come quelli già conosciuti cioè con propri conventi, ospedali, oratori e un proprio Ministro Generale etc.
 
Papa Urbano VIII approva ufficialmente il culto nel 1629  e papa Innocenzo XII nel 1694 prescrive ai francescani di celebrarlo con solennità.
 
Ovviamente S. Rocco già dai primi decenni del 1400 è molto venerato e conosciuto come protettore dalla peste e il suo culto si propaga nel popolo rapidamente e soprattutto grazie ai francescani cappuccini dal 1500, e quindi la Chiesa di Roma arriva a farne indagine e compiere gli atti che abbiamo sopra descritto.
 
Quindi sul dato che S. Rocco sia un penitente terziario francescano non esistono dubbi: culto da sempre portato avanti dai francescani ed ufficialmente inserito nel Catalogo dei Santi del Terz'Ordine, senza che gli altri ordini francescani facessero proteste, come ad esempio i frati Minori oppure i Conventuali o i Cappuccini.

In questi decenni il culto sanrocchino, causa la non precisa conoscenza della sua Vita, lo ha posto tra i santi laici anonimi, ma così non è, cioè non è il caso di San Rocco di Montpellier.  
Egli appartiene al francescanesimo, e fin dalla sua giovinezza per scelta personale, una scelta quindi poi estesa a tutta la sua santa vita, e poi passata alla Storia sacra e umana del Santo della Peste Rocco.
 
testo Umberto Battini 
           divulgatore storico 
 
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IL GONFALONE

LA STORIA SOTTO AGLI OCCHI
CASSONATO LIGNEO
LO STEMMA DEI CONFALONIERI
DI CALENDASCO

di Umberto Battini
   
studioso di S. Corrado e divulgatore storico 


Nel salone superiore del castello di Calendasco, si è miracolosamente salvato il cassonato ligneo del soffitto che è tutto dipinto dello stemma della casata dei Confalonieri.
Soffitto ligneo del XIV sec come anche il castello.
E' la testimonianza viva, che qui abitarono con orgoglio, facendo decorare gli ambienti dove vivevavo giornalmente. 

Attaccato al salone c'è anche una grande stanza, anch'essa cassonata alla stessa maniera, che è la camera della nascita di San Corrado dei Confalonieri nel 1290! E ovviamente, con gli stessi stemmi decorativi.

Nei miei studi e ricerche in Archivio di Stato di Piacenza ho documentato molto bene parte della storia del castello e dei Confalonieri, e ciò è leggibile nel mio volume "S. Corrado Confalonieri - I Documenti Inediti Piacentini" del 2006.
 
Oggi le ricerche sono andate avanti e di molto, anche circa la casata dei Confalonieri del ramo che ha abitato fisicamente in Calendasco, dentro al castello e le esporrò in un mio prossimo libro al quale sto alacremente lavorando da tempo.

Questo soffitto stemmato, è anch'esso una prova energica della presenza attiva e molto nobile dei Confalonieri qui in questo castello di Calendasco: furono feudatari amatissimi.
Per certi versi fuori dagli schemi di quel medioevo che ci fa credere i feudatari essere tutti desposti o sfruttatori, e nel prossimo volume anche questo fatto sarà trattato.

Un fatto unico è quello dei Confalonieri a Calendasco che in nessun altro luogo del territorio piacentino ove abitavano residenti della casata, possiamo trovare tracce profonde del loro abitare come feudatari aviti.

Un castello difensivo ma allo stesso tempo abitato stabilmente dai Confalonieri, anche se questo può a noi oggi sembrare strano per il fatto che questo castello, ora spoglio, sia spartano e massiccio, ma invece i fatti e i documenti del tempo parlano diversamente.
 
Umberto Battini
studioso di San Corrado e divulgatore storico
 
ARTICOLO STORICO SULL'ASSEDIO DEL CASTELLO
DI CALENDASCO AVVENUTO NEL 1482 
 
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20 aprile 2026

UN ASSEDIO

L'EPISODIO DEL 1482
MA NON FU CERTO L'UNICO
I DOCUMENTI ORIGINALI RACCONTANO
PASSO DOPO PASSO L'ASSEDIO 
 
PUOI LEGGERE L'ARTICOLO STORICO 
PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO ILPIACENZA.IT
ARTICOLO BASATO SULLE COPIE ANASTATICHE ORIGINALI 
 
la foto qui sotto è stata creata da Umberto Battini con IA di Gemini 
per rendere l'idea del fatto storico 


se copi il testo cita la fonte - l'immagine è creazione U B

19 aprile 2026

L'ASSEDIO AL CONFALONIERI

DAI DOCUMENTI ORIGINALI
ECCO I DATI DELL'ASSEDIO 
questo testo è basato sulle missive
originali relative al fatto del 1482
 

 

17 aprile 2026

PORTO DI CALENDASCO

CALENDASCO de super Pado
I GUADI SECONDO LA RICCHISSIMA
DOCUMENTAZIONE STORICA

di  Umberto Battini
     divulgatore storico 
immagine creata con IA Gemini da U B

Intanto bisogna dire che gli studi circa Kalendasco stanno continuando.

Ed effettivamente sono emersi nuovi e importanti dati storici che confermano due cose: la strada romea diretta a Pavia antica capitale longobarda e franca aveva il passo del fiume proprio in Calendasco poi venne anche Soprarivo.
 
Si è scoperto nero su bianco che oltre al conosciuto passaggio di Soprarivo era attivo anche quello dirimpetto al paese, oggi lo identifichiamo con la località Masero a poche centinaia di metri dal borgo.
Un documento milanese del '400 attesta la decadenza del porto di Soprarivo, affittato dal Comune di Piacenza ad un lodigiano: si citano porto con osteria. 
 
Devo dire che è il passo più antico e storico, di epoca longobarda è quello del paese, la conferma è data da pergamene longobarde d'area milanese
Addirittura i diritti di passaggio del fiume, i diritti di pesca sul Po e sui vari corsi d'acqua, dei canali dei molini ed anche i pozzi sono concessi di pugno dal Barbarossa: sempre sto parlando del porticciolo del paese!
In effetti ancora nel 1700 sappiamo dei porti di Soprarivo, del porto del Botto, un altro passaggio era al Mezzano e un guado era attestato a Cotrebbia Vecchia. 
 
Ovviamente stiamo citando prettamente i guadi relativi a questa area ben specifica, che però,  stando a quanto emerso, era strategicamente molto interessante se longobardi, franchi e poi anche il Barbarossa si prendon la briga nel corso dei secoli, di mantenere i diritti di questo passaggio accanto al paese di Kalendasco!
 
Insomma ce ne sarebbe da dire ma voglio essere sintetico e riservarmi gli approfondimenti e le citazioni degli atti in un prossimo studio.
Buona francigena a tutti!

UMBERTO BATTINI
divulgatore storico
 
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DAMNATIO CONRADI CONFALONERII

ERA IL 1315 E A PIACENZA
DOMINAVA IL GHIBELLINO
GALEAZZO VISCONTI MILANESE
Nemico giurato dei Guelfi e delle sue Casate
compresi i Confalonieri
 
Dopo l'incendio ed il pagamento del danno, Corrado è in miseria, abbandonato dalla sua famiglia, feudataria di Calendasco, e riceve la sua prima Damnatio Memoriae cioè Dannazione della memoria, che significava essere cancellato dagli appartenenti alla famiglia.
Il dato storico racconta che la sua famiglia gli versò la sua parte di eredità, che Corrado usò appunto per estinguere il debito del danno.
I Confalonieri rimasero feudatari e capitani Militi vescovili in quel luogo. 
immagine qui sotto creata con IA da U B - il castello è però quello originale visibile ancora oggi


 



GELO ANNO 1233

UN INTERESSANTE FATTO STORICO
ACCADUTO NEL MEDIOEVO
 
 

TERRE E CAVALLI NEL 1453

QUESTIONE DI GUELFI E DI GHIBELLINI
LE TRUPPE DEL COLLEONI 
SULLE TERRE DEL VESCOVO
E DEI CONFALONIERI DI CALENDASCO 

di Umberto Battini
    divulgatore storico 

immagine creata da U B con IA di Gemini per rendere l'idea del testo sotto



 
Il vescovado piacentino aveva da ormai circa 150 anni il possesso del feudo di Sant’Imento mentre il borgo di Calendasco era affidato ai loro fedeli feudatari i milites Confalonieri che spartanamente vivevano nel castello, con una piccola truppa al servizio. 
Doveva essere un novembre piovoso e grigio, ma quando si è uomini d’arme non c’è stagione che tenga, gli homini d’arme del Colleoni dovevano stanziare in questi prati piacentini dei comuni di Sant’Imento e Calendasco. 
 
Si trattava di attendere tempi migliori e poi questi homini d’arme alleati del Duca di Milano, se ne sarebbero andati via. 
Nel frattempo però c’era da mantenerli assieme ai loro cavalli. 
E a ciò dovevano provvedere gli homini dei detti comuni. 
Si lamenta il Duca che il magnifico Bartholomeo Cogliono avesse già tentato ma senza risultato alcuno, di far albergare in quei comuni alcuni suoi uomini che però non erano stati accettati ne alloggiati.

E Benedetto de Curte, capitaneo citadelle civitatis nostre Placentie, sarebbe ora riuscito in tutto ciò? Leggetevi la missiva spedita dal Duca Francesco Sforza e traete le vostre conclusioni.

E’ veramente divertente il serioso ed antico linguaggio: un misto di latinismi ed italiano, ainostri giorni una simile scrittura riceverebbe molte sottolineature in rosso da una qualsiasi maestrina di scuola elementare, ma quello era il modo e la forma cancelleresca di scrivere – carta e penna – missive contenenti ordini ducali.

qui sotto l'integrale della lettera 
1453 novembre 5 - “in castris contra Rogadum”

Benedicto de Curte, capitaneo citadelle civitatis nostre Placentie.

Altra volta nuy scripsemo, ad instantia del magnifico Bartholomeo Cogliono, ad li homini et comune de Sancto Hymento et de Calendasco che dovessero allogiare certi cavalli del prefato Bartholomeo; et perché dicto Bartholomeo ne dice che, quantunche fosse stato scripto, che niente de mancho non gli mandò cavallo alcuno, hora luy gli manda certi cavalli et alcuni homini d’arme, quali ha tolti de novo ali suoi servicii, li quali haveranno a stare lì tanto che serano messi impuncto, et poi dicto Bartholomeo gli farà venire in campo et sarà prestissimo. Sichè volemo che tu fazi allogiare dicti cavalli deli dicti homini, et faray che li sia data stantia et strame. Data ut supra.

Ser Iohannes
 
Umberto Battini
divulgatore storico 
 
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