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11 febbraio 2026

LA STATUA DEL PATRONO

NEL 2016 RECUPERATA
E RIMESSA AL CULTO
NELLA CHIESA DI CALENDASCO 
L'antica statua del Patrono San Corrado
Ecco la storia del recupero di questa statua 
la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B
Era abbandonata dagli anni '70 nel solaio della Casa Canonica della chiesa parrocchiale di Calendasco.
 
E addirittura, con grande devozione, veniva portata in processione nella Festa solenne del 19 febbraio, giorno del Dies Natalis di San Corrado Confalonieri.

Una mattina di un mese invernale, Umberto Battini storico di S. Corrado e devoto, ritrovò nel solaio la preziosa statua, ricoperta da un telo plastico.
Guardandola vide che era annerita dal tempo, ma era ancora in più che ottime condizioni, sebbene fosse dipinta e in gesso non aveva danni.
Con il permesso del parroco di quei giorni, che era don Fabio Battiato, è stata portata al primo piano della Canonica, dove Umberto Battini l'ha ripulita in varie giornate.
E così nella festa del 19 febbraio di quel 2016 venne nuovamente esposta alla devozione pubblica in chiesa ed ancora oggi è esposta con il Cilio donato dai Netini nel 2015 quando vennero a Calendasco come pellegrini.
 
Alla fine della santa messa lo storico devoto, sempre in accordo con il parroco, tracciò una breve storia di questa bella statua, che ovviamente i più anziani ben ricordavano.
Cercando nell'archivio parrocchiale e studiandolo già da tempo ed alcuni anni, Battini ha rinvenuto la documentazione relativa alla statua: la relazione del 3 luglio 1907 del Consiglio parrocchiale di Calendasco, presieduta dal parroco arciprete don Giovanni Caprara ed altri laici del paese, ne deliberarono l'acquisto.
Viene indicato il prezzo: "una spesa di L. 40 circa", che al valore odierno corrispondono circa a 4000 euro.
La documentazione è anche pubblicata nel libro di Umberto Battini edito per Studi Corradiani nel 2024 "I Documenti del culto a San Corrado - le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare".
Il parroco don Fabio Battiato qualche tempo dopo fece realizzare il bel basamento ligneo rialzato attuale.
In questo settembre 2025 l'attuale parroco don Fabio Galli (che risiede però in San Nicolò a Trebbia) la ha esposta ora all'ingresso della chiesa con accanto sempre il maestoso Cilio di Noto e quattro brillanti candelieri lignei.
Il Patrono del borgo, dove vi è anche nato fisicamente nel grande castello, come da atto notarile fatto in curia a Piacenza il 9 agosto 1617 firmato dal Vescovo, dopo una ricerca storica, è appunto da oltre 400 anni San Corrado Confalonieri.
Nell'ospitale romitorio del borgo S. Corrado, accolto da frate Aristide nel 1315, iniziò la sua missione laica di penitente terziario francescano.
Partirà e dopo vari pellegrinaggi arriva a Noto dove vive nella Valle dei Tre Pizzoni in una grotta in vita eremitica. Tantissimi i miracoli in vita e dopo la sua morte, in quella rocciosa grotta.
Calendasco e Noto per questi fatti storici sono uniti nel culto e devozione al loro unico Patrono del Cielo. 
 
Per correttezza del racconto storico dei fatti, precisiamo che Umberto Battini ha pubblicato alcuni libri studio con documenti circa S. Corrado, oltre a decine di articoli divulgativi sul Santo Eremita su quotidiani locali piacentini ed ha partecipato ad alcune conferenze divulgative sul Santo di Calendasco, organizzato Mostre documentarie. 
 Dal 2015 è Socio Onorario dei Portatori dei Cilii di Noto, conferimento avvenuto in chiesa a Calendasco. Nel 2019 gli è stato assegnato il Premio Proserpina Siciliani nel Mondo, nel Salone d'Onore del Comune di Caravaggio, per i suoi studi su S. Corrado e la famiglia Confalonieri. 
 


10 febbraio 2026

LA FIERA 2026

DOMENICA 29 MARZO
A CALENDASCO LA 60^
FIERA DEL PO 
E nella notte del sabato 28 si cambia l'orario
e si mette avanti di un'ora l'orologio
 
Questa "Fiera del Po Festa del pesce fritto" è la numero 60 anche se avrebbe dovuto essere la numero 62 infatti nel periodo Covid si sono perse 2 edizioni.
Nella immagine sotto l'edizione 50 del 2014, una parte del Luna Park, foto dall'archivio U B 

 

9 febbraio 2026

IL PANE SIMBOLICO

PATRONO DEL BORGO
DI CALENDASCO
SAN CORRADO CONFALONIERI
Il pane degli Angeli appariva nella sua grotta
a Noto e l'eremita lo donava ai visitatori 
e la tradizione vuole che si distribuisca
dopo esser stato benedetto, nella Patronale 

 

 

 

8 febbraio 2026

IL CASTELLANO

DIRITTI E DOVERI 
DI UN CASTELLANO VISCONTEO
articolo di Umberto Battini
dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 8 febbraio 2026


 

5 febbraio 2026

INNO DEL PATRONO

ESEGUITO DURANTE LA PATRONALE
NELLE CELEBRAZIONI DEDICATE
A SAN CORRADO A NOTO 
CANTATO DA DECENNI ANCHE
A CALENDASCO 
Venne adattato dall'arciprete di Calendasco
don Federico Peratici, di venerata memoria,
cambiando l'iniziale "O Netini" in "O Fedeli" 
 

 

1 febbraio 2026

LIBRI DI MEDIOEVO PIACENTINO

QUESTIONE DI SETTIMANE
LA RISTAMPA DEL LIBRO DI CRONACA STORICA 
ED E' IN ARRIVO ANCHE IL SECONDO VOLUME SULLO STESSO ARGOMENTO CON I NUOVI STUDI STORICI MEDIEVALI 


 

28 gennaio 2026

ANTROPOCENE

AFFIORANO DAL PO
RIFIUTI PLASTICI INCONSUETI
Accade quando l'alveo è in secca
e restano visibili, purtroppo, i rifiuti plastici
che inquineranno le acque per decine di anni
rilasciando microplastiche 

 

27 gennaio 2026

ARCHIVIO E DOCUMENTI

ECCO IL DOCUMENTO 
CHE CERTIFICA LA NASCITA
DI SAN CORRADO A CALENDASCO
Dopo le accurate ricerche che vennero fatte,
così come risulta nel notarile del 9 agosto 1617
 
Documento di 23 pagine ritrovato nel 1998
da Umberto Battini e pubblicato per intero nel volume del 2006
sia in formato fotografico anastatico, con il testo in latino
e la completa traduzione in italiano 

 

I MONUMENTI CORRADIANI A CALENDASCO

IL PICCOLO BORGO SUL PO
CHE POTREMMO ANCHE CHIAMARE
"LA PICCOLA NOTO" 
Il dato storico è San Corrado Confalonieri
che unisce Noto e Calendasco 
Patrono secolare delle due località  

 

25 gennaio 2026

24 gennaio 2026

L'ASSASSINO ANNO 1308

L'ARTICOLO DAL QUOTIDIANO ILPIACENZA.IT
oppure scorri e leggilo qui sotto
articolo di Umberto Battini
  

Medioevo benedetto e a volte maledetto, anche qui a Piacenza, dove i casi di scandalo, senza tentennamenti andavano a interessare spesso anche uomini di chiesa.

Un bel documento, una chicca, lo abbiamo rinvenuto e tradotto dal latino nel “Registrum Magnum” fonte vivacissima di notizie storiche nonchè giuridiche, e da qui abbiamo estrapolato un evento di cronaca nera.

In questo caso parliamo di un “converso” un monaco, che sebbene vestisse l’abito religioso, si rivelò un vero sciagurato: ne combinò di cotte e di crude e per questo non sfuggì alla “mano secolare”.

Però a dover giudicare penalmente un prete o frate, per quel tempo era prassi dovesse farlo il Vescovo locale, nel nostro caso “venerabilis patris domini Ugonis Dei gratia episcopi placentini” cioè il vescovo di Piacenza tal Ugo.

E proprio al vescovo in persona il 18 febbraio 1308 nella “camera domini episcopi Placentini” cioè un ufficio di curia, viene presentata e letta una “Carta consilii” un documento ufficiale del Comune con il parere del collegio dei giudici di Piacenza circa il fatto in questione.

Il podestà vuole esser lui stesso a giudicare questo malandrino in abito religioso e per questo chiede il "permesso" al vescovo presentando questa "consulenza" giuridica.

La "Carta" è scritta dal notaio “Henricum de Banchis” e riporta ciò che è il parere giuridico del “collegio suprascripto” dei giudici cittadini, portata lì in curia dal giudice e assessore Rogerio Capello a nome del podestà il guelfo “Passarini de La Ture”.

Si chiede quindi che non il vescovo ma il podestà lo giudichi inquanto ci sono anche dei reati gravissimi contro il Comune di Piacenza commessi dal soggetto.

Lo stesso converso è “detento... repertus” cioè stato ritrovato e incarcerato, ed è un “abiecto habitu suo” corrotto nonostante porti l’abito religioso.

Si fa presente che si è macchiato di enormi reati, “homicida plura faciendo” ha ucciso più uomini, a sangue freddo si intende, e ha fatto anche molti furti “robarias”.

Ma costui soprattutto ha agito contro la città ed il governo di Piacenza ed ha operato danni immensi: “archivum publicum derobando” ha rubato carte ufficiali dall’archivio, mentre altre carte notarili le ha lacerate “scripturas publicas lazerando”.

Inoltre ha trattato di nascosto con “inimicis et banitis” cioè nemici e persone bandite dal territorio piacentino per dei reati. E non finisce qua: ha agito a scopo di distruggere la situazione politica di Piacenza “prodictionem et subversionem (sovversione) et destructionem status (distruzione situazione politica) civitatis Placentie”.

Ma ce n’è ancora, infatti ha commesso anche “alia plura malleficia” cioè varie frodi, inganni e delitti, un vero mascalzone questo frate in “abiecto habitu suo”.

Possiamo con indubbia certezza credere che il vescovo Ugo abbia quindi concesso di potere giudicare costui al potere civile cittadino, e con altrettanta certezza, visti i reati di omicidio e di congiura contro il Comune, la sua avvenuta condanna a morte.

Come usava in quel 1308 a Piacenza, lo immaginiamo dopo il processo e la condanna, legato alla coda di un cavallo e trainato nella polvere fino in piazza del duomo.

Qui lo attendeva una folla composta di cittadini, popolani e religiosi, venuti per assistere alla sua triste fine, che possiamo riassumere in tre semplici parole: patibolo, boia e scure.

Un episodio di vita medievale locale, dove le sfaccettature della società erano anche in quel secolo molteplici e variegate, non tutto rose e fiori insomma, sappiamo bene che qualche rogo, impiccagione o decapitazione ogni tanto c’era da aspettarsela.


Umberto Battini
 
articolo apparso su ILPIACENZA.it quotidiano del 7 aprile 2024