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31 ottobre 2026

LA STORIA CORRADIANA

PER COMPRENDERE LA STORIA DEL PATRONO

Dalla nobiltà alla polvere fino alla santità di San Corrado piacentino
 
di Umberto Battini
     storico di S. Corrado e divulgatore 


Una figura di religioso significativa: il nobile cacciatore poi incendiario, il penitente che si fà pellegrino, il taumaturgo che letteralmente “fa comparire” pane angelico, come richiamo alla manna del deserto – la sua vita nel deserto simbolizzato dall’isolamento nella grotta presso Noto ove muore il 19 febbraio 1351.
Sulla origine del santo dalla nobile casata dei Confalonieri non lascian dubbi nemmeno gli stessi Giurati della città di Noto, che nella triplice lettera inviata nel 1610 agli Anziani e Priori di Piacenza, al Vescovo Conte mons. Rangoni ed al Farnese scrivono: “si ben fiorì di virtù Eremita et oggi reluce fra beati, già nel secolo fu cavaliero della famiglia Confaloniera e segnalatissimo nella patria per aver lasciata in un monasterio di quella la moglie e distribuito li beni fra quali s’è fatta coniectura d’alcuni curiosi esserci stato il Castello Calendasco…”. 

CASTELLO DEI CONFALONIERI A CALENDASCO foto U B

E la risposta dei Giurati piacentini non tardò, con la lettera del 14 maggio 1611 inviata a Noto essi li informarono dell’esito delle ricerche negli archivi allegando alla stessa una lunga relazione ove si legge che “il più vecchio della stirpe Confalloniera” ha il privilegio “d’accompagnare il nuovo Vescovo quando entra Pontificalmente la prima volta”, ma più clamorosamente questa relazione rivela che nel monastero di S. Chiara di Piacenza “per molta diligenza usata da persone autorevoli, altro non si è trovato che la notizia d’una suora Gioanina Confalloniera, che specialmente viveva nel 1340 et anco nel 1356. Detta qual suora si dice che, rispetto al tempo, non ci sarebbe difficoltà che non potesse essere la moglie di Santo Corrado.”.
 
Il luogo della nascita fisica di San Corrado ci viene presentato in forma ufficiale nel Legato Sancti Conradi del 1617, che il Vescovo di Piacenza anch’egli spronato dai Giurati netini, “tutte le predette cose approvò confermò e lodò, e approva conferma e loda”. 
 
E’ un documento redatto nel Palazzo del Vescovo, alla sua stessa presenza ed è reso pubblico dal notaio e cancelliere episcopale Giovan Francesco de’ Parma. 
Il Legato voluto dallo Zanardi-Landi feudario succeduto ai Confalonieri, esplicita: “qui quidam S.tus Conradus, ut perhibetur fuit oriundus de praedecta Civitate ex admodum Ill.ma famiglia D.D. Confanoneriorum abitatores Dominorum Loci Calendaschi loci, et Villa Ducatus Placentini ultra trebiam…” .

LA PIAZZA CON LA CHIESA negli anni '30
 
Vi è contenuta pure la frase ut in eius vita pubblica tipis mandata videre est , valida conferma che le indagini sul santo erano concluse ed avevano portato a poter fare delle dichiarazioni certe grazie a ciò che si era rintracciato dei trascorsi civili: le affermazioni sicure che sono punti saldi che vanno a fortificare la narrazione esposta nel documento, sono: 1 – San Corrado è un piacentino, 2 – discende dalla Nobile Famiglia dei Confalonieri, 3 – è nato fisicamente in Calendasco.
 
Il Legato contiene questa importantissima affermazione: “certamente quella maggiore devozione è da promuovere e deve essere stimolata nella predetta Chiesa del luogo di Calendasco, il medesimo luogo dal quale codesto Santo, avendo tratto la sua origine terrena come si riporta, avrebbe assistito veramente gli abitanti del medesimo luogo, devoti del suo nome, per le grazie ed intercessione presso Dio Ottimo Massimo”. 
 
Senza equivoco leggiamo che San Corrado è nato fisicamente a Calendasco ed il Vescovo di Piacenza, i Testimoni presenti, il parroco Rettore di Calendasco, il Conte Zanardi Landi e lo stesso notaio e cancelliere della Curia Episcopale ritengono quindi fuori di ogni dubbio la autenticità della affermazione e mai nessuno si contrappose, est probatio probata.

VEDUTA DAL CAMPANILE foto U B
La causa che spinge il nobile Corrado alla conversione è collegata ad un incendio che provocò durante una battuta di caccia verso l’anno 1315. Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
 
Una nuova ipotesi sull’incendio causato dal giovane san Corrado è emersa dagli archivi, il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola. 
 
La pergamena rinvenuta all’Archivio di Stato di Parma riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Bruciata. 
 
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili e di bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri, una ipotesi da prender sul serio, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.
 
Dalla sua nascita all’età matura, ad esempio san Corrado celebra tra i Confalonieri, come risulta dagli atti dei notai di Piacenza, Agnesina badessa nel 1292 in S. Maria di Galilea, mentre nel 1296 in S. Maria di Nazareth c’è suor Richelda e nel 1315, quando Corrado ha la brutta avventura dell’incendio causa della sua conversione, nel monastero di S. Siro ci sono Sibillina ed Ermellina, e la Sibillina è ancora una soror vivente nel 1340, anni della partenza di S. Corrado dal romitorio di Calendasco. 

Non di poco conto il frate minore Pietro Confalonieri, come io stesso ho trovato in pergamene dal 1324 al 1333, risulta essere il ‘curatore’ delle terziarie francescane di S. Maria Maddalena, dette volgarmente “le repentite. 
Tutta documentazione che possiedo in copia o anastatica o fotografica in caso di pergamene. 
 
Questo breve sunto di nomi e date per dire che S. Corrado non a caso si rifugia nella religione dopo gli accadimenti, e a ragion veduta egli non può farsi monaco tot court in quanto laico sposato ed allora è destinato all’abito francescano di terziario, fra gli umili penitenti del piccolo hospitale per romiti di Calendasco.
Il superiore frà Aristide figura viva e concreta come lo stesso Corrado è ricordato essere stato chiamato a Montefalco dalla stessa santa Chiara per presiedere alla costruzione del nuovo convento terziario. 
 
I penitenti terziari che vivevano nell’hospitio in dicto loco Calendascho sulla strada diretta al passo del Po sulla Via Francigena erano assieme ad altri della realtà piacentina molto ben voluti, tanto che un Capitolo di questi frati giunti da tutto il nord Italia si tenne nel 1280 proprio a Piacenza.
Se ora Piacenza si giova di studi inediti pubblicati in questi anni, un buon testo rimane “S. Corrado Confalonieri Patrono di Noto” pubblicato nel 1961 da Giovanni Parisi che fu Ministro Generale del Terzo Ordine Francescano. 
 
Sulla antichità del culto al Patrono Corrado in Calendasco scrive infatti il Parisi “La devozione infatti a S. Corrado in Calendasco, e un pò anche nelle borgate vicine, è profondamente radicata e anche antichissima. Nel 1617, a cura del Conte Zanardi-Landi, discendente della famiglia Confalonieri, venne fondato nella chiesa parrocchiale del paese, che si vede adorna di non poche pitture del Santo, un legato di S. Corrado, e prima ancora di tale data lo stesso Conte vi aveva fatto costruire in suo onore una cappella e un altare, cose queste che non spiegano ma confermano l’antichità del culto. Tutto questo ci porta naturalmente a pensare che assai grande dovette essere la fama di santità sollevata in Calendasco e nei dintorni dal nostro Corrado e per conseguenza anche molto lunga la sua permanenza in quel devoto romitorio francescano”.
 
Un uomo di questa terra che dalla nobiltà si ritrova improvvisamente nella polvere e nel fango ma che si riscatta ampiamente mostrando il carattere unico e deciso dei piacentini che ancora oggi possono farne orgogliosa memoria.

Umberto Battini
STORICO DI S. CORRADO E DIVULGATORE

NOTA AL TESTO
Dei dati storici citati, conservo tutta la documentazione anastatica e fotografica, che ho rinvenuto in Archivio di Stato a Piacenza, a Parma e Milano nel corso degli anni passati. 
 
Questo testo, in alcune sue parti, lo trovi già nei libri che ho pubblicato ed in alcuni mie articoli in quotidiani  piacentini.
 
SE COPI CITA LA FONTE


30 ottobre 2026

FATTORIE DEI TEMPLARI PIACENTINI

SONO INDICATE IN CIRCA DODICI
NELLE CARTE ORIGINALI RAVENNATE
L'inquisitore papale sequestra le fattorie nel 1308
ecco i dati da un mio studio personale
 



29 ottobre 2026

IPOTESI STORICA DOCUMENTATA

ECCO UN BREVE ESCURSUS STORICO DEL VIAGGIO
elaborato da Umberto Battini storico corradiano 

LA MAPPA DEL PERCORSO
E' STATO UN LUNGO PELLEGRINAGGIO
Infine la svolta eremitica a Noto di S. Corrado

di Umberto Battini
    storico di San Corrado Confalonieri 

Analizzando le varie fonti storiche che ci parlano di S. Corrado, e ragionando con rigore logico su certi accadimenti, ecco che è ben ipotizzabile questo percorso, durato parecchi anni, prima di giungere a Noto.
Ad esempio va tenuta in considerazione la durata della sua vita da convertito, nel 1315 nel romitorio ospedale per pellegrini di Calendasco. Luogo gestito da terziari laici francescani, laici riuniti in fraternità come prevedeva la Regola "Supra Montem" del 1289 data da papa Nicolò IV.
E poi il periodo di noviziato in quel luogo, che sappiamo doveva durare qualche anno, prima di poter ricevere l'abito grigio vero e proprio da terziario.  Quindi la partenza dall'ospitale di Calendasco, per dirigersi ormai vestito dell'abito grigio penitenziale, verso Assisi e poi Roma.
Ipotizzabile il viaggio in Terra Santa? Analizzando nel concreto le Fonti Storiche che abbiamo, prima di tutte "La Vita di San Corrado" che si conserva a Noto nel Libro Verde della Curia vescovile, possiamo vedere che il racconto agiografico è stringato. Troppo succoso e riassuntivo per essere la cronaca della Vita di S. Corrado, intesa come decennale, cioè senza interporre il Viaggio a Gerusalemme e il ritorno per Malta, anche qui con indizi da non sottovalutare.
Non a caso, mons. Nunzio Zappulla, in un suo studio sul fatto del 1943, rimarcava l'arrivo di San Corrado a Noto nell'anno 1343. 
Cosa ben plausibile. Ma anche tanti altri buoni indizi portano a scegliere questo tipo di "percorso" del Pellegrino Penitente. 
E questa è solo la base di un più articolato studio storico-cronologico.

immagine grafica qui sopra creata da Umberto Battini



 


28 ottobre 2026

MONUMENTO STORICO

ROMITORIO OSPITALE

CALENDASCO DI PIACENZA 

Oggi abitazione privata ma recuperato in modo storico 

la statua di S. Corrado Confalonieri posta all'ingresso dell'ex romitorio ospitale medievale a Calendasco (Piacenza) qui si ritirò nell'anno 1315

 



IL RICORDO DI DON PERATICI

DON FEDERICO PERATICI
il ricordo pubblicato nel 2023 
ERA ARCIPRETE DI CALENDASCO
1983-2023 40 ANNI DALLA DIPARTITA
articolo di Umberto Battini




27 ottobre 2026

CASTELLO STRATEGICO MILITARE

IN POSIZIONE STRATEGICA SUL PO

IL FORTILIZIO DEI CONFALONIERI 

il castello medievale di Calendasco (Piacenza) definito da Lodovico il Moro "strategico"

 


 

26 ottobre 2026

MEDIOEVO ANNO 1313 PIACENZA

UN CRUDELE GHIBELLINO
DOMINATORE DI PIACENZA DAL 1313
 

 


MEDIOEVO SAN CORRADO CONFALONIERI

ECCO UN TESTO SUL SANTO PATRONO DI CALENDASCO
dal quotidiano online ILPIACENZA.it
del 22 febbraio 2026 




MEDIOEVO LE CLARISSE ANNO 1229

MEDIOEVO PIACENTINO
ECCO I DATI STORICI
DELLE SUORE CLARISSE 
articolo da ILPIACENZA.it



LE LETTERE DEL DUCA SFORZA PER PIACENZA

ECCO ALCUNE MISSIVE
DOVE FRANCESCO SFORZA
RISOLVE QUESTIONI PIACENTINE
 
da ILPIACENZA.IT quotidiano online
ARTICOLO DI UMBERTO BATTINI
DI DOMENCIA 11 OTTOBRE 2026
 



MEDIOEVO 20 MULINI ANNO 1180

MEDIOEVO PIACENTINO
COSTRUITI VENTI MULINI
IN UN COLPO SOLO
 
ECCO I DATI STORICI DEL 1180
articolo di domenica 18 ottobre 2026
di Umberto Battini
 
articolo su ILPIACENZA.it quotidiano piacentino
 


 


25 ottobre 2026

LA CASA DEL CAPITANO NEL 1625

UN EDITTO MILITARE DEL 1625
EMESSO A PIACENZA

Una curiosa fonte storica di dati

articolo di domenica 25 ottobre 2026
di Umberto Battini 
pubblicato su ILPIACENZA.IT quotidiano online


 

 

CARMELO SCIASCIA IL NUOVO LIBRO

A PIACENZA PRESSO BIFFI ARTE
NUOVO LIBRO DI CARMELO SCIASCIA 
"CRONACHE SPORADICHE" 
Presentato nel cuore della città

Come sempre, ogni volta che lo scrittore Carmelo Sciascia presenta un suo nuovo libro, il concorso di pubblico è davvero notevole: sala gremita per l'evento culturale.




la Sala d'Onore alla Biffi Arte gremita 

in primo piano Carmelo Sciascia, Gaetano Rizzuto e Gian Pietro Taina

Gian Pietro Taina legge alcuni brani


IL CASTRUM

DOCUMENTI D'ARCHIVIO

LUOGO STORICO
FEUDO DEI CONFALONIERI 
Qui ressero l'area di Calendasco per circa tre secoli
 
Il castrum Calendaschi del XIII sec. ospitò la famiglia guelfa dei Confalonieri, Militi vescovili e feudatari locali

il castello di Calendasco (il fossato pieno d'acqua è con IA)

Dall'importante atto notarile del 1617, scritto in Curia a Piacenza, dal notaio curiale e imperiale, alla presenza del Vescovo, e di altri intervenuti, veniamo a conoscenza che San Corrado Confalonieri, nacque fisicamente nel castello della sua Famiglia, a Calendasco.
Il "Legato Sancti Conradi" redatto a Piacenza il 9 agosto 1617  è interamente reperibile nel volume "S. Corrado Confalonieri - I Documenti inediti piacentini" edito in Calendasco nel 2005 e a cura di Umberto Battini. 
 

LA CACCIA DEL 1315



24 ottobre 2026

QUANDO L'ARTE SACRA RACCONTA

L'ARTE SACRA AVEVA UNO SCOPO DI CATECHESI E DI RACCONTO STORICO ATTRAVERSO SIMBOLOGIE

L'antico quadro della fine del XVI sec.del Patrono plurisecolare di Calendasco, San Corrado Confalonieri penitente terziario francescano ed eremita, è una miniera di simboli religosi e storici relativi alla Vita del Santo. Il grande quadro è nella Cappella ed Altare dedicati a S. Corrado nella chiesa parrocchiale del borgo piacentino.


 

23 ottobre 2026

IN EX EODEM LOCO

IL LEGATO SANCTI CONRADI
DEL 9 AGOSTO 1617 

La pagina 12 mette in chiaro che il culto era da rinvigorire nel borgo di Calendasco, luogo nel quale lo stesso Santo, aveva tratto la sua origine terrena. Atto notarile scritto in Curia Vescovile a Piacenza.

 

22 ottobre 2026

PIENA DEL PO MORBIDA

UNA PIENA MORBIDA BENEDETTA
IL PO CRESCE POCO OLTRE I DUE METRI
 
Ma erano mesi di grave siccità e carenza idrica
 
L'alveo è rimasto per tanti mesi sotto lo zero idrometrico, finalmente le piogge hanno ridato ossigeno al Grande Fiume anche qui nella parte d'alveo di Calendasco ed in tutto quello Piacentino.
In un tiepido ed assolato giovedì 22 ottobre il Po respira. 

foto Umberto Battini ILMIOVIAGGIOAPO2026   la piccola piena morbida del Po

 


 

PO OTTOBRE PIENA MORBIDA

ECCO LA SITUAZIONE ATTUALE
IL PO E' CRESCIUTO DI CIRCA 2 METRI
dopo un periodo di grande secca
l'articolo del quotidiano ILPIACENZA.it 
di Umberto Battini 
 
 

 

21 ottobre 2026

RICORDO CONFERENZA DEL 2024

RICORDO EVENTO CULTURALE
NELL'EX ORATORIO DELL'HOSPITALE ROMITORIO 
DI "SAN CORRADO" A CALENDASCO

Era sabato pomeriggio del 10 febbraio 2024
interventi storici a cura di Carmelo Sciascia, scrittore, di Claudio Arzani giornalista e poeta e di Umberto Battini storico di S. Corrado 

A MARGINE DELLA MOSTRA SVOLTA
SOTTO AL GRANDE PORTICO DEL ROMITORIO
"SAN CORRADO E LA VIA FRANCIGENA"

DI CARMELO SCIASCIA DA ILPIACENZA.IT


 

20 ottobre 2026

ALCUNI DATI CIRCA SAN ROCCO

SAN ROCCO

TANTE INCOGNITE STORICHE

Ecco alcuni aspetti curiosi

 

di Umberto Battini 
    STORICO  DIVULGATORE 

Proviamo a porci alcune domande su questioni del Santo Rocco ed anche su quelle che riguardano il suo soggiorno qui nel piacentino.

Ben sappiamo che le questioni sulle date di nascita e morte sono dibattute ed incerte ma ad ogni modo sui fatti storici c’è da riflettere e non cambiano di una virgola se è vissuto ad inizio 1300 oppure dopo la metà di quel secolo.

Domanda uno:

come mai si tramanda e non in pochi testi attenzione! che prese dimora vicino a Sarmato in un capanno tra la vegetazione posto non lontano dal fiume Trebbia ?

A Sarmato c’è il fiume Po al suo nord e ad est a circa 5 km il fiume Tidone mentre il fiume Trebbia è a circa 15 km più ad est vicino a Piacenza.

Domanda due:

come mai in alcuni testi si parla di Sarmato e di una grotta per alloggio?

Probabilmente un retaggio poetico? Qui in queste aree padane prossime al fiume Po di grotte proprio geograficamente non è possibile averne traccia.

Domanda tre:

Era un terziario francescano?

Pare proprio di sì perchè papa Paolo III lo inserisce nel Catalogo Ufficiale del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco nel 1547 con una Bolla la “Cum a nobis”.

Quando queste avviene è perchè viene presentato del materiale storico e studiato ed approvato dalla Santa Sede, anche in quel tempo, non siate così ingenui da credere che il papa al mattino si sveglia e solo perchè l’Ordine Terziario gli chiede questo atto, il papa così lo fa come bere un bicchier d’acqua!

Domanda quattro:

Perchè il culto è approvato dalla Santa Sede solo nel 1629?

Circa l’approvazione Ufficiale del culto religioso di S. Rocco fatta da papa Urbano VIII nel 1629 è un atto Ufficiale del Vaticano che riconosce questo culto che da tempo memorabile si rendeva al Santo, perchè erano i Vescovi locali che avevan questo potere e prerogativa, magari anche col semplice consenso della Santa Sede.

Urbano VIII quindi supera queste difficoltà passate mettendo il sigillo Vaticano della Chiesa Universale sulla antica venerazione!

Domande che han già qualche ottima risposta a nostro avviso ma che senza dubbio possono essere più dettagliate proprio per comprendere di più e meglio: ad ogni modo S. Rocco resta un potente Intercessore che è vissuto realmente, qui in questo nostro mondo, su questa terra, e nel piacentino ha trascorso parte della sua vita!

Che sia stata ad inizio 1300 o qualche decennio dopo, poco cambia!

E le domande restano.

PUOI approfondire cliccando QUI - ARTICOLO  da ILPIACENZA
PUOI approfondire cliccando QUI - ARTICOLO  da ILPIACENZA
oppure leggendo QUI - ARTICOLO (Una selva e tre fiumi)
oppure leggendo QUI - ARTICOLO (S. Rocco itinerario piacentino)
oppure leggendo QUI - ARTICOLO (S. Rocco d'indole francescana)
l'incontro tra SAN ROCCO e SAN CORRADO a Calendasco   QUI ARTICOLO DA ILPIACENZA quotidiano online
 
 
SE COPI CITA LA FONTE PER CORRETTEZZA
 
 

19 ottobre 2026

DEMOLIZIONE CA' DI ROCCO

L'AGGLOMERATO ANTICO A "CA' DI ROCCO"
DEMOLITO COMPLETAMENTE
 
Ormai all'abbandono e fatiscente ma era un "figlio legittimo" della storia locale Piacentina
 

immagine di San Rocco al guado del fiume Trebbia piacentino immagine IA fatta da U B

 



 
Ormai "il dado è tratto" o anche "la frittata è fatta".
L'area antica della località al passo del fiume Trebbia "Cà di Rocco"  a Piacenza, vede in fase di demolizione l'edificio Seicentesco. L'ultimo baluardo entra nella sola storia scritta, quei mattoni rossastri, di una antica fornace locale, resteranno un triste ricordo solo fotografico.
Un primo blocco importante di edifici storici è stato abbattuto da tanti anni, rimaneva questo solitario edificio.
Circa il nome della località Case di Rocco non deriva dal passaggio del Santo Rocco di Montpellier. Infatti documenti medievali testimoniano invece che quel luogo era detto domus Rochi alcuni decenni prima del passaggio al guado del fiume Trebbia, del santo francese. Su questo c'è certezza e documentazione.
Circa il passaggio di San Rocco e la sua sosta in questo luogo, il Campi - storico piacentino - lo attesta nel 1323 mentre altri storici, in tempi più recenti, attestano il passaggio verso il 1370. Questi dati sono così altamente sfasati, perché si colloca in modo diverso la nascita fisica di San Rocco e quindi i relativi fatti a lui attribuiti. Ma questa è un'altra questione.
Ultima nota: esisteva proprio qui nelle vicinanze del fiume Trebbia, un piccolo Oratorio dedicato al Santo, anche questo documentato nel '600 e purtroppo, nei secoli anch'esso andato demolito. 
Alcuni dati storici sono reperibili negli articoli storici dedicati a questo Santo pubblicati sul quotidiano online IlPiacenza.it durante questi anni.
Reperibili anche in questo stesso blog. 
Gli articoli sono di Umberto Battini, divulgatore storico. 


SAN CORRADO TRA CALENDASCO E NOTO

San Corrado Confalonieri

il legame storico fra Piacenza e Noto

Le tre lettere conoscitive inviate dai Giurati di Noto nel 1610

 
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado e divulgatore


Dal lontano medioevo del XIV secolo, una linea ininterrotta corre tra la terra di Piacenza e quella sicula: il nobile milite S. Corrado Confalonieri smette le vesti e lo sfarzo ed indossata una grigia tunica s’avvia alla santità nella terra che più l’ha amato in vita e in morte, l’Ingegnosa Noto. 

Ma i rapporti tra la terra natia e quella d’adozione, circa la storia e la valorizzazione umana e poi spirituale del Santo Eremita, hanno avuto uno sviluppo nei secoli attinente allo svolgersi degli accadimenti che proprio da Noto portarono ad elevare agli altari questo virtuoso uomo di fede.

In effetti, in base agli attuali riscontri storici, la vera e propria riscoperta piacentina di questo insigne santo la dobbiamo collocare nei primi anni del 1600, quando per mano degli Anziani della città di Noto, si avvisò la città di Piacenza inviando tre lettere arrivate il 28 aprile 1611, una diretta alla persona del Duca Farnese, una al Vescovo e altra lettera agli Anziani che avevano il governo della città, nella missiva si chiedeva espressamente di far ricerche d’archivio sul Santo Corrado. 

Addirittura gli stessi Anziani netini segnalano in queste lettere alcuni dati storici già in loro possesso, quali il fatto che fosse stato maritato con una nobile lodigiana di nome Eufrosina divenuta poi monaca clarissa e che fosse stato feudatario del castello piacentino di Calendasco.

particolare della pagina del "Legato Sancto Conradi" relativa alla testimonianza della nascita

Ma è questa ultima affermazione fatta dai Giurati netini che assume un valore importantissimo per la storiografia corradiana, in effetti la casata dei Confalonieri fu per alcuni secoli feudataria di Calendasco, esercitando dal poderoso maniero il dominio su questa ricca terra attaccata al fiume Po, al nord-ovest di Piacenza. 

E che la casata Confalonieri fosse tra le preminenti della città, pur mantenendo questa prerogativa feudale dal borgo, lo testimonia il fatto che uno dei quattro congiurati che nel 1547 uccideranno il Duca Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, sia stato proprio Giovanluigi Confalonieri feudatario abitante a Calendasco come mostrano gli atti delle confisca farnesiana conclusa nel 1586. 

Questi accadimenti sicuramente non aiutarono a far sì che le gesta del Santo Eremita, amatissimo a Noto ma anche ormai in tutta la Sicilia e meridione, si divulgassero nella sua terra natale, proprio per il fatto che un suo lontano pronipote partecipò a questo tremendo fatto del quale si occuparono tutti i maggiori storici e politici di quel tempo. Prova ne è che solo sessant’anni dopo ed a confisca conclusa, con l’espulsione del reo costretto a trasferirsi a Milano, si ufficializza e valorizza finalmente anche in Piacenza il Santo piacentino, siamo appunto all’inizio del 1600. 

Una delegazione venne da Noto a Piacenza nel 1612 per perorare ancor più queste ricerche, ed è proprio in quegli anni che a Piacenza in cattedrale gli si erige una cappella con affreschi della vita del Santo Corrado e l’anno seguente il canonico e storico piacentino Pier Maria Campi pubblica una agiografia che però, come scrive lo stesso autore, si rifà completamente a quella inviata da Noto nel 1610 scritta dal canonico netino Girolamo Pugliese, quindi di scarno valore storico oltre al già conosciuto: lo stesso prete Campi ammette che dovrà scrivere ancora e meglio del Santo. 

castello di Calendasco feudo Confalonieri nel medioevo
 
Intanto il vescovo della città di Piacenza mons. Claudio Rangoni avvia le indagini storiche richieste da Noto che terminano nel 1617 con il prezioso documento conosciuto come Legato Sancti Conradi, redatto dal cancelliere episcopale della curia che era anche notaio pubblico.

L’atto diplomatico cioè il Legato si conserva nel fondo notarile in Archivio di Stato a Piacenza ed anche in quello della parrocchia di Calendasco; questo atto entra a pieno titolo nella vicenda corradiana perché si scopre che in quello stesso borgo San Corrado era nato fisicamente e quindi si procedeva ad erigere una suntuosa cappella nella stessa chiesa, elevandolo a Patrono della comunità anche perchè, viene testimoniato e scritto, già da tempo gli abitanti del borgo erano al santo eremita fedelissimi devoti.

Il Legato subito nelle prime righe afferma che San Corrado è un membro della Illustrissima famiglia dei Confalonieri che furono Signori Feudatari nel luogo di Calendasco che abitavano il territorio vivendo nel maestoso castello, territorio e paese nella parte del Ducato di Piacenza che è situata oltre il Trebbia. 

Viene messo apertamente in evidenza che senza ombra di dubbio, e non possediamo nessuna prova contraria ed opposta dell’epoca, il santo sia un Confalonieri ed abbiamo prove scritte che tale Famiglia abitando questo feudo abbia sempre mantenuto un legame fortissimo con il paese, e mai ebbe uno screzio con il presbitero del borgo nel corso dei tre secoli che vissero nel castello.

Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore 


se copi qualcosa cita autore e fonte 

è un testo estratto da un mio articolo apparso sul quotidano a Piacenza




L'ABITO "PIACENTINO" FRANCESCANO

L'ABITO DI UOMINI E DONNE
DEI TERZIARI FRANCESCANI 
 
LE DONNE AVEVANO IL "GUARNELLO" O "PIACENTINO"
 
di Umberto Battini 
    storico di S. Corrado 

Estraiamo i commenti e le notizie storiche da un Trattato epocale molto bello e istruttivo, un volume edito nel 1985 a Roma dalle Edizioni Analecta TOR, presso la Curia Generalizia.

Si tratta del “Trattato del Terz’Ordine o vero ‘Libro come Santo Francesco istituì et ordinò el Tertio Ordine de Frati et Sore di Penitentia et della dignità et perfectione o vero Sanctità Sua’ – di Mariano da Firenze scritto verso gli anni del 1520. Il prezioso testo è edito a Roma da Ed. Analecta TOR 1985.

E’ un testo quindi culturalmente interessante che il cultore di francescanesimo dovrebbe avere nei propri volumi personali.

In questo breve saggio daremo in forma sintetica alcuni passi del “Trattato” circa l’abito in uso dalle origini per i Terziari laici sposati o meno e per quelli che già vivevano in piccole comunità alla stregua di quei ‘penitentes’ dell’eremo-hospitale di Calendasco di Piacenza, luogo del ritiro del nostro amatissimo Santo Eremita Corrado Confalonieri. I neretti nel testo sono nostri.

Come si debba andare vestito di panni vili

Cap.° 5°

- pag. 360

Ma quanto al vestire delle donne, dice che le sore si vestino di quello medesimo panno, cioè di quello medesimo pregio; ma concede loro che co mantelli di panno possino portare le tonache di guarnello o vero di panno piacentino bianco o nero, o vero di palutello di canapa o lino, che sia largo et sanza alcuna crespa cucito; el pregio del quale non passi dodici soldi di Ravenna. Ecco addunque per li sopra decti panni et pregii come appertamente sancto Francesco vole che li frati et sore si vestino di panni vili.

- pag. 363

Così ancora del colore, quando uno non volessi portare li panni di tanto vile colore, li possono concedere che porti li vestimenti di colore bianco o nero come si contiene nella regola non bollata, nella quale (S. Francesco) concede loro che per tonica possino havere guarnelo o vero panno piacentino bianco o nero che sia. Così portava sancto Ivo di Bretania et sancta Margherita da Cortona, cioè la tonica bianca virgata di alcune virgule di colore nero ma naturale.

Della forma del habito e come molti signori sono vestiti tale habito

Cap.° 6°

- pag. 364

Per queste pelli che qui co mantelli fa memoria, intendo el vestimento inferiore, che se vogliono portarlofoderato di pelli o aperto o intero, cioè cucito dinanti; se non è intero, non debono portarlo aperto come fanno li altri secolari, ma affibiato come si conviene alla honestà, colle maniche serrate, cioè intere.

- pag. 365

Alcuni altri come heremiti et che vivono in congregatione co tre voti solenni portano uno capuccio dinanzi disteso in sino alla cintura come di rieto, a diferentia de frati minori...

Et benchè dica sia di quello medesimo panno, niente di meno concede loro che decta tonica la possino portare di guarnello o di piacentino bianco o nero. El guarnello è panno di laccia et bambagia, et el piacentino, secondo alcuni, di lino et lana, et secondo altri di rascia. Queste tonache legieri credo sancto Francesco habbia ordinato loro come homo discreto acciò sieno più acte et spedite nel governo della famiglia.

- pag. 366

Ma quanto alla forma de mantelli, trova due forme. La prima è quella come li homini, cioè el mantello alle spalle in figura di peviale affibiato dinanzi al pecto, et maximo le vedove; ma le maritate in alcune parti lo portano aperto, sotto le combita rimesso, et in viduità rimanendo lo affibbiano o lo portano nella seconda forma.

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Li altri vestimenti quanto alla forma (S. Francesco) non li determina, et possonli portare come li altri del secolo, purchè sieno honeste portature aperte o intere che sieno; così le sore possono portare guarnelli et piacentini di colore bianco o nero, et cintole di coio, come portano li altri. Ecco che altro habito non determina che el mantello.

Et però quelli che non volgiono portare el mantello si può dire che non sieno del Tertio Ordine, benchè portino li panni superiori di colore bigio; perchè sancto Francesco non si cura del colore, ma solo che sia panno humile et nella forma che ha ordinato, cioè mantello senza scollatura. 

di Umberto Battini 
    storico di S. Corrado 
 

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