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13 settembre 2026

DUE SANTI TERZIARI FRANCESCANI

SAN ROCCO E SAN CORRADO
L'INCONTRO NEL ROMITORIO OSPITALE
DI CALENDASCO

Una ipotesi storica accettabile
 
dal quotidiano online ILPIACENZA.it del 16 agosto 2020
 

 
 
 

SAN ROCCO PELLEGRINO

 

SAN ROCCO

TANTE INCOGNITE STORICHE

Ecco alcuni aspetti curiosi

 

di Umberto Battini 
    STORICO  DIVULGATORE 

Proviamo a porci alcune domande su questioni del Santo Rocco ed anche su quelle che riguardano il suo soggiorno qui nel piacentino.

Ben sappiamo che le questioni sulle date di nascita e morte sono dibattute ed incerte ma ad ogni modo sui fatti storici c’è da riflettere e non cambiano di una virgola se è vissuto ad inizio 1300 oppure dopo la metà di quel secolo.

Domanda uno:

come mai si tramanda e non in pochi testi attenzione! che prese dimora vicino a Sarmato in un capanno tra la vegetazione posto non lontano dal fiume Trebbia ?

A Sarmato c’è il fiume Po al suo nord e ad est a circa 5 km il fiume Tidone mentre il fiume Trebbia è a circa 15 km più ad est vicino a Piacenza.

Domanda due:

come mai in alcuni testi si parla di Sarmato e di una grotta per alloggio?

Probabilmente un retaggio poetico? Qui in queste aree padane prossime al fiume Po di grotte proprio geograficamente non è possibile averne traccia.

Domanda tre:

Era un terziario francescano?

Pare proprio di sì perchè papa Paolo III lo inserisce nel Catalogo Ufficiale del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco nel 1547 con una Bolla la “Cum a nobis”.

Quando queste avviene è perchè viene presentato del materiale storico e studiato ed approvato dalla Santa Sede, anche in quel tempo, non siate così ingenui da credere che il papa al mattino si sveglia e solo perchè l’Ordine Terziario gli chiede questo atto, il papa così lo fa come bere un bicchier d’acqua!

Domanda quattro:

Perchè il culto è approvato dalla Santa Sede solo nel 1629?

Circa l’approvazione Ufficiale del culto religioso di S. Rocco fatta da papa Urbano VIII nel 1629 è un atto Ufficiale del Vaticano che riconosce questo culto che da tempo memorabile si rendeva al Santo, perchè erano i Vescovi locali che avevan questo potere e prerogativa, magari anche col semplice consenso della Santa Sede.

Urbano VIII quindi supera queste difficoltà passate mettendo il sigillo Vaticano della Chiesa Universale sulla antica venerazione!

Domande che han già qualche ottima risposta a nostro avviso ma che senza dubbio possono essere più dettagliate proprio per comprendere di più e meglio: ad ogni modo S. Rocco resta un potente Intercessore che è vissuto realmente, qui in questo nostro mondo, su questa terra, e nel piacentino ha trascorso parte della sua vita!

Che sia stata ad inizio 1300 o qualche decennio dopo, poco cambia!

E le domande restano.

PUOI approfondire cliccando QUI - ARTICOLO  da ILPIACENZA
PUOI approfondire cliccando QUI - ARTICOLO  da ILPIACENZA
oppure leggendo QUI - ARTICOLO (Una selva e tre fiumi)
oppure leggendo QUI - ARTICOLO (S. Rocco itinerario piacentino)
oppure leggendo QUI - ARTICOLO (S. Rocco d'indole francescana)
l'incontro tra SAN ROCCO e SAN CORRADO a Calendasco   QUI ARTICOLO DA ILPIACENZA quotidiano online
 
 
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12 settembre 2026

RICERCA STORICA TENACE

RICERCA E SERIETA'
VANNO DI PARI PASSO
Lo studio e la ricerca corradiana piacentina
 
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado e divulgatore 

San Corrado Confalonieri e Calendasco, tanta documentazione inedita emersa dagli archivi

Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca storica. 

E' quello che iniziai quasi 30 anni fa, così ho fatto io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri, fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che Calendasco vanta oltre 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese da più di quattro secoli!

CASTELLO DEI CONFALONIERI 
La Tradizione storica indica in Calendasco il convento del Gorgolare ove erano i frati penitenti terziari che accolgono San Corrado dopo l'incendio!

Lo hanno scritto fior fiore di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E' scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!

L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e che ne è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura: il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo stemma dei Confalonieri.

Tante altre nuove carte importantissime ho ritrovate e verranno rese pubbliche al più presto perchè tutti i devoti sinceri possano sapere della storia e del culto in terra piacentina di San Corrado Confalonieri.

NOTIZIE SCOPERTE CON IL PASSAR DEL TEMPO 
Genericamente a Noto si è sempre detto S. Corrado essere di Piacenza, ma va da sè che è una informazione fittizia, fatta perchè non c'erano notizie certe e ovviamente a Noto, a quei tempi antichi presero per riferimento la città capoluogo dell'Emilia, ove il Santo era originario.

Non avendo notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era piacentino, venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a Piacenza, era molto più semplice parlare della città.
Lo studio che ho potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per almeno oltre i 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche, e anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati.

una pagina del Legato Sancti Conradi del 1617

Quando i Netini scrissero a Piacenza nel 1610 di fare ricerca storica sul Santo perchè a Noto di lui della sua vita piacentina non si sapeva niente, scrissere nero su bianco già però che sapevano da alcuni storici, che era feudatario di Calendasco! 

La ricerca iniziò e la concluse il Vescovo di Piacenza omologando il Legato di San Corrado del 1617 voluto dal Landi e dove il notaio fece in duplice copia il prezioso e importante documento, una carta in più pagine scritta da un notaio e firmata anche dal Vescovo di Piacenza ha un valore di legalità e verità che non sono criticabili!
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio curiale del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era redatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Ma fino a prova contraria, e per il buon senso comune, un atto notarile è inoppugnabile, così come anche al giorno d'oggi.
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315! 
Gli Anziani di Noto che governavano la città nel 1600, scrissero a Piacenza ben 3 lettere nel 1610, chiedendo in una se fosse possibile fare delle ricerche storiche in archivio su San Corrado per sapere di più della sua vita ed anzi essi scrivono che già loro sapevano che fosse stato feudatario di Calendasco!

Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.

Proprio il Vescovo di Piacenza mons. Claudio Rangoni fece compiere una ricerca che diede i suoi frutti e venne messa nero su bianco nell'occasione della scrittura del Legato di San Corrado.
 Il documento notarile si conserva in due copie originali: una in Archivio di Stato a Piacenza ed una in Archivio Parrocchiale a Calendasco!
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvandolo e firmandolo. 
Già nella prima pagina si dice che i Confalonieri furono per vari secoli feudatari di Calendasco paese della diocesi di Piacenza posto al di là del fiume Trebbia.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!

particolare del Romitorio ospitale di Calendasco oggi abitazione privata

Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che "dopo una ricerca sulla vita fisica" su S. Corrado "ut in eius vita publica tipis mandata videre est" - si può con certezza dire che "San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" e cioè che "in eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit" cioè nello stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha avuto la sua origine terrena!
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!

IN EODEM LOCO  

Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, qui ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma" tutto!
E' un atto diplomatico notarile in latino.

Si comprende quindi che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per chiedere più notizie certe, e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le mette nero su bianco, per mano del Notaio e tutto avviene nello stesso palazzo vescovile!
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di scriverlo, e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio l'Autorità religiosa cioè il Vescovo!
A Calendasco San Corrado avevano appurato che vi era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da  oltre 400 anni ormai questo è scritto e affermato, inoltre la certezza storica che già avevamo nel piacentino, era il convento dove si ritirò nel 1315 già nominato da storici antichissimi, e altro dato inoppugnabile è  che Calendasco vanta ben 400 anni di Patronato, cioè  Protettore del paese e della gente di questo luogo.

La ricerca storica antica va rispettata ed accettata perchè da sempre è importante e soprattutto nel caso di San Corrado, del quale a Noto della vita piacentina si conosceva quasi nulla, e infatti scrivono nel 1610 per avere dati in più sul Santo e li ottengono dal Vescovo che accerta quanto detto!

La buona fede, l'apertura della mente e del cuore deve far accettare questo dato, che non cambia niente dal punto di vista devozioale, ma anzi arricchisce e aiuta la venerazione, e Calendasco vanta ancora una documentazione ricchissima di carte sui Confalonieri che furono feudatari per secoli del posto come testimonia anche il castello con il cassonato del soffitto ligneo del 1300 pitturato con lo stemma dei Confalonieri. 

Chi fa ricerca storica seria non può in nessun modo mettere in discussione questo documento che è un atto legale pubblico fatto da un Notaio e Cancelliere di Curia di Piacenza e firmato dallo stesso Vescovo!

Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto, e che per onore del vero va preso molto sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.

Piaccia o non piaccia un documento del genere non può essere criticato ne tacciato di essere falso, per chiunque abbia buon senso e conoscenza di studio del valore legale dei documenti! La scienza che li studia nelle università, si chiama ancora oggi "Diplomatica".

Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore 

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STATUA NEL BORGO

dal 2016 RECUPERATA
RIMESSA AL CULTO PUBBLICO
NELLA CHIESA DI CALENDASCO 
L'antica statua del Patrono San Corrado

Ecco la storia del recupero 
la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B
 
Era abbandonata dagli anni '70 nel solaio della Casa Canonica della chiesa parrocchiale di Calendasco

E addirittura, con grande devozione, anche se molto pesante, veniva portata in processione nella Festa solenne del 19 febbraio, giorno del Dies Natalis di San Corrado Confalonieri.

Una mattina di un mese invernale, Umberto Battini studioso e storico di S. Corrado e devoto, ritrovò nel solaio la preziosa statua, ricoperta da un telo plastico.
Guardandola vide che era annerita dal tempo, ma era ancora in più che ottime condizioni, sebbene fosse dipinta e in gesso non aveva danni.
Con il permesso del parroco di quei giorni, che era don Fabio Battiato, è stata portata al primo piano della Canonica, dove Umberto Battini l'ha ripulita in varie giornate.
 
E così nella festa del 19 febbraio di quel 2016 venne nuovamente esposta alla devozione pubblica in chiesa ed ancora oggi è esposta con il Cilio donato dai Netini nel 2015 quando vennero a Calendasco come pellegrini.
 
Alla fine della santa messa lo storico devoto, sempre in accordo con il parroco, tracciò una breve storia di questa bella statua, che ovviamente i più anziani ben ricordavano.
 
Cercando nell'archivio parrocchiale e studiandolo già da tempo ed alcuni anni, Battini ha rinvenuto la documentazione relativa alla statua: la relazione del 3 luglio 1907 del Consiglio parrocchiale di Calendasco, presieduta dal parroco arciprete don Giovanni Caprara ed altri laici del paese, ne deliberarono l'acquisto.
Viene indicato il prezzo: "una spesa di L. 40 circa", che al valore odierno corrispondono circa a 4000 euro.
 
La documentazione è anche pubblicata nel libro di Umberto Battini edito per Studi Corradiani nel 2024 "I Documenti del culto a San Corrado - le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare".
 
Il parroco don Fabio Battiato qualche tempo dopo fece realizzare il bel basamento ligneo rialzato attuale.
Dal settembre 2025 l'attuale parroco don Fabio Galli (che risiede però in San Nicolò a Trebbia) la ha esposta in un nuovo allestimento, all'ingresso della chiesa con accanto sempre il maestoso Cilio di Noto e quattro brillanti candelieri lignei.
 
IL LEGATO E IL PATRONATO 
Il Patrono del borgo, dove vi è anche nato fisicamente nel grande castello, come da atto notarile fatto in curia a Piacenza il 9 agosto 1617 firmato dal Vescovo, dopo una ricerca storica, è appunto da oltre 400 anni San Corrado Confalonieri.
 
Nell'ospitale romitorio del borgo S. Corrado, accolto da frate Aristide nel 1315, iniziò la sua missione laica di penitente terziario francescano.

Partirà e dopo vari pellegrinaggi arriva a Noto dove vive nella Valle dei Tre Pizzoni in una grotta in vita eremitica. 
 
Tantissimi i miracoli in vita e dopo la sua morte, in quella rocciosa grotta.
Calendasco e Noto per questi fatti storici sono uniti nel culto e devozione al loro unico Patrono del Cielo. 

PRECISAZIONI
Per correttezza del racconto storico dei fatti, precisiamo che Umberto Battini ha pubblicato alcuni libri studio con documenti circa S. Corrado, oltre a decine di articoli divulgativi sul Santo Eremita su quotidiani locali piacentini ed ha partecipato ad alcune conferenze divulgative sul Santo di Calendasco, ha organizzato Mostre documentarie importanti.

Dal 2015 è Socio Onorario dei Portatori dei Cilii di Noto, conferimento avvenuto in chiesa a Calendasco. 
Nel 2019 gli è stato assegnato il Premio Proserpina Siciliani nel Mondo, nel Salone d'Onore del Comune di Caravaggio, per i suoi studi su S. Corrado e la famiglia Confalonieri. 
 
se copi cita la fonte

ROMITORIO DEL GORGOLARE

L'ANTICO ROMITORIO OSPITALE
FRANCESCANO TERZIARIO
DI CALENDASCO
 
Di fondazione longobarda ed ancora se ne conserva una parte
 
da ILPIACENZA.it quotidiano online
articolo storico di Umberto Battini del 16 giugno 2024
 

 

11 settembre 2026

SAN CORRADO

S. CONRADUS CONFALONERIUS PLACENTINUS



20 ANNI DI UNO STUDIO UNICO

20 ANNI DEL LIBRO STUDIO STORICO

E' UN ANNIVERSARIO IMPORTANTE
PER LA STORIA DOCUMENTATA
DEL PATRONO DI CALENDASCO
 
Il volume del 2006 compie 20 anni
 
Ricco di documenti e Fonti d'Archivio, analisi storiche, e tanti dati
circa la Vita, la Storia, gli eventi legati al Santo Corrado piacentino, della casata Confalonieri, feudataria antica indiscussa del borgo di Calendasco 
 
il più importante lavoro storico mai pubblicato sul Santo
 
IN QUESTO PROSSIMO AUTUNNO 2026 
nuova presentazione web online tramite facebook 


MALTA E SAN CORRADO CONFALONIERI

SAN CORRADO A MALTA
 
 
 
Leggiamo dal volume di Giovanni Parisi San Corrado Confalonieri Patrono di Noto, alle pp. 26-27, nella 2^ edizione, La Cattedrale 1984, Noto:

“Stando, infatti, a una antica e ben fondata tradizione che lo vuole vissuto per non pochi anni – come nel capitolo seguente diremo – in un eremitaggio dell’isola di Malta, è giocoforza ammettere che la sua permanenza in Sicilia dovette essere al ritorno da questo suo viaggio in Terra Santa, altrimenti non potrebbe spiegarsi dove abbia passato tanti anni prima di giungere nel 1343 a Noto. Fu dunque dopo molti anni, e proprio dopo aver lasciato l’isola di Malta, che egli venne a stabilirsi in Sicilia. Nessuno dei suoi biografi stabilisce con certezza dove in Sicilia, partendo da malta, approdò…”.


(Giovanni Parisi San Corrado Confalonieri Patrono di Noto, pp. 26-27, 2^ edizione, Ediz. La Cattedrale 1984, Noto)

E ancora possiamo leggere nello stesso libro:

“A Noto – come abbiamo già accennato – Corrado non arriva proveniente dal romitorio piacentino, ma da un suo pellegrinaggio in Terra Santa e più direttamente da una sua permanenza di vari anni nell’isola di Malta” (p.31 idem).

“In Malta – scrive il Bonfiglio – è viva la tradizione di una tale sua dimora benché sia avvenuta nel lontano secolo XIV, e grande, è la devozione che ivi sentono per il nostro Santo” – “Sbarcato nell’isola – continua il Bonfiglio – trovò sotto il Casal Musta, nella parte settentrionale, una cava chiamata Vie el Axsel (= fiume di miele), e quivi fissò la sua dimora”. (p32 idem).


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9 settembre 2026

NEL 1315 L'INCENDIO

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
    agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
ANTICHE LEGGI
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

IL LUOGO DELL'INCENDIO DEL 1315
La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.

Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? 
A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo preso dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini

il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato e dei Fondi citati

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CASTELLO DI CALENDASCO

QUI L'ARTICOLO APPARSO SUL QUOTIDIANO ONLINE ILPIACENZA.IT IL 24 SETTEMBRE 2023 DI UMBERTO BATTINI 
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Castello di Calendasco, tra queste mura nasce un santo e si compie un omicidio

Il castello viene costruito in laterizio, così come in mattoni è il più antico recetto, probabilmente già attorno ai primi anni del ’200


di Umberto Battini
 
IL FORTILIZIO DI CALENDASCO (PIACENZA) EX FEUDO CONFALONIERI

 
E' disseminato di castelli l'intero territorio Piacentino, alcuni semidistrutti, altri grandiosi e abitati, alcuni visitabili, dall'Appennino e fino al Po. Riaperto ai cittadini, dopo un accurato restauro architettonico, l'antico disseminato di castelli l'intero territorio Piacentino, alcuni semidistrutti, altri grandiosi e abitati, alcuni visitabili, dall'Appennino e fino al Po. Riaperto ai cittadini, dopo un accurato restauro architettonico, l'antico castello di Calendasco è ricco di storia da raccontare.


Per dovere di cronaca storica bisogna premettere che nel X Secolo fu voluto per volontà del vescovo di Piacenza, padrone di questo territorio, un primo luogo difensivo, il recetto che era un prototipo di grande magazzino dove accumulare i prodotti della terra. Ma serviva anche come luogo di riparo dei contadini in caso di pericolo e la chiesa, costruita anch'essa su di un monticello, un tumulo, fa parte della prima antica costituzione del borgo nascente di Calendasco. Basti dire che ci sono documenti datati all'epoca longobarda che trattano di affari svolti dal “presbiter de Kalendasco” ma non solo, e dunque un bel fardello storico.

Possiamo tracciare una breve sintesi della storia di questo castello, con l'ausilio di documenti di prima mano, che a suo tempo abbiamo potuto visionare negli Archivi di Stato di Piacenza, Parma ed anche di Milano.

Il castello viene costruito in laterizio, così come in mattoni è il più antico recetto, probabilmente già attorno ai primi anni del '200, in un territorio di parte guelfa, quando il vescovo di Piacenza era addirittura conte e la Chiesa aveva un proprio manipolo di uomini armati (la masnada). Non s'andava tanto per le buone a quel tempo.

Le carte ci dicono che il “castrum seu rocheta Calendaschi” possedeva un grande fossato (fovea) e due “caminate magne” cioè due saloni con camino, uno superiore ed uno al piano inferiore, oltre ad alcune stanze residenziali. Erroneamente da quanto qualcuno scrisse, il castello non ha mai avuto quattro torri: una sola e cilindrica (probabile che quella primiceria fosse quadra). Casomai dato che il castello ed il recetto sono addossati, lo testimoniano anche i due ingressi a levatoio (oggi trasformati in solidi ponticelli in cotto), si può contare la piccola torre che fino agli anni '70 del secolo scorso sorgeva sul lato nord-ovest del recetto e poi miseramente crollata.

Si narra anche di un “pozzo del taglione”, cioè con lame acuminate ove gettare nemici, giustiziandoli in modo orrendo, cosa mai verificata, mentre è assodato che nel fondo della torre si sono lasciati gettare prigionieri, questo è possibile ed anzi era praticato. Un'altra invenzione della fantasia popolare è quella che narrava di un ipotetico “tunnel” che dal castello di Calendasco arrivasse niente meno che fino al palazzo Farnese di Piacenza. Inimmaginabile, basti pensare alle falde acquifere poco profonde e poi alla distanza, che anche in linea retta tocca i sette chilometri.

I FEUDATARI
Tra i feudatari accreditati, ovviamente i Confalonieri fanno la voce grossa: restano nel recetto affreschi dello stemma della casata (gonfalone bianco su sfondo rosso) e il cassonato ligneo della “caminata superiore” tempestato dello stemma. Decine di documenti attestano della loro feudalità in questo borgo, e se l'archivio parrocchiale è ben ricco di carte, anche in quelli di Stato non mancano carteggi notevoli.

Nel 1290 dentro al castello vi nasce Corrado Confalonieri, poi convertito e divenuto santo francescano eremita a Noto in Sicilia e della nascita lo attesta anche il vescovo di Piacenza in un atto notarile di curia del 1617.

Si dice anche d'altre famiglie quali i Guadagnabene, mercanti piacentini, feudatari in loco ma dell'atto d'infeudazione non c'è traccia e quindi fa buona fede la ricerca istituita appunto nel 1611 e culminata nel 1617 con l'atto curiale.

L'ASSEDIO DEL 1482 

Nel 1482 una truppa inviata da Lodovico il Moro pone sotto assedio il castello tenuto dal capitano Antonio Confalonieri, genero del conte Sanseverino lì rifugiato. In due giorni, tra 17 e 18 gennaio l'assedio con “archibusii e ballotte” si conclude, con un freddo che attanaglia: il Sanseverino se ne parte per Milano ed il Confalonieri rimane saldamente al suo posto, questo è nero su bianco. Ai Confalonieri nel '400 il Duca di Milano concede anche di poter ampliare il castello e le sue mura, sono documenti conservati in Archivio di Stato a Milano.

Nel 1547 Giovan Battista Confalonieri residente nel maniero e importante nobile piacentino partecipa all'uccisione di Pierluigi Farnese figlio di papa Paolo III. Ci vorranno ben 40 anni perché i Confalonieri del ramo del casato assassino migrino a Milano e con il buon gruzzolo della vendita del feudo, terre, castello e recetto compresi.

Questo fatto bloccherà il culto a Piacenza di San Corrado Confalonieri fino ai primi anni del '600 e anche questo è acclarato, la famosa “Damnatio Farnesiana”. Il 13 settembre del 1572 Camilla Confalonieri, moglie di Lodovico, uccide in camera da letto del castello al piano superiore il marito, con l'ausilio dell'amante Antonello dei Rossi. Lei fuggirà dal maniero travestita da uomo, ma in città sarà poi catturata.

Il castello a fine '500 con la confisca farnesiana passa al conte Zanardi Landi e avanti nel tempo al nobile milanese Vimercati. Non ne prenderanno mai possesso i Perletti di Calendasco, ultimi feudatari locali, che vivranno nel loro grande palazzo in piazza di fronte alla chiesa del paese ed il maniero ha altre proprietà.

Il castello arriverà poi nei beni della famiglia piacentina Scopesi Dalla Cavanna e proprio quest'ultimi a fine '800 lo doneranno al Comune di Calendasco. Nel tempo il maniero, abbandonato, divenne luogo d'accoglienza di sfollati in tempo di guerra e poi nel salone al piano terra vi fu insediato un maglificio, che diede lavoro a tante donne locali.

Va detto che anche quando pochi decenni fa il castrum era abbandonato: mai negli anni nessuna delle amministrazioni comunali lo lasciò diroccare e quando necessitava il tetto veniva sempre rifatto o aggiustato per evitare dannose infiltrazioni.

IL MANIERO AI NOSTRI GIORNI 

Oggi il grande castello di rossi mattoni cotti nelle fornaci antiche che erano una alla località Arena e l'altra appresso al Po al Mezzano, si porge alla cittadinanza restituendo un prezioso bene civico.

Il suo ottimo restauro sta consentendo adesso un uso per varie attività culturali e di aggregazione, potendo calpestare come secoli fa i suoi due grandi saloni storici. Come recitava una strofa dell'Inno di Calendasco, composto da don Federico Peratici nel 1966, possiamo anche noi cantare “stretti intorno al campanile della chiesa ed al turrito e magnifico castello, sorge come un magnifico vascello!”. Il castello di Calendasco è ricco di storia da raccontare.

 

del 24 settembre 2023 di Umberto Battini

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