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14 settembre 2026
ARTICOLO STORICO S. CORRADO
SAN CORRADO EN CALENDASCO
Incluso con tan solo pronunciarla, en latín, se entiende que esta breve frase no promete nada bueno
HISTORIADOR DE SAN CORRADO Y DIVULGADOR
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| particular del cuadro en Calendasco, con la captura de los inocentes |
La primera condenación perpetua, que después tendrá consecuencias históricas sobre su propia vida pública y luego de convertido como penitente entre los franciscanos, la obtiene hacia el año 1315.
Pero a darle la damnatio será su misma familia de pertenencia: los Confalonieri, guelfos y milicios del obispo local, que estaban al frente de las tropas como capitanes y portadores del confalone de la iglesia con privilegios y exenciones considerables. Una familia muy prolífica, dividida entre la ciudad de Piacenza y los dos valles, el del Val Chero y el otro del Val Tidone.
No era raro que un noble caído en desgracia fuera expulsado de la familia, los libros históricos están llenos de ellos, e incluso a San Corrado tocó esta humillante calamidad: debido al incendio que causó durante una partida de caza en los alrededores del feudo de Calendasco, donde nació en 1290.
Los sgherri enviados por el Visconti capturan a un campesino y lo llevan a la ciudad para que sea condenado a la horca y así Corrado, tomado del remordimiento, corre a Piacenza y hace pública una reparación: el hecho de ser un noble le salva la vida, pero debe reparar todo el daño.
Toca a sus familiares recoger la suma y liquidar a Corrado, que así puede cumplir con esta multa, pero se encuentra pobre de todo, denigrado, abandonado y borrado de la memoria de los Confalonieri. Se hace penitente terciario franciscano en el pequeño hospicio, poco alejado del pueblo, donde después de unos diez años partirá para Sicilia, llegando a Noto, donde vivió como eremita en santidad mientras su consorte se convertía en monja entre las clarisas de Piacenza.
La segunda damnatio, aún más feroz, es provista a la memoria de Corrado cuando ya es santo para la Iglesia, pero todavía su culto debe ser difundido fuera de Sicilia. La cancelación de su memoria entre los santos piacentinos durará hasta principios del 1600 y será querida por los Farnesio y también por el papa Paolo III Farnese.
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| particular del castillo de Calendasco, aquí nace San Corrado en 1290 |
Los Farnese desde ese 10 de septiembre de 1547, fecha de la matanza, tardarán casi cuarenta años en llegar a la venganza contra el Confalonieri de Calendasco que, finalmente para ellos, en 1590 se marcha con su familia y va exiliado a Milán.
Obviamente los Farnese no permitieron que el culto de San Corrado, orgullo de la casa Confalonieri, fuera difundido en el Piacentino: habrá que esperar las cartas escritas por Noto en 1610 por los Jurados Netinos para tener informaciones más precisas sobre el santo.
Con el traslado de la rama de los Confalonieri de Calendasco y Val Tidone a Milán, los Confalonieri restantes de la otra rama de descendencia, que mantendrán excelentes relaciones con los Farnese, nunca pondrán su boca en esta cuestión.
En pocas palabras podemos deducir que en Calendasco, feudo de Confalonieri durante unos trescientos años, algunos años antes de estos hechos del 1600, se conocía la santidad alcanzada de Corrado nacido en el castillo en 1290, reapareció dignamente de las nieblas de las dos dannaciones de la memoria y que resuenan en el cuadro del siglo XVII de la iglesia y en el escudo de armas Confalonieri que a centenares todavía permanece pintado sobre la casona del salón superior del castillo.
San Corrado vivió como ermitaño en una cueva en el Valle de los Tres Pizzoni en aquel de Noto y allí murió el 19 de febrero de 1351. Su mayor milagro es la aparición "de la nada en la cueva de roca" de pequeños panales calientes que regalaba a los visitantes atónitos.
DE UMBERTO BATTINI
HISTORIADOR DE SAN CORRADO Y DIVULGADOR
BUONI LIBRI

SAN ROCCO NEL CATALOGO TOR
DEI SANTI DEL TERZO ORDINE FRANCESCANO
SAN ROCCO FRATELLO DI SAN CORRADO
E' stata una sopresa anche per me, quando anni fa, venni a conoscenza del fatto che S. Rocco fosse un penitente terziario francescano.
Come usava storicamente per i terziari, l'attività cui si dedicavano principalmente era la cura dei malati negli ospedali.
San Rocco è stato un "infermiere" pellegrino di ospitio in ospitio. Anche S. Corrado dè Confalonieri è stato frate laico nell'ospedale francigeno di Calendasco, ove era il passaggio del fiume Po della Via Francigena o "Romea".
Calendasco vanta un secolare ospitio-conventino di frati terziari di S. Francesco che già dal 1280 era governato da frate Aristide.
A Calendasco, nella località a 1 km dal borgo detta Arena, esisteva già dal tardo '400 un oratorio dedicato a San Rocco.
Lo testimonia una carta della visita pastorale del vescovo di Piacenza del XVI secolo, che possiedo in copia anastatica.
San Rocco venerato contro la peste anche in Calendasco, dove sappiamo che furono storicamente aperti dei lazzaretti per coloro che furono colpiti da questo morbo letale, la testimonianza più recente è quella del 1800 quando il territorio piacentino venne colpito dal colera.
Stando quindi ad alcuni dati storici - io mi attengo agli studi del 1400 del Diedo e poi del piacentino Campi - le date possono coincidere con la sosta di San Rocco in terra piacentina e specialmente a Sarmato, ma se teniamo vivo il fatto che S. Rocco era terziario (Piacenza era terra di tantissimi di questi uomini, basta ricordare il Capitolo tenuto in città nel 1280) non escludiamo possa anche esser passato per l'ospedale dei frati sotto la guida del beato Aristide.
Certamente in Sarmato ed a Piacenza nello stupendo oratorio dedicato al Santo della Peste, si venera profondamente e farne memoria è importantissimo.
Viva quindi i due "frati terziari" pellegrini: Rocco e Corrado!
LA CHIESA DI CALENDASCO ALCUNI DATI
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interno della chiesa di Calendasco foto di Umberto Battini
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13 settembre 2026
DUE SANTI TERZIARI FRANCESCANI
SAN ROCCO PELLEGRINO
SAN ROCCO
TANTE INCOGNITE STORICHE
Ecco alcuni aspetti curiosi

Ben sappiamo che le questioni sulle date di nascita e morte sono dibattute ed incerte ma ad ogni modo sui fatti storici c’è da riflettere e non cambiano di una virgola se è vissuto ad inizio 1300 oppure dopo la metà di quel secolo.
Domanda uno:
come mai si tramanda e non in pochi testi attenzione! che prese dimora vicino a Sarmato in un capanno tra la vegetazione posto non lontano dal fiume Trebbia ?
A Sarmato c’è il fiume Po al suo nord e ad est a circa 5 km il fiume Tidone mentre il fiume Trebbia è a circa 15 km più ad est vicino a Piacenza.
Domanda due:
come mai in alcuni testi si parla di Sarmato e di una grotta per alloggio?
Probabilmente un retaggio poetico? Qui in queste aree padane prossime al fiume Po di grotte proprio geograficamente non è possibile averne traccia.
Domanda tre:
Era un terziario francescano?
Pare proprio di sì perchè papa Paolo III lo inserisce nel Catalogo Ufficiale del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco nel 1547 con una Bolla la “Cum a nobis”.
Quando queste avviene è perchè viene presentato del materiale storico e studiato ed approvato dalla Santa Sede, anche in quel tempo, non siate così ingenui da credere che il papa al mattino si sveglia e solo perchè l’Ordine Terziario gli chiede questo atto, il papa così lo fa come bere un bicchier d’acqua!
Domanda quattro:
Perchè il culto è approvato dalla Santa Sede solo nel 1629?
Circa l’approvazione Ufficiale del culto religioso di S. Rocco fatta da papa Urbano VIII nel 1629 è un atto Ufficiale del Vaticano che riconosce questo culto che da tempo memorabile si rendeva al Santo, perchè erano i Vescovi locali che avevan questo potere e prerogativa, magari anche col semplice consenso della Santa Sede.
Urbano VIII quindi supera queste difficoltà passate mettendo il sigillo Vaticano della Chiesa Universale sulla antica venerazione!
Domande che han già qualche ottima risposta a nostro avviso ma che senza dubbio possono essere più dettagliate proprio per comprendere di più e meglio: ad ogni modo S. Rocco resta un potente Intercessore che è vissuto realmente, qui in questo nostro mondo, su questa terra, e nel piacentino ha trascorso parte della sua vita!
Che sia stata ad inizio 1300 o qualche decennio dopo, poco cambia!
E le domande restano.
12 settembre 2026
RICERCA STORICA TENACE
VANNO DI PARI PASSO
San Corrado Confalonieri e Calendasco, tanta documentazione inedita emersa dagli archivi
Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in
Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca
storica.
E' quello che iniziai quasi 30 anni fa, così ho fatto io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte
preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte
invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare
carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri,
fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di
importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che
Calendasco vanta oltre 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e
Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese
da più di quattro secoli!
Lo hanno scritto fior fiore
di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario
francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna
del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E'
scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di
Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel
documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!
L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a
testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e
che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e
che ne è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura:
il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo
stemma dei Confalonieri.
NOTIZIE SCOPERTE CON IL PASSAR DEL TEMPO
Non avendo
notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era
piacentino, venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto
come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a
Piacenza, era molto più semplice parlare della città.
Lo studio che ho
potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per
almeno oltre i 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche, e
anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli
affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati.
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| una pagina del Legato Sancti Conradi del 1617 |
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio curiale del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era redatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315!
Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvandolo e firmandolo.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!
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| particolare del Romitorio ospitale di Calendasco oggi abitazione privata |
Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a
quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che
"dopo una ricerca sulla vita fisica" su S. Corrado "ut in eius
vita publica tipis mandata videre est" - si può con certezza dire che
"San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" e cioè che "in
eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit" cioè nello
stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha
avuto la sua origine terrena!
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!
IN EODEM LOCO
Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, qui ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una
carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un
documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e
allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma"
tutto!
E' un atto diplomatico notarile in latino.
Si comprende quindi
che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era
solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per
chiedere più notizie certe, e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le
mette nero su bianco, per mano del Notaio e tutto avviene nello stesso palazzo
vescovile!
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di
scriverlo, e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio
l'Autorità religiosa cioè il Vescovo!
A Calendasco San Corrado
avevano appurato che vi era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius
vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di
buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato
storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da oltre 400 anni ormai questo è scritto e affermato, inoltre la certezza storica che già
avevamo nel piacentino, era il convento dove si ritirò nel 1315 già
nominato da storici antichissimi, e altro dato inoppugnabile è che
Calendasco vanta ben 400 anni di Patronato, cioè Protettore del
paese e della gente di questo luogo.
La buona fede, l'apertura della mente e del cuore deve far accettare questo dato, che non cambia niente dal punto di vista devozioale, ma anzi arricchisce e aiuta la venerazione, e Calendasco vanta ancora una documentazione ricchissima di carte sui Confalonieri che furono feudatari per secoli del posto come testimonia anche il castello con il cassonato del soffitto ligneo del 1300 pitturato con lo stemma dei Confalonieri.
Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca
già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto, e che per onore
del vero va preso molto sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.
SE COPI QUALCOSA CITA LA FONTE!
STATUA NEL BORGO
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| la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B |












