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SAN ROCCO PELLEGRINO
L'EREMITA PENITENTE
La figura storica di questo Santo piacentino passa attraverso la contestualizzazione con il territorio, non ultima quella che oggi è la Via Francigena. Difatti il nostro Santo Eremita inizia la sua avventura spirituale da quel piccolo borgo che è Calendasco: il castello e l’hospitio-romitorio. Ai nostri giorni abbiamo proprio qui sul Po, il passo francigeno detto “di Sigerico”.
Il romitorio già verso il 1280 era retto da frà Aristide, maestro spirituale di s. Corrado e superiore del piccolo ospedale, proprio frà Aristide nel 1290 andò a Montefalco per presiedere alla costruzione del convento di s. Chiara e poi tornò a reggere la sua Comunità piacentina di fraticelli della penitenza o del terz’ordine francescano.
Nel 1315 circa vi è l’incendio devastante causato dal Confalonieri durante la caccia, e se fino a qualche anno fa la storiografia lo indicava essere nei pressi di Celleri, basandosi solo su una tradizione, ora abbiamo il sostegno di una pergamena che ribalta e corrobora la storia. L’abbiamo rintracciata in Archivio di Stato a Parma nel fondo del monastero di Quartazzola, è una pergamena in scrittura corsiva latina datata 11 gennaio 1589. Questa investitura di un fondo terriero di 200 pertiche piacentine (circa 45 campi da calcio) ci dice che le terre in direzione di S. Nicolò a Trebbia e che coinvolgono anche il territorio di Calendasco sono chiamate “alla Brugiata”. Questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, boschi e viti con ragione possiamo intenderlo come la prova che lì un tempo vi fu un grande incendio, indicato appunto dalla toponomastica che chiama tutto quell’appezzamento “Bruciata” nonostante fosse stato terreno fertile e coltivo.
D’altra parte anche le “case bruciate” di Celleri sono una indicazione toponomastica così come il “molino bruciato” di Calendasco. Gli Statuti piacentini più antichi, quelli del feroce Galeazzo Visconti (1322 – 1336) prevedevano per l’incendio doloso varie pene a seconda della gravità ed entità dello stesso, ma il reo poteva pagare il danno al Comune con una grande somma pari a 200 lire oppure era libero – tra virgolette - di fare una volontaria cessione di tutti i beni. Senza addentrarci nella questione, possiamo credere fosse appunto questa la pena dovuta per l’incendio del nostro santo come già la storia secolare tramanda e ancor più quella del XV e XVI secolo scritta nella lontana Noto.
SVILUPPO DEL CULTO
Lo sviluppo del culto al Santo Penitente ha una svolta in Piacenza nel 1611, quando giunge la lettera del 1610 scritta dai Giurati da Noto, bellissima città sicula nella quale da ormai sette secoli si conserva con somma venerazione il corpo del Confalonieri. Nella lettera si chiede di far ricerche negli archivi piacentini per scoprire quello che il santo frate “habbia molto più occultato per humiltà di quello che s’é investigato”.
La risposta è in parte nella lettera spedita da Piacenza nel 1611 che vede gli Anziani e Priori comunicare quanto avevan potuto sapere. Allegano alla missiva una “Informatione circa l’Illustre Famiglia Confaloniera” dalla quale leggiamo testualmente che nel Monastero francescano di S. Chiara, ancor oggi visibile sullo Stradone Farnese, tra le tante cose avevan “trovato notitia di una suor Gioannina Confalloniera che specialmente viveva nel 1340 et anco nel 1356” e che poteva essere la moglie del Santo Corrado al tempo della sua vita piacentina.
Come detto, in questi primi decenni del 1600 assistiamo a Piacenza un rincorrersi di espressione di devozione e di propaganda del culto molto significativa a s. Corrado Confalonieri. In Cattedrale gli si erige una cappella dipinta ed ornata con altare e tutto per volontà di Gian Luigi Confalonieri, affrescata nel 1613 dal Galeani pittore di Lodi, queste belle quattro vele sono ancor oggi visibili e recentemente restaurate. Rappresentano scene basilari della Vita del Santo Eremita. Qualche anno dopo vi venne collocata una bella tela del Lanfranco, che nel periodo napoleonico fu trafugata ed ora è esposta nel museo di Lione in Francia. Anche il canonico del duomo Pier Maria Campi scrisse una Vita del Santo Corrado per assolvere alle richieste dei netini che desideravano maggiori notizie e fu pubblicata nel 1614 a Piacenza. Cosa ancor più notabile, il vescovo mons. Claudio Rangoni che era stato investito anch’egli dagli Anziani di Noto di far ricerche sul santo piacentino, suggella le ricerche storiche andando a validare di proprio pugno il Legato Sancti Conradi. Redatto nel Palazzo Episcopale dal Cancelliere e Notaio della curia il 9 agosto 1617, vede la volontà del Conte Zanardi Landi di erigere una cappella ed altare al Santo piacentino nella chiesa di Calendasco.
Fondamento dell’atto giuridico che ha valore pubblico con proprie forme solenni, secondo le regole ferree della diplomatica, vi si afferma che i Confalonieri erano abitatori e feudatari di Calendasco; che il culto era già esistente e che andava rinvigorito proprio nel borgo citato e, si badi bene, cosa importantissima per la storiografia è che si afferma che il santo Corrado è nato fisicamente in Calendasco “in eodem loco”. Dal punto di vista storico questa è una notizia eccezionale perché và a chiudere tessere mancanti e apre ancor più a nuovi stimoli di ricerca.
Il famoso Legato in scrittura latina, dopo aver illustrato clausole e somme circa il culto e la santa messa in onore al Santo, si conclude con la firma dei testimoni e del vescovo che “per tutti e per ognuno, e dopo aver osservate le debite formalità della legge, dalla pienezza della sua autorità Episcopale, interpose e interpone e parimenti decreta.”. E proprio Calendasco – unico caso in tutta la diocesi piacentina – lo avrà quale Patrono da quei giorni andando anche ad abbellire la cappella del Santo con la stupenda pala che lo raffigura ormai vecchio penitente con sullo sfondo il ricordo dell’incendio frutto della sua conversione e cambiamento di vita. Purtroppo gli affreschi esistenti su alcune pareti laterali della chiesa, con scene della Vita Conradi vennero coperti da una pittura omogenea nel 1971 durante i grandi lavori di adeguamento dello spazio liturgico secondo i canoni prospettati dal Concilio Vaticano II voluti dallo storico arciprete del borgo nonché Canonico di S. Antonino don Federico Peratici.
Oggi si ammirano di quegli anni gli affreschi del piacentino Ricchetti e in particolare il suo possente san Corrado sotto la croce posto nell’abside tra santi piacentini. La Tradizione ce lo fa conoscere come San Corrado da Piacenza, e questo giustamente perché la Casata Confalonieri possedeva anche in città in zona S. Eufemia un palazzo ed in Cattedrale si eresse la bella cappella con altare oggi demoliti, e per di più la città è indicativa di un’area facilmente individuabile da qualsiasi devoto in Italia.
Resta però il dato storico: la nascita fisica del Santo nel piccolo feudo e borgo di Calendasco, un dato che perlomeno non va ignorato ma anzi dovrebbe essere con serietà riconosciuto. Ma c’è pure un altro aspetto da porre sotto attenzione e che poco si è valorizzato, riguarda gli accadimenti propri del 1300 e che ebbero anche una ripercussione su coloro i quali vivevano da laici convertiti e penitenti come il nostro Corrado. Il papa Giovanni XXII nel 1318 con una bolla aveva scomunicato i frati dissidenti detti volgarmente “spirituali” facilmente confondibili per tipologia d’abito con i fratres de la penitentia francescani.
ACCADIMENTI STORICI DI QUEL TEMPO
Già nel 1312 un folto gruppo di questi era fuggito, con altri del nord Italia, in Sicilia terra poi d’elezione del nostro eremita. Se Corrado nel 1315 vive la famigerata causa dell’incendio, da una parte lo vediamo essere sotto il martello e l’incudine, perché egli è guelfo e quindi schierato con la Chiesa diversamente dal Galeazzo Visconti ghibellino, però allo stesso tempo veste l’abito bigio penitenziale terziario confuso con quello degli “eretici” che, lo sappiamo dal frate Aristide, seguiva la Regola del 1289 per i laici religiosi, la famosissima Supra Montem di papa Niccolò IV. Nel contempo la confusione era estrema: anche i Poveri Eremiti del frate Clareno furono sciolti ed il pasticcio tra Beghini e Spirituali era talmente esteso che con una altra bolla del 1319 lo stesso papa Giovanni XXII dovette difendere e proteggere ufficialmente i Penitenti e Terziari francescani dicendo che non andavano confusi con i ribelli. Ed anche la cosiddetta faccenda Templare coinvolge gli anni corradiani; l’istruttoria contro i frati Templari si aprì nel 1307 e si concluse nel 1312.
Come sappiamo i templari di Piacenza furono tutti assolti dall’accusa di eresia nel 1310 ed anzi già nel 1304, al primo sentore di cattive notizie a loro riguardo, avevano donato i loro beni ai domenicani piacentini. Era questo il clima politico-sociale e religioso che vigeva quando san Corrado ebbe il suo incontro con quelli che la Vita Conradi più antica, il manoscritto netino del XIV secolo, diceva esser stati poviri et servituri di Deu.
VERSO LA SANTITA'
Altra questione sul fuoco – termine adatto per una santo “incendiario” - è quella dell’iter della sua beatificazione e poi santificazione. A Noto, e per fortuna proprio là, diremmo oggi rileggendo i fatti e la storia, in quella lontana città ove visse da eremita nella grotta dei Pizzoni, alla sua morte avvenuta nella tarda mattinata del 19 febbraio 1351, immediatamente ne furono riconosciute le virtù di santità; già da vivo infatti Corrado compì tanti e copiosi miracoli: primo resta quello del pane che caldo portava fuori dalla grotta ai tanti miseri e visitatori. Non avevan certo bisogno di tante altre prove i cittadini di Noto per riconoscere in lui un sant’uomo, l’avevano sperimentato da vivo e ne portavano memoria e rispetto estremi. Tralasciamo qui di approfondire ulteriori fatti venuti da Noto e atteniamoci alla sua patria piacentina.
Nei secoli successivi, durante l’iter diciamo “romano” della causa, un aspetto che la storiografia corradiana non prende in considerazione e che mettiamo sul piatto, è strettamente connesso ai suoi discendenti di Piacenza e Calendasco nel particolare. Infatti nel 1547 il duca Pierluigi Farnese fu assassinato a Piacenza e tra i Nobili cospiratori è anche Giovan Luigi Confalonieri feudatario di Calendasco.
Il Duca sappiamo che era figlio di papa Paolo III e la famiglia Farnese una delle più in vista a Roma. Dopo varie vicende si arrivò alla confisca dei beni dei congiurati e tra questi quelli appartenuti appunto anche al Confalonieri assassino, tutto questo circa quaranta anni dopo il fatto. In Archivio di Stato di Parma abbiamo consultato gli atti della confisca e tra i beni che possedeva a Calendasco il feudatario Giovan Luigi Confalonieri e suoi fratelli, vi è anche una parte di quello che è l’hospitio posto in “Co’ di Borgo” cioè all’inizio del paese come è ancora attualmente oggi visibile.
I beni sono acquistati dallo Zanardi Landi e con quella fortissima somma il congiurato in questione è costretto al bando da Piacenza e portarsi a Milano. Casi della storia: Giovan Luigi Confalonieri, colui che circa cinquant’anni prima uccise il Duca piacentino, nei primi anni del 1600 fu fatto Capitano di Giustizia a Milano. Questa sintesi per far comprendere con logica come mai l’iter di santità del nostro Eremita non potè che concludersi in pieno seicento; la macchia della Casata dei Confalonieri d’aver ucciso il figlio di Paolo III si trascinò certamente per anni, anche come memoria nella stessa Curia Vaticana.
La causa per la santità cominciata a Noto nel 1485, poi sospesa, vede la conferma del culto nel 1515 per mano di papa Leone X; la conclusione per brevità possiamo porla con la bolla di papa Urbano VIII che nel 1625 concede al Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini di celebrare la festa del Santo Corrado in tutto l’Ordine francescano dell’orbe. Intanto restiamo in attesa del gemellaggio tra le diocesi di Piacenza e Noto auspicando che la cosa non si risolva in sola retorica e a beneficio dei soliti noti ma che possa coinvolgere appieno tutti quei devoti che in vario modo amano e studiano questa bella figura di Santo.
14 agosto 2026
AUGUST 15
AUGUST 15
VIRGIN MARY ASSUMED INTO HEAVEN
In Calendasco at the Church of Santa Maria since the end of the 19th century at the behest of the holy bishop Msgr. Giovan Battista Scalabrini, that of Assunta was added to the parish title. She is also venerated as co-patron saint, historically recalling the oldest patronage, that of San Corrado Confalonieri from the 17th century.
An ancient painting and a statue, however, testify to the veneration of the Holy Virgin of the Assumption for several centuries, since the 18th century.
CALENDASCO L'ASSUNTA
12 agosto 2026
PO AGOSTO 2026 SECCA STORICA
4 agosto 2026
3 agosto 2026
LAS LEYES MEDIEVALES DEL INCENDIO CAUSADO POR S. CORRADO
![]() |
| portone de la catedral de Noto en Sicilia el incendio de S. Corrado es apagado |
Como fue acusado de los daños un campesino inocente, Corrado lo hace liberar admitiendo la culpa: él es el culpable y él es el hombre a castigar.
Los antiguos estatutos de Piacenza se datan a 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese y Señor de Piacenza murió en 1328, los estudiosos tienden porque "una compilación de normas por él ordenada, podría haber ocurrido solo en el período entre el 29 de diciembre de 1322 cuando volvió al poder, y el 1327 en que fue depuesto.
En este período de tiempo cae precisamente la compilación de 1323 a la que se añadieron otras normas que resultan confirmadas en 1336 por Azzone Visconti... y otras más colocadas bajo los años 1341-1342" y precisamente estas antiguas leyes tratan también del incendio: "La sanción penal era sólo la norma relativa al incendio doloso, y la pena variaba según la magnitud del daño causado... sin embargo el condenado podía eludir la pena corporal pagando a la Comuna la suma de 200 liras en un plazo de quince días desde la condena, y compensando el daño por completo".
Para la cesión de los bienes en caso de tener que pagar por un daño causado, como el incendio, además de la forma de expropiación de los bienes por parte del poder civil, se podía realizar "la cesión voluntaria de todos los bienes por parte del deudor".
DOCUMENTS PUBLISHED IN 2024
DOCUMENTS PUBLISHED IN 2024
In the 2024 book of the year, the history of the Reliquary
which contains it in addition to documents, also in format
photographic, of the gift of relics directly from Noto
to the church of Calendasco in 1907 and 1927 and much more
About 150 years ago worship was important to the country and
worthily reinvigorated by the archpriest, who also did
fresco the church with episodes from the Life of St. Corrado
Without forgetting the other documentary historical books.

ALTRI DOCUMENTI PUBBLICI DAL 2024
2 agosto 2026
SAN CORRADO FESTA AGOSTO 2026
IL PROGRAMMA DELLA FESTA PATRONALE A NOTO RIGUARDA TUTTO IL MESE DI AGOSTO
qui il programma della Traslazione e delle due Processioni di Noto per il Patrono
SAINT CHRISTOPHER
PROTECTOR OF FERRYMEN
Piacenza river land
historical popularizer
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| fresco of Saint Christopher in the cathedral of Piacenza |
You can find his life and history on the web, but here it is nice to remember that not only is the land of Piacenza a "Francigene and pilgrimage land", but little and nothing is remembered of this Saint.
In the centuries spent in Piacenza, boatmen took him into consideration, in fact in the cathedral you can admire the large fresco from around 1280 which depicts him in the typical moment: the ford of the river, with the little Jesus on his shoulders and other important symbols such as the drone, the sun and the moon and his fame as the patron saint with a beautiful halo around his head! And there is also a small but artistic oratory dedicated to him used for cultural events at certain times of the year.
Indeed, he is not a saint celebrated in these parts of Piacenza, but the modern fact of the Francigen pilgrimage should bring him back into the open and to the fore: but so much so that neither pilgrims nor modern boatmen nor even religious and civic and cultural authorities linked to the pilgrimage feel the call and even less the patronage of this Saint.
Perhaps after these lines, glanced at by someone furtively, the idea of talking about it and giving it the right and proper memory it deserves precisely for the facts cited above will be reborn.
If this happens we can only underline our joy and foresight in having re-greened this illustrious Saint who is Christopher: the bearer of Christ!
historical popularizer
SAN CRISTÓBAL
PROTECTOR DE LOS BARQUEROS
Piacenza, tierra de río
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| fresco de San Cristóbal en la catedral de Piacenza |
En resumen, es el Santo por excelencia al que a lo largo de los siglos se confiaban aquellos que tenían que pasar por cursos de agua: de hecho, se representa como un hombre fuerte y poderoso que guía un curso de aguas con el pequeño Jesús cargado sobre sus hombros.
Su vida e historia se puede encontrar en la web, aquí por el contrario, nos gusta recordar que no excepcionalmente la tierra de Piacenza es "tierra francígena y de peregrinación" poco y nada se recuerda a este santo.
En los siglos pasados en Piacenza, los barqueros lo tenían en cuenta; de hecho, en la catedral se puede admirar el gran fresco de alrededor de 1280 que lo representa en su momento típico: el vado del río, con el pequeño Jesús en el hombro y otros símbolos importantes como el bordón, el sol y la luna y su fama de santo Protector con una hermosa aureola alrededor de la cabeza! Y también existe un pequeño pero artístico Oratorio dedicado a él utilizado para eventos culturales en ciertos momentos del año.
Efectivamente, no es un santo celebrado por estas partes de Piacenza, pero el hecho moderno de la peregrinación francígena debería llevarlo nuevamente al descubierto y al centro de la atención: pero tanto que ni peregrinos, ni modernos barqueros ni tampoco autoridades religiosas y autoridades cívicas y culturales vinculadas a la peregrinación, sienten el llamado y menos aún el patronazgo de este Santo.
Tal vez después de estas líneas, miradas por alguien furtivamente, podrá renacer la idea de hablar y darle el recuerdo justo y debido que merece precisamente por los hechos mencionados anteriormente.
Si esto sucede, no podremos sino testimoniar nuestra alegría y previsión al haber renovado a este insigne Santo que es Cristóbal: el portador de Cristo!
SAN CRISTOFORO
LA CARTA DE 1610
HE AQUÍ ALGUNOS DATOS
DE LA CARTA DE 1610 ENVIADA POR NOTO
Y la respuesta de 1611 enviada por Piacenza

el Castillo de Calendasco dei Confalonieri hoy propiedad del municipio
Una figura religiosa significativa: el noble cazador luego incendiario, el penitente que se hace peregrino, el taumaturgo que literalmente "hace aparecer" pan angelical, como llamada al maná del desierto - su vida en el desierto simbolizado por el aislamiento en la cueva cerca de Noto donde murió el 19 de febrero de 1351.
Sobre el origen del santo de la noble casa de los Confalonieri no dejan dudas ni siquiera los mismos jurados de la ciudad de Noto, que en la triple carta enviada en 1610 a los Ancianos y Priores de Piacenza, al Obispo Conde mons. Rangoni y al Farnese escriben: "se floreció bien de virtud Eremita y hoy reluce entre bienaventurados, ya en el siglo XIX fue caballero de la familia Confaloniera y señalado en su patria por haber dejado en un monasterio a su esposa y distribuido los bienes entre los cuales se hizo la invención de algunos curiosos que había estado allí el Castillo Calendasco...".
Y la respuesta de los Jurados placentinos no tardó, con la carta del 14 de mayo de 1611 enviada a Noto les informaron del resultado de las búsquedas en los archivos adjuntando a la misma un largo informe donde se lee que "el más viejo de la estirpe Confalloniera" tiene el privilegio "de acompañar al nuevo Obispo cuando entra Pontificalmente la primera vez", pero más clamorosamente esta relación revela que en el monasterio de S. Clara de Piacenza "por mucha diligencia utilizada por personas autorizadas, no se ha encontrado otra cosa que la noticia de una monja Joanna Confalloniera, que especialmente vivía en 1340 et anco en 1356. Según la hermana, se dice que, en relación al tiempo, no sería difícil que no pudiera ser la esposa de San Corrado.".
1 agosto 2026
NOTO SAN CORRADO AGOSTO 2026


NELLA GROTTA DI NOTO
Ma dopo certo tempo decide di vivere in una spartanissima grotta nella rocciosa valle dei tre Pizzoni, discosta da Noto antica, e fino alla sua morte, avvenuta il 19 febbraio del 1351 vive da eremita penitente ed in santità conclamata.
Compie già in vita tanti miracoli: principalmente guarisce bambini e, fatto strabiliante, fa comparire dal “nulla” piccoli pani caldi e fragranti che dona ai visitatori.
Non ultimo ne è testimone certo, anche storicamente, il vescovo di Siracusa, che allibito, può gustare di quel pane angelico e “misterioso”.
ACCLAMATO SANTO A FUROR DI POPOLO
Alla morte è acclamato santo a furor di popolo, Corrado il Santo del pane caldo, l’eremita mite e coraggioso, venuto da lontano, da una terra alle porte di Piacenza, da un piccolo borgo adagiato sulle sponde del fiume Po chiamato Calendasco, ma questo fatto storico lo dedurrà con ricerche il vescovo di Piacenza solo nel 1617.
Dalla vita agiata di castellano, riverito e acclamato, a quella rude e semplice di eremita, bisogno di tutto, lontano dalla patria natia, dagli affetti, maturato nella fede e nell’affidamento alla religione cristiana: dal castello alla grotta, dalla vita penitente e dimenticata alla memoria che spetta alla Gloria dei Cieli.
E dopo secoli il suo ricordo è ancora vivo a Noto, città d’adozione dove il Santo corpo riposa, mentre a Calendasco il suo Patronato secolare lo si intuisce anche da quelle mura di mattone rosso del grande castello, che accarezzano sul fianco la chiesa parrocchiale, molto antica e ricca delle sue effigi, di venerate reliquie insigni.
Umberto Battini














