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28 aprile 2026
NEL 1872 NEL BORGO DI CALENDASCO
TUTTO IL MONDO E' PAESE
UN ANEDDOTO DELL'ANNO 1872
Pubblica amministrazione e ricorsi
di Umberto Battini
divulgatore storico
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| immagine grafica U B |
Rimaniamo al paesello adagiato sul Grande Fiume il Po, come
amava definirlo Guareschi, quello di don Camillo e Peppone!
Siamo sul finere dell’ottocento,
ed il Comune aveva indetto un concorso cui parteciparono in tre, per un posto di Segretario comunale,(per quel tempo e
forse lo e’ ancora un posto di prestigio).
Vinse un certo Francesco
Tiscornia e fu fatto atto al primo di agosto 1872 (mai sentito di un oriundo
con quel cognome, ma probabilmente veniva da fuori, cosa abbastanza normale per
i tempi visto che Calendasco, borgo prettamente agricolo, non vantava tra la
sua gente abitanti con alto titolo di studio).
Quel concorso a tre però non poteva esser fatto dal Comune, secondo le
regole del tempo, per cui venne annullato dal Prefetto di Piacenza.
Il Tiscornia fece ricorso,
giustamente anche a quel tempo la burocrazia già metteva piede.
Ma il Ministero dell’Interno (addirittura nda) annullò il ricorso in
data 10 ottobre 1872. Cosicché il Prefetto vide la sua ordinanza avvalorata ed
il Comune con il Tiscornia dovettero arrendersi all’evidenza.
Fu rifatto il concorso secondo
le leggi del tempo.
Il Comune di Calendasco ed il
Francesco Tiscornia videro annullata definitivamente quella nomina secondo un
parere di legge del Consiglio di Legge del 26 novembre 1872 ed adottato dal
Ministero dell’Interno in questa causa.
Umberto Battini
divulgatore storico e ricercatore
è cosa etica citare l’autore di
questo testo per chi se ne servisse
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27 aprile 2026
MESSER DA VINCI
CODICE LEONARDESCO
Portone e "braccino corto"
a Piacenza
di Umberto Battini
divulgatore storico
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| Leonardo da Vinci immagine con IA creata da U B |
Minuta di
lettera dal Codice Atlantico.
Messer
Leonardo da Vinci a fine del 1400. Scrive ai Fabbriceri del duomo di Piacenza
che volevano far portoni di bronzo.
Li consiglia che ci vuol “bono maestro e
bona opera”.
Purtroppo questi preti
rifiutarono l’offerta leonardesca.
Costava troppo.
Da buoni piacentini
preferirono tenersi i portoni in legno che di quello ce ne avevano a macca nei
loro possessi boschivi.
Certo a legger oggi vien la pelle d’oca, ma così vanno
i tempi e la storia. Amen.
Però è bello pensare a quale valore artistico e che
attrattiva turistica ci porterebbe oggi l’aver della cattedrale un enorme e
certamente meraviglioso portone bronzeo firmato Da Vinci!
Giustamente, per non
creare illusioni, secoli dopo anche il Raffaello di S. Sisto prese il largo.
Stavolta era roba da frati!
UMBERTO BATTINI
DIVULGATORE STORICO
se copi cita la fonte web
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L'ASSALTO ALLE CHIESE
UN ARTICOLO STORICO
DALLE FONTI DEL TEMPO
articolo apparso sul quotidiano ILPIACENZA.it
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26 aprile 2026
LIBRO DEL 2006
CON I DOCUMENTI ALLA MANO
COMPIE 20 ANNI IL PREZIOSO
STUDIO
La forte importanza del volume edito nel 2006 dalle Edizioni Storiche Compagnia di Sigerico in Calendasco si cela già nel titolo "San Corrado Confalonieri I DOCUMENTI INEDITI PIACENTINI" ed è stato curato da Umberto Battini, studioso dagli anni '90 di questo Santo Eremita.
Il volume contiene fonti archivistiche e documenti unici quali il Legato Sancti Conradi del 1617 che è redatto in Curia a Piacenza alla presenza del Vescovo.
Nel Legato
si attesta che "dopo ricerche sulla vita pubblica di S. Corrado... è
certo che nello stesso luogo di Calendasco questo Santo abbia avuto la
sua origine terrena".
Siamo nel 1617 e dopo le istanze scritte
a Piacenza da Noto con lettere del 1610 per sapere qualcosa di più
sulla vita del loro Patrono, questo avviene per mano del Vescovo di
Piacenza e del Nobile Zanardi-Landi.
Nel Legato sono presenti questi dati trascritti per mano del notaio e cancelliere della Curia piacentina.
Ma tanti altri dati storici sono disvelati tra i quali: il convento del gorgolare a Calendasco, il castello, la casata dei Confalonieri, il luogo dell'incendio e le carte sulla moglie del Santo piacentino. Ed altro ancora con i riferimenti dei fondi d'Archivio consultati.
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| particolare del volume I DOCUMENTI INEDITI PIACENTINI di Umberto Battini |
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25 aprile 2026
SAN ROCCO I LUOGHI
SAN ROCCO CAMMINO'
IN VARI LUOGHI PIACENTINI
PASSO' ALL'OSPITALE DI CALENDASCO?
IPOTESI DA NON TRASCURARE
di Umberto Battini
divulgatore storico e agiografo di S. Corrado
Continuiamo
ad analizzare un dato storico avvalendoci della memoria di Pietro Maria
Campi illustre storico piacentino che nel primo 1600 ci lasciò alcuni
monumentali libri di storia basata su documenti ampiamente citati dallo
stesso.
San
Rocco era senza dubbio un penitente, abbracciato all'ideale terziario
del francescanesimo, dedicato ai laici e che potevano in libertà
scegliere se vivere in questo stato laicale rimanendo indipendenti
oppure ritirandosi con altri fratelli in comunità di piccole dimensioni.
Calendasco
vanta un ospedale antico e nel medioevo era gestito da penitenti
terziari sotto la guida di fra Aristide, che nel 1315 accolse S. Corrado
Confalonieri dopo il fatto dell'incendio e della sua riduzione alla
completa povertà.
San Rocco arriva nel territorio di Piacenza nel 1322 e scorrazza e visita vari luoghi del piacentino, passando per tanti paesi.
Il Campi scrive che "in detto anno 1322 in Piacenza fu l'avventurosa venuta del glorioso San Rocco" e continua scrivendo "è da sapersi che il santo pellegrino, prima d'entrar in Piacenza, visitò molti villaggi del territorio...".
Ecco
quindi un indizio, che ci fa ipotizzare anche il suo passaggio tra i
suoi fratelli ospitalieri di Calendasco ed in questo 1322 è ancora in
piena attività e frate terziario vestito del saio grigio, anche S.
Corrado.
Qui
in questo luogo di ospitalità l'infermiere itinerante S. Rocco (così lo
definiscono eminenti studiosi per il fatto che vagava di ospitale in
ospitale prestando anche servizio di carità in opere) incontra S.
Corrado e gli altri fraticelli: un incontro tra futuri Santi, emblematico e inaspettato!
E
di lì a pochissimi anni anche S. Corrado partirà pellegrino per i
luoghi Santi di Assisi e Roma e fin alla Terra Santa per poi raggiungere
la Sicilia e di là fermarsi a Noto per viver da eremita nella gloriosa
Valle dei Miracoli fino alla sua morte avvenuta il 19 febbraio del 1351.
San
Rocco passò nella chiesa cittadina di S. Maria di Nazareth - oggi
Sant'Anna - e passò pure nel borgo di Caorso per infine stare per
svariato tempo nel luogo di Sarmato, in campagna.
Il caso è anche questo: Sarmato, Caorso e Calendasco sono tutti luoghi posti lungo il fiume Po.
Continueremo quindi nella analisi storica di aspetti dei due Santi con altri brevi ma succosi articoli.
se copii qualcosa cita la fonte, è un fatto di etica!
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GUADI DI PO
CALENDASCO
DE SUPER PADO
I GUADI SECONDO LA RICCHISSIMA
DOCUMENTAZIONE STORICA
di Umberto Battini
di Umberto Battini
divulgatore storico
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| immagine creata con IA Gemini da U B |
Intanto bisogna dire che gli studi circa Kalendasco stanno continuando.
Ed effettivamente sono emersi nuovi e importanti dati storici che confermano due cose: la strada romea diretta a Pavia antica capitale longobarda e franca aveva il passo del fiume proprio in Calendasco poi venne anche Soprarivo.
Si è scoperto nero su bianco che oltre al conosciuto passaggio di Soprarivo era attivo anche quello dirimpetto al paese, oggi lo identifichiamo con la località Masero a poche centinaia di metri dal borgo.
Un
documento milanese del '400 attesta la decadenza del porto di
Soprarivo, affittato dal Comune di Piacenza ad un lodigiano: si citano
porto con osteria.
Devo dire che è il passo più antico e storico, di epoca longobarda è quello del paese, la conferma è data da pergamene longobarde d'area milanese.
Addirittura i diritti di passaggio del fiume, i diritti di pesca sul Po e sui vari corsi d'acqua, dei canali dei molini ed anche i pozzi sono concessi di pugno dal Barbarossa: sempre sto parlando del porticciolo del paese!
In effetti ancora nel 1700 sappiamo dei porti di Soprarivo, del porto del Botto, un altro passaggio era al Mezzano e un guado era attestato a Cotrebbia Vecchia.
Ovviamente stiamo citando prettamente i guadi relativi a questa area ben specifica, che però, stando a quanto emerso, era strategicamente molto interessante se longobardi, franchi e poi anche il Barbarossa si prendon la briga nel corso dei secoli, di mantenere i diritti di questo passaggio accanto al paese di Kalendasco!
Insomma ce ne sarebbe da dire ma voglio essere sintetico e riservarmi gli approfondimenti e le citazioni degli atti in un prossimo studio.
Buona francigena a tutti!
UMBERTO BATTINI
divulgatore storico
se copi cita la fonte
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RICORDO RAI TV INTERVISTA
IN OCCASIONE DELLA MOSTRA
"ANTROPOCENE
ARCHEOLOGIA DI PLASTICA"
Curata da Umberto Battini
l'importante Mostra Evento
che si tenne nel 2023
Nell'anno 2023 la Mostra Evento a Calendasco
Esposti sotto al portico dell'antico medievale Hospitale Romitorio
di Calendasco, oggi abitazione della famiglia di Bruno Grassi,
decine di oggetti plastici, ritrovati nel Po in secca.
Sono pezzi di vario genere, plastica che inquina le acque,
rilasciando microplastiche per secoli.
Nell'occasione anche la Rai Tv arrivò a Calendasco.
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24 aprile 2026
PASSAGGI DI FIUME
BORGO DI CALENDASCO
BATTELLINE SUL PO
Luoghi di fiume nell’ottocento
di Umberto Battini
divulgatore storico
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| mappa elaborazione passi sul Po da carte dell'800 grafica U B |
A metà ottocento, il borgo gravitava molto sulla
vita di fiume.
Il Po qui era e resta un luogo dell’anima.
Nei tempi passati era
anche possibilità di rendita: renaioli, pescatori e barcaroli traevano
sostentamento dal lavoro sul fiume.
Il Po nell’area di Calendasco formava un’ isola,
detta “San Germano” ed era anche popolata di alcuni individui che abitavano la
piccola cascina.
Mezzano Vigoleno apparteneva come parrocchia a
Sant’Imento.
A Cotrebbia avevamo una dogana e 3 battelli di
servizio per passare il fiume e contava circa 500 abitanti, molti per quell’epoca
e sparsi nelle cascine limitrofe.
A Boscone Cusani si usufruiva di un solo battello
per il passo del fiume e la piccola frazione era abitata da circa 300 persone.
Boscone Cusani era stata parrocchia di Chignolo Po per tanto tempo fino a che
nel 1819 fu inglobata nella diocesi piacentina.
Circa questo luogo sappiamo che
il Farnese Ranuccio I nel 1606 diede ospitalità ad una colonia di albanesi che
insediò sull’isolone del Boscone Cusani.
Ma non va scordato che il fiume si traghettava
anche presso la Raganella e allo stesso Mezzano oltre che a Soprarivo non
lontano da Boscone Cusani e ovviamente un traghetto era dinanzi a Calendasco
che dal 1700 era comune posto tra le due anse che si erano create con il taglio
del fiume Tidone.
E proprio il taglio del Tidone alla sua foce nel
Po divenne una contesa molto forte della quale si occupò il Tribunale di
Piacenza essendosi aperta una causa.
Di questo taglio esiste in archivio una
ricca documentazione scritta e mappale con la quale ho potuto studiarne la
vicenda.
UMBERTO BATTINI
divulgatore storico
potrebbe interessarti un articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it
se copi qualcosa devi citare la fonte
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23 aprile 2026
LA CHIESA I DOCUMENTI
CHIESA DI CALENDASCO
UNA STORIA IMPORTANTE
C'è tantissimo materiale cartaceo originale
da studiare nel dettaglio
di Umberto Battini
divulgatore storico
Dirò della chiesa: la parrocchiale di Santa Maria. E’ di
fondazione longobarda lo dicono le pergamene del Codice Diplomatico
Longobardo.
Ce ne sono di scritte a Calendasco e Trevozzo ma anche a Pavia e pure a Milano in Santambross’ e ci richiamano il presbitero
del momento abitante in Kalendasco.
Notarili del 769, 784, 804, 892
etc etc. La più grandiosa ristrutturazione fu svolta nel 1734. Poi nel
1970-71 ci fu quella di don Federico Peratici per il giusto adeguamento
al Vaticano II (su questa faccenda avrò da rievocare di più a tempo debito).
La chiesa prima del 1734 era “quasi quadrata” – fere quadrata dice una carta del tempo! L'ho rintracciata tanti anni fa nell'archivio privato di don Peratici, conservato a casa della sorella, che me lo lasciò consultare con piacere.
Inoltre nei miei libri, pubblicati anni fa, c'è parte di questa documentazione.
Con le capriate e il pavimento di legno: non sorprende! La chiesa è scritto essere costruita su monticello
e quindi ben al riparo dalle piene umidie e malsane del fiume Po.
Era
quindi un luogo elevato quel tanto che bastava a mantenere i piedi
sull’asciutto, paro paro è ancora uguale oggi. C’è anche (ben nascosta ma c’è) una antica finestra in ordine romanico, tra due muri
– uno posticcio ed uno originale, è un rimasuglio coi baffi, un
documento lapideo che vale oro, un testimone muto che urla (tipo Legato
Sancti Conradi!).
Le chiese longobarde non di rado han fattura a pianta quadra,
architettura in uso negli identici anni tra i bizantini che eran
padroni fino a Modena. Sappiamo il nome di due nostri vecchi preti
longobardi: ed ecco apparire Stabelfredus e Orso che sopra al conto erano anche potenti, con proprietà immobili in luoghi ben oltre la terra piacentina.
Officiavano a Kalendasco con diritto di decima sui poveri rurali del posto. Decima al prete,
così tanto per cambiare.
In fin dei conti un piatto di zuppa te lo
concedevano sempre nello xenodochio, quasi a tutte le ore, bastava
bussare. Toc toc toc.
Umberto Battini
divulgatore storico
se copi cita la fonte
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