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23 settembre 2026

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dati ufficiali ANALYTICS al 23 settembre 2026 



A SANTIMENTO NEL 1451

SANTIMENTO
L'ACQUA E L'ERBA DEL VESCOVO 
 
Anno 1451 l'erba del vicino non è sempre la migliore

di Umberto Battini
    divulgatore storico

particolare da mappa XVI se. grafica U B

Una lettera del Duca di Milano per l'erba
e l'acqua del vescovo di Piacenza

Secondo quanto ci capisco, dalla letteruzza dello Sforza si evince che siccome il suo segretario era un Amidani e cioè lo stesso fratello di sangue del vescovo di Piacenza, bisognava allontanarsi dai prati di Santo Imento ch'erano vescovili e portare i cavalli altrove.

Insomma il proverbio non andava rispettato: l'erba del vicino non è più verde e cioè "siccome l'Amidani è raccomandato e l'erba in questione è del vescovo suo fratello, e siccome quest'ultimo la vuole tenere per sè, per le sue manze e cavalli" non è erba buona per gli altri!

I cavalli vanno dissetati in altro luogo, mica nel Rivo del Vescovo che passava lì. E' d'impaccio e gravezza per il vescovo tutto ciò.

Il commissario per Piacenza (ch'era di Spoleto) deve allontanare la truppa salariata del Duca che è nel piacentino e nel caso particolare di stazza dalle parte Santimentine, per non cagionare danno all'erbetta rugiadosa (forse dimenticando che ci ricavavano concime gratutio!).

Calendasco per fortuna qui non c'entra, infatti i Confalonieri sono Capitanei e Milites vescovili e della città e buoni feudatari del borgo e non davan danno ad altri ne però ne volevano d'altrui.

Eccovi qui trascritta la letterina del Duca Francesco Sforza:



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DIOCESI E FRATI CERCONI

LETTERA DUCALE
DALL'ARCHIVIO DI STATO DI MILANO

La diocesi piacentina voleva vietare la questua ai frati dei monasteri

Umberto Battini
divulgatore storico 

immagine IA

 




Propongo una lettera del Duca di Milano al Vicario del Vescovo di Piacenza. 
Infatti il Vicario non permetteva ai frati 'cerconi' dei tanti monasteri, di girare nella città e diocesi di Piacenza per elemosinare: forse temeva gli fosse "tolto il pane di bocca", fatto è che interviene il Duca affinchè i frati possano farlo in libertà.

La lettera mandata a Piacenza dal Duca Francesco Sforza 
e spedita da Quinzano d'Oglio il 20 agosto 1452 così informa:

Domino vicario domini episcopi Placentini pro fratribus questoribus.
El n'è fatto grave querela per parte deli frati questori per la casa de Sant' Antonio, de San Bono, de San Bernardo, de Sancta Maria de Roncivalia, de San Iacomo et de Sancto Spirito dicendo che contra el debito et consueto gli inhibiti le loro queste in quello dioci[se] de Piasenza, et cum summa instantia n'hanno supplicato voglinie providere nuy non siano spoliati et privati de questa loro preheminentia.

Pertanto, sì perché in summa reverentia havemo et devotione qualunca dele mansione predicte et tuto voriamo fare per observatione et conservatione dele cose loro, sì etiam perché non habiano iusta casone de lamentarse che, più in Piasentina, che in li altri loci gli sia prohibito facto fare le loro cerche, et queste vi scrivemo et carichemo pur assay che, possendo loro debitamente fare queste questarie et che, non deci, nì xx, nì xxx anni, ma xl et l et più siano così usitate, provideati opportunamente che possano così fare nello avenire, ad ciò non si gli dia materia che cum iusta casone si possano agravare, et como si rendemo certissimi che fareti, perché sapiamo seti savio et conosciti quello vole la iustitia in multo maiore cosa non sia questa.

Et così iterato ve ne carichemo.

Data in nostris felicibus castris apud Quinzanum, die xx augusti 1452.

Umberto Battini
divulgatore storico 
 


22 settembre 2026

IBIS SACRO ILMIOVIAGGIOAPO

ERA L'AGOSTO DEL 2024
ECCO LE MIE FOTOGRAFIE
DI QUESTI PENNUTI DAL BECCO DIVERTENTE
In una calda giornata estiva al mattino ed insolitamente abbastanza avvicinabili
ilmioviaggioapo
è un progetto foto e video portato avanti da alcuni anni con un prezioso ricco Archivio
 



I FENICOTTERI ILMIOVIAGGIOAPO2026

NEL SILENZIO DEL GRANDE FIUME
IL PO FOTOGRAFATO CON LA MIA CANON REFLEX
PER IL PROGETTO ATTIVO DAL 2021  ILMIOVIAGGIOAPO 

Ecco una bella e rara immagine di aprile 2026
fenicotteri rosa nel Po fotografati da Umberto Battini 


EL ESCUDO DE LOS CONFALONIERI

LA HISTORIA BAJO LOS OJOS
CASSONATO DE MADERA

EL ESCUDO DE LOS CONFALONIERI
DE CALENDASCO

de Umberto Battini

      estudioso de S. Corrado y divulgador histórico 
 

En el salón superior del castillo de Calendasco, se ha salvado milagrosamente la casona de madera del techo que está toda pintada con el escudo de armas de la casa de los Confalonieri.

Techo de madera del siglo XIV, así como el castillo.
Es el testimonio vivo, que aquí habitaron con orgullo, decorando los ambientes donde vivía diariamente. 

Junto al salón hay también una gran sala, también casona de la misma manera, que es la habitación del nacimiento de San Corrado dei Confalonieri en 1290! Y por supuesto, con los mismos escudos decorativos.

En mis estudios e investigaciones en el Archivo de Estado de Piacenza documenté muy bien parte de la historia del castillo y de los Confalonieri, y esto es legible en mi volumen "S. Corrado Confalonieri - I Documenti Inediti Piacentini" de 2006. 

castillo del siglo XIII de Calendasco que fue feudo de Confalonieri

Hoy las búsquedas han avanzado y mucho, incluso sobre la casa de los Confalonieri del ramo que ha habitado físicamente en Calendasco, dentro del castillo y los expondré en un próximo libro en el que estoy trabajando intensamente desde hace tiempo.

Este techo arqueado, es también una prueba enérgica de la presencia activa y muy noble de los Confalonieri aquí en este castillo de Calendasco: fueron feudatarios muy amados.
En cierto modo fuera de los esquemas de aquella edad media que nos hace creer que los feudatarios son todos desplazados o explotadores, y en el próximo volumen también se tratará este hecho.

Un hecho único es el de los Confalonieri en Calendasco que en ningún otro lugar del territorio piacentino donde habitaban residentes de la casa, podemos encontrar huellas profundas de su habitar como feudatarios avariados.

Un castillo defensivo pero al mismo tiempo habitado de forma estable por los Confalonieri, aunque esto nos puede parecer extraño hoy en día por el hecho de que este castillo, ahora desnudo, es espartano y masivo, pero los hechos y documentos de la época hablan diferente.
 
Umberto Battini 

estudioso de San Corrado y divulgador histórico

FOTOGRAFIE DI UMBERTO BATTINI



L'AREA DELL'INCENDIO CORRADIANO

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
    agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.

Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? 
A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo preso dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini

il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato e dei Fondi citati

se copii cita autore e web  
 


20 settembre 2026

IL CASTELLANO DI CALENDASCO NEL 1547

Loisi Confalonier 1547
FEUDATARIO  PASSATO ALLA STORIA
Da Calendasco a Piacenza nel PLAC

di  Umberto Battini
      storico locale/agiografo di San Corrado Confalonieri

PallavicinoLandiAnguissolaConfalonieri
 
Il famosissimo quartetto, che dai cognomi dei feudatari congiurati, venne passato alla storiografia con l’iniziale del loro cognome e da qui il PLAC (che era anche l’abbreviazione però riferita a Piacenza, sulla moneta coniata dal povero assassinato).
 
Tra i maggiori nobili piacentini era appunto anche Giovanluigi Confalonieri castellano e feudatario di Calendasco; Giovanluigi amava Calendasco, quel piccolissimo borgo a due passi dal fiume Po e a quattro passi dalla città.
 
E’ molto interessante un fatto: i quattro del PLAC per “passare” la città all’imperatore Carlo V si unirono in congiura per disfarsi del dominio Farnese.
 
Era stato nominato a capo del ducato di Parma e Piacenza il figlio di papa Paolo III Farnese, cioè Pierluigi. 
Tralascerò di entrare in dettagli o diatribe storico/politiche che nel tempo e fino al tutt’oggi ci sono tra gli storici: cioè se questo omicidio abbia o meno portato benefici alla città di Piacenza.
 
Pierluigi Farnese in un ritratto del Tiziano e il castello dei Confalonieri a Calendasco

Noi di Calendasco vantiamo nei Confalonieri appunto due insigni personaggi: uno è il santo francescano Corrado (nato nel castello del paese nel 1290) e l'altro Giovanluigi, congiurato nel 1547.
 
Stessa casata ma due stoffe diverse, anche se, nei carteggi d’archivio di Stato che ho potuto visionare mai mi è apparso un fatto negativo di questa casata dei Confalonieri nei confronti del bene del paese di Calendasco che dominavano in tutto il suo circondario, ma anzi apparivano molto ben disposti verso la gente e l’arciprete che reggeva la loro parrocchia.
 
L’assassinio avvenne il 10 settembre 1547. 
Il papa stesso aprì un’indagine. 
 
Qualche anno dopo Piacenza tornò nelle mani dei Farnese ma per la confisca dei beni del congiurato ci vollero quasi 40 anni! E l’unica vendetta dei Farnese sul Confalonieri di Calendasco fu che lui dovette andare a vivere fuori dal ducato, e si scelse Milano dove fu creato Capitano di Giustizia! 
 
Ed i proventi della vendita del castello di Calendasco e di tutto il suo ricco feudo, furono versati dal Landi direttamente a Giovanluigi. Ed il Landi fu per Calendasco un degno feudatario successore dei Confalonieri. 
Ma in un prossimo mio lavoro, un voluminoso libro/studio si conterranno anche documenti e più precise notizie su questo ed altri fatti che fan bella la nostra terra, ricca di storia e aneddoti dimenticati.
 
Umberto Battini


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IL CAVALLO DA POCO ANNO 1219

IL RONZINO PAGATO CARO
DAL COMUNE DI PIACENZA NEL 1219
 
 
da ILPIACENZA.it quotidiano online
di domenica 20 SETTEMBRE 2026
articolo di UMBERTO BATTINI
 

 

 

REPENTITE NEL MEDIOEVO

UN ARTICOLO STORICO IMPORTANTE
LE EX PROSTITUTE CONVERTITE 
dal quotidiano online ILPIACENZA.it
 
articolo del 13 settembre 2026
di Umberto Battini
 



IL RONZINO ANNO 1219

UN CAVALLO DI POCO CONTO
RISARCITO DAL COMUNE DI PIACENZA
AD UN SERVO NEL 1219

articolo di Umberto Battini
dal quotidiano online ILPIACENZA.it
di domenica 20 settembre 2026