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13 settembre 2026
DUE SANTI TERZIARI FRANCESCANI
SAN ROCCO PELLEGRINO
SAN ROCCO
TANTE INCOGNITE STORICHE
Ecco alcuni aspetti curiosi

Ben sappiamo che le questioni sulle date di nascita e morte sono dibattute ed incerte ma ad ogni modo sui fatti storici c’è da riflettere e non cambiano di una virgola se è vissuto ad inizio 1300 oppure dopo la metà di quel secolo.
Domanda uno:
come mai si tramanda e non in pochi testi attenzione! che prese dimora vicino a Sarmato in un capanno tra la vegetazione posto non lontano dal fiume Trebbia ?
A Sarmato c’è il fiume Po al suo nord e ad est a circa 5 km il fiume Tidone mentre il fiume Trebbia è a circa 15 km più ad est vicino a Piacenza.
Domanda due:
come mai in alcuni testi si parla di Sarmato e di una grotta per alloggio?
Probabilmente un retaggio poetico? Qui in queste aree padane prossime al fiume Po di grotte proprio geograficamente non è possibile averne traccia.
Domanda tre:
Era un terziario francescano?
Pare proprio di sì perchè papa Paolo III lo inserisce nel Catalogo Ufficiale del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco nel 1547 con una Bolla la “Cum a nobis”.
Quando queste avviene è perchè viene presentato del materiale storico e studiato ed approvato dalla Santa Sede, anche in quel tempo, non siate così ingenui da credere che il papa al mattino si sveglia e solo perchè l’Ordine Terziario gli chiede questo atto, il papa così lo fa come bere un bicchier d’acqua!
Domanda quattro:
Perchè il culto è approvato dalla Santa Sede solo nel 1629?
Circa l’approvazione Ufficiale del culto religioso di S. Rocco fatta da papa Urbano VIII nel 1629 è un atto Ufficiale del Vaticano che riconosce questo culto che da tempo memorabile si rendeva al Santo, perchè erano i Vescovi locali che avevan questo potere e prerogativa, magari anche col semplice consenso della Santa Sede.
Urbano VIII quindi supera queste difficoltà passate mettendo il sigillo Vaticano della Chiesa Universale sulla antica venerazione!
Domande che han già qualche ottima risposta a nostro avviso ma che senza dubbio possono essere più dettagliate proprio per comprendere di più e meglio: ad ogni modo S. Rocco resta un potente Intercessore che è vissuto realmente, qui in questo nostro mondo, su questa terra, e nel piacentino ha trascorso parte della sua vita!
Che sia stata ad inizio 1300 o qualche decennio dopo, poco cambia!
E le domande restano.
12 settembre 2026
RICERCA STORICA TENACE
VANNO DI PARI PASSO
San Corrado Confalonieri e Calendasco, tanta documentazione inedita emersa dagli archivi
Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in
Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca
storica.
E' quello che iniziai quasi 30 anni fa, così ho fatto io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte
preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte
invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare
carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri,
fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di
importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che
Calendasco vanta oltre 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e
Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese
da più di quattro secoli!
Lo hanno scritto fior fiore
di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario
francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna
del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E'
scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di
Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel
documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!
L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a
testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e
che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e
che ne è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura:
il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo
stemma dei Confalonieri.
NOTIZIE SCOPERTE CON IL PASSAR DEL TEMPO
Non avendo
notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era
piacentino, venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto
come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a
Piacenza, era molto più semplice parlare della città.
Lo studio che ho
potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per
almeno oltre i 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche, e
anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli
affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati.
![]() |
| una pagina del Legato Sancti Conradi del 1617 |
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio curiale del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era redatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315!
Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvandolo e firmandolo.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!
![]() |
| particolare del Romitorio ospitale di Calendasco oggi abitazione privata |
Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a
quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che
"dopo una ricerca sulla vita fisica" su S. Corrado "ut in eius
vita publica tipis mandata videre est" - si può con certezza dire che
"San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" e cioè che "in
eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit" cioè nello
stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha
avuto la sua origine terrena!
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!
IN EODEM LOCO
Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, qui ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una
carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un
documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e
allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma"
tutto!
E' un atto diplomatico notarile in latino.
Si comprende quindi
che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era
solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per
chiedere più notizie certe, e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le
mette nero su bianco, per mano del Notaio e tutto avviene nello stesso palazzo
vescovile!
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di
scriverlo, e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio
l'Autorità religiosa cioè il Vescovo!
A Calendasco San Corrado
avevano appurato che vi era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius
vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di
buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato
storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da oltre 400 anni ormai questo è scritto e affermato, inoltre la certezza storica che già
avevamo nel piacentino, era il convento dove si ritirò nel 1315 già
nominato da storici antichissimi, e altro dato inoppugnabile è che
Calendasco vanta ben 400 anni di Patronato, cioè Protettore del
paese e della gente di questo luogo.
La buona fede, l'apertura della mente e del cuore deve far accettare questo dato, che non cambia niente dal punto di vista devozioale, ma anzi arricchisce e aiuta la venerazione, e Calendasco vanta ancora una documentazione ricchissima di carte sui Confalonieri che furono feudatari per secoli del posto come testimonia anche il castello con il cassonato del soffitto ligneo del 1300 pitturato con lo stemma dei Confalonieri.
Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca
già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto, e che per onore
del vero va preso molto sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.
SE COPI QUALCOSA CITA LA FONTE!
STATUA NEL BORGO
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| la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B |
ROMITORIO DEL GORGOLARE
11 settembre 2026
20 ANNI DI UNO STUDIO UNICO
20 ANNI DEL LIBRO STUDIO STORICO
MALTA E SAN CORRADO CONFALONIERI
“Stando, infatti, a una antica e ben fondata tradizione che lo vuole vissuto per non pochi anni – come nel capitolo seguente diremo – in un eremitaggio dell’isola di Malta, è giocoforza ammettere che la sua permanenza in Sicilia dovette essere al ritorno da questo suo viaggio in Terra Santa, altrimenti non potrebbe spiegarsi dove abbia passato tanti anni prima di giungere nel 1343 a Noto. Fu dunque dopo molti anni, e proprio dopo aver lasciato l’isola di Malta, che egli venne a stabilirsi in Sicilia. Nessuno dei suoi biografi stabilisce con certezza dove in Sicilia, partendo da malta, approdò…”.
(Giovanni Parisi San Corrado Confalonieri Patrono di Noto, pp.
26-27, 2^ edizione, Ediz. La Cattedrale 1984, Noto)
E ancora possiamo leggere nello stesso libro:
“A Noto – come abbiamo già accennato – Corrado non arriva
proveniente dal romitorio piacentino, ma da un suo pellegrinaggio
in Terra Santa e più direttamente da una sua permanenza di vari
anni nell’isola di Malta” (p.31 idem).
“In Malta – scrive il Bonfiglio – è viva la tradizione di una tale sua dimora benché sia avvenuta nel lontano secolo XIV, e grande, è la devozione che ivi sentono per il nostro Santo” – “Sbarcato nell’isola – continua il Bonfiglio – trovò sotto il Casal Musta, nella parte settentrionale, una cava chiamata Vie el Axsel (= fiume di miele), e quivi fissò la sua dimora”. (p32 idem).
10 settembre 2026
PAVIA E PIACENZA ANNO 1182
9 settembre 2026
NEL 1315 L'INCENDIO
La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia.
La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani.
IL LUOGO DELL'INCENDIO DEL 1315
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare.
Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri?
Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
CASTELLO DI CALENDASCO
Castello di Calendasco, tra queste mura nasce un santo e si compie un omicidio
Il castello viene costruito in laterizio, così come in mattoni è il più antico recetto, probabilmente già attorno ai primi anni del ’200
di Umberto Battini
Per dovere di cronaca storica bisogna premettere che nel X Secolo fu voluto per volontà del vescovo di Piacenza, padrone di questo territorio, un primo luogo difensivo, il recetto che era un prototipo di grande magazzino dove accumulare i prodotti della terra. Ma serviva anche come luogo di riparo dei contadini in caso di pericolo e la chiesa, costruita anch'essa su di un monticello, un tumulo, fa parte della prima antica costituzione del borgo nascente di Calendasco. Basti dire che ci sono documenti datati all'epoca longobarda che trattano di affari svolti dal “presbiter de Kalendasco” ma non solo, e dunque un bel fardello storico.
Possiamo tracciare una breve sintesi della storia di questo castello, con l'ausilio di documenti di prima mano, che a suo tempo abbiamo potuto visionare negli Archivi di Stato di Piacenza, Parma ed anche di Milano.
Il castello viene costruito in laterizio, così come in mattoni è il più antico recetto, probabilmente già attorno ai primi anni del '200, in un territorio di parte guelfa, quando il vescovo di Piacenza era addirittura conte e la Chiesa aveva un proprio manipolo di uomini armati (la masnada). Non s'andava tanto per le buone a quel tempo.
Le carte ci dicono che il “castrum seu rocheta Calendaschi” possedeva un grande fossato (fovea) e due “caminate magne” cioè due saloni con camino, uno superiore ed uno al piano inferiore, oltre ad alcune stanze residenziali. Erroneamente da quanto qualcuno scrisse, il castello non ha mai avuto quattro torri: una sola e cilindrica (probabile che quella primiceria fosse quadra). Casomai dato che il castello ed il recetto sono addossati, lo testimoniano anche i due ingressi a levatoio (oggi trasformati in solidi ponticelli in cotto), si può contare la piccola torre che fino agli anni '70 del secolo scorso sorgeva sul lato nord-ovest del recetto e poi miseramente crollata.
Si narra anche di un “pozzo del taglione”, cioè con lame acuminate ove gettare nemici, giustiziandoli in modo orrendo, cosa mai verificata, mentre è assodato che nel fondo della torre si sono lasciati gettare prigionieri, questo è possibile ed anzi era praticato. Un'altra invenzione della fantasia popolare è quella che narrava di un ipotetico “tunnel” che dal castello di Calendasco arrivasse niente meno che fino al palazzo Farnese di Piacenza. Inimmaginabile, basti pensare alle falde acquifere poco profonde e poi alla distanza, che anche in linea retta tocca i sette chilometri.
I FEUDATARI
Tra i feudatari accreditati, ovviamente i Confalonieri fanno la voce grossa: restano nel recetto affreschi dello stemma della casata (gonfalone bianco su sfondo rosso) e il cassonato ligneo della “caminata superiore” tempestato dello stemma. Decine di documenti attestano della loro feudalità in questo borgo, e se l'archivio parrocchiale è ben ricco di carte, anche in quelli di Stato non mancano carteggi notevoli.
Nel 1290 dentro al castello vi nasce Corrado Confalonieri, poi convertito e divenuto santo francescano eremita a Noto in Sicilia e della nascita lo attesta anche il vescovo di Piacenza in un atto notarile di curia del 1617.
Si dice anche d'altre famiglie quali i Guadagnabene, mercanti piacentini, feudatari in loco ma dell'atto d'infeudazione non c'è traccia e quindi fa buona fede la ricerca istituita appunto nel 1611 e culminata nel 1617 con l'atto curiale.
L'ASSEDIO DEL 1482
Nel 1482 una truppa inviata da Lodovico il Moro pone sotto assedio il castello tenuto dal capitano Antonio Confalonieri, genero del conte Sanseverino lì rifugiato. In due giorni, tra 17 e 18 gennaio l'assedio con “archibusii e ballotte” si conclude, con un freddo che attanaglia: il Sanseverino se ne parte per Milano ed il Confalonieri rimane saldamente al suo posto, questo è nero su bianco. Ai Confalonieri nel '400 il Duca di Milano concede anche di poter ampliare il castello e le sue mura, sono documenti conservati in Archivio di Stato a Milano.
Nel 1547 Giovan Battista Confalonieri residente nel maniero e importante nobile piacentino partecipa all'uccisione di Pierluigi Farnese figlio di papa Paolo III. Ci vorranno ben 40 anni perché i Confalonieri del ramo del casato assassino migrino a Milano e con il buon gruzzolo della vendita del feudo, terre, castello e recetto compresi.
Questo fatto bloccherà il culto a Piacenza di San Corrado Confalonieri fino ai primi anni del '600 e anche questo è acclarato, la famosa “Damnatio Farnesiana”. Il 13 settembre del 1572 Camilla Confalonieri, moglie di Lodovico, uccide in camera da letto del castello al piano superiore il marito, con l'ausilio dell'amante Antonello dei Rossi. Lei fuggirà dal maniero travestita da uomo, ma in città sarà poi catturata.
Il castello a fine '500 con la confisca farnesiana passa al conte Zanardi Landi e avanti nel tempo al nobile milanese Vimercati. Non ne prenderanno mai possesso i Perletti di Calendasco, ultimi feudatari locali, che vivranno nel loro grande palazzo in piazza di fronte alla chiesa del paese ed il maniero ha altre proprietà.
Il castello arriverà poi nei beni della famiglia piacentina Scopesi Dalla Cavanna e proprio quest'ultimi a fine '800 lo doneranno al Comune di Calendasco. Nel tempo il maniero, abbandonato, divenne luogo d'accoglienza di sfollati in tempo di guerra e poi nel salone al piano terra vi fu insediato un maglificio, che diede lavoro a tante donne locali.
Va detto che anche quando pochi decenni fa il castrum era abbandonato: mai negli anni nessuna delle amministrazioni comunali lo lasciò diroccare e quando necessitava il tetto veniva sempre rifatto o aggiustato per evitare dannose infiltrazioni.
IL MANIERO AI NOSTRI GIORNI
Oggi il grande castello di rossi mattoni cotti nelle fornaci antiche che erano una alla località Arena e l'altra appresso al Po al Mezzano, si porge alla cittadinanza restituendo un prezioso bene civico.
Il suo ottimo restauro sta consentendo adesso un uso per varie attività culturali e di aggregazione, potendo calpestare come secoli fa i suoi due grandi saloni storici. Come recitava una strofa dell'Inno di Calendasco, composto da don Federico Peratici nel 1966, possiamo anche noi cantare “stretti intorno al campanile della chiesa ed al turrito e magnifico castello, sorge come un magnifico vascello!”. Il castello di Calendasco è ricco di storia da raccontare.










