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31 maggio 2026

IL RECUPERO STORICO

dal 2016 RECUPERATA
E RIMESSA AL CULTO PUBBLICO
NELLA CHIESA DI CALENDASCO 
L'antica statua del Patrono San Corrado

Ecco la storia del recupero 
la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B
 
Era abbandonata dagli anni '70 nel solaio della Casa Canonica della chiesa parrocchiale di Calendasco

E addirittura, con grande devozione, anche se molto pesante, veniva portata in processione nella Festa solenne del 19 febbraio, giorno del Dies Natalis di San Corrado Confalonieri.

Una mattina di un mese invernale, Umberto Battini studioso e storico di S. Corrado e devoto, ritrovò nel solaio la preziosa statua, ricoperta da un telo plastico.
Guardandola vide che era annerita dal tempo, ma era ancora in più che ottime condizioni, sebbene fosse dipinta e in gesso non aveva danni.
Con il permesso del parroco di quei giorni, che era don Fabio Battiato, è stata portata al primo piano della Canonica, dove Umberto Battini l'ha ripulita in varie giornate.
 
E così nella festa del 19 febbraio di quel 2016 venne nuovamente esposta alla devozione pubblica in chiesa ed ancora oggi è esposta con il Cilio donato dai Netini nel 2015 quando vennero a Calendasco come pellegrini.
 
Alla fine della santa messa lo storico devoto, sempre in accordo con il parroco, tracciò una breve storia di questa bella statua, che ovviamente i più anziani ben ricordavano.
 
Cercando nell'archivio parrocchiale e studiandolo già da tempo ed alcuni anni, Battini ha rinvenuto la documentazione relativa alla statua: la relazione del 3 luglio 1907 del Consiglio parrocchiale di Calendasco, presieduta dal parroco arciprete don Giovanni Caprara ed altri laici del paese, ne deliberarono l'acquisto.
Viene indicato il prezzo: "una spesa di L. 40 circa", che al valore odierno corrispondono circa a 4000 euro.
 
La documentazione è anche pubblicata nel libro di Umberto Battini edito per Studi Corradiani nel 2024 "I Documenti del culto a San Corrado - le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare".
 
Il parroco don Fabio Battiato qualche tempo dopo fece realizzare il bel basamento ligneo rialzato attuale.
Dal settembre 2025 l'attuale parroco don Fabio Galli (che risiede però in San Nicolò a Trebbia) la ha esposta in un nuovo allestimento, all'ingresso della chiesa con accanto sempre il maestoso Cilio di Noto e quattro brillanti candelieri lignei.
 
Il Patrono del borgo, dove vi è anche nato fisicamente nel grande castello, come da atto notarile fatto in curia a Piacenza il 9 agosto 1617 firmato dal Vescovo, dopo una ricerca storica, è appunto da oltre 400 anni San Corrado Confalonieri.
 
Nell'ospitale romitorio del borgo S. Corrado, accolto da frate Aristide nel 1315, iniziò la sua missione laica di penitente terziario francescano.

Partirà e dopo vari pellegrinaggi arriva a Noto dove vive nella Valle dei Tre Pizzoni in una grotta in vita eremitica. 
 
Tantissimi i miracoli in vita e dopo la sua morte, in quella rocciosa grotta.
Calendasco e Noto per questi fatti storici sono uniti nel culto e devozione al loro unico Patrono del Cielo. 

Per correttezza del racconto storico dei fatti, precisiamo che Umberto Battini ha pubblicato alcuni libri studio con documenti circa S. Corrado, oltre a decine di articoli divulgativi sul Santo Eremita su quotidiani locali piacentini ed ha partecipato ad alcune conferenze divulgative sul Santo di Calendasco, ha organizzato Mostre documentarie importanti.

Dal 2015 è Socio Onorario dei Portatori dei Cilii di Noto, conferimento avvenuto in chiesa a Calendasco. 
Nel 2019 gli è stato assegnato il Premio Proserpina Siciliani nel Mondo, nel Salone d'Onore del Comune di Caravaggio, per i suoi studi su S. Corrado e la famiglia Confalonieri. 
 
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IL PO LA SUA BELLEZZA

ALCUNE IMMAGINI
GLI SCATTI TRA APRILE E MAGGIO 
PER "ILMIOVIAGGIOAPO" 2026

Le fotografie di Umberto Battini per il progetto ormai di più anni titolato ILMIOVIAGGIOAPO



IL GORGOLARE DI CALENDASCO

IL "GORGOLARE" DI CALENDASCO
NELLA SUA STORIA
Ecco il mio articolo storico che potete leggere al link sopra indicato



I DATI LE DATE

CHIESA DI CALENDASCO
UNA STORIA IMPORTANTE
C'è tantissimo materiale cartaceo originale da studiare nel dettaglio 
 
di Umberto Battini
     divulgatore storico 

 
Dirò della chiesa: la parrocchiale di Santa Maria. E’ di fondazione longobarda lo dicono le pergamene del Codice Diplomatico Longobardo e degli Archivi piacentini.
Ce ne sono di scritte a Calendasco e Trevozzo ma anche a Pavia e pure a Milano in Santambross’ e ci richiamano il presbitero del momento abitante in Kalendasco. 
 
Notarili del 769, 784, 804, 892 etc etc. La più grandiosa ristrutturazione fu svolta nel 1734. 
Poi nel 1970-71 ci fu quella di don Federico Peratici per il giusto adeguamento al Vaticano II (su questa faccenda avrò da rievocare di più a tempo debito).
 
La chiesa prima del 1734 era “quasi quadrata” – fere quadrata dice una carta del tempo! L'ho rintracciata tanti anni fa nell'archivio privato di don Peratici, conservato a casa della sorella, che me lo lasciò consultare con piacere.
 
Inoltre nei miei libri, pubblicati anni fa, c'è parte di questa documentazione. 
 
Con le capriate e il pavimento di legno: non sorprende! La chiesa è scritto essere costruita su monticello e quindi ben al riparo dalle piene umidie e malsane del fiume Po.
 
Era quindi un luogo elevato quel tanto che bastava a mantenere i piedi sull’asciutto, paro paro è ancora uguale oggi. 
C’è anche (ben nascosta ma c’è) una antica finestra in ordine romanico, tra due muri – uno posticcio ed uno originale, è un rimasuglio coi baffi, un documento lapideo che vale oro, un testimone muto che urla (tipo Legato Sancti Conradi!).
 
Le chiese longobarde non di rado han fattura a pianta quadra, architettura in uso negli identici anni tra i bizantini che eran padroni fino a Modena. Sappiamo il nome di due nostri vecchi preti longobardi: ed ecco apparire Stabelfredus e Orso che sopra al conto erano anche potenti, con proprietà immobili in luoghi ben oltre la terra piacentina. 
Officiavano a Kalendasco con diritto di decima sui poveri rurali del posto. Decima al prete, così tanto per cambiare. 
 
In fin dei conti un piatto di zuppa te lo concedevano sempre nello xenodochio, quasi a tutte le ore, bastava bussare. Toc toc toc.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
 
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UN CONGIURATO

UN EVENTO STORICO
GIOVANLUIGI CONFALONIERI
Tra i congiurati anche il feudatario di Calendasco
 
di Umberto Battini
   divulgatore storico 

castello di Calendasco feudo dei Confalonieri per tre secoli
  
Vado. L’ammazzo. E torno.
Giovanluigi Confalonieri. Feudatario.
 
1547 giorno 10 settembre. Da Calendasco a Piacenza sono 5 miglia circa.
La strada che parte dal borgo passa il Trebbia alla Malpaga e si sbuca nella “via di campagna” dai frati.
 
Poco più in sù c’è la zona S. Eufemia, qui il Confalonieri con i suoi fratelli ha palazzo.
Lo esige ‘per legge’ il nuovo duca, figlio di Papa, duca con molte, troppe idee per un feudatario all’antica, legato alla terra, alla campagna.
 
In città lo aspettano altri amici Nobili, ognuno con le sue mire di potere. 
A Giovanluigi basta conservare la vita selvatica rurale, così almeno ci appare al confronto con gli altri congiurati.
Per dei Nobili entrare nel Palazzo non è difficile, anzi.
Gli altri che congiurano con lui han mire più grandi.
 
I quattro lasciano il loro piccolo seguito e vengono ricevuti dal Pierluigi loro Duca.
Partono le stilettate. Pochi attimi e il figlio del Papa è cadavere.
 
Succede quel che succede: la storia piacentina e quella italiana dell’epoca ben racconta e dettaglia questo insano episodio. Ognuno lo legge secondo il proprio tornaconto.
 
Epilogo: trentanove anni dopo Giovanluigi Confalonieri (ha un avo già Santo in Sicilia, a Noto, del quale han scritto gli agiografi) deve vendere “per obbligo” i suoi beni di Calendasco.
Una confisca più politica che di legge, infatti gli basta emigrare a Milano trentanove anni dopo l’omicidio, col suo gruzzolo cospicuo, e là divenire immanente Capitano di Giustizia.
 
Giustizia è fatta!
 
Più volte in questi decenni i Farnese gli han teso vendetta mandando sicari, lui ce l’ha fatta sempre! Nel suo feudo di Calendasco in fin dei conti non si vive male.
Un Santo in Paradiso c’è, anche senza saperlo.
 
E poi non tutti possono diventare Santi. Il mondo ha continuato a girare. E ancora gira.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
il fatto della congiura del PLAC (così chiamata per l'iniziale dei cognomi dei quattro principali congiurati) è ottimamente studiata da decenni ed il nobile Confalonieri di Calendasco partecipò attivamente così come risulta dagli atti del processo del tempo
 
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30 maggio 2026

IL RAID DEL 2025

LA PAVIA VENEZIA
DELL'ANNO PASSATO
Transiti dei motoscafi in alveo di Po in zona Calendasco 

Nel 2025 la partenza avvenne regolare dal Ponte pavese della Becca dove il fiume Ticino sfocia nel Po mentre in questo 2026 a causa del basso livello idrico, il Raid partirà da San Nazzaro d'Ongina al ridosso dello sbarramento di Monticelli domenica 31 maggio
      qui sotto alcune delle fotografie di Umberto Battini 

28 maggio 2026

ERA IL 2022 IL PO

GLI IMMENSI SABBIONI DEL PO
UNA SECCA INSOLITA DEL 2022 
Un gennaio ed un febbraio diversi dal solito per il PO, infatti questa secca particolare invernale aveva portato alla luce spiaggioni immensi che si potevano vedere così vasti solo in estate.
Nella foto si vede l'immensa distesa posta davanti allo sbocco del fiume Lambro in PO davanti a Boscone Cusani di Calendasco del febbraio 2022.
il Po nel febbraio 2022 foto U B

ANTROPOCENE 2023

LA PLASTICA CHE NON VORREMMO NEL PO
LA MOSTRA EVENTO DEL 2023 
UN SUCCESSO IMPORTANTE 

 

LA PESCA NEL PO

LA PESCA NELL'800
QUANDO SI PESCAVANO NEL PO RANE E GAMBERI IN GRANDE QUANTITA'
UN ARTICOLO DI UMBERTO BATTINI
oppure scorri la pagina e leggilo qui sotto  

Sono ben sessantacinque i chilometri di Po che con i suoi meandri sfiora tutta la provincia di Piacenza e la città stessa: il confine è dalla foce del torrente Bardoneggia poco a monte di Castel S. Giovanni e più giù fino oltre Soarza in comune di Villanova d’Arda. 

L’importanza storica del Grande Fiume a fini di navigazione, di pesca e relativa tassazione ha sempre finito per interessare chi governava. 

Ed è quindi molto interessante andare a buttare lo sguardo sulla “Relazione sulla pesca di fiume della provincia di Piacenza” fatta dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio il 21 gennaio 1870.

Qui si si elencano tipi di pesci, tipi di reti da pesca, imbarcazioni ed altro per la buona pratica di questa attività importante per l’economia piacentina.

La relazione del Ministero elenca i pesci che si trovano in Po: “anguille, lucci, carpioni, cavedini, ciprini, tinche e trote e da marzo ad agosto i pesci di mare che rimontano: storioni, salmoni, chepie e lamprede”.

Interessante che nei canali di derivazione “si pescano in buona quantità gamberi e rane” ed il tutto finisce sui banchi del mercato ad un prezzo che qui leggiamo essere per “trote e storioni di lire 2,30 al chilogrammo, si vende tutto fresco e nessuna qualità pescata viene salata, marinata o seccata”.

I nomi delle reti da pesca coincidono con quello dialettale che il rapporto del ministero mette tra parentesi nel documento e così elenca: “Giacchio (in vulgo sparaver)... il Tramaglio per la pesca dello storione... lo Strascino (strascinass)... il Bertavello (bertavell)... la Nassa (nassein)... la Bilancia (balanza)...”.

La relazione del 1870 al punto sette ci dice che “la pesca nel fiume Po è sempre stata affittata dal Governo” e che “nella Provincia di Piacenza non vi sono stabilimenti di Piscicoltura e nessuno si applica a tale industria”, insomma si pescava e vendeva solo pesce fresco: dall’acqua alla tavola.

In quell’anno “il numero dei pescatori di professione è di n. 40” mentre “le barche impiegate per la pesca sul fiume Po sono 40” e spiccano le dimensioni della classica battellina piacentina “lunghezza in media di metri 6 e larghezza 1 metro e 30 ed a due remi”.

Segue alla fine del testo una “Avvertenza” che riporta anche questa saggia decisione “nella Provincia piacentina nessuno pensa ai mezzi di pesca distruggitori... nè alla pesca notturna con fiaccole”.

Qundi si conclude auspicando che “l’Autorità darà norme per la pesca destinate ad impedire il malgoverno, e la distruzione dei pesci, giacchè la libertà dell’industria non deve essere confusa con una disordinata licenza”.

Si prestava molta attenzione a preservare l’ambiente con le sue specie autoctone, e d’altra parte il Po era una buona fonte di reddito per tante famiglie ma non solo di pescatori professionisti, tanti i mestieri legati al Grande Fiume.

Erano ancora tempi nei quali Piacenza ed il Po erano una cosa sola.

Umberto Battini

 
 
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26 maggio 2026

ANTROPOCENE 2023

ALLESTITA NELL'ANTICO HOSPITALE
DI CALENDASCO NEL 2023
ANTROPOCENE ARCHEOLOGIA DI PLASTICA 
Per sensibilizzare sull'inquinamento delle acque del Grande Fiume le plastiche per migliaia di anni rilasceranno microplastiche  

Da lunedì 8 a sabato 13 maggio 2023 nel Padiglione San Corrado, presso l'antico Hospitale francigeno di Calendasco (Piacenza). 
Entrata libera con orari così distinti: mattina 10-12 pomeriggio 15-17.30
La Mostra Evento recensita dalla stampa ha meritato anche un servizio RAITV


25 maggio 2026

L'ANNIVERSARIO DEL VOLUME

CON I DOCUMENTI ALLA MANO
COMPIE 20 ANNI IL PREZIOSO
LIBRO STUDIO 

La forte importanza del volume edito nel 2006 dalle Edizioni Storiche Compagnia di Sigerico in Calendasco si cela già nel titolo "San Corrado Confalonieri I DOCUMENTI INEDITI PIACENTINI" ed è stato curato da Umberto Battini, studioso dagli anni '90 di questo Santo Eremita. 
 
Il volume contiene fonti archivistiche e documenti unici quali il Legato Sancti Conradi del 1617  che è redatto in Curia a Piacenza alla presenza del Vescovo.
 
Nel Legato si attesta che "dopo ricerche sulla vita pubblica di S. Corrado... è certo che nello stesso luogo di Calendasco questo Santo abbia avuto la sua origine terrena".
 
Siamo nel 1617 e dopo le istanze scritte a Piacenza da Noto con lettere del 1610 per sapere qualcosa di più sulla vita del loro Patrono, questo avviene per mano del Vescovo di Piacenza e del Nobile Zanardi-Landi. 
Nel Legato sono presenti questi dati trascritti per mano del notaio e cancelliere della Curia piacentina.
 
Ma tanti altri dati storici sono disvelati tra i quali: il convento del gorgolare a Calendasco, il castello, la casata dei Confalonieri, il luogo dell'incendio e le carte sulla moglie del Santo piacentino. Ed altro ancora con i riferimenti dei fondi d'Archivio consultati.
particolare del volume di Umberto Battini edito nel 2006