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16 aprile 2026

NELLA VALLE DEI MIRACOLI DI NOTO

IL SANTUARIO 
DEDICATO AL PATRONO 
TESTO DESCRITTIVO EDITO NEL 1998
di mons. Salvatore Guastella
Insigne Sacerdote e Storico della Città e Diocesi di Noto (Siracusa) 
  

Dalla guida «IL SANTUARIO DI S. CORRADO»

Edizione Santuario Parrocchia S. Corrado F. M.

Noto (Siracusa), 1998 – pagg. 15-23

(Le note al testo sono state omesse)

di mons. Salvatore Guastella

Santuario di S. Corrado nella Valle dei Miracoli o dei Tre Pizzoni 1907 - Noto

Una dolce certezza nel patrocinio di S. Corrado Confalonieri ci porta in pellegrinaggio ideale alla Grotta dei Pizzoni, che ha conosciuto la preghiera e le penitenze del santo Anacoreta. Da allora la contrada netina di San Corrado di fuori, luogo di villeggiatura e di sereno svago e ripo­so, ove l'anima s'inebria di sole e di cielo, è anche "giardino di preghiera" poiché la giornata può iniziare con la prece nella chiesa dell'Assunta all'eremo superiore e concludersi con un mini-pellegrinaggio al silente Santuario in valle.

Verso il Santuario

Subito dopo la ridente borgata di S. Corrado di fuori, a 6 km da Noto, un ampio delta stradale segnala la discesa che porta all'esedra della Valle dei Miracoli, slargo triplicato nel 1932: attorno, un'ampia pineta che fa da scenario verde dove giunge la scalinata rocciosa che raccorda lo slargo stesso con la piazzetta della borgata; al margine sud la sottostante Fontana di San Corrado, che dal 1902 offre, con fresco chiocchiolìo, acqua salutare, che poi scorre silente tra mirti e oleandri lungo la cava dei Pizzoni alla sinistra del Santuario.

Conduce al Santuario un ingresso d'intaglio lavorato con artistico cancello (sec. XVIII) sovrastato da un cartiglio che avverte: "Non avvicinarti: togliti prima i calzari perché il luogo dove stai è terra santa e porta del cielo" (cf. Esodo 3,5). E il pellegrino o visitatore, quasi assorto in un'atmosfera mistica, si avvia nel viale fiancheggiato da due aiuole di rose e piante aromatiche; poi alcuni gradini e un altro cancello introducono nel verde vialetto-atrio balaustrato dall'acciottolato policromo.

L'artistico Prospetto

Nell'artistico prospetto settecentesco del Santuario troneggia, in alto, la statua del S. Eremita che, con il largo panneggio del saio, sembra voler accogliere e proteggere i fedeli che qui vengono a pregarlo. A sini­stra e a livello dell'eremo-ritiro, l'agile campanile: la campana è del 1757.

Ai due lati del portale d'ingresso, due grandi lapidi-ricordo del pel­legrinaggio: 1) dei partecipanti al IV Congresso regionale cattolico, te­nuto a Noto il 14-17 dicembre 1903, presenti Luigi Sturzo e Romolo Murri; 2) dei vescovi di Sicilia in occasione della Conferenza episcopale, tenuta a Noto dal 27.2 al 1.3.1924.

Sul portale si poteva leggere la seguente iscrizione-ricordo, sormontata dallo stemma di Noto: "Per munificenza di Ferdinando IV questo Santuario oltremodo celebre, stanza di santità per quasi 500 anni rimon­tando al beatissimo Corrado, fu restituito con voto universale assieme agli eremi circonvicini in tutti i suoi diritti, giurisdizione ed accrescen­done autorità, il 10.2.1792". Ma la rivoluzione del 1860 la fece rimuovere; attualmente si conserva nel museo-pinacoteca del Santuario.

Poco prima del Santuario, lungo la parete rocciosa e in ripida salita un sentiero scalinato porta ad una grotta con cancello, dove S. Corrado soleva ritirarsi a riposare; a metà della stessa salita, il sentiero volge a sinistra per raggiungere in alto un'altra grotta più piccola, a circa 15 metri dal suolo, tradizionalmente detta di San Guglielmo.

Descrizione del Santuario

Distaccati, o pellegrino, per un momento dalle preoccupazioni terre­ne, varca in raccolto silenzio la soglia del luogo sacro: disponiti alla preghiera e ali' ascolto nella dolce penombra della Grotta di San Corrado.

Il Santuario, ad unica navata, venne eretto nel 1751 (come si legge nell'arco interno d'ingresso) per la custodia della s. Grotta e fu consa­crato il 5 novembre 1759 da Mons. Giuseppe Antonio Requesens O.S .B., vescovo di Siracusa. Il Senato Netino aveva contribuito alle spese di erezione del Santuario e s'impegnò a tenere accesa la lampada liturgica a proprio carico. La Via Crucis è del 15.10.1775.

Gli stucchi indorati della volta e delle pareti sono opera del pittore netino Baldassare Basile (1890), opportunamente ritoccati da Matteo Santocono (coadiuvato dal giovane Giuseppe Pirrone) nel 1922 e poi nel 1954. Tutta la decorazione interna della chiesa stessa è stata restaurata a regola d'arte nel 1980-81, grazie alla generosità dei fedeli e alla collaborazione tecnica volontaria di Gioacchino Santocono, Corrado Civello e Leonardo Giliberto; il tetto è stato totalmente rinnovato nelle travi portanti e impermeabilizzato sotto le tegole nello stesso periodo.

A Destra la Grotta di S. Corrado

Questa famosa e venerata Grotta, "cuore" della nostra devozione a San Corrado, ci ricorda dal vivo la sua presenza e ci fa sentire in buona compagnia nel cammino verso Cristo lungo le strade della nostra vita. Al visitatore attento questo sacro speco ricorda il primato della preghie­ra e del Vangelo, che offre la sintesi tra la lode di Dio e il servizio del prossimo incominciando dagli ultimi.

La Grotta mostra sul duro sasso il segno delle ginocchia del santo Eremita orante, così come plasticamente vedi in quel bel San Corrado in candido marmo, di grandezza naturale, inginocchiato (modellato da Giuseppe Pirrone nel 1936): il Santo ha il capo eretto e gli occhi estatici in Colui nel quale è assorto. "Il popolo gli si affolla intorno, riconoscendo nella scultura il Santo che ama, e si sente invitato a pregare. Fanno baciare ai bambini il bel volto e le splendide mani; gli adulti, specialmente le donne, ne baciano reverentemente la spalla. Nel vuoto che è tra le mani giunte ed il petto gli sposi novelli depongono fiori e il velo, quasi a promessa di fedeltà" (Americo Bianchi orionino, 1974).

Nella s. Grotta l'altare in marmo bianco (m. 1,80 x 0,65) con la pre­della (m. 1,80 x 1,50), opera del marmista netino Rosario Celeste, è stato consacrato dal vescovo di Noto, Mons. Giuseppe Vizzini, il 28 luglio 1934, inserendovi le reliquie dei santi Corrado e Guglielmo, e dei santi martiri Alessio e Temperanza.

Nella grande nicchia rocciosa di fondo, dietro l'altare, si possono scorgere tracce di un antico affresco; tradizione e storia dicono che rap­presenta la Madonna con Gesù Bambino tra due Santi. Il dipinto ha certo subito ritocchi e restauri lungo i secoli; esso comunque è databile almeno alla prima metà del sec. XVI, cioè al tempo del beato Antonio Etiope eremita, il quale "per soi devoti orationi andava a la ecclesia di sancto Corrado che è una grocta, a la quali si ci achana per circa dechi scaluni". L'attuale Santuario del 1751 per il pavimento realizzato a livello della Grotta ha nascosto e coperto quei dieci gradin i.

A custodia della venerata Grotta l'eremita fra Carmelo Murana fece modellare a Napoli nel 1846 l'artistico cancello, con l'obolo del principe Nicolaci di Villadorata.

Il 18 settembre 1984 un incendio, forse per un corto circuito, danneggiò nella Grotta il San Corrado marmoreo del Pirrone e quello ligneo settecentesco posto nella nicchia dinanzi la Grotta stessa: sono stati ben restaurati nel 1986.

Pellegrinare alla Grotta di San Corrado è il voto di ogni suo devoto, e la si lascia con un senso misterioso di pace che invade l'anima e con San Corrado nel cuore!

L'altare Maggiore

L’altare centrale troneggia una grande tela del 1759 in ricca cornice barocca, raffigurante la Beata Vergine Maria Mediatrice che al Bam­bino Gesù indica San Corrado orante, perché lo benedica; a loro fanno corona dieci Angeli in vari atteggiamenti estatici; il Santo Eremita sem­bra invitare ad unirci alla sua preghiera filiale alla Madonna. Questo suggestivo quadro (m. 2,90 x 1,60) - donato al Santuario nel 1764 dalla principessa di Butera - è opera lodata della maturità artistica di Sebastiano Conca (Gaeta, 1680-1764), allievo del grande Solimena: esempio significativo di ricercata dolcezza del rococò settecentesco. Da notare nella composizione pittorica: 1) lo studio dettagliato e scrupoloso dell'aspetto della Vergine col Bambino, di S. Corrado e dell'Angelo in alto a destra; 2) l'armonia delle parti, sempre suggestiva, nella visione d'insieme. Questa preziosa tela del Conca è stata opportunamente restaurata e rimessa in onore nell'agosto 1981 in occasione della venuta dell'Arca d'argento con il corpo del Santo nella sua Grotta al Santuario.

Sono dello stesso anno il Tabernacolo nuovo più decoroso, le tre artistiche poltrone e la predella. Mentre l'altare portatile "coram populo" in legno scolpito è del 1979. Nel presbiterio, in alto a sinistra, la finestra ha dal 1981 una elegante vetrata a colori raffigurante S. Corrado.

In alto a destra, un matronéo balaustrato all'altezza del Museo, al quale si accede dalla sacrestia e da gradini scavati nella roccia; il cancello d'ingresso è del 1925.

Sempre dalla sacrestia, uscendo, si scende al sottostante artistico Presepe elettromeccanico, che dal 1975 sostituisce quello antico francescanamente semplice, che era posto sull'altare maggiore. Que­st'altro, moderno, copre ben 60 metri quadrati di impiantino per le varie scene. Il gruppo principale delle statuette di cartapesta, alte 50/60 cm., sono di scuola napoletana. Al centro del paesaggio la "santa grotta" col Bambinello Gesù, la Madonna e S. Giuseppe; accanto il bue e l'asinello, in alto uno stuolo di Angeli.

Il Santuario custodisce in teca d'argento una reliquia di S. Corrado, dono del Senato Netino (23.2.1753).

L'altare del Crocifisso con  S. Leonzio  Martire

L'altare al lato sinistro del Santuario - di fronte alla Grotta di San Corrado - è dedicato al Ss. Crocifisso, per l'artistico Cristo in Croce settecentesco, in legno e a grandezza naturale: opera del napoletano Gaetano Franzese, con sottoquadro dell'Addolorata (sec. XVII). Subito sotto: la statua reclinata di San Leonzio Martire che, in atto di dormire, posa il capo su un origliere contenente le sue reliquie, dono del papa Gregorio XVI.

Infatti il trentaseienne eremita fra Carmelo Murana, che nel 1844 era andato a Napoli "per trattare affari dell'eremo netino", là seppe dell'elezio­ne di Mons. Giuseppe Menditto da Capua a 1° vescovo di Noto e andò ad ossequiarlo. Mons. Menditto, che doveva recarsi a Roma per ricevere il 28 luglio la consacrazione episcopale, volle che lo accompagnasse. Il buon eremita ne profittò per chiedere al Papa un'insigne reliquia di santo martire: per l'interessamento del vescovo Menditto ottenne il 20 luglio il corpo di San Leonzio. Con sommo gaudio e devozione ne curò la traslazione al San­tuario di San Corrado di fuori, dove è esposto su quest'altare in artistica urna di vetro. Ritornando poi a Napoli il 18 agosto 1845, fra Carmelo ne profittò per ordinare l'incisione dell'immagine del Santo. La festa del San­to Martire si celebrava in Santuario l'ultima domenica di maggio.

Santuario-Parrocchia

Il 22 agosto 1923 il vescovo Mons. Giuseppe Vizzini, "volendo dare un migliore e definitivo assetto pastorale alle pratiche religiose in questo luogo che si era man mano popolato e trasformato in borgata", assùnse l'iniziativa di erigere la Parrocchia nel Santuario, promulgando­ne la bolla proprio mentre l'Arca argentea di S. Corrado dimorava nella sua Grotta.

Il culto a S. Corrado Confalonieri in questa "terra santa" netina può aiutare la Chiesa locale evangelizzatrice delle tradizioni popolari ad in­carnare il Vangelo; può inoltre corroborare la fede e la religiosità di ogni devoto che lo ha a celeste Patrono.

Ritornare periodicamente alla Grotta dei Pizzoni è voler attingere forza e coraggio per seguire le orme di San Corrado, a gloria di Dio e a salvezza del nostro mondo così disorientato, ma capace di conversione per la divina misericordia.

Testo di mons. Salvatore Guastella - insigne Sacerdote Storico della Città e Diocesi di Noto (Siracusa)

 
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14 aprile 2026

PITTURE DELLO STEMMA

IL GONFALONE BIANCO
IN CAMPO ROSSO
NEL CASTELLO DI CALENDASCO 
 
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado e divulgatore 

immagine con IA creata da Umberto Battini ed il cassonato è quello originale con lo stemma




 
Lo stemma dei Confalonieri, feudatari di Calendasco, è stato fatto dipingere su tutto il grandioso cassonato ligneo del soffitto del salone superiore.
Uguale cosa è nel Ricetto attaccato al castello, dove anche venne pitturato un affresco grande dello stemma.
Questo fatto testimonia la permanenza secolare nel maniero del borgo.
 
Oltretutto i Confalonieri, che da medievali nobili Militi nei secoli acquisirono il titolo di Conte, ci tenevano molto al loro rango e casato, appunto lo stemma ne è testimonianza certa, visibile, inoppugnabile.
 
Una casata che da Piacenza e qui in Calendasco, aveva una forte egemonia sul territorio, oltretutto estesa anche a parte della Val Tidone, come sappiamo da documentazione certa. 
Il ramo dei Confalonieri di Calendasco, pur mantenendo lo stato di cittadini di Piacenza, da feudatari del borgo amministravano tanti beni e possedimenti in questa parte di territorio, compresa proprio la collina Valtidonese.
 
Ricca documentazione lo attesta. 
 

Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore
 
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13 aprile 2026

DIVULGAZIONE YOU TUBE

NEL CANALE YOU TUBE

DECINE DI VIDEO STORICI
CERCA CON GOOGLE "YOU TUBE UMBERTO BATTINI"

 

12 aprile 2026

LO STORICO SOLMI

SOLMI
UN GRANDE STORICO E STUDISO
di Umberto Battini
     divulgatore storico 
immagine da IA creata da Umberto Battini


 
Arrigo Solmi fu elogiatissimo storico.
Anche circa il Po, il Barbarossa e le Roncaglie delle Diete fu specialista.
Gli studiosi e gli storici odierni – e proprio quelli diciamo col pedigree – gli riconoscono questa fama e ne dichiarano la buona fondatezza basata su solide scartoffie d’archivio! 
E allora ri-parliamo di guado del Po o meglio di guadi. 
 
Fino a pochi decenni fa era attivo al Mezzano un servizio traghetto del famoso Docì. 
Mio papà andava a ballare di là da Po, a Somaglia e lì al Mezzano o meglio al Rastello bastava un grido dalla sponda e il Docì ti veniva a prendere. 
Di là c’è il convento (oggi cascina agricola benedettina come a Cotrebbia vecchia) di Castelnuovo e poco più in su il paese di Somaglia. 
C’è ancora un bel porticciolo ma non si fa più servizio di guado, perché abbiamo le macchine e si fa prima.
 
Quell’area che prende tra il ballottino della Somaglia e quello al di qua di Calendasco del Rastello giù fin quasi alla Raganella, il Solmi – con ragionamento e carta che canta – afferma essere la zona dell’accampamento del Barbarossa e Cò Trebbia vecchia con la sua vecchia chiesa di S. Pietro infatti è lì limitrofa, luogo della discussione delle Diete. 
 
La buona supremazia nei secoli del passo del Po tra Somaglia e l’area di Calendasco per puntare su Piacenza ce la dà nel 1454 il Duca de Milan Francesco Sforza che intima di sorvegliare bene il passo citato – ed anche i vari passi del fiume – perché l’esazione delle gabelle pareva impoverirsi.
 
D’altra parte, come direbbe Totò, perché pagar gabella se nella accezione latina si diceva vada o vadi. Appunto! Vada! Va bhe, vado e non pago!

Umberto Battini
divulgatore storico
 
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IMPORTANTE RITROVAMENTO

LE CARTE D'ARCHIVIO
DI STATO A PIACENZA
Ritrovati nel 1998 ben 23 notarili
riferiti all'ospitale di Calendasco 
Qui sotto ecco una parte modificata estratta dal libro
di Umberto Battini edito nel 2005 (che trovò i notarili inediti)
"San Corrado Confalonieri il cercatore di Dio"
con una analisi storico-critica dei luoghi di Calendasco
che hanno visto presente il Santo Patrono del borgo
in antico era uno xenodochio di origine longobarda  
 

L'ESISTENZA GIURIDICO-SOCIALE DELL'HOSPITIO DI CALENDASCO, SORTO LUNGO L'ASSE VIARIO DELLA VIA FRANCIGENA, NEL TRATTO DELLA PIU' ANTICA STRADA Placentia-Ticinum, è data dai documenti cartacei rinvenuti presso l'Archivio di Stato di Piacenza, nel Fondo Notarile.

Si tratta di vari pezzi relativi al XVII sec., facenti parte della Diplomatica Speciale, quella riservata alla Scrittura Privata. 

Carte notarili preziose e che riportano nel protocollo, nel testo e nell'escatocollo, quei caratteri di maggiore importanza dell'atto e la sua attinenza con la struttura stessa.

L'analisi delle parole latine, di cui tutti gli atti sono composti, ci apre le porte alla comprensione del luogo e del territorio.

Dove si legge "SUBTUS PORTICHUS HOSPITII DICTI LOCI" oppure " IN LOCO CALENDASCHI DUCATO PIACENTINO IN HOSPITIO DICTI LOCI PORTICHUS VERSUS" od ancora " IN LOCO CALENDASCHI….IN HOSPITIO STRATA PUBLICAM VERSUS". 

Vi si ritrova un chiaro riferimento ad HOSPITIO, cioè luogo atto al ricovero di persone e animali al seguito, albergo, luogo di ospitalità per il viandante povero e non a caso, ancor oggi, sebbene a lettere ormai quasi illeggibili e cancellate dal tempo, sopra all'arco del portico di ingresso vi sono tracce di una scritta dicente:"QUI SI OFFRE VITTO ALLOGGIO E STALLA". 

Era quindi luogo di ospitalità continua, cotidiana, per il viandante occasionale ma anche luogo di assistenza agli indigenti, agli ultimi del posto.

Gli atti relativi all'Hospitale di Calendasco, danno la esatta ubicazione geografica dello stesso, dicendo "STRATA PUBLICA VERSUS".

Nella dizione latina "STRATA PUBLICA" sta per STRADA PRINCIPALE, la via più importante, quella che andava a collegare il Borgo di Calendasco alla città.

I Documenti relativi all'Hospitio di Calendasco, sono redatti per la maggior parte, sotto al portico dello stesso, ed esso era ed è tutt'ora, ubicato a lato della strada principale, "STRATA PUBLICA VERSUS". 

Gli studi riportano che i Terziari francescani avevano in Italia molti romitori come quello detto 'al gorgolare' di Calendasco, ove spinti dal desiderio di perfezione, sotto la guida di un superiore da loro stessi scelto, si dedicavano al servizio degli infermi poveri e pellegrini presso qualche pubblico ospedale od ospitio

Umberto Battini 
storico di S. Corrado e divulgatore
 
questo riportato sopra è solo un breve estratto dal libro
"San Corrado Confalonieri il cercatore di Dio" di Umberto Battini edito nel 2005 
con la Prefazione del cardinal Tomas Spidlik S.J. 
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11 aprile 2026

IL CAMPI E SAN CORRADO

ECCO COSA SCRIVEVA
LO STORICO DI PIACENZA CAMPI
CIRCA LA STORIA CORRADIANA 
 
di Umberto Battini
     storico di S. Corrado
 
immagine fatta con IA da Umberto Battini 
Il sacerdote e canonico Campi diede alle stampe a Piacenza nel 1614 la Vita di San Corrado basandosi sugli storici di Noto quali il Littara e Pugliesi. 
Come ben conosciamo gli venne spedita da Noto nel 1610.  
Ma già nella sua Historia data alle stampe tra 1651-1662 nei tre conosciuti volumi, il canonico-storico Campi, scrivendo di San Corrado va ammettendo qualcosa di molto importante. 
 
Sapendo d’aver pubblicato un libro impostato tutto sui testi inviati da Noto (lo ammette già da allora!) ebbene nella Historia (tre volumi storici piacentini) appunto confessa che sarebbe stato utile “nel ristamparsi di nuovo la preallegata Vita, di aggiungervi più altre cose avvenute dapoi…”.  
Ma non solo, queste parole ripete in una lettera che si conserva in Archivio di Stato a Piacenza. 
Dopo l'uccisione da parte del Confalonieri di Calendasco del figlio di papa Paolo III, cioè Pier Luigi Farnese duca di Piacenza e Parma, avvenuta il 10 settembre 1547, il culto a San Corrado venne bloccato nel piacentino.
 
Anche lo storico Pier Maria Campi, sacerdote, non potè in quel tempo scrivere come avrebbe voluto circa San Corrado. Tutto si sbloccò - se così vogliamo dire - il 9 agosto 1617 nel Palazzo Vescovile di Piacenza, quando il Vescovo con altri, in un notarile il "Legato Sancti Conradi" affermò il Santo Corrado essere nato fisicamente a Calendasco.
Il tutto, come si legge, dopo aver fatto delle approfondite ricerche. 
 
Leggasi: ricerche sul Santo in terra piacentina.  
Vedasi: Legato Sancti Conradi.  
Ricordasi: Farnese ucciso dal Confalonieri di Calendasco, luogo nel quale il Vescovo di Piacenza, nel 1617 scopre e formalizza ufficialmente la nascita del Santo Piacentino! 
 
Ce n’è ancora di frutti ed abbondanti, che stan maturando di stagione in stagione. 
Nulla andrà perso. 

Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore
 
in questa immagine il prezioso libro del 2006, dove tra l'altro, si contiene per intero il Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617 fatto da notaio in Curia Vescovile a Piacenza 
 
 

NEL 2024 I RIVI COLMI

ECCO COME APPARIVA
NEL MAGGIO 2024 IL RIVO TIDONCELLO 
A CALENDASCO
Erano anni che non lo si vedeva così bello pieno
una grande pioggia, con allagamento di campi e canali colmi




CON SAIO GRIGIO

PER MOTIVI ECONOMICI
E DI POVERTA' 
immagine esemplificativa creata con IA  

 

 

10 aprile 2026

IL PEDAGGIO DEL FIUME TREBBIA



ECCO COME FUNZIONAVA
UN INTERESSANTE ARTICOLO
STORICO DA FONTE MEDIEVALE
immagine sopra fatta con IA da Umberto Battini - se copii qualcosa cita la fonte  
 

PALLIO DI PIACENZA

UNA CRONACA STORICA
MEDIEVALE MOLTO CURIOSA
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7 aprile 2026

GRANDI NUMERI

DA INIZIO DI APRILE RAGGIUNTI
1 4 7 MILA VISITATORI
e numeri sempre in crescita 
I BUONI DATI DEL BLOG
qui trovi storia cultura radici 
 
foto sotto un reportage del 2022 che finì sul giornale ILPIACENZA.it
transumanza di vacche lungo il fiume Po 

 

 


ANNO 2024 GLI IBIS

MERAVIGLIA DEL PO
ERA L'AGOSTO DEL 2024
In una calda giornata estiva al mattino
insolitamente abbastanza avvicinabili
i pennuti dal becco divertente 
 
 

I CAMINI IN CASA

ECCO LE MIGLIORIE
DELLE CASE MEDIEVALI
PIACENTINE
di domenica 5 aprile 2026 di Umberto Battini
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1 aprile 2026

GRANDIOSE RADICI

I LIBRI CHE RACCONTANO
CON PRECISIONE DOCUMENTALE
I preziosi testi 



 

GRANDE METEORA

UNA CHICCA
UNA METEORA NEL CIELO
PIACENZA E LA FINTA FINE DEL MONDO

di Umberto Battini
     divulgatore storico 
 
 
Anno del Signore 1651, a Piacenza è stata una fredda giornata. 
Febbraio è un mese che non perdona da queste parti ed era appena iniziato. Consolava che un piccolo sole avesse illuminato le poche ore della giornata invernale.
 
Viene la sera. Gli stallieri e i mungitori hanno il duro compito di lavorare anche nella notte, quella fonda!
Sono quasi le due d’una serena, fredda e buia notte piacentina del 3 febbraio.
Sopra al cielo della città e sulla campagna da verso mezzogiorno arriva un bagliore e un sibilo. 
 
E’ un attimo: lo sguardo in alto rivolto al cielo, a quello strano oggetto infuocato; ti viene da pensare alla fine del mondo quella che il tuo prete molto spesso ti racconta quando sei in chiesa.
 
Un boato sordo come voce d’orco e un bagliore veloce come il fulmine che per pochi attimi illumina le sagome dei tuguri, delle case e delle lontane cascine.
Quella sfera infuocata centra il Po, è lui che ancora una volta salva da una possibile tragedia, è il grande Po che come calamita chiama a sé quel mostro di fuoco.
 
E quel boato sordo ha svegliato tante genti, piccole fiammelle appaiono alle finestre delle case e qualche voce chiama e chiede notizie.
Al mattino si corre al Po, qualcuno lo ha già fatto nella notte. 
 
I Dottori di Piacenza dicono che era una meteora, qualcosa che viene dal cielo e che non centra con la fine del mondo… ma il prete ha già suonato le campane e stavolta anche gli uomini corrono alla preghiera… meglio prevenire!

Umberto Battini
DIVULGATORE STORICO 
Questo racconto l’ho elaborato sulla notizia vera degli storici di Piacenza quali il Poggiali ed il Boselli
 
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TRA I TERZIARI


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28 marzo 2026

RADICI CHE PARLANO

I LIBRI CHE RACCONTANO
CON PRECISIONE DOCUMENTALE


27 marzo 2026

A TEATRO

   ALTRI TEMPI
 

IL QUADRO

SAN CORRADO CONFALONIERI
Terziario Penitente ed eremita francescano
Calendasco 1290 - Noto 19 febbraio 1351
il quadro antichissimo di Calendasco (Piacenza)
della fine del XV secolo 
un libro aperto d'arte sacra che parla con simboli
 
foto di Umberto Battini 
            storico di S. Corrado e divulgatore 




MULINI A PIACENZA

IL MIO ARTICOLO
DAL QUOTIDIANO WEB ILPIACENZA
del 17 giugno 2023
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LA PESTE NEL 1630

 
UN MOMENTO TRAGICO
CHE COLPI' ANCHE BORGONOVO

 

UN CASTELLANO MEDIEVALE

DIRITTI E DOVERI 

DI UN CASTELLANO VISCONTEO
articolo di Umberto Battini
dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 8 febbraio 2026


 

PEDAGGIO DEL 1267

ECCO COME FUNZIONAVA
UN INTERESSANTE ARTICOLO

 

VESCOVO CONTE

ERA UNA PERSONALITA'
CON GRANDE POTERE POLITICO
questo articolo di Umberto Battini
è dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 1 marzo 2026 

 


XENODOCHI

ECCO I DATI STORICI DELL'ACCOGLIENZA NELL'ALTO MEDIOEVO PIACENTINO
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 8 marzo 2026
articolo di Umberto Battini 

 


26 marzo 2026

IL PORTONE

DA VINCI E PIACENZA
E IL BRACCINO CORTO DEI PRETI
 
di Umberto Battini
    divulgatore storico 
 
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a fine di questo testo trovi il link di un mio articolo di giornale su questo argomento
 
Minuta di lettera dal Codice Atlantico
Messer Leonardo da Vinci a fine del 1400. Scrive ai Fabbriceri del duomo di Piacenza che volevano far portoni di bronzo. 
Li consiglia che ci vuol “bono maestro e bona opera”. 
Purtroppo questi preti rifiutarono l’offerta leonardesca. Costava troppo.
 
Da buoni piacentini preferirono tenersi i portoni in legno che di quello ce ne avevano a macca nei loro possessi boschivi. 
Certo a legger oggi vien la pelle d’oca, ma così vanno i tempi e la storia. Amen. 
 
Però è bello pensare a quale valore artistico e che attrattiva turistica ci porterebbe oggi l’aver della cattedrale un enorme e certamente meraviglioso portone bronzeo firmato Da Vinci! 
Giustamente, per non creare illusioni, secoli dopo anche il dipinto di Raffaello in S. Sisto  qui a Piacenza, prese il largo. 
Stavolta era roba da frati!
 
articolo storico di Umberto Battini 
  
Umberto Battini
divulgatore storico
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