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13 maggio 2026

SAN ROCCO ALCUNI ASPETTI CURIOSI

IL SANTO PELLEGRINO
CURIOSITA' STORICHE PIACENTINE
CIRCA SAN ROCCO

Vi propongo il mio pezzo storico apparso sul quotidiano ILPIACENZA e relativo a San Rocco, articolo del 12 agosto 2021, puoi cliccare e leggerlo dal link oppure scorrere la pagina e trovi il testo

 
di Umberto Battini

Interessante la Vita di San Rocco che trovate ormai senza fatica nelle tante edizioni antiche sul web, basta andare su Google e digitare "Vita di San Rocco" e compaiono decine di testi d'ogni epoca dalla moderna a quella scritta qualche secolo fa! 
In effetti i tanti che scrivevano andavano fidandosi di quel o quell'altro agiografo di San Rocco e trascrivevano pari pari certe notizie senza instillare perlomeno qualche dubbio sul dato storico. 
Ad esempio qualcuno insinuava il fatto che S. Rocco nei dintorni di Sarmato vivesse in una grotta, cosa alquanto improbabile proprio perché siamo in piena pianura, con qualche avvallamento creato dai meandri dei letti dei fiumi nei secoli ma nulla di più. 

Se quindi leggerete tra le tante Vita di San Rocco vi imbatterete anche nella notizia che egli visse tra la radura e la selva, cioè in mezzo a boscaglie praticabili e non in una grotta ma dentro ad una capanna che era nei dintorni del paese di Sarmato. E' qui che ha il periodo di sosta più lungo per il fatto delle pustule che si  doveva curare: leggiamo che nella verde selva dove abitò vi scorreva un rivo d'acque limpide, utili a lui per detergere le ferite e per dissetarsi. 

La cosa curiosa, molto curiosa a mio avviso, e che potrete appurarlo dai libri che trattano della sua Vita, dopo che ebbe lasciato l'ospedale di S. Maria di Betlhem a Piacenza (oggi chiesa di Sant'Anna) e dopo anche una sosta di qualche giornata al fiume Trebbia dove era il guado, a Sant'Antonio fuori le mura di Piacenza per intenderci presso le Case di Rocco che per altro pare che avessero quel nome già da prima il passaggio di San Rocco, eccolo poi dirigersi ancora più ad ovest dopo Rottofreno e peregrinare ancora per pochi chilometri.

Ora interessa sapere che si tramanda che sostò appunto nei dintorni di Sarmato feudo di Gottardo Pallastrelli presso un luogo ricco di vegetazione e riparato, con una piccola fonte, e non in una grotta, ma ecco che si legge che il luogo dove San Rocco prese dimora era nei pressi del fiume Trebbia!

Cosa impossibile per chi conosce il territorio: Sarmato è a pochi chilometri dal fiume Tidone che sfiora Rottofreno ed ha a nord il fiume Po mentre il succitato fiume Trebbia è a quindici chilometri a est e prossimo a Piacenza.

Fatto sta che anche questa notizia è circolata in antiche Vitae Sancti Rochi e poi certamente tramandata anche solo per "copia e incolla" diremmo oggi, ma resta il fatto che compare in libri storici antichi e non era certo una invenzione poetica visto che il fiume Trebbia esiste!

Sarebbe interessante sapere come mai viene anche tramandato come fatto storico che la sua dimora fosse nei pressi di Sarmato ma in una casupola prossima al fiume Trebbia, cosa come detto assolutamente impossibile proprio geograficamente!

Quale sia il mistero di questo dato non lo sappiamo, possiamo fare la ipotesi che sia un errore di conoscenza dei luoghi, ma suona strano che nel tempo non sia stato corretto citando al limite il fiume Tidone, cosa che non è mai avvenuta.

Resteremo anche con la curiosità di capire da dove sian provenute le voci della grotta di pianura e ancor più del fiume Trebbia spostato di oltre una decina di chilometri dal suo alveo!

Un altro aspetto che si vuol significare è quello d'essere stato S. Rocco un vero e proprio penitente francescano: fu a questo ideale terziario al quale aderì  come era tra le possibilità della Regola del tempo per i laici cioè la Supra Montem del 1289.

Storico è che Papa Paolo III nel 1547 con la bolla "Cum a nobis" inserisce San Rocco ufficialmente nel catalogo dei Santi del Terzo Ordine di San Francesco de penitentia nuncupati; sappiamo anche che Papa Urbano VIII nel 1629 ne approva il culto sebbene fosse già fatto da secoli e papa Innocenzo XII nel 1694 prescrive ai francescani di celebrarlo con grande solennità.

Continuiamo ad analizzare un altro dato storico secondo i dati di Pietro Maria Campi illustre storico piacentino che nel primo 1600 ci lasciò alcuni monumentali libri di storia locale.

Il Campi scrive: "in detto anno 1322 in Piacenza fu l'avventurosa venuta del glorioso San Rocco" e continua "è da sapersi che il santo pellegrino, prima d'entrar in Piacenza, visitò molti villaggi del territorio..." tra i quali Caorso.

San Rocco arriva nel territorio di Piacenza nel 1322 e scorrazza e visita vari luoghi del piacentino, passando per tanti paesi e prediligendo gli ospitali.

Un dato: Calendasco vanta un ospedale antico gestito da penitenti terziari sotto la guida di fra Aristide, che nel 1315 accolse il piacentino S. Corrado Confalonieri dopo il fatto dell'incendio.

Ecco quindi un indizio, che ci fa ipotizzare anche il passaggio di S. Rocco tra i suoi fratelli ospitalieri di Calendasco ed in questo 1322 è ancora in piena attività vestito del saio grigio anche S. Corrado.

Ipotesi che qui in questo luogo di ospitalità l'infermiere itinerante S. Rocco (così lo definiscono eminenti studiosi per il fatto che vagava di ospitale in ospitale prestando anche servizio di carità in opere) incontra S. Corrado e gli altri fraticelli: un incontro tra futuri Santi, emblematico e inaspettato! 

Dicevamo di San Rocco: studi eminenti ci donano riferimenti storico-critici molto interessanti, in sintesi: lo storico antico Diedo dice San Rocco nato nel 1295 e morto nel 1327 ed un altro studio ci informa che fino ad argomenti più decisivi le date cui attenersi sono quelli forniti dal Diedo e altri ancora propongono invece il 1345-1377 ma sempre con molte incognite.

Se le date prime fossero confermate, ne le prime ne le ultime lo sono con certezza ma aperte a studio e ipotesi ancora ai nostri giorni, vediamo una coincidenza piena con l'epoca del piacentino San Corrado: tra il 1315 e il 1325 possono aver avuto un incontro.

San Rocco resta molto amato nella terra piacentina, invocato contro le pestilenze e non poche sono le chiese e gli oratori a lui dedicati nella nostra diocesi che nel giorno della sua morte il 16 di agosto, lo venera e festeggia con riti sacri e grandi fiere locali molto partecipate a Sarmato e Pontedell’Olio.

Umberto Battini

articolo da ILPIACENZA.it ricorda di citare la fonte se copi qualcosa 


12 maggio 2026

I LUOGHI DEL PO

LUOGHI CHE VANNO 
MAGGIORMENTE VALORIZZATI
Da secoli l'area del PO che costeggia la zona di Calendasco vanta numerosi punti d'approdo

di Umberto Battini
    divulgatore storico 

immagine da IA creata da Umberto Battini
 
Se avete voglia di andare a spulciare le carte antiche che si trovano in Archivio potrete senza tanta difficoltà imbattervi in quelle che riguardano i Porti nel comune di Calendasco.

Ancora tra 1700/800 ho ritrovato anni fa - e ne tengo copia anastatica - ampia documentazione ben chiara ed esplicativa su questi luoghi.
 
Fatto salvo che grandi novità ci sono anche per i porti locali in epoca longobarda (ma non dirò oltre perchè lo presenterò a tempo debito in un lavoro) restando sulla questione porti del Po a Calendasco attivissimi circa 250 anni fa, possiamo senza dubbio menzionare:
  • Masero di Calendasco 
  • Porto del Bosco cioè "del Botto" 
  • Mezzano dinanzi a Somaglia
  • Raganella
  • Cotrebbia Vecchia
  • Boscone Cusani dirimpetto a Corte Sant'Andrea 
Resta il dato della diversa conformazione del fiume, ma ciò non toglie nulla alla esistenza di questi porticcioli, utili, e come vedete in buon numero.
Circa quello che oggi attestiamo al Soprarivo francigeno, ormai dei tempi dei quali parlo, resta il porticciolo del Boscone Cusani. 
 
Quello del Soprarivo verrà rivalutato con l'incedere dell'anno 2000 giubilare e grazie anche al libro documentato che pubblicai con mio fratello nell'anno 1998 per la Banca di Piacenza: La Via Francigena - il guado del Po, storia gestione sviluppo e strategia tra IV e XIV secolo.
 
Ancora nei decenni del primo 1900 alla Raganella esisteva un efficiente servizio di trasporto fluviale con le tipiche imbarcazioni, le magane.
 
Sarebbe auspicabile, dato che pare il Po sia divenuto anche qui Patrimonio Ambientale Unesco, rivalutare per bene questi luoghi.
Essi hanno una storia, una memoria e una anima molto fluviale che andrebbe appunto rivisitata e cosparsa del suo valore proprio, ma tant'è!
Intanto possiamo lodevolmente dare risalto al porticciolo imbarcadero privato, che si trova alla località Masero di Calendasco, che in poco più di 800 metri si raggiunge dalla Via Po posta proprio in fronte al palazzo del Comune!
 
Piaccia o meno la storia dei luoghi è incancellabile e per fortuna messa nero su bianco secoli fa, per darcene ancora oggi testimonianza e sprone: Po, che non sia solo una parola che manco riempie la bocca, Po va pronunciata con entusiasmo, quello vero.

di Umberto Battini
    divulgatore storico 
 
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10 maggio 2026

SCABINI DELL'ALTO MEDIOEVO

UOMINI ILLUSTRI TRA IL TEMPO
LONGOBARDO E POI CAROLINGIO
Un testo storico interessante dal quotidiano ILPIACENZA.it


 

PORTO DI PIACENZA "ALLA ROMEA"

ESISTE UNA RICCA DOCUMENTAZIONE
SIA CARTACEA CHE MAPPALE
 
Il Porto della città di Piacenza
chiamato ufficialmente "alla Romea"

sono solo alcuni, altri li trovi scorrendo le pagine Blog 
 
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9 maggio 2026

LUNGO IL PO

LUOGHI FUORI DALLE ROTTE
COMUNI DEL GRANDE FIUME
 
Le mie immagini di sabato 9 maggio 2026
dopo il mezzogiorno
 
Qui dove solo chi conosce il Grande Fiume da vicino può godere
di queste bellezze
 


8 maggio 2026

SALVATO DALLE ACQUE DEL PO

PILLOLA STORICA
SALVATAGGIO DALLE ACQUE
Durante una piena autunnale del Po 


di  Umberto Battini 
     divulgatore storico
     ripropongo qui un mio articolo che pubblicai nel 2016

 
Ritrovo in una vecchia "Gazzetta" la notizia di un ammirevole salvataggio. La nostra gente di fiume, da sempre legata a questo serpentone d'acqua chiamato Po, ha sempre avuto una attrazione per cui anche le piene erano ed ancora lo sono, motivo di curiosità.

E così un bambino, spintosi troppo appresso al fiume che stava lentamente crescendo per una piena, si trovò letteralmente quasi sommerso dalle acque.
 
Riuscì a salvarsi arrampicandosi su di un albero ma restò in balia della corrente e dell'acqua che continuava a crescere minacciosa. Fortuna volle che qualcuno si avvide del piccolo e delle sue urla.

Due coraggiosi uomini di Calendasco, con una battellina, raggiunsero nella corrente il piccolo e riuscirono a salvarlo con grande pericolo anche per se stessi!

I due buoni salvatori, due calendaschesi da premiare, si chiamavano Emilio Barbieri pescatore di professione e Agostino Bianchi contadino.

Il fattaccio del salvataggio del fanciullo avvenne sul fiume Po a Calendasco il 17 ottobre 1898.

Umberto Battini 
divulgatore storico
 
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7 maggio 2026

NOTIZIE SULL'HOSPITALE CORRADIANO

SAN CORRADO CONFALONIERI      
il romitorio e hospitale del 'gorgolare' 
e il superiore frà Aristide
 
ESTRATTO dal libro San Corrado Confalonieri Patrono di Noto 
edito a NOTO NEL 1984, di p. Giovanni Parisi TOR

https://www.araldosancorrado.org/6EremoCalendascoParticolareConStatua.jpg

A non molta distanza da Piacenza, e precisamente nel luogo ove sorge l'attuale borgo di Calendasco, molti anni prima dei fatti del nostro Corrado era in gran fama un convento di eremiti del Terz'Ordine, dove, appartate dal mondo tra le preghiere, la penitenza e il lavoro manuale, anime assetate di evangelica perfezione vivevano nell'esercizio delle più eroiche virtù.

Il luogo veniva detto dagli antichi storici, del «Gorgolare» e doveva trovarsi, con tutta probabilità, proprio all'inizio del moderno abitato.

(Infatti il molino posto poco discosto dal luogo dei Penitenti, aveva il canale delle acque che davanti all’hospito piegava a gomito verso destra, in direzione del borgo; le acque che facevano girare la grande pala creavano ovviamente un salto imponente che andava a creare quel rumore caratteristico che nel linguaggio comune chiamiamo gorgoglio e da qui la derivazione antica che indicava il luogo presso al Gorgolare ndr)

 Entrando, infatti, per la via principale si scorge a sinistra una costruzione assai antica, la quale, per quanto rimaneggiata, ritiene ancora caratteristiche sia di antichità che di convento. 

A fianco dell'ingresso, in avanti, col prospetto sulla pubblica via, un ambiente, adibito ora ad uso profano, mostra evidente la sagoma di una chiesetta, che gli abitanti indicano come il luogo ove il Santo vestì l'abito religioso.

L'esistenza di questo romitorio si può storicamente far risalire al 1280-1290. Era a capo della religiosa comunità, in tale periodo, Fra Aristide, al quale qualche documento dell'epoca dà il titolo di Beato, ma che certamente era uomo di grande prudenza e di singolari virtù. 

Verso il 1290 come abbiamo altrove detto, venne invitato da S. Chiara a recarsi in Montefalco, in Umbria, per essere da lui spiritualmente diretta e per essere nel contempo istruita intorno alla pratica della professione dei tre voti monastici, già in uso in quella sua comunità del piacentino.

 Sollecitato dalla generosità dei signori Bennati, costruì in Montefalco il convento di S. Rocco, che divenne uno dei più rinomati dell'Ordine, poiché vi fu celebrato nel 1448 il primo Capitolo Generale. Cosicché sappiamo con certezza che la comunità religiosa del Gorgolare di Calendasco, della quale era a capo Fra Aristide, esisteva almeno fin dal 1290.

Ora fu appunto a questo antico e solitario romitorio del nostro Terz'Ordine che nel 1315, dopo avere atteso per un paio d'anni alla definitiva sistemazione dei suoi molti beni e delle gravi pendenze, scaturite dal fatto dell'incendio, che Corrado venne umilmente a bussare per essere accolto tra gli umili eremiti del Poverello d'Assisi.

Il perché egli si sia precisamente diretto a questo convento del Terz'Ordine e non ad altro luogo più remoto da Piacenza, ove avrebbe potuto vivere in maggior nascondimento, non sapremmo propriamente dirlo. 

Forse fu la grande fama di santità o la personale conoscenza di Fra Aristide ad attirarvelo, come pure poté essere il fatto che il romitorio gli era già familiare trovandosi vicino al suo castello se non addirittura nell'ambito delle sue stesse possessioni calendaschesi.

dal libro San Corrado Confalonieri Patrono di Noto, edito a Noto 1984, di p. Giovanni Parisi TOR

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6 maggio 2026

LA VIA FRANCIGENA

LA FRANCIGENA 
STRADA ANTICA
STORICA E MEDIEVALISSIMA
A Piacenza i pellegrini venivano indicati
come "Romei" anche nelle carte notarili
 
 di Umberto Battini
     divulgatore storico
 

Bisogna intanto dire "grazie" ai longobardi. Bene o male la conformazione classica del percorso lo dobbiamo anche a loro.
Perlomeno nel tratto anch'esso "famoso" del Passo della Cisa, con Berceto.
 
E tanto influenzerà il pellegrinaggio cristiano: anche i modi, forme e luoghi del vivere comune medievale.
Si arriva in terra emiliana da Corte Sant'Andrea, sul Po in terra lombarda, e si sbarca a Soprarivo di Calendasco.
 
E proprio nel borgo di Calendasco le sorprese: una chiesa ed un castello costruiti su di un monticello, lì nella pianura immensa, e poco discosto un antico medievale hospitale. Romitorio e ospedale per pellegrini, che è di fondazione longobarda.
Che sarà anche il primo luogo di "nuova vita" di San Corrado Confalonieri dal 1315, figlio del feudatario locale. E divenuto Patrono secolare del piccolo borgo. 
Infatti alla sua "conversione" dopo un fatto tragico, si ritira nel piccolo ospedale retto da frati laici teriziari francescani.
Addirittura ancora oggi è visibile una piccola ma importante parte longobarda, di questo antico edificio, oggi di proprietà privata.
 
La Via Francigena attraversa questo territorio comunale, che lentamente, porta alla città: Piacenza da qui è veramente ormai "alle porte".
E la tappa giornaliera può concludersi.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
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