26 febbraio 2021

RESTAURO 2021

IL CASTELLO
DI CALENDASCO
Iniziati i restauri 
 
Antico, poderoso, rimasto praticamente come venne edificato perchè pochi nei secoli gli interventi di cambiamento.
Il monumento di Calendasco tornerà al suo grande splendore e ad uso civico.
Restauro ben definito: interni ed esterni e che resterà tra le opere più notevoli di questa amministrazione comunale con alla guida il sindaco Filippo Zangrandi.
La bellezza d'aver un simile spazio ad uso della popolazione, lo si vedrà nel tempo e le prossime generazioni non potranno che farne un elogio.
 

 

22 febbraio 2021

STORIA E FATTI DEL 1600

San Corrado Confalonieri

e il legame storico fra Piacenza e Noto

Le lettere conoscitive inviate dai Giurati di Noto nel 1610

di Umberto Battini 

Dal lontano medioevo del XIV secolo, una linea ininterrotta corre tra la terra di Piacenza e quella sicula: il nobile milite S. Corrado Confalonieri smette le vesti e lo sfarzo ed indossata una grigia tunica s’avvia alla santità nella terra che più l’ha amato in vita e in morte, l’Ingegnosa Noto. Ma i rapporti tra la terra natia e quella d’adozione, circa la storia e la valorizzazione umana e poi spirituale del Santo Eremita, hanno avuto uno sviluppo nei secoli attinente allo svolgersi degli accadimenti che proprio da Noto portarono ad elevare agli altari questo virtuoso uomo di fede.

In effetti, in base agli attuali riscontri storici, la vera e propria riscoperta piacentina di questo insigne santo la dobbiamo collocare nei primi anni del 1600, quando per mano degli Anziani della città di Noto, si avvisò la città di Piacenza inviando tre lettere arrivate il 28 aprile 1611, una diretta alla persona del Duca Farnese, una al Vescovo e altra lettera agli Anziani che avevano il governo della città, nella missiva si chiedeva espressamente di far ricerche d’archivio sul Santo Corrado. 

Addirittura gli stessi Anziani netini segnalano in queste lettere alcuni dati storici già in loro possesso, quali il fatto che fosse stato maritato con una nobile lodigiana di nome Eufrosina divenuta poi monaca clarissa e che fosse stato feudatario del castello piacentino di Calendasco.

Ma è questa ultima affermazione fatta dai Giurati netini che assume un valore importantissimo per la storiografia corradiana, in effetti la casata dei Confalonieri fu per alcuni secoli feudataria di Calendasco, esercitando dal poderoso maniero il dominio su questa ricca terra attaccata al fiume Po, al nord-ovest di Piacenza. E che la casata Confalonieri fosse tra le preminenti della città, pur mantenendo questa prerogativa feudale dal borgo, lo testimonia il fatto che uno dei quattro congiurati che nel 1547 uccideranno il Duca Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, sia stato proprio Giovanluigi Confalonieri feudatario abitante a Calendasco come mostrano gli atti delle confisca farnesiana conclusa nel 1586. 

Questi accadimenti sicuramente non aiutarono a far sì che le gesta del Santo Eremita, amatissimo a Noto ma anche ormai in tutta la Sicilia e meridione, si divulgassero nella sua terra natale, proprio per il fatto che un suo lontano pronipote partecipò a questo tremendo fatto del quale si occuparono tutti i maggiori storici e politici di quel tempo. Prova ne è che solo sessant’anni dopo ed a confisca conclusa, con l’espulsione del reo costretto a trasferirsi a Milano, si ufficializza e valorizza finalmente anche in Piacenza il Santo piacentino, siamo appunto all’inizio del 1600. 

Una delegazione venne da Noto a Piacenza nel 1612 per perorare ancor più queste ricerche, ed è proprio in quegli anni che a Piacenza in cattedrale gli si erige una cappella con affreschi della vita del Santo Corrado e l’anno seguente il canonico e storico piacentino Pier Maria Campi pubblica una agiografia che però, come scrive lo stesso autore, si rifà completamente a quella inviata da Noto nel 1610 scritta dal canonico netino Girolamo Pugliese, quindi di scarno valore storico oltre al già conosciuto: lo stesso prete Campi ammette che dovrà scrivere ancora e meglio del Santo. 

Intanto il vescovo della città di Piacenza mons. Claudio Rangoni avvia le indagini storiche richieste da Noto che terminano nel 1617 con il prezioso documento conosciuto come Legato Sancti Conradi, redatto dal cancelliere episcopale della curia che era anche notaio pubblico.

L’atto diplomatico cioè il Legato si conserva nel fondo notarile in Archivio di Stato a Piacenza ed anche in quello della parrocchia di Calendasco; questo atto entra a pieno titolo nella vicenda corradiana perché si scopre che in quello stesso borgo San Corrado era nato fisicamente e quindi si procedeva ad erigere una suntuosa cappella nella stessa chiesa, elevandolo a Patrono della comunità anche perchè, viene testimoniato e scritto, già da tempo gli abitanti del borgo erano al santo eremita fedelissimi devoti.

Il Legato subito nelle prime righe afferma che San Corrado è un membro della Illustrissima famiglia dei Confalonieri che furono Signori Feudatari nel luogo di Calendasco che abitavano il territorio vivendo nel maestoso castello, territorio e paese nella parte del Ducato di Piacenza che è situata oltre il Trebbia. 

Viene messo apertamente in evidenza che senza ombra di dubbio, e non possediamo nessuna prova contraria ed opposta dell’epoca, il santo sia un Confalonieri ed abbiamo prove scritte che tale Famiglia abitando questo feudo abbia sempre mantenuto un legame fortissimo con il paese, e mai ebbe uno screzio con il presbitero del borgo nel corso dei tre secoli che vissero nel castello.

Umberto Battini

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da un mio articolo apparso sul quotidano a Piacenza - estratto -

21 febbraio 2021

SAN CORRADO 2021 FESTA

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2021
C A L E N D A S C O
FESTA DEL PATRONO SAN CORRADO
 
Con buona partecipazione di fedeli del borgo natio del Santo Eremita, non ostante il covid sempre incombente sul mondo sociale, si è fatta una grande bella cerimonia a San Corrado.
Presente il vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio mons. Adriano Cevolotto che ha officiato ed il parroco ha concelebrato coadiuvato da un diacono.
Tante le autorità presenti ed il sindaco di Calendasco, il giovanissimo Filippo Zangrandi, ha portato il cero votivo al Patrono. Benedetti i panini di S. Corrado e distribuiti ai tanti parrocchiani ma non solo che eran presenti.
La corale ha intonato canti sacri e l'Inno del Patrono che ovviamente è lo stesso che si canta a Noto.
L'altare del Santo dove svetta la tela del 1600 è stata usata per tenervi la sacra reliquia durante la solenne celebrazione e di fronte impera ieratica la statua del Santo con al fianco un grandissimo cilio che è un dono diretto dei netini quando vennero al paese pellegrini nel 2015.
 

 

20 febbraio 2021

SAN CORRADO TESTO 2021

San Corrado, l’incendiario e rinnegato del medioevo piacentino compie 730 anni

San Corrado, l’incendiario e rinnegato del medioevo piacentino compie 730 anni

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San Corrado, l’incendiario e rinnegato 

del medioevo piacentino compie 730 anni

Il santo che unisce Piacenza e la cittadina siciliana di Noto

 



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di Umberto Battini

E' nel mese di febbraio che si fa la memoria di un particolare uomo della terra piacentina, figlio di una nobile famiglia locale filo-papale guelfa come lo era negli stessi anni il sommo Dante Alighieri. I Confalonieri erano ormai da secoli qui a Piacenza i militi prescelti del vescovo ed anche San Corrado ne sperimenta l’appartenenza: siamo in quell’inizio di trecento nel quale domina Bernabò Visconti ghibellino e nemico acerrimo della nobiltà guelfa e della religione.

E in quel 1315 dove a Piacenza e nel contado da tempo c’erano lotte contro il despota milanese che tiranneggiava, il giovane Corrado Confalonieri in un caldo giorno estivo si dedica alla caccia nei dintorni del suo castello e feudo di Calendasco provocando, per la mala idea di far incendiare fitti rovi per stanare selvaggina, un disastro inaspettato: le fiamme si propagano senza pietà anche perché a quel tempo i boschi erano parte dell’ambiente più di quello che oggi possiamo immaginare come apprendiamo ad esempio da carte notarili di fitti agricoli che descrivono come era il contado. Le fiamme ardono alcune fattorie e immediati arrivano sgherri dalla città credendo in un solito evento rivoltoso, ma i fatti erano ben diversi; intanto l’incendiario si era ritirato nel suo castello con la servitù e come usava al tempo, immediato viene arrestato senza tante cerimonie un contadino ottima cavia espiatoria per risolvere rapidamente la questione dinanzi al Visconti duce di Piacenza.

 Fatto sta che Corrado sapendo della giustizia sommaria incombente sul poveraccio innocente, nella giornata successiva si presenta al cospetto del Visconti e senza giri di parole si professa vero reo colpevole del disastro, mentre ancora il contado lascia nell’aria l’acre odore di bruciato portato dal vento.

 Ovvio che l’innocente è liberato ma lui Corrado Confalonieri di casata avversa dovrà pagare senza sconti quel fumoso danno: così avviene e la sua famiglia dal castello in Calendasco che lo aveva visto nascere nel 1290, provvede a risarcire della propria parte economica Corrado che così può pagare l’esosa multa ma intanto è ridotto sul lastrico insieme alla moglie Eufrosina (che i documenti d’archivio ritrovati del 1356 han mostrato esser di nome Joannina) della nobiltà dei Vistarini di Lodi.

Per farla breve: la sua famiglia gli fa una damnatio memoriae (lo cancella completamente dall’albero geneaologico dei Confalonieri) per il grave disonore che ha portato e però sappiamo che resteranno comunque fino al 1586 feudatari del posto così come la ricca documentazione storica ha messo in luce. La seconda damnatio arriverà nel 1547 quando un discendente di Calendasco dei Confalonieri parteciperà all’omicidio di Pierluigi Farnese figlio di papa Paolo III: il culto al Santo è vietato nel piacentino fino al 1600 e nuove indagini storiche lo stanno appurando.

D’un colpo Corrado è conosciuto come incendiario e rinnegato dai suoi cari: lui si ritira presso l’ospitale francigeno del borgo che ancora oggi esiste ben distinto e storicamente definito e la moglie si fa suora clarissa in città. A Calendasco è accolto nel conventino da fra Aristide che è un penitente terziario francescano assieme a pochi altri fraticelli e così dopo un anno da novizio, come voleva il regolamente del tempo cioè la cosiddetta Supra Montem papale, viene fatto frate e vestito del saio grigio e quindi continua a far servizio come ospitaliere. Eran chiamati dai documenti del tempo “fratres de tertii ordinis S. Francisci de penitentia nuncupati” e il piccolo ospitale del borgo al ridosso del fiume Po è annoverato dagli storici francescani come uno dei più antichi fino ad ora censiti tra i tanti esistenti almeno da metà del 1200 nel territorio italiano.

Ma dopo qualche anno, si valutano almeno in una decina, Corrado ormai frate penitente effettivo, se ne parte attorno al 1325 come pellegrino diretto in Assisi e poi Roma ed anche si presume del suo viaggio alla Terra Santa stante il suo soggiorno anche sull’isola di Malta, luogo obbligato di sosta delle navi sulla rotta per la terra d’oriente.

Infine da Messina dove sbarca intorno al 1342 si incammina per la Sicilia e si dirige verso la parte orientale, quella da tempo abitata da comunità eremitiche per la conformazione propria di quelle lievi montagne rocciose ma allo stesso tempo non troppo impervie e se ne arriva a Noto.

Qui viene accolto nell’ospitale di San Martino, lui che era stato un ospitaliere nel suo paese natale, ed inizia un proprio itinerario spirituale eremitico che già era nelle sue corde come ben sappiamo.

 

Si ritira nella valle detta dei Tre Pizzoni netini (tre piccoli monti aguzzi) dove trova una grotta per alloggio e servita da una piccola fiumara d’acque limpide che scorrono poco lontano dal suo sobrio rifugio.

Qui resterà fino alla morte avvenuta il 19 febbraio del 1351 all’età di 61 anni e se già da vivo per le genti di Noto era diventato un esemplare uomo di fede, di carità per tutti e soprattutto un Santo per i miracoli che compì in vita copiosi tra loro, dal giorno del trapasso è stato un tripudio di incondizionata venerazione verso la sua santa persona. Di S. Corrado in questi anni sono emersi dalla ricerca piacentina in archivio, diversi e anche inediti documenti che hanno portato nuova luce sulla storia del Patrono di Calendasco da oltre quattro secoli, ed è il patronato corradiano certamente più antico di tutta la diocesi.

Il 2020 è stato l’anno centenario della nascita cioè il 730° anniversario sapendo che nacque nel 1290: si è ritrovato da tempo il Legato sancti Conradi del 1617 redatto da notaio in curia a Piacenza e controfirmato dal vescovo mons. Rangoni dove è scritto, tra l’altro, che dopo aver fatto indagini, si è certi che S. Corrado è nato nel luogo di Calendasco che da secoli era feudo dei Nobili Confalonieri, una notizia quindi di valore immenso perchè per tanto tempo, per convenzione non sapendo bene dei suoi natali lo si diceva di Piacenza ma con tanti dubbi come mostrano le lettere del 1610 spedite dai Giurati di Noto per aver chiarezza.

Se la famiglia ha certo anche domicilio in città, non da meno ne ebbe nel contado piacentino ed il ramo del Santo Incendiario è emerso chiaramente esser quello del feudo dei Confalonieri di Calendasco che aveva anche sviluppo in val Tidone; mentre la parte della casata che viveva nel contado della val Chero era imparentata ma non primaria circa il santo e i documenti rinvenuti sono molto chiari in tutto questo.

Un prova forte del legame di Noto col borgo francigeno di Calendasco vien dal fatto che nel 1907 e nel 1927 ben due distinti vescovi della Città sicula donarono direttamente alla chiesa di Calendasco reliquie insigni del Patrono: era una testimonianza del fatto che il Santo Corrado lo si riconosceva appunto nato in corpo e spirito proprio in quel castello locale e difatti dai documenti è emerso che il vescovo di Piacenza con i discendenti dei Confalonieri di Piacenza si recavano nella data del 19 febbraio a celebrarne la santa messa solenne proprio nel borgo piacentino.

Nella chiesa del paese oltre al quadro di fine XVI sec. che lo ritrae pensoso con sullo sfondo l’incendio causa del suo travaglio della vita ma anche di avere guadagnato il Cielo tra i Santi, si ammira il Santo dipinto nel 1972 dal pittore Luciano Ricchetti ed anche un’altra tela del 1700 con il Patrono che in estasi si rivolge alla Madonna col Bambin Gesù in braccio. E sotto lo scialbo delle volte sono altri affreschi della Vita di S. Corrado coperti nel 1973 con la pittura omogenea e che sono ricordati dagli abitanti del paese più anziani.

Anche l’antica statua, un tempo portata in processione, accoglie il devoto e oggi è affiancata da un maestoso e grande cilio (porta cero) devozionale lavorato e decorato che a centinaia a Noto scortano l’Arca con il Santo durante le processioni; questo cilio è stato donato dai netini nel 2015 con una grande cerimonia cui erano presenti le autorità di Noto religiose e civili, un evento che ha segnato la storia recente tra le due comunità, netina e calendaschese, che vantano l’antichità del culto patronale e i luoghi della vita storica.

Tra i miracoli indiscussi che sono ricordati e testimoniati quello della comparsa nella sua grotta del pane: appariva caldo e in piccole pagnotte ed anche il vescovo di Siracusa (cui Noto al tempo era soggetta) fu colpito “in diretta” da questo miracolo.


 

Infatti era andato a trovarlo, là tra quella valle impervia, quasi per fare una indagine su questo strano eremita, un personaggio che si diceva tra il popolo esser miracoloso, una probabile inquisizione che si trasformò nello “strabuzzare gli occhi” - dicono le fonti antiche - di quel vescovo nel veder tal prodigioso evento avverarsi lì davanti!

Tanti sono certo i miracoli che fece in vita e dopo morte e non pochi ancora oggi possono essere riscontrati senza dubbio tra i devoti che a Noto e non solo possono raccontare di una grazia ricevuta per eventi drammatici di salute o altro e una omelia a stampa di oltre un secole fa ricorda come S. Corrado salvò Calendasco dalla furia delle acque del Po in piena!

E’ nella cattedrale della città di Noto che il Santo Corpo viene custodito da secoli e venerato in modo esemplare: nella valle dei Miracoli un santuario oggi ingloba la grotta in cui visse e morì S. Corrado e quel luogo conserva effettivamente una solenne aurea mistica.

 San Corrado, l’incendiario e rinnegato del medioevo piacentino compie 730 anni
La terra piacentina e quella sicula sono quindi unite dal Santo in un connubio storico e religioso che è una delle radici per coltivare la memoria di personaggi unici e che restano certamente come orgoglio locale da trasmettere alle nuove generazioni perchè la storia umana è ricca di sorprese.

 





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19 febbraio 2021

ROMITORIO TESTO STORICO

IL TESTO CULTURALE STORICO
CORRADIANO DI CARMELO SCIASCIA
Scrittore siculo devoto e fine uomo di cultura 
presente al Romitorio di Calendasco
 
Giovedì 18 febbraio 2021 nella Vigilia della Festa Solenne di S. Corrado Confalonieri Patrono di Noto e di Calendasco si è tenuto un incontro trasmesso su facebook ma ancora visibile per tutti, ed ecco che pubblichiamo il testo della breve ma lucida relazione di Carmelo Sciascia.
Romitorio di S. Corrado di Calendasco
Un incontro al Romitorio di Calendasco per ricordare San Corrado

Di seguito si riporta l’intervento di Carmelo Sciascia

“Avevo 25 anni…

Gennaio 1978 mio primo lavoro in val Seriana Scuola media di Leffe. Il primo incontro con S. Corrado a Gandino con il professore Corrado Perricone, fedele devoto che mi parlò di Noto e di San Corrado. Negli anni 80 sono andato spesso a Noto perché mio cognato Gianni ha sposato una notina E lì visitai oltre alla cattedrale barocca tutti gli altri luoghi corradiani. Mi documentai sul Santo, meravigliandomi della sua poca popolarità proprio a Piacenza. Dopo ne compresi i motivi storici che continuavano a perpetuarsi nei riguardi della famiglia Confalonieri.Giovan Luigi Confalonieri nel 1547 partendo dal suo castello di Calendasco, partecipò a Piacenza all’uccisione del figlio di papa Paolo III cioè Pierluigi Farnese che era Duca e governava. Il castello di Calendasco passò poi alla Camera Ducale ed acquistato da Zanardi-Landi. Per questo i Farnesi non permisero il culto a Calendasco di S. Corrado Confalonieri”.   Una damnatio memoriae.

Il decreto di costituzione della parrocchia di San Corrado a Piacenza è del 4 novembre 1976, anno della mia laurea conseguita a Palermo, mentre l’inizio della costruzione risale al 1973 come delegazione vescovile. La chiesa viene ampliata nel 1986 nell’aspetto architettonico che noi adesso vediamo e consacrata successivamente nel 1989. Continuai ad andare a Noto con una certa assiduità fino al 2004 perché mia suocera ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in una casa protetta proprio a San Corrado fuori le mura, in prossimità della grotta dove sorge il Santuario di Corrado. A Piacenza, negli anni Novanta, ho abitato in una zona vicino al quartiere Duemila e mio figlio Alessandro nell’infanzia ha giocato nella società sportiva San Corrado per diversi anni.

Proprio in quell’occasione ho conosciuto Bruno Grassi, non personalmente ma per i due suoi quadri che si trovano nella chiesa del quartiere e raffigurano due storie di San Corrado (L'incendio e La gloria). Grassi lo avrei conosciuto personalmente molti anni dopo apprezzandone la pittura. È capitato proprio in questo mese di Gennaio di scrivere dei suoi affreschi che si trovano nella chiesa di Negri a Bettola, paragonandola alla Cappella Sistina!

Noi ci incontriamo oggi giorno 18, nei luoghi più prossimi alla spiritualità del Santo ed anche più suggestivi. Questo luogo, il Romitorio di Calendasco, si lega idealmente e direttamente con la grotta di fuori le mura di Noto, rappresentano un ossimoro: una distanza annullata, perché sono luoghi identitari della stessa spiritualità. La fede di San Corrado si esprime all’unisono in questi luoghi.

Oggi San Corrado è ricordato ovunque. A Noto, è annualmente celebrato il 19 febbraio, giorno del suo beato transito. Sempre attorno al 19 febbraio i Netini di Roma si ritrovano ad onorarlo nella prestigiosa basilica dei Ss. Cosma e Damiano, dove si trova il suo più antico affresco, nella cappella di S. Antonio. A Calendasco gli abitanti hanno la fortuna di poterlo onorare tutti i giorni, ogni qual volta transitano davanti a questo Romitorio.

La mia personale conoscenza con uno dei massimi studiosi e storici di San Corrado, Umberto Battini, avviene nel 2014, perché come scrissi nel mio libro NOTE 2015 partecipai al VI Convegno di studi corradiani a Calendasco, testualmente scrissi: “Sabato 20 giugno, nel salone del municipio di Calendasco ha avuto luogo il VI Convegno Nazionale di studi corradiani. Il tema: Considerazioni storiche sui luoghi, i documenti e il culto di San Corrado a Calendasco. Ricorre infatti quest’anno il V centenario dell’indulto di beatificazione del Santo avvenuta a Noto nel 1515. Corrado fu Santo per volontà popolare subito dopo la morte, quando per la Chiesa era ancora Beato. -Ci dice Battini -che già il territorio netino, per peculiare conformazione e per tradizione bizantina, era meta di molti eremiti, (come, altri parti del meridione, ad esempio nelle vicinanze di Monte San Michele sul Gargano, dove ancora continua la tradizione greco ortodossa). Non solo. Riporta il nostro storico documenti per cui nel 1296 era stato assegnato ad un nobile Landi piacentino il feudo di Curmaracchia in Val di Noto. Probabilmente Corrado ne era a conoscenza.  Il Feudo perso dai Landi venne poi richiesto tramite intercessione papale, senza nessun esito. Documentazione storica ineccepibile quella del possesso piacentino di Curmaracchia, come ineccepibile potrebbero essere i due accennati fattori determinanti nella scelta del Santo”.


Carmelo Sciascia Bruno Grassi e Umberto Battini

Questo per quanto riguarda Calendasco nel 2014, mentre in anni successivi partecipai alle cerimonie religiose in onore del Santo. Durante una di queste cerimonie donai un quadro che rappresentava un fuoco spinto dal vento in memoria dell’incendio causato da San Corrado in gioventù. L’incendio causa di disgrazie ma anche occasione di sincero pentimento fu alla base della sua futura santità. Come ebbe a scrivere William Shakespeare: “bello è brutto ed il brutto è bello” nel suo Macbeth, le azioni nefande si trasformano in occasioni di rinascita, come azioni al momento ritenute positive possano essere causa di malanni.

Nello stesso libro Note 2015 ho riportato la memorabile processione della traslazione delle reliquie del Santo. È avvenuta la domenica del 2 agosto. Il giorno precedente era stato caldissimo, un caldo torrido ed umido immobilizzava gli uomini e le cose: “tutto l’universo criato”, avrebbe detto Cammilleri, sperava in un qualche rifugio di frescura notturna. Alle tre, in piena notte, sarebbe dovuto iniziare l’evento religioso più atteso del luogo: La processione che dal Duomo si sarebbe conclusa all’eremo del Santo. Il lungo serpentone ha attraversato tutta Noto, le soste vedevano danzare i cilii (particolari ceri lavorati artigianalmente, portacandele) mentre le preghiere ed i canti si levavano dalla folla dei fedeli.

 Finalmente (forse purtroppo) la processione giunse tutta, completa degli insostituibili elementi che l’hanno composta fin dalla partenza, nella spianata della Cava antistante il Santuario. Ed è qui che dopo un’ultima danza dei cilii si diede inizio alle funzioni religiose. “Niente di straordinario, in fondo è stata solo la traslazione di un Santo, una manifestazione religiosa che avviene ogni dieci anni e che è durata tutta una notte: la notte del 2 agosto dell’anno 2015”.

Un evento cui ho collaborato direttamente con Umberto Battini è stata una mostra di documenti, editi e inediti, che riguardavano il culto del Santo. Era il 2016, la mostra era stata organizzata nei locali di Spazio d’arte in vicolo Sant’Ilario, in prossimità di Piazza Cavalli. Ancora una volta Battini si dimostrava un profondo conoscitore ed agiografo di San Corrado: la riproduzione anastatica della documentazione presente nella mostra lo testimoniava abbondantemente. Un giusto riconoscimento giungeva nel 2019 dalla città di Caravaggio, con il premio Proserpina, assegnato ad Umberto quale “cultore e studioso della Famiglia Confalonieri di Calendasco e Piacenza e tra i biografi moderni di San Corrado Confalonieri Patrono”.

Un incontro al Romitorio di Calendasco per ricordare San Corrado

San Corrado è stato un uomo del suo tempo: un ricco nobile, un peccatore, un povero frate francescano, un pellegrino, un eremita. Se ci soffermiamo un attimo capiamo presto che il suo esempio va al di là di qualsiasi epoca perché in termini moderni si può dire che è stato un curioso del mondo, un viaggiatore che nato in condizione agiata ha scelto di morire in assoluta povertà. Si sa che nascere ricchi aiuta a diventare santi, ma è anche difficile rinunciare alle comodità ed agli agi se non si è motivati da una grande forza interiore, da una forte convinzione “ideologica”. Un uomo ricco del Nord che ha scelto di morire povero al Sud. La storia spesso ama mescolare le carte. San Corrado ha saputo mescolarle bene le sue carte con l’aiuto, per chi crede, di un buon mazziere, per chi non crede, per la sua grande forza di volontà di operare con altruismo. Per uno come me che è di Racalmuto, paese ricco di miniere di salgemma, non può fare a meno di ricordare il sale. Di agire “cum salis”, saporitamente. Il sale che dà sapore e acuisce la conoscenza rende sapienti e la sapienza si sa è propria della divinità.

18 febbraio 2021

ARTICOLO
 
VIA FACEBOOK UNA BREVE SINTESI in un articolo di Carmelo Sciascia sul quotidiano ILPIACENZA
 

ROMITORIO CLICCA QUI E LEGGI

16 febbraio 2021

15 febbraio 2021

SAN CORRADO

L'UOMO NOBILE CAVALIERE
NATO NEL SUO CASTELLO DI CALENDASCO
NEL 1290
 
San Corrado Confalonieri penitente terziario francescano e poi eremita nato a Calendasco - suo feudo - nell'anno 1290 e morto a Noto in Sicilia il 19 febbraio del 1351, dentro alla grotta in cui visse santamente.
 

 

10 febbraio 2021

EVENTO 2021 CALENDASCO

NELLA VIGILIA DELLA FESTA DEL PATRONO
DI CALENDASCO
 
Diretta web sul profilo facebook di Umberto Battini
visibile per tutti senza restrizioni
Partecipano:
Carmelo Sciascia filosofo e scrittore
Bruno Grassi proprietario del Romitorio di S. Corrado in Calendasco
Umberto Battini studioso di S. Corrado 
-----il video rimarrà poi comunque visibile per tutti-------
 

 

8 febbraio 2021

FRANCIGENA

CLAMOROSI RISVOLTI
SULLA VIA FRANCIGENA A CALENDASCO
 
Ci sono importanti risvolti storici che danno nuova linfa alla storia della Via Francigena a Calendasco, dove passa varcando il fiume Po.
Infatti sono stati ritrovati nuovi documenti antichissimi, d'archivio, circa appunto la Francigena e il suo rapporto con il Po qui nel terriorio di Calendasco.
Sono carte che mostrano un nuovo clamoroso riscontro: le ho rinvenute quasi non credendo io stesso a queste belle nuove. Il mio cancro, la convalescenza e i mesi in piena libertà ed in ripresa di salute, li ho impegnati in modo scrupoloso per i miei studi e ricerche e, dai e dai, qualcosa è saltato fuori di nuovissimo.
La cosa tutto sommato mi ha sorpreso certamente ma fino ad un certo punto: ormai avevo delle tracce troppo evidenti e scavando alla fine è arrivata la conferma: questa area aveva una importanza elevata, che ora posso dire che è tutta neo su bianco e autorevolissima!
Per ora conservo queste novità tra i miei dati e appena finirò lo studio (gia ben avanti) nuovo su San Corrado potrò dar voce a questi studi e soprattutto lasciar parlare le carte!
 

6 febbraio 2021

ANNIVERSARIO STORICO

7 3 0  ANNI
LA NASCITA DI UN SANTO
A CALENDASCO 
 
Si farà una commemorazione storica in questo 2021 della nascita del Grande Eremita Patrono di Calendasco 
 
  Il covid ha reso difficile fare delle valide commemorazioni culturali storiche di San Corrado Confalonieri che è nato ben 731 anni fa nel castello di Calendasco.
 
  Nel 2020 ricorreva il 730° anno della nascita: 1290 / 2020 e ne faremo la memoria in questo 2021 con delle iniziative.
Sono atti dovuti perchè la storia del paese ha anche in questo una radice importantissima da non trascurare.