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24 settembre 2026
DATI REALI
PRETI DI CALENDASCO
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Orso 804 Presbiter di Calendasco
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Stabelfredus 892 Presbiter di Calendasco
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Guglielmo De Ferraris 1462 Rettore
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Antonio Delmiglio 1548 Rettore fino al 1565
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Luca Angelo Palmolini 1565 Rettore fino al 1584
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Ottaviano Delmiglio 1584 Rettore fino al 1592
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Lodovico Pozzi 1592 Rettore fino al 1595
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Gian Luca Comini 1595 Rettore fino al 1605
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Marco Antonio Ciavaroni 1605 Rettore fino al 1614
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Giovan Battista Martani 1614 Rettore fino al 1619
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Orlando Malchiodi 1619 Rettore fino al 1622
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Lazzaro Costamezzana 1622 Rettore fino al 1637
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Innocenzo Malosteri 1637 Rettore fino al 1640
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Bernardino Cernuschi 1640 Rettore fino al 1661
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Giuseppe Molinari 1670 Arciprete fino al 1679
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Alessandro Marzolini 1679 Arciprete fino al 1707
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Alessandro Giovani Marzolini 1707 Arciprete fino al 1754
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Lodovico Baccini 1754 Arciprete fino al 1808
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Antono Cavallotti 1808 Arciprete fino al 1812
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Giuliano Guglieri 1812 Arciprete fino al 1849
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Giovanni Brugnoni 1849 Arciprete fino al 1857
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Angelo Bacchetta 1857 Arciprete fino al 1881
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Eugenio Chiesa 1881 Arciprete fino al 1896
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Egidio Agazzini 1896 Arciprete fino al 1896
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Giovanni Caprara 1897 Arciprete fino al 1938
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Giuseppe Castiglioni 1938 Arciprete fino al 1955
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Federico Peratici 1955 Arciprete fino al 1983
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Francesco Pallastrelli 1984 Arciprete fino al 1996
Carlo Maria Ossola 1997 Arciprete fino al 2002
sono poi seguiti don Silvio Cavalli, mons. Massimo Cassola, don Fabio Battiato, don Fabio Galli e prenderà ministero verso fine 2026 don Matteo Di Paola
RAGGUAGLI SULLA CHIESAE DETTAGLI STORICICostruita su di un rialzo di terra protettivo in epoca longobardadi Umberto Battinistorico di S. Corrado e divulgatore
interno della chiesa di Calendasco foto di Umberto Battini
Dirò della chiesa: la parrocchiale di Santa Maria. E’ di fondazione longobarda lo dicono le pergamene del Codice Diplomatico Longobardo. Ce ne sono di scritte a Calendasco e Trevozzo ma anche a Pavia e pure a Milano in Santambross’ e ci richiamano il presbitero del momento abitante in Kalendasco. Notarili del 769, 784, 804, 892 etc etc.La più grandiosa ristrutturazione fu svolta nel 1734. Poi nel 1970-71 ci fu quella di don Federico Peratici per il giusto adeguamento al Vaticano II (su questa faccenda avrò da rievocare di più a tempo debito).La chiesa prima del 1734 era “quasi quadrata” – fere quadrata dice una carta del tempo!Con le capriate e il pavimento di legno: non sorprende! la chiesa è scritto essere costruita su monticello e quindi ben al riparo dalle piene umidicce e malsane del Po. Era quindi un luogo elevato quel tanto che bastava a mantenere i piedi sull’asciutto, paro paro è ancora uguale oggi.C’è anche (ben nascosta ma c’è) una antica finestra in ordine romanico, tra due muri – uno posticcio ed uno originale, è un rimasuglio coi baffi, un documento lapideo che vale oro, un testimone muto che urla (tipo Legato Sancti Conradi!).CHIESA D'ORIGINE LONGOBARDALe chiese longobarde non di rado han fattura a pianta quadra, architettura in uso negli identici anni tra i bizantini che eran padroni fino a Modena.Sappiamo il nome di due nostri vecchi preti longobardi: ed ecco apparire Stabelfredus e Orso che sopra al conto erano anche potenti, con proprietà immobili in luoghi ben oltre la terra piacentina. Officiavano a Kalendasco con diritto di decima sui poveri rurali del posto.Decima al prete, così tanto per cambiare. In fin dei conti un piatto di zuppa te lo concedevano sempre nello xenodochio, quasi a tutte le ore, bastava bussare. Toc toc toc.Molto altro materiale storico su questa chiesa, lo ho già pubblicato, più dettagliato, nei libri ed in alcuni articoli precisi storici.se copi cita la fonte
L'UOMO DI CALENDASCO CHE E' SANTO
23 settembre 2026
A SANTIMENTO NEL 1451
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e l'acqua del vescovo di Piacenza
Insomma il proverbio non andava rispettato: l'erba del vicino non è più verde e cioè "siccome l'Amidani è raccomandato e l'erba in questione è del vescovo suo fratello, e siccome quest'ultimo la vuole tenere per sè, per le sue manze e cavalli" non è erba buona per gli altri!
I cavalli vanno dissetati in altro luogo, mica nel Rivo del Vescovo che passava lì. E' d'impaccio e gravezza per il vescovo tutto ciò.
Il commissario per Piacenza (ch'era di Spoleto) deve allontanare la truppa salariata del Duca che è nel piacentino e nel caso particolare di stazza dalle parte Santimentine, per non cagionare danno all'erbetta rugiadosa (forse dimenticando che ci ricavavano concime gratutio!).
Calendasco per fortuna qui non c'entra, infatti i Confalonieri sono Capitanei e Milites vescovili e della città e buoni feudatari del borgo e non davan danno ad altri ne però ne volevano d'altrui.
Eccovi qui trascritta la letterina del Duca Francesco Sforza:

DIOCESI E FRATI CERCONI
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La lettera mandata a Piacenza dal Duca Francesco Sforza e spedita da Quinzano d'Oglio il 20 agosto 1452 così informa:
Domino vicario domini episcopi Placentini pro fratribus questoribus.
El n'è fatto grave querela per parte deli frati questori per la casa de Sant' Antonio, de San Bono, de San Bernardo, de Sancta Maria de Roncivalia, de San Iacomo et de Sancto Spirito dicendo che contra el debito et consueto gli inhibiti le loro queste in quello dioci[se] de Piasenza, et cum summa instantia n'hanno supplicato voglinie providere nuy non siano spoliati et privati de questa loro preheminentia.
Pertanto, sì perché in summa reverentia havemo et devotione qualunca dele mansione predicte et tuto voriamo fare per observatione et conservatione dele cose loro, sì etiam perché non habiano iusta casone de lamentarse che, più in Piasentina, che in li altri loci gli sia prohibito facto fare le loro cerche, et queste vi scrivemo et carichemo pur assay che, possendo loro debitamente fare queste questarie et che, non deci, nì xx, nì xxx anni, ma xl et l et più siano così usitate, provideati opportunamente che possano così fare nello avenire, ad ciò non si gli dia materia che cum iusta casone si possano agravare, et como si rendemo certissimi che fareti, perché sapiamo seti savio et conosciti quello vole la iustitia in multo maiore cosa non sia questa.
Et così iterato ve ne carichemo.
Data in nostris felicibus castris apud Quinzanum, die xx augusti 1452.
22 settembre 2026
I FENICOTTERI ILMIOVIAGGIOAPO2026

EL ESCUDO DE LOS CONFALONIERI
LA HISTORIA BAJO LOS OJOS
CASSONATO DE MADERA
EL ESCUDO DE LOS CONFALONIERI
DE CALENDASCO
de Umberto Battini

En el salón superior del castillo de Calendasco, se ha salvado milagrosamente la casona de madera del techo que está toda pintada con el escudo de armas de la casa de los Confalonieri.
Es el testimonio vivo, que aquí habitaron con orgullo, decorando los ambientes donde vivía diariamente.
Junto al salón hay también una gran sala, también casona de la misma manera, que es la habitación del nacimiento de San Corrado dei Confalonieri en 1290! Y por supuesto, con los mismos escudos decorativos.
En mis estudios e investigaciones en el Archivo de Estado de Piacenza documenté muy bien parte de la historia del castillo y de los Confalonieri, y esto es legible en mi volumen "S. Corrado Confalonieri - I Documenti Inediti Piacentini" de 2006.
Este techo arqueado, es también una prueba enérgica de la presencia activa y muy noble de los Confalonieri aquí en este castillo de Calendasco: fueron feudatarios muy amados.
En cierto modo fuera de los esquemas de aquella edad media que nos hace creer que los feudatarios son todos desplazados o explotadores, y en el próximo volumen también se tratará este hecho.
Un hecho único es el de los Confalonieri en Calendasco que en ningún otro lugar del territorio piacentino donde habitaban residentes de la casa, podemos encontrar huellas profundas de su habitar como feudatarios avariados.
Un castillo defensivo pero al mismo tiempo habitado de forma estable por los Confalonieri, aunque esto nos puede parecer extraño hoy en día por el hecho de que este castillo, ahora desnudo, es espartano y masivo, pero los hechos y documentos de la época hablan diferente.
Umberto Battini
FOTOGRAFIE DI UMBERTO BATTINI
L'AREA DELL'INCENDIO CORRADIANO
La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia.
La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani.
La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare.
Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri?
Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
20 settembre 2026
IL CASTELLANO DI CALENDASCO NEL 1547
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| Pierluigi Farnese in un ritratto del Tiziano e il castello dei Confalonieri a Calendasco |
IL CAVALLO DA POCO ANNO 1219













