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27 luglio 2026

L'INCENDIO DEL 1315

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
    agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.

Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? 
A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo preso dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini

il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato e dei Fondi citati

se copii cita autore e web  
 


IL SOLMI

IL GRANDE STORICO
ARRIGO SOLMI 
 
Libri su libri, studi scientifici storici importantissimi, un grande studioso di poco più di un secolo fa, con l'altro illustre storico Gioacchino Volpe 
 
di Umberto Battini
    divulgatore storico 

immagine con IA di U B

Personalmente gli studi storici del Solmi li ritengo importantissimi per la ricchezza di documenti d'Archivio che produce ed analizza in modo critico unico e speciale.
Consiglio di leggerne i libri relativi alla Storia medievale. 
Arrigo Solmi fu elogiatissimo storico. Anche circa il Po, il Barbarossa e le Roncaglie delle Diete fu specialista. 
Gli studiosi e gli storici odierni – e proprio quelli diciamo col pedigree – gli riconoscono questa fama e ne dichiarano la buona fondatezza basata su solide scartoffie d’archivio! 

E allora ri-parliamo di guado del Po o meglio di guadi. 

Fino a pochi decenni fa (anni '50) era attivo al Mezzano di Calendasco, un servizio traghetto del famoso Docì. Mio papà andava a ballare di là da Po, a Somaglia e lì al Mezzano o meglio al Rastello bastava un grido dalla sponda e il Docì ti veniva a prendere. Di là c’è il convento (oggi cascina agricola benedettina come a Cotrebbia vecchia) di Castelnuovo e poco più in su il paese di Somaglia. 

C’è ancora un bel porticciolo, con tante barche, ma non si fa più servizio di guado, perché abbiamo le macchine e si fa prima. 
Quell’area che prende tra il ballottino della Somaglia e quello al di qua di Calendasco del Rastello giù fin quasi alla Raganella, il Solmi – con ragionamento e carta che canta – afferma essere la zona dell’accampamento del Barbarossa e Cò Trebbia vecchia con la sua vecchia chiesa di S. Pietro, infatti è lì limitrofa, luogo della discussione delle Diete. 

La buona supremazia nei secoli del passo del Po tra Somaglia e l’area di Calendasco per puntare quindi su Piacenza, ce la dà nel 1454 il Duca de Milano Francesco Sforza che intima di sorvegliare bene il passo citato – ed anche i vari passi del fiume – perché l’esazione delle gabelle pareva impoverirsi. 



LA CAUSA DELLA CONVERSIONE

LA CAUSA DELLA CONVERSIONE
L'INCENDIO LA CONDANNA LA POVERTA'

E una terribile Damnatio Memoriae della sua famiglia

Il grandioso portone della cattedrale di Noto in bronzo, raccoglie tutta la Vita di San Corrado, con l'episodio della conversione: l'incendio per stanare selvaggina durante la caccia e il castello del Confalonieri, che era suo feudo in Calendasco.
L'episodio è anche magistralmente ripreso nel quadro in chiesa a Calendasco del '600, dove la scena dell'incendio causato dal Patrono, mostra anche la cattura dell'innocente contadino. E nel luogo scorre il rivo del "gorgolare", a ricordare il romitorio ospedale detto appunto "del gorgolare", dove S. Corrado è accolto nel 1315. 
 

qui sotto un particolare grafico con aggiunta delle parti a colori del Portone Bronzeo della Cattedrale di Noto 
 

L'ESTATE NEL MEDIOEVO

LA VITA NEL CALDO TORRIDO
DEL MEDIOEVO PIACENTINO 
articolo storico dal quotidiano ILPIACENZA.IT
 


26 luglio 2026

IM JAHR 1290 DIE GEBURT

IM LEHEN DER CONFALONIERI
GUELFI-SOLDATEN DES BISCHOFS VON PIACENZA


So könnten wir uns, mit etwas Romantik versehen, die Geburt von Corrado Confalonieri im Schloss Calendasco vorstellen, vom Adeligen zum heiligen Einsiedler. 
 
Im Hintergrund, wie es noch heute die Landschaft von der Spitze des Herrenhauses sieht, ragt die große Ebene mit dem Fluss Po im Norden hervor.
Ein fester Punkt über das Geburtsdatum, legt es im Jahr 1617 der Bischof von Piacenza fest, der uns im Legato Sancti Conradi, geschrieben vom Curiale und Kaiserlichen Notar, im Bischofspalast in Piacenza auf Wunsch des Grafen Landi diese historische Tatsache gibt.
Und all dies geschieht, nachdem im Jahr 1610 aus Noto die Briefe der Verwalter der sizilianischen Stadt "li Giurati" kamen, die darum baten, historische Forschungen zu machen und Informationen über den heiligen Konrad zu erhalten, seit einigen Jahrhunderten Patron der Stadt Noto.
Diese historischen Daten wurden ausführlich untersucht und öffentlich präsentiert, und in einigen Büchern gedruckt, die dem heiligen Konrad gewidmet sind. 
 
BILD ERSTELLT MIT AI VON U. B.



IN 1290 THE BIRTH

IN THE FIEFDOM OF THE CONFALONIERI
GUELPH SOLDIERS OF THE BISHOP OF PIACENZA


This is how we could imagine, adding a little romanticism, the birth in the castle of Calendasco of Corrado Confalonieri, from nobleman to hermit saint 
 
In the background, as the landscape still appears today from the top of the manor tower, stands the large plain with the Po River to the north.
The Bishop of Piacenza places a fixed point on the birth date in 1617, who in the Legate Sancti Conradi, written by the curial and imperial notary, in the Bishop's Palace in Piacenza, at the behest of Count Landi, gives us this historical data.
And all this happened after the Letters of the Administrators of the Sicilian City "the Jurors" arrived from Noto in 1610, asking for historical research and information on Saint Corrado, patron saint of the City of Noto for several centuries.
These historical data have been extensively studied and presented publicly, and published in some Books dedicated to S. Corrado.  
 
IMAGE WITH AI created by UB

 

EN 1290, LA NAISSANCE

DANS LE FIEF DES CONFALONIERI
MILITI GUELFI DEL VESCOVO DI PIACENZA


Voici comment nous pourrions imaginer, en ajoutant un peu de romantisme, la naissance dans le château de Calendasco de Corrado Confalonieri, de noble à saint ermite 
 
À l’arrière-plan, comme apparaît encore aujourd’hui le paysage vu du haut de la tour du manoir, se détache la grande plaine avec le fleuve Pô au nord.
Un point fixe sur la date de naissance, le fait en 1617, l’évêque de Plaisance, qui dans le Legato Sancti Conradi, écrit par le notaire curiale et impérial, au palais épiscopal de Plaisance, à la demande du comte Landi, nous donne cette donnée historique.
Et tout cela se produit, après qu’en 1610, de Noto sont arrivées les Lettres des Administrateurs de la Ville sicula "li Giurati", qui demandaient de faire des recherches historiques et d’avoir des nouvelles sur saint Conrad, patron de la Ville de Noto depuis quelques siècles.
Ces données historiques ont été largement étudiées et présentées publiquement, et publiées dans quelques livres consacrés à saint Conrad. 
 
image avec AI faite par U B

 

NEL 1290 A CALENDASCO

NEL FEUDO DEI CONFALONIERI
MILITI GUELFI DEL VESCOVO DI PIACENZA

Ecco come potremmo immaginare, aggiungendo un poco di romanticismo, la nascita nel castello di Calendasco di Corrado Confalonieri, da nobile a santo eremita 
 
Sullo sfondo, come ancora oggi appare il paesaggio visto dall'alto della torre del maniero, si staglia la grande pianura con il fiume Po a nord.
Un punto fermo sul dato della nascita, lo mette nel 1617, il Vescovo di Piacenza, che nel Legato Sancti Conradi, scritto dal notaio curiale ed imperiale, nel Palazzo Vescovile a Piacenza, a volere del conte Landi, ci dà questo dato storico.
E tutto questo avviene, dopo che nel 1610, da Noto arrivarono le Lettere degli Amministratori della Città sicula "li Giurati", che chiedevano di fare ricerche storiche e di avere notizie su San Corrado, Patrono della Città di Noto da alcuni secoli.
Questi dati storici, sono stati ampiamente studiati e presentati pubblicamente, e messi alle stampe in alcuni Libri dedicati a S. Corrado. 
 
come possiamo immaginare la nascita immagine AI creata da U B


25 luglio 2026

ARCHIVIO PREZIOSO DEL PO

MOSTRA EVENTO E RACCOLTA FOTO VIDEO
UN PROGETTO CHE E' ORMAI UN TESORO DELLA MEMEORIA 

 
E' un bel progetto quello de ILMIOVIAGGIOAPO che si staglia in più anni, andando a ritroso, per raccogliere video ed immagini del Po, del suo cambiamento stagionale, delle sue piene, piccole o grandi.
Un Archivio che raccoglie ormai centinaia, se non migliaia di foto e video relativi al Po, al tratto di circa 20 km di una sponda piacentina. Con incursioni anche su sponda Lombarda del Grande Fiume.
Tra foce Lambro, foce Tidone e foce Trebbia.
Interessante la Mostra Evento del 2023 sull'Antropocene Archeologia di Plastica, che si è tenuta a Calendasco sotto l'antico Portico del Romitorio ospitale francigeno, oggi di proprietà privata. Luogo importante per la storia del paese.
Per quella Mostra di oggetti , strambi, variplastici e ferrosi, rinvenuti nel Po in secca, che inquineranno le acque del fiume e le falde per centinai di anni, arrivò anche la Rai Tv per un servizio per il Telegiornale. Insomma un fatto importante, in ogni aspetto.
L'Archivio foto e video ed il Progetto ILMIOVIAGGIOAPO è realizzato da Umberto Battini, appassionato cultore del Grande Fiume e divulgatore storico.
 
 


24 luglio 2026

ÉGLISE DE CALENDASCO LES DONNÉES HISTORIQUES

INFORMATION SUR L’ÉGLISE
ET DÉTAILS HISTORIQUES

Construite sur une élévation de terre protectrice à l’époque lombarde

par Umberto Battini
    historien de S. Corrado et divulgateur   
 
intérieur de l’église de Calendasco photo d’Umberto Battini

 
Je dirai de l’église : la paroisse de Santa Maria. C’est de fondation lombarde, le disent les parchemins du Code diplomatique lombard. Il y a des écrits à Calendasco et Trevozzo, mais aussi à Pavie et même à Milan dans Santambross', et ils nous rappellent le prêtre du moment habitant à Kalendasco. Notaires des 769, 784, 804, 892 etc. 
La plus grande rénovation a eu lieu en 1734. Puis, en 1970-71, il y eut celle de don Federico Peratici pour la juste adaptation au Concile Vatican II (sur cette affaire j’aurai à reparler plus en détail le moment venu).
L’église avant 1734 était « presque carrée » - des sphères carrées disent une carte du temps!
 
Avec les balustrades et le plancher en bois : pas surprenant! l’église est écrite pour être construite sur un petit monticule et donc bien à l’abri des crues humides et malsaines du Pô. C’était donc un endroit assez élevé pour garder les pieds au sec, paro paro est toujours le même aujourd’hui. 
Il y a aussi (bien caché mais il y a) une ancienne fenêtre d’ordre roman, entre deux murs - un posticcio et un original, c’est un reste avec des moustaches, un document en pierre qui vaut de l’or, un témoin muet qui crie (comme Legato Sancti Conradi !).
 
Les églises lombardes ont souvent des plans carrés, architecture en usage dans les mêmes années chez les Byzantins qui étaient maîtres jusqu’à Modène. 
Nous connaissons le nom de deux de nos anciens prêtres lombards : et voici apparaître Stabelfredus et Ours qui au-dessus du compte étaient aussi puissants, avec des propriétés immobilières dans des endroits bien au-delà de la terre piacentine. Officiaient à Kalendasco avec droit de dîme sur les pauvres ruraux du lieu. 
Dîte au prêtre, tellement pour changer. En fin de compte, un plat de soupe te l’accordaient toujours dans le xenodochio, presque à toute heure, il suffisait de frapper. Toc toc toc.


si tu cites la source  
 

ALCUNI DATI DELLA CHIESA

RAGGUAGLI SULLA CHIESA
E DETTAGLI STORICI
Costruita su di un rialzo di terra protettivo in epoca longobarda

di Umberto Battini
    storico di S. Corrado e divulgatore 

interno della chiesa di Calendasco foto di Umberto Battini

 


Dirò della chiesa: la parrocchiale di Santa Maria. E’ di fondazione longobarda lo dicono le pergamene del Codice Diplomatico Longobardo. Ce ne sono di scritte a Calendasco e Trevozzo ma anche a Pavia e pure a Milano in Santambross’ e ci richiamano il presbitero del momento abitante in Kalendasco. Notarili del 769, 784, 804, 892 etc etc. 
La più grandiosa ristrutturazione fu svolta nel 1734. Poi nel 1970-71 ci fu quella di don Federico Peratici per il giusto adeguamento al Vaticano II (su questa faccenda avrò da rievocare di più a tempo debito).
La chiesa prima del 1734 era “quasi quadrata” – fere quadrata dice una carta del tempo!
 
Con le capriate e il pavimento di legno: non sorprende! la chiesa è scritto essere costruita su monticello e quindi ben al riparo dalle piene umidicce e malsane del Po. Era quindi un luogo elevato quel tanto che bastava a mantenere i piedi sull’asciutto, paro paro è ancora uguale oggi. 
C’è anche (ben nascosta ma c’è) una antica finestra in ordine romanico, tra due muri – uno posticcio ed uno originale, è un rimasuglio coi baffi, un documento lapideo che vale oro, un testimone muto che urla (tipo Legato Sancti Conradi!).
 
Le chiese longobarde non di rado han fattura a pianta quadra, architettura in uso negli identici anni tra i bizantini che eran padroni fino a Modena. 
Sappiamo il nome di due nostri vecchi preti longobardi: ed ecco apparire Stabelfredus e Orso che sopra al conto erano anche potenti, con proprietà immobili in luoghi ben oltre la terra piacentina. Officiavano a Kalendasco con diritto di decima sui poveri rurali del posto. 
Decima al prete, così tanto per cambiare. In fin dei conti un piatto di zuppa te lo concedevano sempre nello xenodochio, quasi a tutte le ore, bastava bussare. Toc toc toc.


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