IL PROGRAMMA DELLA FESTA PATRONALE A NOTO RIGUARDA TUTTO IL MESE DI AGOSTO
qui il programma della Traslazione e delle due Processioni di Noto per il Patrono
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qui il programma della Traslazione e delle due Processioni di Noto per il Patrono
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| fresco of Saint Christopher in the cathedral of Piacenza |
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| fresco de San Cristóbal en la catedral de Piacenza |
HE AQUÍ ALGUNOS DATOS
DE LA CARTA DE 1610 ENVIADA POR NOTO
Y la respuesta de 1611 enviada por Piacenza

el Castillo de Calendasco dei Confalonieri hoy propiedad del municipio
Una figura religiosa significativa: el noble cazador luego incendiario, el penitente que se hace peregrino, el taumaturgo que literalmente "hace aparecer" pan angelical, como llamada al maná del desierto - su vida en el desierto simbolizado por el aislamiento en la cueva cerca de Noto donde murió el 19 de febrero de 1351.
Sobre el origen del santo de la noble casa de los Confalonieri no dejan dudas ni siquiera los mismos jurados de la ciudad de Noto, que en la triple carta enviada en 1610 a los Ancianos y Priores de Piacenza, al Obispo Conde mons. Rangoni y al Farnese escriben: "se floreció bien de virtud Eremita y hoy reluce entre bienaventurados, ya en el siglo XIX fue caballero de la familia Confaloniera y señalado en su patria por haber dejado en un monasterio a su esposa y distribuido los bienes entre los cuales se hizo la invención de algunos curiosos que había estado allí el Castillo Calendasco...".
Y la respuesta de los Jurados placentinos no tardó, con la carta del 14 de mayo de 1611 enviada a Noto les informaron del resultado de las búsquedas en los archivos adjuntando a la misma un largo informe donde se lee que "el más viejo de la estirpe Confalloniera" tiene el privilegio "de acompañar al nuevo Obispo cuando entra Pontificalmente la primera vez", pero más clamorosamente esta relación revela que en el monasterio de S. Clara de Piacenza "por mucha diligencia utilizada por personas autorizadas, no se ha encontrado otra cosa que la noticia de una monja Joanna Confalloniera, que especialmente vivía en 1340 et anco en 1356. Según la hermana, se dice que, en relación al tiempo, no sería difícil que no pudiera ser la esposa de San Corrado.".


Ma dopo certo tempo decide di vivere in una spartanissima grotta nella rocciosa valle dei tre Pizzoni, discosta da Noto antica, e fino alla sua morte, avvenuta il 19 febbraio del 1351 vive da eremita penitente ed in santità conclamata.
Compie già in vita tanti miracoli: principalmente guarisce bambini e, fatto strabiliante, fa comparire dal “nulla” piccoli pani caldi e fragranti che dona ai visitatori.
Non ultimo ne è testimone certo, anche storicamente, il vescovo di Siracusa, che allibito, può gustare di quel pane angelico e “misterioso”.
Alla morte è acclamato santo a furor di popolo, Corrado il Santo del pane caldo, l’eremita mite e coraggioso, venuto da lontano, da una terra alle porte di Piacenza, da un piccolo borgo adagiato sulle sponde del fiume Po chiamato Calendasco, ma questo fatto storico lo dedurrà con ricerche il vescovo di Piacenza solo nel 1617.
Dalla vita agiata di castellano, riverito e acclamato, a quella rude e semplice di eremita, bisogno di tutto, lontano dalla patria natia, dagli affetti, maturato nella fede e nell’affidamento alla religione cristiana: dal castello alla grotta, dalla vita penitente e dimenticata alla memoria che spetta alla Gloria dei Cieli.
E dopo secoli il suo ricordo è ancora vivo a Noto, città d’adozione dove il Santo corpo riposa, mentre a Calendasco il suo Patronato secolare lo si intuisce anche da quelle mura di mattone rosso del grande castello, che accarezzano sul fianco la chiesa parrocchiale, molto antica e ricca delle sue effigi, di venerate reliquie insigni.
Umberto Battini