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21 maggio 2026

LE PAROLE ANTICHE

LE PAROLE
USI E MODI DI DIRE
 

 
 
Uno sguardo alle parole latine nei documenti medievali piacentini
  • ludus ad nevolas  gioco delle cialde del 1300
  • ludus biscatie       gioco d'azzardo generico
  • ludus ad canestrellos    gioco con scommessa di dolci
  • pannus bisus     panno di lana bigio
  • paternoster   collana del rosario
  • pelizone     pelliccia
  • piarda     sponda del fiume
  • pidone    uomo a piedi
  • pignata   pignatta
  • scafa       scaffale o banco
  • duplerium     cero
  • galena             gallina
  • axum       asse
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20 maggio 2026

L'EVENTO IMPORTANTE NEL 2023

IN OCCASIONE DELLA MOSTRA
"ANTROPOCENE
ARCHEOLOGIA DI PLASTICA"
Curata da Umberto Battini 
l'importante Mostra Evento
che si tenne nel 2023 
 
Nell'anno 2023 la Mostra Evento a Calendasco
e un servizio della Rai Tv  
 
Esposti sotto al portico dell'antico medievale Hospitale Romitorio
di Calendasco, oggi abitazione della famiglia di Bruno Grassi,
decine di oggetti plastici, ritrovati nel Po in secca.
Pezzi di vario genere, plastica che inquina le acque,
rilasciando microplastiche per secoli.
Un successo di pubblico accorso. 
 
Nell'occasione anche la Rai Tv arrivò a Calendasco. 

PONZINO PONZONI

PONZINO PONZONI
IL NOBILE CREMONESE
Negli anni corradiani scorrazzava nel piacentino
alleato del duro Galeazzo Visconti


Il condottiero Ponzino Ponzoni da Cremona

Mentre San Corrado è nel conventino-ospedale di Calendasco    

Nel 1321 milita al servizio di Galeazzo Visconti qui a Piacenza.

Come ben sappiamo Galeazzo era despota e circa San Corrado Confalonieri conosciamo bene gli eventi del primo 1300 a Piacenza.

Questo Cives Ponzino Ponzoni – un nome, un destino – era in quel 1321-22 al soldo di Galeazzo Visconti nel piacentino mentre il nostro Santo Eremita Corrado, proprio in quegli anni, era con il Beato Aristide rinchiuso a penitenza nel piccolo ma importante ospedale per pellegrini e romitorio terziario nel feudo di Calendasco.

Questo Nobile condottiero di Cremona, a volte guelfo (cristiano) e un po’ ghibellino (eretico) a seconda dei casi e della bisogna, antico signore padano, leggendo nella storiografia appare banderuola che, un poco secondo l’uso dei tempi, a volte era schierato coi guelfi ed altre coi loro diretti avversari, i ghibellini: si andava dove andava l’interesse economico. Fu Signore della città di Cremona e di Castelponzone.

Soprattutto si distinse in territorio cremonese.

Il 14 marzo 1321 papa Giovanni XXII scomunica Matteo Visconti e procedimento aperto contro i suoi figli tra cui Galeazzo ed altri lombardi. 

La scomunica toccò pure i Ponzone, citati in giudizio e condannati come fautori dei Visconti nel 1323.

I secoli passano. Gli uomini pure.

San Corrado rimane. Ben protetto dai suoi guelfi nel succedersi dei secoli, non ostante Nomen Omen.

Umberto Battini

divulgatore storico 




19 maggio 2026

PORTO DI CITTA'

A PIACENZA IL PORTO DI PO
PRINCIPALE ERA A PORTA BORGHETTO
CHIAMATO "ALLA ROMEA"
Come si desume da antica documentazione con alcune mappe
 



LA FOCE DEL TREBBIA

FOCE TREBBIA NEL PO
Era davanti a quel che restava del ramo
detto "di Po morto" che un tempo
risaliva fino all'altezza di San Rocco al Porto 
 



18 maggio 2026

CASTRUM CALENDASCHI

LUOGO STORICO
FEUDO DEI CONFALONIERI 
Qui ressero l'area di Calendasco per circa tre secoli
 
Il castrum Calendaschi del XIII secolo ospitò la famiglia guelfa dei Confalonieri, Militi vescovili e feudatari locali


Dall'importante atto notarile del 1617, scritto in Curia a Piacenza, dal notaio curiale e imperiale, alla presenza del Vescovo, e di altri intervenuti, veniamo a conoscenza che San Corrado Confalonieri, nacque fisicamente nel castello della sua Famiglia, a Calendasco.
Il "Legato Sancti Conradi" redatto a Piacenza il 9 agosto 1617 è interamente reperibile nel volume "S. Corrado Confalonieri - I Documenti inediti piacentini" edito in Calendasco nel 2005 e a cura di Umberto Battini. 
 

 

VESCOVI NEPOTISTI

ECCO I DATI STORICI
dal quotidiano ILPIACENZA.it
articolo di Umberto Battini

 
 

16 maggio 2026

TASSAZIONE ESAGERATA



Umberto Battini
divulgatore storico 

se copi cita la fonte 

15 maggio 2026

I LIBRI IN 400 ANNI

QUELLI EDITATI NEL PIACENTINO
SAN CORRADO CONFALONIERI
IL SANTO NATO A CALENDASCO 
Nel 1614 una agiografia e poi solo tre volumi studio
tra il 2005 e il 2024 

Sacrosanta verità! 
Dopo il libro dello storico piacentino Pietro Maria Campi stampato a Piacenza nel 1614, che ricalcava lo studio preciso del Littara di Noto, solo dopo oltre quattro secoli altri libri stampati a Piacenza dedicati al santo.
 
Si tratta dei tre volumi di ricerca di Umberto Battini, studioso con ricerche d'Archivio su San Corrado in terra piacentina negli ultimi trent'anni.  
Suoi i tre importanti libri con materiale d'archivio inedito, mai da nessuno prima visto e citato.
 
 
L'ultimo libro del giugno 2024 riguarda i verbali originali conservati nell'archivio della parrocchiale di Calendasco, che Battini nel tempo ha potuto visionare e studiare in modo accurato negli anni.
 
Sono emerse novità non indifferenti grazie al fiuto del ricercatore che è studioso e devoto del Patrono del borgo sul fiume Po.

Il nuovissimo libro venne presentato a Calendasco, presso il Romitorio medievale, quasi di fronte al Comune, nel giorno di sabato 22 giugno del 2024.
Erano presenti lo scrittore siciliano Carmelo Sciascia ed il giornalista scrittore Claudio Arzani ovviamente insieme all'autore del testo. 
 
Un importante tassello storico nella vita religiosa e di culto del borgo di Calendasco che condivide il patronato con la città di Noto in Sicilia, dove se ne conservano le sante spoglie.

14 maggio 2026

A META' DEL 1800

BORGO DI CALENDASCO
BATTELLINE SUL PO
Luoghi di fiume nell’ottocento

di Umberto Battini
       divulgatore storico

A metà ottocento, il borgo gravitava molto sulla vita di fiume. Il Po qui era e resta un luogo dell’anima. 
Nei tempi passati era anche possibilità di rendita: renaioli, pescatori e barcaroli traevano sostentamento dal lavoro sul fiume.
 
Il Po nell’area di Calendasco formava un’ isola, detta “San Germano” ed era anche popolata di alcuni individui che abitavano la piccola cascina.
Mezzano Vigoleno apparteneva come parrocchia a Sant’Imento.
A Cotrebbia avevamo una dogana e 3 battelli di servizio per passare il fiume e contava circa 500 abitanti, molti per quell’epoca e sparsi nelle cascine limitrofe.
 
A Boscone Cusani si usufruiva di un solo battello per il passo del fiume e la piccola frazione era abitata da circa 300 persone.  
Boscone Cusani era stata parrocchia di Chignolo Po per tanto tempo fino a che nel 1819 fu inglobata nella diocesi piacentina. 
Circa questo luogo sappiamo che il Farnese Ranuccio I nel 1606 diede ospitalità ad una colonia di albanesi che insediò sull’isolone del Boscone Cusani.
 

Ma non va scordato che il fiume si traghettava anche presso la Raganella e allo stesso Mezzano e ovviamente un traghetto era dinanzi a Calendasco che dal 1700 era comune posto tra le due anse che si erano create con il taglio del fiume Tidone.
 
E proprio il taglio del Tidone alla sua foce nel Po, divenne una contesa molto forte, della quale si occupò il Tribunale di Piacenza essendosi aperta una causa. 
Di questo taglio esiste in archivio una ricca documentazione scritta e mappale con la quale ho potuto studiare la vicenda.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
se copi cita la fonte
 
 
 

13 maggio 2026

SAN ROCCO ALCUNI ASPETTI CURIOSI

IL SANTO PELLEGRINO
CURIOSITA' STORICHE PIACENTINE
CIRCA SAN ROCCO

Vi propongo il mio pezzo storico apparso sul quotidiano ILPIACENZA e relativo a San Rocco, articolo del 12 agosto 2021, puoi cliccare e leggerlo dal link oppure scorrere la pagina e trovi il testo

 
di Umberto Battini

Interessante la Vita di San Rocco che trovate ormai senza fatica nelle tante edizioni antiche sul web, basta andare su Google e digitare "Vita di San Rocco" e compaiono decine di testi d'ogni epoca dalla moderna a quella scritta qualche secolo fa! 
In effetti i tanti che scrivevano andavano fidandosi di quel o quell'altro agiografo di San Rocco e trascrivevano pari pari certe notizie senza instillare perlomeno qualche dubbio sul dato storico. 
Ad esempio qualcuno insinuava il fatto che S. Rocco nei dintorni di Sarmato vivesse in una grotta, cosa alquanto improbabile proprio perché siamo in piena pianura, con qualche avvallamento creato dai meandri dei letti dei fiumi nei secoli ma nulla di più. 

Se quindi leggerete tra le tante Vita di San Rocco vi imbatterete anche nella notizia che egli visse tra la radura e la selva, cioè in mezzo a boscaglie praticabili e non in una grotta ma dentro ad una capanna che era nei dintorni del paese di Sarmato. E' qui che ha il periodo di sosta più lungo per il fatto delle pustule che si  doveva curare: leggiamo che nella verde selva dove abitò vi scorreva un rivo d'acque limpide, utili a lui per detergere le ferite e per dissetarsi. 

La cosa curiosa, molto curiosa a mio avviso, e che potrete appurarlo dai libri che trattano della sua Vita, dopo che ebbe lasciato l'ospedale di S. Maria di Betlhem a Piacenza (oggi chiesa di Sant'Anna) e dopo anche una sosta di qualche giornata al fiume Trebbia dove era il guado, a Sant'Antonio fuori le mura di Piacenza per intenderci presso le Case di Rocco che per altro pare che avessero quel nome già da prima il passaggio di San Rocco, eccolo poi dirigersi ancora più ad ovest dopo Rottofreno e peregrinare ancora per pochi chilometri.

Ora interessa sapere che si tramanda che sostò appunto nei dintorni di Sarmato feudo di Gottardo Pallastrelli presso un luogo ricco di vegetazione e riparato, con una piccola fonte, e non in una grotta, ma ecco che si legge che il luogo dove San Rocco prese dimora era nei pressi del fiume Trebbia!

Cosa impossibile per chi conosce il territorio: Sarmato è a pochi chilometri dal fiume Tidone che sfiora Rottofreno ed ha a nord il fiume Po mentre il succitato fiume Trebbia è a quindici chilometri a est e prossimo a Piacenza.

Fatto sta che anche questa notizia è circolata in antiche Vitae Sancti Rochi e poi certamente tramandata anche solo per "copia e incolla" diremmo oggi, ma resta il fatto che compare in libri storici antichi e non era certo una invenzione poetica visto che il fiume Trebbia esiste!

Sarebbe interessante sapere come mai viene anche tramandato come fatto storico che la sua dimora fosse nei pressi di Sarmato ma in una casupola prossima al fiume Trebbia, cosa come detto assolutamente impossibile proprio geograficamente!

Quale sia il mistero di questo dato non lo sappiamo, possiamo fare la ipotesi che sia un errore di conoscenza dei luoghi, ma suona strano che nel tempo non sia stato corretto citando al limite il fiume Tidone, cosa che non è mai avvenuta.

Resteremo anche con la curiosità di capire da dove sian provenute le voci della grotta di pianura e ancor più del fiume Trebbia spostato di oltre una decina di chilometri dal suo alveo!

Un altro aspetto che si vuol significare è quello d'essere stato S. Rocco un vero e proprio penitente francescano: fu a questo ideale terziario al quale aderì  come era tra le possibilità della Regola del tempo per i laici cioè la Supra Montem del 1289.

Storico è che Papa Paolo III nel 1547 con la bolla "Cum a nobis" inserisce San Rocco ufficialmente nel catalogo dei Santi del Terzo Ordine di San Francesco de penitentia nuncupati; sappiamo anche che Papa Urbano VIII nel 1629 ne approva il culto sebbene fosse già fatto da secoli e papa Innocenzo XII nel 1694 prescrive ai francescani di celebrarlo con grande solennità.

Continuiamo ad analizzare un altro dato storico secondo i dati di Pietro Maria Campi illustre storico piacentino che nel primo 1600 ci lasciò alcuni monumentali libri di storia locale.

Il Campi scrive: "in detto anno 1322 in Piacenza fu l'avventurosa venuta del glorioso San Rocco" e continua "è da sapersi che il santo pellegrino, prima d'entrar in Piacenza, visitò molti villaggi del territorio..." tra i quali Caorso.

San Rocco arriva nel territorio di Piacenza nel 1322 e scorrazza e visita vari luoghi del piacentino, passando per tanti paesi e prediligendo gli ospitali.

Un dato: Calendasco vanta un ospedale antico gestito da penitenti terziari sotto la guida di fra Aristide, che nel 1315 accolse il piacentino S. Corrado Confalonieri dopo il fatto dell'incendio.

Ecco quindi un indizio, che ci fa ipotizzare anche il passaggio di S. Rocco tra i suoi fratelli ospitalieri di Calendasco ed in questo 1322 è ancora in piena attività vestito del saio grigio anche S. Corrado.

Ipotesi che qui in questo luogo di ospitalità l'infermiere itinerante S. Rocco (così lo definiscono eminenti studiosi per il fatto che vagava di ospitale in ospitale prestando anche servizio di carità in opere) incontra S. Corrado e gli altri fraticelli: un incontro tra futuri Santi, emblematico e inaspettato! 

Dicevamo di San Rocco: studi eminenti ci donano riferimenti storico-critici molto interessanti, in sintesi: lo storico antico Diedo dice San Rocco nato nel 1295 e morto nel 1327 ed un altro studio ci informa che fino ad argomenti più decisivi le date cui attenersi sono quelli forniti dal Diedo e altri ancora propongono invece il 1345-1377 ma sempre con molte incognite.

Se le date prime fossero confermate, ne le prime ne le ultime lo sono con certezza ma aperte a studio e ipotesi ancora ai nostri giorni, vediamo una coincidenza piena con l'epoca del piacentino San Corrado: tra il 1315 e il 1325 possono aver avuto un incontro.

San Rocco resta molto amato nella terra piacentina, invocato contro le pestilenze e non poche sono le chiese e gli oratori a lui dedicati nella nostra diocesi che nel giorno della sua morte il 16 di agosto, lo venera e festeggia con riti sacri e grandi fiere locali molto partecipate a Sarmato e Pontedell’Olio.

Umberto Battini

articolo da ILPIACENZA.it ricorda di citare la fonte se copi qualcosa 


12 maggio 2026

I LUOGHI DEL PO

LUOGHI CHE VANNO 
MAGGIORMENTE VALORIZZATI
Da secoli l'area del PO che costeggia la zona di Calendasco vanta numerosi punti d'approdo

di Umberto Battini
    divulgatore storico 

immagine da IA creata da Umberto Battini
 
Se avete voglia di andare a spulciare le carte antiche che si trovano in Archivio potrete senza tanta difficoltà imbattervi in quelle che riguardano i Porti nel comune di Calendasco.

Ancora tra 1700/800 ho ritrovato anni fa - e ne tengo copia anastatica - ampia documentazione ben chiara ed esplicativa su questi luoghi.
 
Fatto salvo che grandi novità ci sono anche per i porti locali in epoca longobarda (ma non dirò oltre perchè lo presenterò a tempo debito in un lavoro) restando sulla questione porti del Po a Calendasco attivissimi circa 250 anni fa, possiamo senza dubbio menzionare:
  • Masero di Calendasco 
  • Porto del Bosco cioè "del Botto" 
  • Mezzano dinanzi a Somaglia
  • Raganella
  • Cotrebbia Vecchia
  • Boscone Cusani dirimpetto a Corte Sant'Andrea 
Resta il dato della diversa conformazione del fiume, ma ciò non toglie nulla alla esistenza di questi porticcioli, utili, e come vedete in buon numero.
Circa quello che oggi attestiamo al Soprarivo francigeno, ormai dei tempi dei quali parlo, resta il porticciolo del Boscone Cusani. 
 
Quello del Soprarivo verrà rivalutato con l'incedere dell'anno 2000 giubilare e grazie anche al libro documentato che pubblicai con mio fratello nell'anno 1998 per la Banca di Piacenza: La Via Francigena - il guado del Po, storia gestione sviluppo e strategia tra IV e XIV secolo.
 
Ancora nei decenni del primo 1900 alla Raganella esisteva un efficiente servizio di trasporto fluviale con le tipiche imbarcazioni, le magane.
 
Sarebbe auspicabile, dato che pare il Po sia divenuto anche qui Patrimonio Ambientale Unesco, rivalutare per bene questi luoghi.
Essi hanno una storia, una memoria e una anima molto fluviale che andrebbe appunto rivisitata e cosparsa del suo valore proprio, ma tant'è!
Intanto possiamo lodevolmente dare risalto al porticciolo imbarcadero privato, che si trova alla località Masero di Calendasco, che in poco più di 800 metri si raggiunge dalla Via Po posta proprio in fronte al palazzo del Comune!
 
Piaccia o meno la storia dei luoghi è incancellabile e per fortuna messa nero su bianco secoli fa, per darcene ancora oggi testimonianza e sprone: Po, che non sia solo una parola che manco riempie la bocca, Po va pronunciata con entusiasmo, quello vero.

di Umberto Battini
    divulgatore storico 
 
se copi qualcosa ricorda di citare la fonte 


10 maggio 2026

SCABINI DELL'ALTO MEDIOEVO

UOMINI ILLUSTRI TRA IL TEMPO
LONGOBARDO E POI CAROLINGIO
Un testo storico interessante dal quotidiano ILPIACENZA.it


 

PORTO DI PIACENZA "ALLA ROMEA"

ESISTE UNA RICCA DOCUMENTAZIONE
SIA CARTACEA CHE MAPPALE
 
Il Porto della città di Piacenza
chiamato ufficialmente "alla Romea"

sono solo alcuni, altri li trovi scorrendo le pagine Blog 
 
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9 maggio 2026

LUNGO IL PO

LUOGHI FUORI DALLE ROTTE
COMUNI DEL GRANDE FIUME
 
Le mie immagini di sabato 9 maggio 2026
dopo il mezzogiorno
 
Qui dove solo chi conosce il Grande Fiume da vicino può godere
di queste bellezze
 


8 maggio 2026

SALVATO DALLE ACQUE DEL PO

PILLOLA STORICA
SALVATAGGIO DALLE ACQUE
Durante una piena autunnale del Po 


di  Umberto Battini 
     divulgatore storico
     ripropongo qui un mio articolo che pubblicai nel 2016

 
Ritrovo in una vecchia "Gazzetta" la notizia di un ammirevole salvataggio. La nostra gente di fiume, da sempre legata a questo serpentone d'acqua chiamato Po, ha sempre avuto una attrazione per cui anche le piene erano ed ancora lo sono, motivo di curiosità.

E così un bambino, spintosi troppo appresso al fiume che stava lentamente crescendo per una piena, si trovò letteralmente quasi sommerso dalle acque.
 
Riuscì a salvarsi arrampicandosi su di un albero ma restò in balia della corrente e dell'acqua che continuava a crescere minacciosa. Fortuna volle che qualcuno si avvide del piccolo e delle sue urla.

Due coraggiosi uomini di Calendasco, con una battellina, raggiunsero nella corrente il piccolo e riuscirono a salvarlo con grande pericolo anche per se stessi!

I due buoni salvatori, due calendaschesi da premiare, si chiamavano Emilio Barbieri pescatore di professione e Agostino Bianchi contadino.

Il fattaccio del salvataggio del fanciullo avvenne sul fiume Po a Calendasco il 17 ottobre 1898.

Umberto Battini 
divulgatore storico
 
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7 maggio 2026

NOTIZIE SULL'HOSPITALE CORRADIANO

SAN CORRADO CONFALONIERI      
il romitorio e hospitale del 'gorgolare' 
e il superiore frà Aristide
 
ESTRATTO dal libro San Corrado Confalonieri Patrono di Noto 
edito a NOTO NEL 1984, di p. Giovanni Parisi TOR

https://www.araldosancorrado.org/6EremoCalendascoParticolareConStatua.jpg

A non molta distanza da Piacenza, e precisamente nel luogo ove sorge l'attuale borgo di Calendasco, molti anni prima dei fatti del nostro Corrado era in gran fama un convento di eremiti del Terz'Ordine, dove, appartate dal mondo tra le preghiere, la penitenza e il lavoro manuale, anime assetate di evangelica perfezione vivevano nell'esercizio delle più eroiche virtù.

Il luogo veniva detto dagli antichi storici, del «Gorgolare» e doveva trovarsi, con tutta probabilità, proprio all'inizio del moderno abitato.

(Infatti il molino posto poco discosto dal luogo dei Penitenti, aveva il canale delle acque che davanti all’hospito piegava a gomito verso destra, in direzione del borgo; le acque che facevano girare la grande pala creavano ovviamente un salto imponente che andava a creare quel rumore caratteristico che nel linguaggio comune chiamiamo gorgoglio e da qui la derivazione antica che indicava il luogo presso al Gorgolare ndr)

 Entrando, infatti, per la via principale si scorge a sinistra una costruzione assai antica, la quale, per quanto rimaneggiata, ritiene ancora caratteristiche sia di antichità che di convento. 

A fianco dell'ingresso, in avanti, col prospetto sulla pubblica via, un ambiente, adibito ora ad uso profano, mostra evidente la sagoma di una chiesetta, che gli abitanti indicano come il luogo ove il Santo vestì l'abito religioso.

L'esistenza di questo romitorio si può storicamente far risalire al 1280-1290. Era a capo della religiosa comunità, in tale periodo, Fra Aristide, al quale qualche documento dell'epoca dà il titolo di Beato, ma che certamente era uomo di grande prudenza e di singolari virtù. 

Verso il 1290 come abbiamo altrove detto, venne invitato da S. Chiara a recarsi in Montefalco, in Umbria, per essere da lui spiritualmente diretta e per essere nel contempo istruita intorno alla pratica della professione dei tre voti monastici, già in uso in quella sua comunità del piacentino.

 Sollecitato dalla generosità dei signori Bennati, costruì in Montefalco il convento di S. Rocco, che divenne uno dei più rinomati dell'Ordine, poiché vi fu celebrato nel 1448 il primo Capitolo Generale. Cosicché sappiamo con certezza che la comunità religiosa del Gorgolare di Calendasco, della quale era a capo Fra Aristide, esisteva almeno fin dal 1290.

Ora fu appunto a questo antico e solitario romitorio del nostro Terz'Ordine che nel 1315, dopo avere atteso per un paio d'anni alla definitiva sistemazione dei suoi molti beni e delle gravi pendenze, scaturite dal fatto dell'incendio, che Corrado venne umilmente a bussare per essere accolto tra gli umili eremiti del Poverello d'Assisi.

Il perché egli si sia precisamente diretto a questo convento del Terz'Ordine e non ad altro luogo più remoto da Piacenza, ove avrebbe potuto vivere in maggior nascondimento, non sapremmo propriamente dirlo. 

Forse fu la grande fama di santità o la personale conoscenza di Fra Aristide ad attirarvelo, come pure poté essere il fatto che il romitorio gli era già familiare trovandosi vicino al suo castello se non addirittura nell'ambito delle sue stesse possessioni calendaschesi.

dal libro San Corrado Confalonieri Patrono di Noto, edito a Noto 1984, di p. Giovanni Parisi TOR

SE COPI CITA LA FONTE
 
 

6 maggio 2026

LA VIA FRANCIGENA

LA FRANCIGENA 
STRADA ANTICA
STORICA E MEDIEVALISSIMA
A Piacenza i pellegrini venivano indicati
come "Romei" anche nelle carte notarili
 
 di Umberto Battini
     divulgatore storico
 

Bisogna intanto dire "grazie" ai longobardi. Bene o male la conformazione classica del percorso lo dobbiamo anche a loro.
Perlomeno nel tratto anch'esso "famoso" del Passo della Cisa, con Berceto.
 
E tanto influenzerà il pellegrinaggio cristiano: anche i modi, forme e luoghi del vivere comune medievale.
Si arriva in terra emiliana da Corte Sant'Andrea, sul Po in terra lombarda, e si sbarca a Soprarivo di Calendasco.
 
E proprio nel borgo di Calendasco le sorprese: una chiesa ed un castello costruiti su di un monticello, lì nella pianura immensa, e poco discosto un antico medievale hospitale. Romitorio e ospedale per pellegrini, che è di fondazione longobarda.
Che sarà anche il primo luogo di "nuova vita" di San Corrado Confalonieri dal 1315, figlio del feudatario locale. E divenuto Patrono secolare del piccolo borgo. 
Infatti alla sua "conversione" dopo un fatto tragico, si ritira nel piccolo ospedale retto da frati laici teriziari francescani.
Addirittura ancora oggi è visibile una piccola ma importante parte longobarda, di questo antico edificio, oggi di proprietà privata.
 
La Via Francigena attraversa questo territorio comunale, che lentamente, porta alla città: Piacenza da qui è veramente ormai "alle porte".
E la tappa giornaliera può concludersi.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
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4 maggio 2026

NEI LUOGHI INACCESSIBILI DEL PO

NEL SILENZIO DEL GRANDE FIUME

IL PO FOTOGRAFATO CON LA MIA CANON REFLEX

3 maggio 2026

LE LETTERE DEL 1610

STORIA DOCUMENTALE

San Corrado Confalonieri

e il legame storico fra Piacenza e Noto

Le tre lettere conoscitive inviate dai Giurati di Noto nel 1610

 
 
di Umberto Battini
     storico di S. Corrado 
 
 
Dal lontano medioevo del XIV secolo, una linea ininterrotta corre tra la terra di Piacenza e quella sicula: il nobile milite S. Corrado Confalonieri smette le vesti e lo sfarzo ed indossata una grigia tunica s’avvia alla santità nella terra che più l’ha amato in vita e in morte, l’Ingegnosa Noto. 

Ma i rapporti tra la terra natia e quella di adozione, circa la storia e la valorizzazione umana e poi spirituale del Santo Eremita, hanno avuto uno sviluppo nei secoli attinente allo svolgersi degli accadimenti che proprio da Noto portarono ad elevare agli altari questo virtuoso uomo di fede.

In effetti, in base agli attuali riscontri storici, la vera e propria riscoperta piacentina di questo insigne santo la dobbiamo collocare nei primi anni del 1600, quando per mano degli Anziani della città di Noto, si avvisò la città di Piacenza inviando tre lettere arrivate il 28 aprile 1611, una diretta alla persona del Duca Farnese, una al Vescovo e altra lettera agli Anziani che avevano il governo della città, nella missiva si chiedeva espressamente di far ricerche d’archivio sul Santo Corrado. 

Addirittura gli stessi Anziani netini segnalano in queste lettere alcuni dati storici già in loro possesso, quali il fatto che fosse stato maritato con una nobile lodigiana di nome Eufrosina divenuta poi monaca clarissa e che fosse stato feudatario del castello piacentino di Calendasco.

 

Ma è questa ultima affermazione fatta dai Giurati netini che assume un valore importantissimo per la storiografia corradiana, in effetti la casata dei Confalonieri fu per alcuni secoli feudataria di Calendasco, esercitando dal poderoso maniero il dominio su questa ricca terra attaccata al fiume Po, al nord-ovest di Piacenza. 
 
immagine IA esplicativa fatta da U B

E che la casata Confalonieri fosse tra le preminenti della città, pur mantenendo questa prerogativa feudale dal borgo, lo testimonia il fatto che uno dei quattro congiurati che nel 1547 uccideranno il Duca Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, sia stato proprio Giovanluigi Confalonieri feudatario abitante a Calendasco come mostrano gli atti delle confisca farnesiana conclusa nel 1586.

Questi accadimenti sicuramente non aiutarono a far sì che le gesta del Santo Eremita, amatissimo a Noto ma anche ormai in tutta la Sicilia e meridione, si divulgassero nella sua terra natale, proprio per il fatto che un suo lontano pronipote partecipò a questo tremendo fatto del quale si occuparono tutti i maggiori storici e politici di quel tempo. 

Prova ne è che solo sessant’anni dopo ed a confisca conclusa, con l’espulsione del reo costretto a trasferirsi a Milano, si ufficializza e valorizza finalmente anche in Piacenza il Santo piacentino, siamo appunto all’inizio del 1600.


Umberto Battini
storico di S. Corrado Confalonieri
 
IL TESTO QUI SOPRA RIPORTATO E' UNA SINTESI DI UN LAVORO PIU' CORPOSO  
 
se copi cita la fonte  


COGNOMI MEDIEVALI

ECCO COSA SI DEDUCE
DAI DOCUMENTI MEDIEVALI
LA FANTASIA NON MANCAVA
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it 


LA FOCE ANTICA DEL TIDONE

PRIMA DEL TAGLIO NEL '700
LE MAPPE ANTICHE MOSTRANO
DOVE ERA LA FOCE NEL PO
Entrava in Po praticamente davanti a Calendasco
e per molti decenni rimase anche il "ramo morto"
del torrente Tidone, dopo il "taglio" settecentesco,
indicato in mappe.
 




2 maggio 2026

FIUME PO

LA BELLEZZA DEL FIUME PO
Tra natura e silenzi unici
 

 

NEL 1547

UN EVENTO STORICO
GIOVANLUIGI CONFALONIERI
Tra i congiurati anche il feudatario di Calendasco
 
di Umberto Battini
   divulgatore storico 

castello di Calendasco feudo dei Confalonieri per tre secoli
  
Vado. L’ammazzo. E torno.
Giovanluigi Confalonieri. Feudatario.
 
1547 giorno 10 settembre. Da Calendasco a Piacenza sono 5 miglia circa.
La strada che parte dal borgo passa il Trebbia alla Malpaga e si sbuca nella “via di campagna” dai frati.
 
Poco più in sù c’è la zona S. Eufemia, qui il Confalonieri con i suoi fratelli ha palazzo.
Lo esige ‘per legge’ il nuovo duca, figlio di Papa, duca con molte, troppe idee per un feudatario all’antica, legato alla terra, alla campagna.
 
In città lo aspettano altri amici Nobili, ognuno con le sue mire di potere. A Giovanluigi basta conservare la vita selvatica rurale, così almeno ci appare al confronto con gli altri congiurati.
Per dei Nobili entrare nel Palazzo non è difficile, anzi.
Gli altri che congiurano con lui han mire più grandi.
 
I quattro lasciano il loro piccolo seguito e vengono ricevuti dal Pierluigi loro Duca.
Partono le stilettate. Pochi attimi e il figlio del Papa è cadavere.
 
Succede quel che succede: la storia piacentina e quella italiana dell’epoca ben racconta e dettaglia questo insano episodio. Ognuno lo legge secondo il proprio tornaconto.
 
Epilogo: trentanove anni dopo Giovanluigi Confalonieri (ha un avo già Santo in Sicilia, a Noto, del quale han scritto gli agiografi) deve vendere “per obbligo” i suoi beni di Calendasco.
Una confisca più politica che di legge, infatti gli basta emigrare a Milano trentanove anni dopo l’omicidio, col suo gruzzolo cospicuo, e là divenire immanente Capitano di Giustizia.
 
Giustizia è fatta!
 
Più volte in questi decenni i Farnese gli han teso vendetta mandando sicari, lui ce l’ha fatta sempre! Nel suo feudo di Calendasco in fin dei conti non si vive male.
Un Santo in Paradiso c’è, anche senza saperlo.
 
E poi non tutti possono diventare Santi. Il mondo ha continuato a girare. E ancora gira.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
il fatto della congiura del PLAC (così chiamata per l'iniziale dei cognomi dei quattro principali congiurati) è ottimamente studiata da decenni ed il nobile Confalonieri di Calendasco partecipò attivamente così come risulta dagli atti del processo del tempo
 
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