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18 ottobre 2026
VENTI MULINI ANNO 1180
SOME RELEVANT QUESTIONS ON CALENDASCO CASTLE
ON CALENDASCO CASTLE
There are sometimes very "curious" data circulating
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| Calendasco Castle photo UB |
In fact, there are truly "extensive" data circulating that some can even believe in good faith.
But is that really the case?
Question 1
Has the castle ever had 4 towers? Let's say clearly: no!
Yet this extremely false figure is circulating.
The castrum as you see it has always had only one tower, cylindrical, next to the drawbridge.
But in some books, the data circulates, and some even today, with extreme ignorance, support it. To come to see is to believe: one tower only.
Did it belong to other feudal lords before the Confalonieri?
First of all came the episcopal reception! Then the castle: have you seen the castle notarial deeds of anyone other than the Confalonieri?
Some tips led us to check. A long time ago already.
Some misunderstanding of reading ancient notarial papers about the fact.
It's not raining on the Confalonieri. Not even on the time of the birth of Saint Conrad (1290).
But this is not the place to give data, cards, of the fact!
Do not forget the Legate of 1617, notary of the Curia.
Question 3
Some wrote that it was "destroyed at the base" by the Ghibellines of Piacenza in the 14th century.
Someone repeats it, so "copy and paste" to this day!
But does this seem like a true historical fact to you? In your opinion was it really razed to the ground and destroyed?
Here too we are not putting the answer now, but on the other hand in black and white in due course.
In the meantime, let's answer the "fact" of whether this happened or not, your intelligence.
Did the Farnese have a hard hand with the Confalonieri of Calendasco? (Not from other places as we know). So also about the cult of San Corrado in Piacenza?
And this is because of Confalonieri, feudal lord and inhabitant and resident of Calendasco, who killed the son of Pope Paul III, Pierluigi Farnese, with others in the city of Piacenza in 1547?
Unfortunately, the cult was stopped in Piacenza and its territory, until the expulsion, 40 years after the event, of the feudal Confalonieri of Calendasco. Paper in hand, from the originals.
A historical answer exists. To every question. Just look for her! Sometimes you can't achieve the intent, then you have to use "historical intelligence" by connecting data and dates.
For concreteness, we will then provide data from each book, author, page, and year of publication where the many incorrect data are cited.
historical popularizer
17 ottobre 2026
IMPONENTE MANIERO
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il castello che era feudo guelfo dei Confalonieri a Calendasco (Piacenza) foto ottimizzata con IA
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L'ANACORETA SAN CORRADO
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La grotta inglobata nel SANTUARIO a Noto
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Qui comincia il periodo che chiameremo”classico” della vita di San Corrado. E’ tutta una serie di meraviglie, che ti riempiono l’anima e ti esaltano. Fra Guglielmo lo accoglie fraternamente, gli assegna una povera cella presso la sua e un po’ di fieno per letto. Di ciò Corrado è contentissimo, e nel tempo che ivi passa stringe tale intimità con Guglielmo, al quale torna poi vantaggiosa consentendogli di apprendere alla scuola di Corrado il segreto della vera santità. E Scicli deve il suo fulgido astro al Sole di Noto.
Intanto i fiumi di sapienza celeste che fluiscono dal suo labbro, nonché lo splendore dei suoi esempi e dei suoi portenti lo hanno fatto conoscere nella sua vera luce. L’anima del popolo che intuisce lo ha già caratterizzato. Egli non è più il povero pellegrino, nemmeno il compagno e discepolo di Guglielmo, ma il Santo.
S’accresce pertanto il numero dei visitatori e ammiratori. Pietro Buccheri, il figlio di Guglielmo come alcuni altri dediti al mondo, on vede di buon occhio il nuovo compagno del padre, né che egli ne segua l’esempio in una forma di vita austera e penitente. Quest’animosità non turba Corrado, bensì dispiace all’umiltà sua l’ossequio degli altri; e gli pesano tante visite che gli interrompono le meditazioni e le preghiere. Egli brama la solitudine e anela a maggior austerità ed asprezza di vita.
Ed eccolo fuggire inosservato nella famosa grotta dei Pizzoni, la quale passerà alla posterità con il nome di “Grotta di S. Corrado”. Essa s’interna ai piedi di un’aspra roccia che sembra fatta per predisporre lo spirito ad inabissarsi nella meditazione delle cose eterne.
Lasciamo che Corrado la santifichi con la sua presenza e l’illustri coi suoi portenti, e il ruvido speco si trasformerà in uno dei santuari più famosi dell’Italia, meta di innumerevoli pellegrinaggi. Tutto contento vi passa in preghiera e digiuno i primi due giorni: poi va ad elemosinare un po’ di pane e torna alla grotta.
Questa da allora in poi è la sua vita. Viene a Noto per l’adempimento dei doveri di religione; ogni venerdì va alla chiesa del Crocifisso. Le sue giornate trascorre solitario al suo romitaggio nella orazione, nelle penitenze e nel lavoro. L’unione con Dio è l’aspirazione della sua vita.
Appende alla parete della caverna un crocifisso; per letto, tavolo, sedile gli basta il piano sassoso della grotta. Per suppellettili, una zucca seccata per tenervi un po’ d’acqua e pochi arnesi per andar coltivando quel terreno deserto. Lo scarso pane lo chiede in elemosina il sabato a Noto ed Avola. Oh, se quella grotta potesse parlare, quali meraviglie non si svelerebbero al nostro sguardo! Noi vedremmo Corrado nel’ambiente divino delle estasi, delle visioni di cui il cielo lo favorisce: nella ruvida grotta teatro di tante meraviglie, noi ammireremmo un riflesso del cielo, un prolungamento del Paradiso!
Bartolo Longo, notaro, vuol mandare all’amico Corrado un paio di fiaschi di vino. Il servo cammin facendo pensa tra sé che all’eremita può bastarne uno; l’altro lo nasconde tra i cespugli. “Dov’è l’altro fiasco che hai nascosto?” gli domanda scrutandolo negli occhi fra Corrado. “Bada – replicò poi – che una serpe vi sta sopra: che non ti morda quando lo pigli!”.
Andando un devoto a visitarlo è sorpreso da repentino temporale. Si nasconde in una grotta e vi si addormenta. Fra Corrado vede in spirito l’imminente pericolo di colui e, pregando và a svegliarlo. Dopo pochi momenti un fulmine colpisce la grotta: l’avrebbe incenerito.
Nicola Vassallo vuol mandare al buon eremita una forma di cacio, ma la moglie sostiene sia sufficiente metà. Il Vassallo insiste, e il figlio si presenta alla grotta con la forma intera. Fra Corrado divide il formaggio dicendo al giovanetto: “Questa metà è di tua madre e questa di Gesù Cristo”. Pensa una volta l’Anacoreta di staccare dalla sua grotta un masso ingombrante, e chiama in aiuto dei giovani.
Quando questi vedono di quale pietra si tratta gli dicono che è impossibile a sì poche braccia di smuoverlo. Ma Fra Corrado fiducioso in Dio, fatto il segno della croce, li prega di provar visi; ed egli da una parte, gli altri dall’altra vi riescono con mirabile facilità. Rientrato nel’antro, nel quale essi hanno visto non esservi nulla, ne porta fuori pani caldi, che distribuisce. I giovani restano attoniti al doppio prodigio. Ed uno di essi anzi vuole ad ogni costo rimanere col Santo come eremita, ma non sa poi perseverare nel buon proposito.
“Padre – lo prega un giorno un amico – io voglio che oggi veniate a mangiare a casa mia, ché ho comperato dei pesci; vi prego per carità di venire” . E il Santo: “Dio rimeriti la vostra anima per tale carità; ma non fa bisogno per oggi”. Alle insistenze gli dice che i pesci da lui comperati sono stati già preda del gatto. L’amico tornato a casa trova appunto per ciò in collera la moglie.
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particolare portone bronzeo Cattedrale di Noto San Corrado se ne va a caccia
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16 ottobre 2026
PADRE GABRIELE ANDREOZZI
Padre Gabriele Andreozzi TOR S. Francesco
Tante volte, per la Patronale del 19 febbraio di S. Corrado, è stato ospite di famiglie a Calendasco ed ha concelebrato la Messa Solenne.
I TERZIARI A CALENDASCO
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CASTELLO DI CALENDASCO (PIACENZA) DEL XIII secolo foto elaborata con IA
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II 18 agosto 1289, con la Bolla "Supra Montem", Niccolo IV approvò definitivamente la regola di questo nuovo movimento francescano: Terziari penitenti. Parallelamente alcuni terziari andarono rivelando il desiderio di lasciare gli impegni familiari e lavorativi, per vivere in fraternità, praticando i consigli evangelici votati al servizio dei bisognosi, all'assistenza agli ammalati e governando ospizi per pellegrini.
Fu cosi che il Terz'Ordine di San Francesco si divise in Terz'Ordine Secolare ed in Terz'Ordine Regolare (T.O.R.).
Quest'ultimo venne riconosciuto da Papa Niccolò V, come ordine canonicamente istituito all'interno della famiglia francescana, con la Bolla "Pastoralis Officii" del 20 luglio 1447. Calendasco, piccolo centro a pochi chilometri da Piacenza, situato lungo la Via Francigena, vide germinare una delle prime fraternità del Terz'Ordine Regolare, insediatasi verso l’anno 1270 nella zona in Cò di Borgo chiamata dai locali "Gorgolare".
Quest'eremo-ospizio serviva precipuamente come luogo di sosta e di ristoro per coloro che, una volta passato il fiume Po, erano diretti verso mete distanti. Provvisto di un proprio oratorio con congiunto il campanile, era, con la chiesa ed il castello una delle tre strutture più incidenti di Calendasco.
L’appellativo "Gorgolare" si desume dal peculiare rumore costante dell'acqua del canale limitrofo all'ospizio francescano, che serviva la ruota di un mulino.
Si riporta che la prima fratellanza terziaria di Calendasco fosse composta da cinque penitenti laici, sotto la guida del superiore Fra Aristide.
Singolare quanto leggiamo nel saggio storico "II Terz'Ordine Regolare di S. Francesco attraverso i secoli" di Padre Raffaele Pazzelli TOR: " II terzo luogo di cui ci è stata tramandata memoria è il convento - eremitaggio di Calendasco presso Piacenza. Sin dal 1280 - 1290 esisteva qui una comunità di eremiti, sotto l'obbedienza di Frate Aristide, lo stesso che nel 1290 venne a Montefalco a trovare la Beata Chiara. Dopo la costruzione di quel convento lasciò a Montefalco alcuni suoi frati e ritornò a reggere la sua comunità nel Piacentino".
Nel 1315 il giovane Corrado Confalonieri, nativo di Calendasco ed illustre esponente di una delle più importanti famiglie dell'epoca, fece il suo ingresso nella comunità terziaria del suo paese natale dopo il fatto dell'incendio causato durante la caccia.
15 ottobre 2026
13 ottobre 2026
IL ROMITORIO DI CALENDASCO

A non molta distanza da Piacenza, e precisamente nel luogo ove sorge l'attuale borgo di Calendasco, molti anni prima dei fatti del nostro Corrado era in gran fama un convento di eremiti del Terz'Ordine, dove, appartate dal mondo tra le preghiere, la penitenza e il lavoro manuale, anime assetate di evangelica perfezione vivevano nell'esercizio delle più eroiche virtù.
Il luogo veniva detto dagli antichi storici, del «Gorgolare» e doveva trovarsi, con tutta probabilità, proprio all'inizio del moderno abitato.
(Infatti il molino posto poco discosto dal luogo dei Penitenti, aveva il canale delle acque che davanti all’hospito piegava a gomito verso destra, in direzione del borgo; le acque che facevano girare la grande pala creavano ovviamente un salto imponente che andava a creare quel rumore caratteristico che nel linguaggio comune chiamiamo gorgoglio e da qui la derivazione antica che indicava il luogo presso al Gorgolare ndr)
Entrando, infatti, per la via principale si scorge a sinistra una costruzione assai antica, la quale, per quanto rimaneggiata, ritiene ancora caratteristiche sia di antichità che di convento.
A fianco dell'ingresso, in avanti, col prospetto sulla pubblica via, un ambiente, adibito ora ad uso profano, mostra evidente la sagoma di una chiesetta, che gli abitanti indicano come il luogo ove il Santo vestì l'abito religioso.
L'esistenza di questo romitorio si può storicamente far risalire al 1280-1290. Era a capo della religiosa comunità, in tale periodo, Fra Aristide, al quale qualche documento dell'epoca dà il titolo di Beato, ma che certamente era uomo di grande prudenza e di singolari virtù.
Verso il 1290 come abbiamo altrove detto, venne invitato da S. Chiara a recarsi in Montefalco, in Umbria, per essere da lui spiritualmente diretta e per essere nel contempo istruita intorno alla pratica della professione dei tre voti monastici, già in uso in quella sua comunità del piacentino.
Sollecitato dalla generosità dei signori Bennati, costruì in Montefalco il convento di S. Rocco, che divenne uno dei più rinomati dell'Ordine, poiché vi fu celebrato nel 1448 il primo Capitolo Generale. Cosicché sappiamo con certezza che la comunità religiosa del Gorgolare di Calendasco, della quale era a capo Fra Aristide, esisteva almeno fin dal 1290.
Ora fu appunto a questo antico e solitario romitorio del nostro Terz'Ordine che nel 1315, dopo avere atteso per un paio d'anni alla definitiva sistemazione dei suoi molti beni e delle gravi pendenze, scaturite dal fatto dell'incendio, che Corrado venne umilmente a bussare per essere accolto tra gli umili eremiti del Poverello d'Assisi.
Il perché egli si sia precisamente diretto a questo convento del Terz'Ordine e non ad altro luogo più remoto da Piacenza, ove avrebbe potuto vivere in maggior nascondimento, non sapremmo propriamente dirlo.
Forse fu la grande fama di santità o la personale conoscenza di Fra Aristide ad attirarvelo, come pure poté essere il fatto che il romitorio gli era già familiare trovandosi vicino al suo castello se non addirittura nell'ambito delle sue stesse possessioni calendaschesi.
dal libro San Corrado Confalonieri Patrono di Noto, edito a Noto 1984, di p. Giovanni Parisi TOR
SE COPI CITA LA FONTE12 ottobre 2026
ERA IL GENNAIO 1482
Le truppe inviate da Ludovico Il Moro Signore di Milano
PIACENZA E LE LETTERE DEL DUCA
10 ottobre 2026
NASCE NEL 1290 NEL GRANDE FORTILIZIO
9 ottobre 2026
THE “SANCTI CONRADI LEGATE”
by Umberto Battini
historian of S. Corrado
| image of the year 1917 of Calendasco, the square with the church |
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A copy is preserved in an original ink, in the State Archives of Piacenza in the Notarial Fund.
The important document was published in full, both in photographic format, and in the Latin transcription and Italian translation in the book “S. Corrado Confalonieri - I Documenti Inediti Piacentini” published in 2006 by Umberto Battini.
That book also contains a historical critique of the notarial document, of crucial importance for the history of the Holy Hermit.
The Legate written in the Curia is approved and decreed by the Bishop of Piacenza who publicly approves it. The notarial deed states that the Confalonieri family had been feudal lords of Calendasco for centuries.
It is written down in black and white that after an investigation into the public life of Saint Corrado, it has been concluded that the Saint was physically born in the town of Calendasco.
It is written that for all these very reasons, the Saint elected Patron Saint was to be most venerated in that country.
As we have seen from the documentation, in fact the local cult in Calendasco was very strong.
In that distant Middle Ages, who in the Sicilian land of Noto could have known of a small town called Calendasco, a fiefdom of the Santo family who lived among them?
And we must not forget a historical event that is also crucial to the events in Corradi: the murder of Pope Paul III's son in Piacenza, Pier Luigi Farnese, by the conspirator Giovan Luigi Confalonieri, a feudal lord living in Calendasco: it was September 10, 1547.
From that moment the cult towards St. Corrado suffered a strong “stop” to its spread in Piacenza and in particular in the town of the Confalonieri: Calendasco.
After the saint's death in 1351, given his distance from his homeland, it became more convenient to define him according to the case “of Piacenza” or “Piacentino” in a general sense.
In a predictable manner, after the 1617 curia deed that testifies to his birth in the village, as the documents recorded clearly show, Piacenza's cult was concentrated only on Calendasco.
The two monuments: the 13th-century castle, the Confalonieri fiefdom, and the convent hospital for pilgrims, the Saint's first retreat after the fire, encouraged the Noble Patron to bring prestige to the local church, founded in the 8th century.
From 1617, a chapel with an altar for Holy Mass was built in the church, it was completely decorated, and the large painting that still stands there in plain sight to devotees was placed.
Also important is the 1971 fresco in the apse, where the majestic Saint Corrado stands among the saints next to the crucified Christ; a fresco painted by the Piacenza painter Luciano Ricchetti.
historian of S. Corrado

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