VISITE AL BLOG N. 190.000 se copi qualcosa cita la fonte per correttezza

27 giugno 2026

IL LEGAME SECOLARE

ANTROPOLOGIA DEL CULTO 
DI SAN CORRADO IN TERRA PIACENTINA 
 
L'antropologia è la scienza che studia l'essere umano nelle sue dimensioni biologiche, sociali e culturali. 
Dal greco ànthropos (uomo) e lógos (studio), indaga l'evoluzione della nostra specie e i diversi comportamenti, credenze e sistemi di vita all'interno delle società. 


Inizia un progetto culturale sulla evoluzione del culto locale di San Corrado Confalonieri, il patrono di Calendasco da più di 400 anni!
Buona parte del progetto si sviluppa sui libri già editati a stampa sul Santo Eremita piacentino, nel particolare quelli degli studi di Umberto Battini.

Non indifferente l'apporto "antropologico" nel libro del 2024 "I Documenti del culto a S. Corrado - Le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare" edizioni Studi Corradiani 2024.
Ricerche e studi che verranno inseriti nel nuovo lavoro a stampa.
 
ANTROPOLOGIA DEL CULTO A SAN CORRADO
IN TERRA PIACENTINA
un progetto a cura di Umberto Battini studioso e storico di S. Corrado



26 giugno 2026

UNA BREVE STORIA DEL ROMITORIO

ROMITORIO PENITENTI E SANTITA'
TRA LONGOBARDI E FRANCESCANESIMO
Ecco un breve "tracciato" storico dell'hospitale medievale di Calendasco
 
foto Umberto Battini

di  Umberto Battini
     Storico di San Corrado e divulgatore 


Lungo l’asse del Po, a soli 8 km dalla città di Piacenza al nord-ovest vi è il piccolo borgo padano di Calendasco (Kalendasco nelle carte longobarde).

Oggi in questo luogo da ormai oltre 25 anni vi è il porto francigeno per eccellenza cioè quello indicato da Sigerico che da qui transpadò verso Corte Sant’Andrea. In antiche carte del 1153 fino ad arrivare al 1184 ed oltre appare citata la Francigena: in capite burgi calendaschi  la strata romea.

Nel piccolo borgo, divenuto nei secoli a passare un luogo prettamente solo agricolo, si conservano alla nostra vista 4 insigni monumenti: il piccolo eremitorio-ospitio, il castello del XIII secolo, il più antico ricetto del sec XI e ovviamente la chiesa della quale ci sono carte longobarde del VIII sec.

Questa volta presentiamo ai lettori una breve storia del romitorio perché fu da qui che prese avvio la conversione di San Corrado Confalonieri che era un penitente terziario poi pellegrino ed eremita del Terz’Ordine di San Francesco.

Nella parte più antica del conventino ospedale francigeno conserviamo la parte longobarda con un pozzo a camicia in cotto.
Nel 1200 era retto da una piccola comunità di terziari o penitenti quelli per l’appunto nati da S. Francesco e poi ben regolarizzati con la bolla del 1289 "Supra Montem".
 
Nel 1280 reggeva il luogo il p. Aristide che qualche documento dà per Beato.
Fu lui che nel 1290 andò a Montefalco a costruire il convento di quella che divenne S. Chiara di Montefalco! 
Finito quel cantiere ritornò in Calendasco (questa storia è attestata addirittura da un antico storico montefalchese) e di questo gli abitanti del luogo dovrebbero essere fieri, ma purtroppo manco mostrano di sapere chi fosse questo padre Aristide.
 
Ma lo stesso S. Corrado Confalonieri, nato nel 1290 nel castello del paese del quale la famiglia fu feudataria per oltre due secoli, è parte storica del piccolo convento-ospedaletto.
 
Difatti dopo l’incendio che causò nel 1315 fu proprio da p. Aristide qui accolto e  ci visse circa dieci anni partendo poi pellegrino verso Gerusalemme e fermandosi poi a vivere da eremita in una nuda grotta tra i monti della Valle di Noto in Sicilia!
Ma questa è un’altra storia che vi proporrò a tempo debito.
 
Il romitorio-ospitio di Calendasco aveva una bella dimensione, se pensiamo che la sala capitolare è tutto sommato di notevole grandezza.
La piccola primitiva chiesetta annessa sorge lungo l’asse stradale, una mappa del 1500 conservata in Archivio di Stato a Parma ci mostra il paese con la chiesa, il castello ed il convento-ospitio fornito di un apprezzabile campanile.

Appena sotto il portico si mostrano le tante piccole porticine che davano alle varie camere della foresteria, mentre la parte conventuale ha una bella scala in cotto, che sale due piani e con le stesse caratteristiche che potete aver notato nei piccoli eremitori francescani umbri.
Possediamo documenti di vari secoli dell’edificio che veniva usato nel 1600 quale luogo di aggregazione della popolazione per riunirvisi previo campana pulsata.
 
Molti atti notarili del paese sono redatti proprio qui, perché il luogo aveva anche un carattere morale, e quindi il notaio rogava in hospitio dicti loci calendaschi a volte subtus portichii altre voltre in camera superiora. 
Anche gli storici del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco della Curia Generalizia di Roma, nei secoli hanno scritto di questo posto che dicono essere uno tra i più importanti, ricordando che nel 1280 proprio a Piacenza si tenne un Capitolo di Penitenti (fratres de penitentia nuncupati).
Questo luogo nel 1300 era appellato “del gorgolare” perché a circa 100 metri vi era un mulino (demolito pochissimi anni fa) le cui acque del rivo macinatore di Calendasco facendo una curva a gomito proprio davanti al conventino e creavano quindi quel perenne rumore delle acque detto gorgogliare.

In questi anni recenti il romitorio-hospitale è stato sapientemente restaurato in ogni parte dal proprietario – devotissimo al pari mio! Di San Corrado! – e sotto al grande porticato d’ingresso abbiamo potuto svolgere i primi due (di cinque) convegni di studi nazionali in onore di S. Corrado, orgoglio di Calendasco! 
In effetti noi ci vantiamo, dati storici alla mano, non solo di avergli dato i natali fisici nel castello, ma anche quelli “spirituali” nel romitorio dei penitenti.
Non di poco conto il famoso Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617, scritto dal Cancelliere e Notaio curiale nel Palazzo Vescovile di Piacenza. 
 
In breve eccovi dunque una sintesi storica del nostro monumento insigne, oggi di proprietà privata, che viene custodito con amore e, posso aggiungere, anche con “venerazione”.

Umberto Battini
Storico di San Corrado e divulgatore 
 
se copi cita la fonte per correttezza
 
 
 

SECCA ESTIVA DEL PO

ECCO COME E' LA SITUAZIONE
APPAIONO I RAMI MORTI DEL PO
Dovuti alla carenza di acque
 
di Umberto Battini 
 
Questo lo stato del Grande Fiume alla data del 25 giugno 2026, la secca estiva incomincia ad essere imponente. Appaiono sabbioni dove dovrebbe invece scorrere acqua di Po.
Che l'estate porti il Po alla secca è sempre stato un dato di fatto, ma con il calo delle nevicate, lo sciogliersi precoce delle nevi, le poche piogge e affluenti in secca, la situazione è sotto agli occhi.
Inoltre i prelievi agricoli per dare acqua alle coltivazioni contribuiscono anch'essi a dar man forte al calo di portata.
Siamo veramente vicinissimi alla secca storica registrata nel 2022.
In varie parti dell'alveo, possono vedersi i "rami del Po morto" completamente in secca, mentre il cosiddetto "Po vivo" scorre lento.
Naturalmente, sebbene la secca sia sotto agli occhi, come anche testimoniano i "raschioni" coperti da pochissimi centimetri d'acqua, e che diverranno nuovi sabbioni emersi, nei prossimi giorni, il Po ha l'alveo principale con la profondità di qualche metro.
Quindi prestare sempre massima attenzione lungo il Grande Fiume. 
Anche le falde acquifere per ora non danno problemi d'estrazione agli agricoltori, e quindi è segno che l'acqua sotterranea di falda ha ancora un ottimo livello. Ma luglio è alle porte, ed è un altro mese poverissimo di piogge e figlio dell'estate calda e del solleone.



EMOZIONE DEL PO

NEL SILENZIO DEL GRANDE FIUME
IL PO FOTOGRAFATO CON LA MIA CANON REFLEX
PER IL PROGETTO ATTIVO DAL 2021  ILMIOVIAGGIOAPO 

Ecco una bella e rara immagine di aprile 2026
fenicotteri rosa nel Po fotografati da Umberto Battini 


ARTE SACRA

OGNI QUADRO SACRO
CONTIENE SIMBOLGIE STORICHE
E SPIRITUALI CHE BISOGNA SAPER LEGGERE

Era una prassi usuale, ed è un dato storico, che l'arte sacra
parlasse al cuore del fedele, raccontando per mezzo di simboli 
storici e spirituali.

Il quadro del XVI secolo ca. della chiesa di Calendasco
che rappresenta il Patrono S. Corrado Confalonieri
ne è un esempio lampante, senza equivoci.
L'arte sacra parla, è una testimonianza, antica e solida.
Nella foto sotto una lettura del dipinto, secondo l'indagine storica
di Umberto Battini, studioso di S. Corrado 




CARTA CANTA

RICERCA E SERIETA'
VANNO DI PARI PASSO
Lo studio e la ricerca corradiana piacentina
 
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado e divulgatore 

San Corrado Confalonieri e Calendasco, tanta documentazione inedita emersa dagli archivi

Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca storica. 

E' quello che iniziai quasi 30 anni fa, così ho fatto io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri, fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che Calendasco vanta oltre 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese da più di quattro secoli!

La Tradizione storica indica in Calendasco il convento del Gorgolare ove erano i frati penitenti terziari che accolgono San Corrado dopo l'incendio!
Lo hanno scritto fior fiore di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E' scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!

L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e che ne è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura: il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo stemma dei Confalonieri.

Tante altre nuove carte importantissime ho ritrovate e verranno rese pubbliche al più presto perchè tutti i devoti sinceri possano sapere della storia e del culto in terra piacentina di San Corrado Confalonieri.

Genericamente a Noto si è sempre detto S. Corrado essere di Piacenza, ma va da sè che è una informazione fittizia, fatta perchè non c'erano notizie certe e ovviamente a Noto, a quei tempi antichi presero per riferimento la città capoluogo dell'Emilia, ove il Santo era originario.

Non avendo notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era piacentino, venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a Piacenza, era molto più semplice parlare della città.
Lo studio che ho potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per almeno oltre i 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche, e anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati.

una pagina del Legato Sancti Conradi del 1617

Quando i Netini scrissero a Piacenza nel 1610 di fare ricerca storica sul Santo perchè a Noto di lui della sua vita piacentina non si sapeva niente, scrissere nero su bianco già però che sapevano da alcuni storici, che era feudatario di Calendasco! 

La ricerca iniziò e la concluse il Vescovo di Piacenza omologando il Legato di San Corrado del 1617 voluto dal Landi e dove il notaio fece in duplice copia il prezioso e importante documento, una carta in più pagine scritta da un notaio e firmata anche dal Vescovo di Piacenza ha un valore di legalità e verità che non sono criticabili!
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio curiale del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era redatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Ma fino a prova contraria, e per il buon senso comune, un atto notarile è inoppugnabile, così come anche al giorno d'oggi.
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315! 
Gli Anziani di Noto che governavano la città nel 1600, scrissero a Piacenza ben 3 lettere nel 1610, chiedendo in una se fosse possibile fare delle ricerche storiche in archivio su San Corrado per sapere di più della sua vita ed anzi essi scrivono che già loro sapevano che fosse stato feudatario di Calendasco!

Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.

Proprio il Vescovo di Piacenza mons. Claudio Rangoni fece compiere una ricerca che diede i suoi frutti e venne messa nero su bianco nell'occasione della scrittura del Legato di San Corrado.
 Il documento notarile si conserva in due copie originali: una in Archivio di Stato a Piacenza ed una in Archivio Parrocchiale a Calendasco!
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvandolo e firmandolo. 
Già nella prima pagina si dice che i Confalonieri furono per vari secoli feudatari di Calendasco paese della diocesi di Piacenza posto al di là del fiume Trebbia.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!

particolare del Romitorio ospitale di Calendasco oggi abitazione privata

Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che "dopo una ricerca sulla vita fisica" su S. Corrado "ut in eius vita publica tipis mandata videre est" - si può con certezza dire che "San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" e cioè che "in eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit" cioè nello stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha avuto la sua origine terrena!
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!

Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, qui ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma" tutto!
E' un atto diplomatico notarile in latino.

Si comprende quindi che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per chiedere più notizie certe, e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le mette nero su bianco, per mano del Notaio e tutto avviene nello stesso palazzo vescovile!
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di scriverlo, e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio l'Autorità religiosa cioè il Vescovo!
A Calendasco San Corrado avevano appurato che vi era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da  oltre 400 anni ormai questo è scritto e affermato, inoltre la certezza storica che già avevamo nel piacentino, era il convento dove si ritirò nel 1315 già nominato da storici antichissimi, e altro dato inoppugnabile è  che Calendasco vanta ben 400 anni di Patronato, cioè  Protettore del paese e della gente di questo luogo.

La ricerca storica antica va rispettata ed accettata perchè da sempre è importante e soprattutto nel caso di San Corrado, del quale a Noto della vita piacentina si conosceva quasi nulla, e infatti scrivono nel 1610 per avere dati in più sul Santo e li ottengono dal Vescovo che accerta quanto detto!

La buona fede, l'apertura della mente e del cuore deve far accettare questo dato, che non cambia niente dal punto di vista devozioale, ma anzi arricchisce e aiuta la venerazione, e Calendasco vanta ancora una documentazione ricchissima di carte sui Confalonieri che furono feudatari per secoli del posto come testimonia anche il castello con il cassonato del soffitto ligneo del 1300 pitturato con lo stemma dei Confalonieri. 

Chi fa ricerca storica seria non può in nessun modo mettere in discussione questo documento che è un atto legale pubblico fatto da un Notaio e Cancelliere di Curia di Piacenza e firmato dallo stesso Vescovo!

Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto, e che per onore del vero va preso molto sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.

Piaccia o non piaccia un documento del genere non può essere criticato ne tacciato di essere falso, per chiunque abbia buon senso e conoscenza di studio del valore legale dei documenti! La scienza che li studia nelle università, si chiama ancora oggi "Diplomatica".

Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore 
 
SE COPI CITA LA FONTE 

IL CAMPI DI PIACENZA

ANCORA TANTO E' DA SCRIVERE
CIRCA SAN CORRADO
La "Vita" del 1614 andava ristampata 
ecco cosa scriveva il Campi 

Ancora del Patrono.

Il sacerdote e canonico Campi diede alle stampe a Piacenza nel 1614 la Vita di San Corrado basandosi sugli storici di Noto quali il Littara e Pugliesi.

Ma già nella sua Historia Ecclesiastica Piacentina data alle stampe tra 1651-1662 nei tre conosciuti volumi, il canonico-storico Campi scrivendo di San Corrado va ammettendo qualcosa d’importante. 

Sapendo d’aver pubblicato un libro impostato tutto sui testi inviati da Noto (lo ammette già da allora!) ebbene nella Historia appunto confessa che sarebbe stato utile nel ristamparsi di nuovo la preallegata Vita, di aggiungervi più altre cose avvenute dapoi…”.  

Leggasi: ricerche sul Santo in terra piacentina.

Vedasi: Legato Sancti Conradi.

Ricordasi: Farnese ucciso dal Confalonieri di Calendasco luogo nel quale il Vescovo di Piacenza scopre e formalizza ufficialmente la nascita del Santo Piacentino! 

Ce n’è ancora di frutti ed abbondanti, che stan maturando di stagione in stagione. Nulla andrà perso.  
 
Umberto Battini
storico di S. Corrado 
 
se copi cita sito web 
 

23 giugno 2026

IL PLACENTINUM FRANCESCANO

E' PIACENTINO L'ABITO FEMMINILE
DELLE TERZIARIE MEDIEVALI
IL CLAMOROSO DATO STORICO:
“vel saltim cum clamide habeant guarnellum sive placentinum album vel nigrum…”

 



22 giugno 2026

IL PO E L'ANTROPOCENE

ANTROPOCENE
ARCHEOLOGIA DI PLASTICA 
Inquinamento plastico che non vorremmo nel Po 

Per secoli tutta la plastica e ogni altro tipo di rifiuto umano non riciclato correttamente e gettato nel letto dei fiumi e torrenti, che poi sfociano nel Po, andranno a rilasciare microplastiche che per centinaia di anni si mischieranno alle acque e ovviamente finiranno nelle falde acquifere.

foto di Umberto Battini per il progetto ILMIOVIAGGIOAPO

 


L'ABITO MEDIEVALE PLACENTINUM

E' PIACENTINO L'ABITO FEMMINILE
DELLE TERZIARIE MEDIEVALI
IL CLAMOROSO DATO STORICO:
“vel saltim cum clamide habeant guarnellum sive placentinum album vel nigrum…”

 

 

PO ESTIVO

LA SECCA ESTIVA DEL PO
UN CALO D'ACQUE COME NEL 2022
Intanto spuntano immensi sabbioni sotto al sole
 
Il motivo della secca viene indicato nelle scarse nevicate, nelle poche piogge primaverili e dai prelievi idrici per irrigazione.
Ma l'estate è sempre stata stagione di magra per il Po.
Certamente i cambiamenti climatici incidono sul dato della portata, ma in certi anni, come nel 2022 e come pare si prepari anche in questo 2026, vedremo una carenza idrica storica o vicino al dato storico.
Il Po mantiene il suo alveo principale pieno d'acqua, e con una buona profondità di qualche metro.
Nella foto sotto la situazione in zona piacentina, dove l'isola in mezzo al fiume è ora raggiungibile a piedi, essendo a secco una parte di alveo.
 

 

19 giugno 2026