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3 ottobre 2026

IL CANCELLO DEL SANTUARIO

L'INGRESSO AL SANTUARIO DI NOTO

LA FRASE SUL CANCELLO

Tratta dal libro dell'Esodo

di Umberto Battini
    storico di San Corrado 


Quando ci avviciniamo al Santuario di San Corrado nella Valle dei Tre Pizzoni anche detta da secoli dai devoti Valle dei Miracoli, veniamo accolti al cancello d'ingresso da una frase solenne incisa a caratteri color oro: Porta Coeli ne appropries solve calceamentum locus in quo stas, terra sancta est.

La frase significa: Porta del Cielo, non avvicinarti prima togli le scarpe, il luogo nel quale stai è Terra Santa. E' una frase della Bibbia, del libro dell'Esodo capitolo 3 versetto 5, molto usata da secoli, per indicare luoghi venerabili ed importanti per il cristianesimo e per la fede. 

La si ritrova spesso questa scritta, facendoci caso, in luoghi dove han vissuto i santi e certamente questa terra dove sorge il Santuario di S. Corrado con la sua ed altre grotte di uomini di vita penitente ed eremitica, è terra benedetta e santa!

Ecco quindi il monito, l'avvertimento dato a chi si avvicina: un modo di svegliare la coscienza religiosa e spirituale del fedele, per fargli comprendere che questo posto è speciale perchè chi ha vissuto qui lo ha fatto secondo la totale dedicazione alla vita del Vangelo.

Nei secoli questa frase, sebbene scritta in lingua latina, era compresa da tanti o perlomeno ne veniva spiegato il significato profondo al popolo dai sacerdoti, per essere capita e saper avvicinarsi a questi posti benedetti con discrezione e molto rispetto. Ai nostri giorni passa un poco inosservata o sembra quasi un ornamento artistico, mentre da sempre ha tutto un altro valore e significato.

E' quasi ovvio che chi si avvicina a questi Santi Luoghi è certamente portato lì da senso di fede e devozione, ma senza dubbio comprendere in pieno la frase che ci accoglie aiuta a dar ancor più un senso di riverenza al luogo e a quanto in esso si vede e ammira!

La grotta ci riporta alla mente il San Corrado vivo, uomo, che lì vive e cammina, passa le giornate tra piccoli lavori di campagna per il sostentamento, curando orto e piante di frutto e poi la penitenza e la preghiera, il vero motivo per cui S. Corrado vive fine alla morte lì!

E quindi conoscendo di quella severa e nobile frase che ci accoglie, noi fedeli ancora di più riusciremo a meditare nella mente e col cuore sulla bellezza  e la fortuna di poter camminare su terra santa e benedetta, in un lembo di Cielo, che è quello a cui dovremmo e dobbiamo tutti aspirare. Canta infatti una strofa del melodioso Poemetto al Patrono musicato e composto da don Salvatore Rametta di Noto: Valle misteriosa dei Pizzoni, lembo sei di Cielo sulla terra!

Ogni volta che andiamo lì, attraversiamo la porta del Cielo, sembra quasi incredibile a dirsi, ma certo, come devoti, lo sappiamo bene il nodo al petto che prende appena ci si incammina su quel vialetto, diretti alla Santa Casa del Nostro Amato, pronti poi a sciogliere a Lui le nostre lacrime e i nostri grazie per il bene che mai ci fa mancare!



LA MADONNA DEL SANTO ROSARIO

CALENDASCO 
FESTA DELLA MADONNA DEL ROSARIO IL 7 OTTOBRE

A Calendasco questa celebrazione è un'antica tradizione religiosa, che già nel secolo scorso veniva festeggiata con una piccola sagra paesana.
La santa messa era partecipatissima, era un giorno di festa per il borgo. 
Sappiamo che era abitudine allestire anche una balera. 
Dalla documentazione che ho potuto studiare e pubblicare, questa festa nasce ufficialmente a Calendasco verso la fine del '500 nel ricordo della famosa Battaglia di Lepando del 1571.
E in contemporanea a Calendasco viene costituita una Confraternita della Madonna del Rosario, anche questa attestata nei documenti ufficiali, carte e documenti che possiedo in copia e che raccontano tanta storia.

la facciata della chiesa di Calendasco (Piacenza)

 




2 ottobre 2026

LA PESTE E IL SANTO ROCCO

ECCO ALCUNI DATI STORICI
IMPORTANTI
da ILPIACENZA.it quotidiano online
articolo di Umberto Battini
del 16 agosto 2024


 

IL BRACCIO D'ARGENTO

IN ARGENTO MASSICCIO
REALIZZATO CON LE OFFERTE DEI DEVOTI NETINI

Il Reliquiario del Braccio di S. Corrado
 
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado 
 
A Noto oltre al Corpo del Patrono, custodito come ben risaputo, in una stupenda Arca d'argento, in Cattedrale si conserva anche la Reliquia del Braccio, che viene solennemente esposta durante le sante celebrazioni Patronali giornaliere agostane e di febbraio.
Realizzato dall'argentiere di Milano Devecchi. 
Nell'anno 2025 ricorrevano i 75 anni della sua realizzazione e di quando venne donato dal Popolo Netino Devoto a S. Corrado.
Nelle immagini potete notare dove sono posizionate le scritte dedicatorie ricerca-studio già presentata nel 2020.
 
Foto e ricerca a cura di Umberto Battini, studioso di San Corrado
 

 

IL RITORNO NELLA SUA TERRA

UNA IPOTESI DEVOZIONALE
RIPORTARE SAN CORRADO CONFALONIERI NEI SUOI LUOGHI NATIVI
 
Calendasco dove è nato in corpo e poi convertito nel romitorio e a Piacenza 
 
Un pio desiderio devozionale, forse un giorno poter vedere l'Arca di San Corrado esposta nella Chiesa di Calendasco e poi portata in processione, passando per il Romitorio ospitale dove venne accolto nel 1315 e dove si convertì dopo il fatto dell'incendio.
E poi il passaggio al Castello dei Confalonieri dove nacque nel 1290.
Con ovviamente la sosta anche a Piacenza.
Un pio desiderio, un semplice sogno devozionale, ma chissà!
Toccherebbe alle Autorità Religiose e Civili tutto il procedimento organizzativo.
Mai mettere freni alla Divina Provvidenza al quale ogni cristiano deve credere ed ampiamente trattata anche nella Dottrina cristiana. 

l'Arca con il corpo di San Corrado  Traslazione di Noto del 2010 foto Umberto Battini

 


 

L'ATTO NOTARILE

ECCO IL DOCUMENTO 
CHE CERTIFICA LA NASCITA
DI SAN CORRADO A CALENDASCO
Dopo le accurate ricerche che vennero fatte,
così come risulta nel notarile del 9 agosto 1617
 
Documento notarile di 23 pagine ritrovato nel 1998
da Umberto Battini - storico di S. Corrado e pubblicato per intero nel volume del 2006 in formato fotografico anastatico, con il testo in latino
e la completa traduzione in italiano.


1 ottobre 2026

IL VIAGGIO DEL PATRONO

LA MAPPA DEL PERCORSO
E' STATO UN LUNGO PELLEGRINAGGIO
Infine la svolta eremitica a Noto

di Umberto Battini
    storico di San Corrado Confalonieri 

Analizzando le varie fonti storiche che ci parlano di S. Corrado, e ragionando con rigore logico su certi accadimenti, ecco che è ben ipotizzabile questo percorso, durato parecchi anni, prima di giungere a Noto.
Ad esempio va tenuta in considerazione la durata della sua vita da convertito, nel 1315 nel romitorio ospedale per pellegrini di Calendasco. Luogo gestito da terziari laici francescani, laici riuniti in fraternità come prevedeva la Regola "Supra Montem" del 1289 data da papa Nicolò IV.
E poi il periodo di noviziato in quel luogo, che sappiamo doveva durare qualche anno, prima di poter ricevere l'abito grigio vero e proprio da terziario.  Quindi la partenza dall'ospitale di Calendasco, per dirigersi ormai vestito dell'abito grigio penitenziale, verso Assisi e poi Roma.
Ipotizzabile il viaggio in Terra Santa? Analizzando nel concreto le Fonti Storiche che abbiamo, prima di tutte "La Vita di San Corrado" che si conserva a Noto nel Libro Verde della Curia vescovile, possiamo vedere che il racconto agiografico è stringato. Troppo succoso e riassuntivo per essere la cronaca della Vita di S. Corrado, intesa come decennale, cioè senza interporre il Viaggio a Gerusalemme e il ritorno per Malta, anche qui con indizi da non sottovalutare.
Non a caso, mons. Nunzio Zappulla, in un suo studio sul fatto del 1943, rimarcava l'arrivo di San Corrado a Noto nell'anno 1343. 
Cosa ben plausibile. Ma anche tanti altri buoni indizi portano a scegliere questo tipo di "percorso" del Pellegrino Penitente. 
E questa è solo la base di un più articolato studio storico-cronologico.

immagine grafica qui sopra creata da Umberto Battini



 

29 settembre 2026

LO STATUTO DEGLI OSTI

GLI OSTI DI PIACENZA
E LO STATUTO DEL 1720
ECCO COSA AVEVANO DECISO

articolo da ILPIACENZA.it quotidiano online
di domenica 27 settembre 2026
articolo di Umberto Battini 
 

 

25 settembre 2026

EL ESCUDO

LA HISTORIA BAJO LOS OJOS
CASSONATO DE MADERA

EL ESCUDO DE LOS CONFALONIERI
DE CALENDASCO

de Umberto Battini

      estudioso de S. Corrado y divulgador histórico 
  

En el salón superior del castillo de Calendasco, se ha salvado milagrosamente la casona de madera del techo que está toda pintada con el escudo de armas de la casa de los Confalonieri.

Techo de madera del siglo XIV, así como el castillo.
Es el testimonio vivo, que aquí habitaron con orgullo, decorando los ambientes donde vivía diariamente. 

Junto al salón hay también una gran sala, también casona de la misma manera, que es la habitación del nacimiento de San Corrado dei Confalonieri en 1290! Y por supuesto, con los mismos escudos decorativos.

En mis estudios e investigaciones en el Archivo de Estado de Piacenza documenté muy bien parte de la historia del castillo y de los Confalonieri, y esto es legible en mi volumen "S. Corrado Confalonieri - I Documenti Inediti Piacentini" de 2006. 

castillo del siglo XIII de Calendasco que fue feudo de Confalonieri

Hoy las búsquedas han avanzado y mucho, incluso sobre la casa de los Confalonieri del ramo que ha habitado físicamente en Calendasco, dentro del castillo y los expondré en un próximo libro en el que estoy trabajando intensamente desde hace tiempo.

Este techo arqueado, es también una prueba enérgica de la presencia activa y muy noble de los Confalonieri aquí en este castillo de Calendasco: fueron feudatarios muy amados.
En cierto modo fuera de los esquemas de aquella edad media que nos hace creer que los feudatarios son todos desplazados o explotadores, y en el próximo volumen también se tratará este hecho.

Un hecho único es el de los Confalonieri en Calendasco que en ningún otro lugar del territorio piacentino donde habitaban residentes de la casa, podemos encontrar huellas profundas de su habitar como feudatarios avariados.

Un castillo defensivo pero al mismo tiempo habitado de forma estable por los Confalonieri, aunque esto nos puede parecer extraño hoy en día por el hecho de que este castillo, ahora desnudo, es espartano y masivo, pero los hechos y documentos de la época hablan diferente.
 
Umberto Battini 

estudioso de San Corrado y divulgador histórico

 


BATTUTA DI CACCIA

ECCO UN TESTO SUL SANTO PATRONO DI CALENDASCO
dal quotidiano online ILPIACENZA.it
del 22 febbraio 2026 



NELL'ANNO 1315 IL FATTO DELLA CACCIA

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
    agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.

Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? 
A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo preso dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini

il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato e dei Fondi citati

se copii cita autore e web  
 



ILMIOVIAGGIOAPO UN SUCCESSO

MOSTRA EVENTO E RACCOLTA FOTO VIDEO
UN PROGETTO CHE E' ORMAI UN TESORO DELLA MEMORIA 

 
E' un bel progetto quello de ILMIOVIAGGIOAPO che si staglia in più anni, andando a ritroso, per raccogliere video ed immagini del Po, del suo cambiamento stagionale, delle sue piene, piccole e grandi.
 
Un Archivio che raccoglie centinaia, se non migliaia di foto e video relativi al Po, al tratto di circa 20 km di una sponda piacentina. Con incursioni anche su sponda Lombarda del Grande Fiume.
Tra foce Lambro, foce Tidone e foce Trebbia.
 
Interessante la Mostra Evento del 2023 sull'Antropocene Archeologia di Plastica, che si è tenuta a Calendasco sotto l'antico Portico del Romitorio ospitale francigeno, oggi di proprietà privata. Luogo importante per la storia del paese.
 
Per quella Mostra di oggetti , strambi, variplastici e ferrosi, rinvenuti nel Po in secca, rifiuti che inquineranno le acque del fiume e le falde per centinai di anni, arrivò anche la Rai Tv per un servizio per il Telegiornale. Insomma un fatto importante, in ogni aspetto.
 
L'Archivio foto e video ed il Progetto ILMIOVIAGGIOAPO è realizzato da Umberto Battini, appassionato cultore del Grande Fiume e divulgatore storico.