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18 marzo 2026

1841 PO

NEL 1841
Quando si dà valore alle cose
Nel Po a Calendasco

di Umberto Battini
    divulgatore storico
 
Una notizia che ho rintracciato qualche anno fa e che ripubblico
 

Dar valore alle cose. Soprattutto in tempo di miseria. 
Nel 1841 sulla Gazzetta Provinciale di Pavia del 6 luglio in Atti Ufficiali si legge: Avviso – nella mattina del 21 giugno ultimo decorso venne raccolta galleggiante sul Fiume Po’ verso Sponda Piacentina al luogo denominato Calendasco, una pecora, che minacciava di affogarsi. Chi l’avesse perduta potrà rivolgersi a quest’I.R. Ufficio di Polizia giustificando d’esserne il proprietario. Pavia 1 luglio 1841. 
Davvero interessante, ci si possono fare tanti commenti, anche ironici ma poi mica tanto! 
Visto le lune che stiamo vivendo oggi. 
Già il fatto che a Pavia – che non è mica lì a due  passi – ci si prenda la briga di darne notizia… 
La pecora smarrita ritrovò l’ovile? Mha, chissà! 
Ad ogni buon conto sta notiziola mi sembra un’ottima metafora.

Umberto Battini
divulgatore storico 
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SAN ROCCO ALCUNI DATI

I DATI
DA GIOVANE SAN ROCCO SI FECE TERZIARIO
IL CULTO DIVULGATO DAI FRANCESCANI 
Papa Paolo III lo inserisce nel catalogo dei Terziari
 
Leggendo la Vita di San Rocco scopriamo che dopo la perdita dei due genitori, quindi un fatto molto significativo e toccante, il giovane e nobile Rocco prende la decisione di farsi terziario.  
Come è indicato nella bolla papale Supra Montem del 1289 - regola per i terziari - resta però allo stato laicale senza affiliarsi a nessuna piccola comunità terziaria francescana come era quella ad esempio cui aderì S. Corrado Confalonieri presso Calendasco di Piacenza.

Si dedica quindi al volontariato di carità in ospedali per poveri malati e pellegrini ed a un certo momento parte pellegrino.
 
L'aspetto che si vuol significare qui è quello d'essere stato S. Rocco un vero e proprio penitente francescano: infatti fin da bambino visse molto da vicino l'ideale francescano e come S. Corrado ne fu attratto e dopo i fatti decisivi della vita.  
San Rocco aderì a questo ideale terziario, vissuto in modo solitario come era tra le possibilità della Regola del tempo per i laici cioè la Supra Montem.

Con atto formale papa Paolo III nel 1547 con la bolla "Cum a nobis" inserisce San Rocco ufficialmente nel catalogo dei Santi del Terzo Ordine di San Francesco de penitentia nuncupati, e che dal 1447 era un Ordine come quelli già conosciuti cioè con propri conventi, ospedali, oratori e un proprio Ministro Generale etc.
 
Papa Urbano VIII approva ufficialmente il culto nel 1629  e papa Innocenzo XII nel 1694 prescrive ai francescani di celebrarlo con solennità.
 
Ovviamente S. Rocco già dai primi decenni del 1400 è molto venerato e conosciuto come protettore dalla peste e il suo culto si propaga nel popolo rapidamente e soprattutto grazie ai francescani cappuccini dal 1500, e quindi la Chiesa di Roma arriva a farne indagine e compiere gli atti che abbiamo sopra descritto.
 
Quindi sul dato che S. Rocco sia un penitente terziario francescano non esistono dubbi: culto da sempre portato avanti dai francescani ed ufficialmente inserito nel Catalogo del Terz'Ordine, senza che gli altri ordini francescani facessero proteste, come ad esempio i frati Minori oppure i Conventuali o i Cappuccini.

In questi decenni il culto sanrocchino, causa la non precisa conoscenza della sua Vita, lo ha posto tra i santi laici anonimi, ma così non è, cioè non è il caso di San Rocco di Montpellier.  Egli appartiene al francescanesimo, e fin dalla sua giovinezza per scelta personale, una scelta quindi poi estesa a tutta la sua santa vita, e poi passata alla Storia sacra e umana del Santo della Peste Rocco.
 
testo Umberto Battini      -       se copii qualcosa cita la fonte 
 

UN RECUPERO STORICO

NEL 2016 RECUPERATA
E RIMESSA AL CULTO
NELLA CHIESA DI CALENDASCO 
L'antica statua del Patrono San Corrado
Ecco la storia del recupero di questa statua 
la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B
Era abbandonata dagli anni '70 nel solaio della Casa Canonica della chiesa parrocchiale di Calendasco.
 
E addirittura, con grande devozione, veniva portata in processione nella Festa solenne del 19 febbraio, giorno del Dies Natalis di San Corrado Confalonieri.

Una mattina di un mese invernale, Umberto Battini storico di S. Corrado e devoto, ritrovò nel solaio la preziosa statua, ricoperta da un telo plastico.
Guardandola vide che era annerita dal tempo, ma era ancora in più che ottime condizioni, sebbene fosse dipinta e in gesso non aveva danni.
Con il permesso del parroco di quei giorni, che era don Fabio Battiato, è stata portata al primo piano della Canonica, dove Umberto Battini l'ha ripulita in varie giornate.
 
E così nella festa del 19 febbraio di quel 2016 venne nuovamente esposta alla devozione pubblica in chiesa ed ancora oggi è esposta con il Cilio donato dai Netini nel 2015 quando vennero a Calendasco come pellegrini.
 
Alla fine della santa messa lo storico devoto, sempre in accordo con il parroco, tracciò una breve storia di questa bella statua, che ovviamente i più anziani ben ricordavano.
Cercando nell'archivio parrocchiale e studiandolo già da tempo ed alcuni anni, Battini ha rinvenuto la documentazione relativa alla statua: la relazione del 3 luglio 1907 del Consiglio parrocchiale di Calendasco, presieduta dal parroco arciprete don Giovanni Caprara ed altri laici del paese, ne deliberarono l'acquisto.
Viene indicato il prezzo: "una spesa di L. 40 circa", che al valore odierno corrispondono circa a 4000 euro.
La documentazione è anche pubblicata nel libro di Umberto Battini edito per Studi Corradiani nel 2024 "I Documenti del culto a San Corrado - le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare".
Il parroco don Fabio Battiato qualche tempo dopo fece realizzare il bel basamento ligneo rialzato attuale.
In questo settembre 2025 l'attuale parroco don Fabio Galli (che risiede però in San Nicolò a Trebbia) la ha esposta ora all'ingresso della chiesa con accanto sempre il maestoso Cilio di Noto e quattro brillanti candelieri lignei.
 
Il Patrono del borgo, dove vi è anche nato fisicamente nel grande castello, come da atto notarile fatto in curia a Piacenza il 9 agosto 1617 firmato dal Vescovo, dopo una ricerca storica, è appunto da oltre 400 anni San Corrado Confalonieri.
 
Nell'ospitale romitorio del borgo S. Corrado, accolto da frate Aristide nel 1315, iniziò la sua missione laica di penitente terziario francescano.
 
Partirà e dopo vari pellegrinaggi arriva a Noto dove vive nella Valle dei Tre Pizzoni in una grotta in vita eremitica. Tantissimi i miracoli in vita e dopo la sua morte, in quella rocciosa grotta.
Calendasco e Noto per questi fatti storici sono uniti nel culto e devozione al loro unico Patrono del Cielo. 
 
Per correttezza del racconto storico dei fatti, precisiamo che Umberto Battini ha pubblicato alcuni libri studio con documenti circa S. Corrado, oltre a decine di articoli divulgativi sul Santo Eremita su quotidiani locali piacentini ed ha partecipato ad alcune conferenze divulgative sul Santo di Calendasco, organizzato Mostre documentarie. 
 
 Dal 2015 è Socio Onorario dei Portatori dei Cilii di Noto, conferimento avvenuto in chiesa a Calendasco. Nel 2019 gli è stato assegnato il Premio Proserpina Siciliani nel Mondo, nel Salone d'Onore del Comune di Caravaggio, per i suoi studi su S. Corrado e la famiglia Confalonieri. 
 


17 marzo 2026

STUDIOSI

IL GRANDE STORICO
ARRIGO SOLMI
L'area delle Diete del Barbarossa 
 
di Umberto Battini
    divulgatore storico
 
Arrigo Solmi fu elogiatissimo storico. Anche circa il Po, il Barbarossa e le Roncaglie delle Diete fu specialista. 
Gli studiosi e gli storici odierni – e proprio quelli diciamo col pedigree – gli riconoscono questa fama e ne dichiarano la buona fondatezza basata su solide scartoffie d’archivio! 
E allora ri-parliamo di guado del Po o meglio di guadi. 
 
Fino a pochi decenni fa era attivo al Mezzano un servizio traghetto del famoso Docì. Mio papà andava a ballare di là da Po, a Somaglia e lì al Mezzano o meglio al Rastello bastava un grido dalla sponda e il Docì ti veniva a prendere. 
Di là c’è il convento (oggi cascina agricola benedettina come a Cotrebbia vecchia) di Castelnuovo e poco più in su il paese di Somaglia. 
 
C’è ancora un bel porticciolo ma non si fa più servizio di guado, perché abbiamo le macchine e si fa prima. 
Quell’area che prende tra il ballottino della Somaglia e quello al di qua di Calendasco del Rastello giù fin quasi alla Raganella, il Solmi – con ragionamento e carta che canta – afferma essere la zona dell’accampamento del Barbarossa e Cò Trebbia vecchia con la sua vecchia chiesa di S. Pietro infatti è lì limitrofa, luogo della discussione delle Diete. 
 
La buona supremazia nei secoli del passo del Po tra Somaglia e l’area di Calendasco per puntare su Piacenza ce la dà nel 1454 il Duca de Milan Francesco Sforza.
Egli infatti intima di sorvegliare bene il passo citato – ed anche i vari passi del fiume – perché l’esazione delle gabelle pareva impoverirsi.
 
D’altra parte, come direbbe Totò, perché pagar gabella se nella accezione latina si diceva vada o vadi. Appunto! Vada! Va bhe, vado e non pago!
 
Umberto Battini
storico locale e divulgatore 
 

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MEGACERO

ERA L'ESTATE DEL 2022
ECCO COSA RESTITUI' IL PO
del 24 settembre 2022


16 marzo 2026

PONTI DEI FIUMI ANNO 1343

ECCO I DATI
DA ILPIACENZA.IT QUOTIDIANO
di domenica 15 marzo 2026 articolo di Umberto Battini 
 

 

15 marzo 2026

IL PO NELLE MAPPE

SONO A DECINE LE ANTICHE MAPPE
L'ANTICO ALVEO
Così come appare nelle mappe del XVII secolo
 Quando parliamo dei porti (secondo l'accezione medievale) situati sul fiume Po a Calendasco dobbiamo attenerci alle mappe del territorio più vecchie e precise.
 
Solo in questo modo possiamo collocare i luoghi di porto, cioè di attracco delle imbarcazioni o del semplice trasbordo da una riva all'altra.
 
In questa mappa moderna viene stilizzato in modo semplice l'alveo del fiume.
Rimangono pressochè invariati quelli del Mezzano di fronte a Somaglia e quello di Cotrebbia (vecchia).
Interessante è che oltre al porto del Veratto ce ne fosse uno anche quasi dirimpetto alle Gabbiane sponda lombarda, praticamente guardando la mappa qui pubblicata, alla sinistra di Boscone Cusani.
Di regola sono indicati in ogni luogo ben due attracchi: uno con barca piccola per persone ed uno con traghetto per carri. Di questo fatto abbiamo le mappe d'Archivio, preziose e precise, che ci indicano le posizioni esatte 
 
Le carte d'archivio del tardo 1700 testimoniano invece un accresciuto numero di porticcioli nel comune di Calendasco: ecco che quindi vi ritroviamo il Soprarivo (che ha l'alveo così vicino oggi da quando c'è stato nel XVIII secolo il taglio di Po e del Tidone) e poi i porticcioli del Masero, del Bosco e Mezzano, della Raganella e Cotrebbia vecchia.
 
Insomma una evoluzione legata ai tempi ed anche al movimento dell'alveo del Po che era in antico ovviamente senza arginature, arginature che se poi furon adottate, certamente furono molto ridotte e non adatte a contenere piene con portate d'acqua importanti, come ben conosciamo.
 
Tanto si potrebbe raccontare su questi luoghi ma già farne una riflessione semplice e precisa aiuta a comprendere il territorio e la sua evoluzione storica e moderna.

Umberto Battini
studioso divulgatore
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IL CAMPI LO AMMISE

ANCORA TANTO E' DA SCRIVERE
CIRCA SAN CORRADO
La "Vita" del 1614 andava ristampata 
ecco cosa scriveva il Campi 
 
Ancora del Patrono.
 
Il sacerdote e canonico Campi diede alle stampe a Piacenza nel 1614 la Vita di San Corrado basandosi sugli storici di Noto quali il Littara e Pugliesi.
 
Ma già nella sua Historia Ecclesiastica Piacentina data alle stampe tra 1651-1662 nei tre conosciuti volumi, il canonico-storico Campi scrivendo di San Corrado va ammettendo qualcosa d’importante. 
 
Sapendo d’aver pubblicato un libro impostato tutto sui testi inviati da Noto (lo ammette già da allora!) ebbene nella Historia appunto confessa che sarebbe stato utile “nel ristamparsi di nuovo la preallegata Vita, di aggiungervi più altre cose avvenute dapoi…”.  
 
Leggasi: ricerche sul Santo in terra piacentina.  
Vedasi: Legato Sancti Conradi.  
Ricordasi: Farnese ucciso dal Confalonieri di Calendasco luogo nel quale il Vescovo di Piacenza scopre e formalizza ufficialmente la nascita del Santo Piacentino! 
 
Ce n’è ancora di frutti ed abbondanti, che stan maturando di stagione in stagione. Nulla andrà perso.  
 
Umberto Battini
storico di S. Corrado 
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14 marzo 2026

AFFRESCO DI S. CARLO BORROMEO

 

San Carlo Borromeo
Cardinal Protettore del Terz’Ordine Regolare
e l'immagine di Calendasco

Una breve riflessione circa il Terz’Ordine cui lo stesso san Corrado è parte e l’antica effige sul romitorio piacentino

Leggiamo ne Il Terz’Ordine Regolare di San Francesco attraverso i secoli importantissimo studio del 1958 di R. Pazzelli (Ediz. della Curia Generalizia dell’Ordine – TOR – Roma):

Dopo la morte del Card. Rodolfo Pio da Carpi (1564), essendo stato eletto Protettore del Terz’Ordine Regolare il Cardinale S. Carlo Borromeo, Fr. Giacomo si recò subito a Roma per ottenere per la sua Congregazione gli stessi favori già ricevuti dal Card. Rodolfo da Carpi.” (pag. 169)

Questo Fr. Giacomo sottolinea che il Terzo Ordine Regolare era sotto la immediata cura, amministrazione e protezione del Cardinale Carlo Borromeo.
Per ben 20 anni il Card. Borromeo fu Protettore, fino alla morte il 3 novembre 1584; fu proclamato beato nel 1602 e fu canonizzato il 1 novembre 1610.
Nel Romitorio di Calendasco dei Penitenti, sulla facciata dell’oratorio annesso è un affresco che ritrae il Card. Carlo Borromeo, nella tipica rappresentazione devozionale.

L’affresco certamente datato ad alcuni decenni dopo la sua proclamata santità, testimonia quindi ancor più da ‘vicino’ che il benedetto romitorio di S. Corrado, qui nel piacentino, ha una radicata appartenenza al Terziariato francescano.
Con questa effige, uomini dei secoli passati, han reso onore e tramandato a noi moderni due fatti importanti e concatenati: a Calendasco S. Carlo Borromeo venerato dai terziari francescani perché ne fu anche Cardinal Protettore e appunto dipinto sull’oratorio del romitorio francescano.

Umberto Battini
storico di S. Corrado 
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13 marzo 2026

LA GRANDE STANZA

Era il 1290
Nel maniero nasceva il Penitente
SAN CORRADO CONFALONIERI
l'Incendiario poi Eremita
CALENDASCO (Piacenza)

La stanza al piano superiore del castello dei Confalonieri 
dove nacque il Grande Penitente francescano
l'antico soffitto cassonato ligneo è tutto tempestato dallo
stemma della famiglia 
S. Corrado Confalonieri  - Calendasco 1290 Noto 19 febbraio 1351
Penitente terziario ed eremita del Terzo Ordine Regolare
di S. Francesco
 

12 marzo 2026

ARISTIDE

UN PERSONAGGIO STORICO DI CALENDASCO
DEL PIENO MEDIOEVO 

Prima Comunità di Terziari
appresso al “gorgolare” in Calendasco
Per comprendere gli eventi pre-corradiani in terra piacentina

di Umberto Battini
    storico di S. Corrado

Aristide frate e superiore di San Corrado

Nel libro dello storico Raffaele Pazzelli “Il Terz’Ordine Regolare di San Francesco attraverso i secoli”, edito in Roma nel 1958, reperiamo fondamentali dati storici, che oltre a servire per questa breve sintesi, si presteranno per la relazione che segue.

La comunità in Calendasco di Terziari in abito eremitico composta di pochi religiosi con a capo il frate Aristide, come ogni comunità terziaria, oltre a non essere molto appariscente era anche giuridicamente indipende, con una unione con le altre comunità terziarie “amico foedere”, cioè legame di mutua assistenza.
Questa mancanza di unità causava evidentemente una minore appariscenza esteriore del fenomeno della vita comune tra i Terziari, per cui fu facile che fosse trascurato nelle cronache del tempo, ed in effetti il primo storico che ricercò e rinvenne parecchi documenti dei primi tempi dell’Ordine, il De Sillis, ci fornisce ragione della mancanza di documenti nei più antichi Conventi Terziari.

Il De Sillis nel libro del 1621 sui Terziari di S. Francesco o Penitenti dice chiaramente sul fatto della esistenza e smarrimento dei documenti che fu:
“...a causa dell’umile genere di vita dei nostri Padri;, non avendo grandi monasteri, ma per lo più eremi o piccole abitazioni all’ombra di Ospedali o di Chiese, non possedevano archivi, nè si preoccupavano di questo ma solo di vivere santamente, nella carità verso Dio e il prossimo.”
Anche Fredregando da Anversa dice che i Terziari:
In molti luoghi essi aprirono degli ospedali e degli ospizi peri poveri e pellegrini, dove necessariamente alcuni fratelli dovevano prendere dimora”.

Del frate Aristide tratta ampiamente uno storico di alcuni secoli fa il cosiddetto ‘Anonimo di Montefalco’ in Umbria. 
Lo scritto dell’Anonimo è stato rinvenuto da altro grande storico del Terzo Ordine il p. Gabriele Andreozzi, vedasi in Analecta TOR dello stesso Andreozzi “S. Rocco in Montefalco, la Porziuncola del Terz’Ordine Regolare” ed è ricco di dati a noi utili, che in altro studio presenteremo ai devoti e appassionati di storia. 
Resta importante la questione che già parechi secoli fa, in Umbria lontano centinaia di chilometri da Calendasco, uno storico rimasto ‘Anonimo’ abbia saputo tramandare del Frate Aristide chiamato a Montefalco da Calendasco a presiedere la costruzione del Convento di S. Rocco delle monache Terziarie.
Il Pazzelli nel già ricordato volume ci informa chiaramente che:
Il terzo luogo di cui ci è stata tramandata memoria è il Convento-eremitaggio di Calendasco presso Piacenza. Sin dal 1280-1290 esisteva qui una Comunità di eremiti, sotto l’obbedienza di Frate Aristide, lo stesso che nel 1290 venne a Montefalco a trovare la Beata Chiara ed in tale occasione ricevé la donazione dei Sigg. Bennati di cui si è detto. 
Dopo la costruzione di quel Convento lasciò a Montefalco alcuni suoi Frati e ritornò a reggere la sua Comunità nel Piacentino. Qui nel 1315 ricevé nell’Ordine un nobile piacentino, Corrado Confalonieri, predicendogli che sarebbe diventato un grande santo”.
 
Umberto Battini
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11 marzo 2026

LOISI CONFALONIER ANNO 1547

Loisi Confalonier 1547
FEUDATARIO  PASSATO ALLA STORIA
Da Calendasco a Piacenza nel PLAC

di  Umberto Battini
    storico locale/agiografo di San Corrado Confalonieri

PallavicinoLandiAnguissolaConfalonieri
 
Il famosissimo quartetto, che dai cognomi dei feudatari congiurati, venne passato alla storiografia con l’iniziale del loro cognome e da qui il PLAC (che era anche l’abbreviazione però riferita a Piacenza, sulla moneta coniata dal povero assassinato).
Tra i maggiori nobili piacentini era appunto anche Giovanluigi Confalonieri castellano e feudatario di Calendasco; Giovanluigi amava Calendasco, quel piccolissimo borgo a due passi dal fiume Po e a quattro passi dalla città.
E’ molto interessante un fatto: i quattro del PLAC per “passare” la città all’imperatore Carlo V si unirono in congiura per disfarsi del dominio Farnese.
Era stato nominato a capo del ducato di Parma e Piacenza il figlio di papa Paolo III Farnese, cioè Pierluigi. 
Tralascerò di entrare in dettagli o diatribe storico/politiche che nel tempo e fino al tutt’oggi ci sono tra gli storici: cioè se questo omicidio abbia o meno portato benefici alla città di Piacenza.
Pierluigi Farnese in un ritratto del Tiziano e il castello dei Confalonieri a Calendasco

Noi di Calendasco vantiamo nei Confalonieri appunto due insigni personaggi: uno è il santo francescano Corrado (nato nel castello del paese nel 1290) e l'altro Giovanluigi, congiurato nel 1547.
Stessa casata ma due stoffe diverse, anche se, nei carteggi d’archivio di Stato che ho potuto visionare mai mi è apparso un fatto negativo di questa casata dei Confalonieri nei confronti del bene del paese di Calendasco che dominavano in tutto il suo circondario, ma anzi apparivano molto ben disposti verso la gente e l’arciprete che reggeva la loro parrocchia.
L’assassinio avvenne il 10 settembre 1547. 
Il papa stesso aprì un’indagine. 
Qualche anno dopo Piacenza tornò nelle mani dei Farnese ma per la confisca dei beni del congiurato ci vollero quasi 40 anni! E l’unica vendetta dei Farnese sul Confalonieri di Calendasco fu che lui dovette andare a vivere fuori dal ducato, e si scelse Milano dove fu creato Capitano di Giustizia! 
Ed i proventi della vendita del castello di Calendasco e di tutto il suo ricco feudo, furono versati dal Landi direttamente a Giovanluigi. Ed il Landi fu per Calendasco un degno feudatario successore dei Confalonieri. 
Ma in un prossimo mio lavoro, un voluminoso libro/studio si conterranno anche documenti e più precise notizie su questo ed altri fatti che fan bella la nostra terra, ricca di storia e aneddoti dimenticati.
 
Umberto Battini
 
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