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3 novembre 2014

VOLUME DI NOTO 2014

E' uscito a NOTO questo volume sulla Cattedrale








29 ottobre 2014

BENVENUTI






















Da circa due anni a Calendasco sono ospitati presso l’Ostello alcuni giovani profughi arrivati in Italia con i famigerati barconi

La Prefettura di Piacenza ha “smistato” anche nel nostro piccolo borgo alcuni profughi.
Un primo gruppo circa due anni fa (una quindicina circa, non ricordo bene) e da qualche mese, ne hanno alternati altri, tutti abbastanza giovani.
Per la maggior parte, ed ovviamente dati i luoghi di loro provenienza, sono di religione musulmana, ma tra loro ci sono anche cristiani.
Diciamolo subito: ogni persona – uomo donna bambino – va accolta e sfamata e fornita del minimo vitale! La dignità è essenziale per tutti e tanto più per chi è in difficoltà.
Serve a farci sentire ancora voluti, amati e persone degne di stare con i propri simili.
Sono, ero e resto per l’accoglienza decisa senza retorica né balle varie. E se per caso c’è qualcosa da emendare in questa faccenda degli sbarchi e dell’accoglienza, caso mai sarà un fatto di politica, ma quella che parte da Roma, dalle strutture governative.
Sono personalmente molto fiero che il paese natio di San Corrado, che ha vagato per circa venti anni pellegrino a Roma, Gerusalemme, Malta  per poi essere accolto dignitosamente dalle genti di Noto in Sicilia, faccia questa accoglienza e guarda caso, proprio da quella Sicilia che accolse il Patrono adesso arrivano a noi questi uomini fuggiti con tremende esperienze, dai loro luoghi natali!
Non so bene quanto realmente siano accetti socialmente dalla stessa mia gente ma se una cosa da dire c’è è che non hanno mai dato alcun problema, ma proprio di nessun genere!
Io da cattolico, da devoto di S. Corrado e da natio di Calendasco sono molto fiero di questo fatto che ci lega in maniera strepitosa – a ben pensarci! – al mondo.
Sono molto legato alla mia terra ed alla mia parrocchia, forse per via degli anni e della esperienza della vita, forse per via della conversione continua che il Patrono mi sprona a fare, fatto sta che a Calendasco c’è posto anche per loro.
Benvenuti!

Umberto Battini




28 settembre 2014

ARTICOLO sul PO

 il mio pezzo sull'escavazione nel PO nel borgo di Calendasco
uscito il 15 settembre 2014


LAVORARE SUL PO
IN LOCALITA' BOSCO
un connubio tra l'uomo e il fiume

di UMBERTO BATTINI


Alle montagne di sabbia, è in questo modo che da generazioni i giovani di questo lembo di bassa padana indicano la cava sul fiume da dove si estraggono inerti quali sabbia e sassi, ma anche questo luogo ha un nome, è la località il Bosco a non molta distanza da Calendasco.
Dall’alto dell’argine si scorgono benissimo il castello dove nacque San Corrado e la chiesa e quando le giornate sono limpide si intravedono senza difficoltà pezzi di Piacenza: il palazzo Farnese, le ciminiere della centrale elettrica ed il grattacielo dei Mille.
Ma quello che colpisce è l’immensità della pianura che dalla sponda del fiume Po si staglia a perdita di vista da est ad ovest verso il nostro appennino.
Se Calendasco è storicamente un paese rivierasco di pescatori professionisti e barcaioli e di agricoltura, qualcosa dell’antico mestiere del renaiolo, cioè di colui che viveva  estraendo la sabbia dal letto del fiume, lo possiamo ancora vedere sebbene trasformato nel tempo grazie dall’uso di mezzi meccanici.
Oggi quindi la sabbia non è più estratta completamente a mano con la fatica d’essere poi sbadilata dalle possenti barche dette magane, per esser portata a riva con delle barelle per poi venire scarriolata e caricata su carri trainati da cavalli. Già dall’ottocento e nella prima metà del novecento una importante famiglia di cavatori e barcaioli furono i fratelli Civardi di Calendasco, che nella antica località sul fiume chiamata Raganella, tenevano le imbarcazioni per la loro attività.
La moderna cava al Bosco venne fondata oltre argine su area demaniale nel 1956 da Renato Rigamondi di Calendasco che con i primi ausili meccanici si serviva per l’estrazione di una turbina posizionata su di un barcone ma dopo qualche anno la cava fu ceduta ad altra proprietà, fino a che nel 1967 i fratelli  Romano e Sandro Vidi iniziarono l’impresa che è stata trasformata in ditta nel 1969.
Come raccontano, in quegli anni la sabbia era prelevata con l’uso di una pompa dragante che era lunga oltre 100 metri e che poggiava su tubi distesi sull’immenso ballottino del Po lì davanti, perché il fiume scorreva appunto più a nord di dove lo si vede ora e quindi per raggiungere l’alveo occorreva tutto questo sistema di tubazioni che in parte rimangono come muti testimoni, in alcune aree del cantiere.
A quel tempo la conformazione dell’alveo era leggermente diversa dall’attuale e proprio da lì iniziava una grande e lunga lanca del fiume che nei decenni le piene hanno completamente riassorbito nell’alveo attuale.
Negli anni settanta questa era anche la spiaggia estiva dei calendaschesi che animavano questo luogo nei fine settimana dove era ancora possibile fare il bagno nelle acque del grande fiume ed anche la pesca risultava molto ricca.
Dall’alto dell’argine maestro il cantiere sembra innestarsi in modo magnifico nel contesto fluviale con le sue montagnole di sabbia e sassi, dove da sempre i bambini si divertono a improbabili scalate e quegli scheletri di ferro sospesi nel vuoto tanto utili nel lavoro e che sono entrati nel contesto paesaggistico comune vanno guardati con curiosità perché vantano una storia di lavoro e vita di fiume che viene da lontano: prima di questi moderni mezzi meccanici meno di un secolo fa qui era solo la forza fisica dell’uomo che permetteva di cavare faticosamente sabbia e ghiaie dal fiume.
Per l’estrazione, da tempo ormai sospesa, si usano grandi barche massicce adattate all’escavazione, dove con la benna di una gru si scarica tutto su lunghissimi nastri trasportatori che a loro volta crivellano l’inerte a più riprese, separando sassi di varie dimensioni e la stessa sabbia.
Ora, essendo da anni sospese le escavazioni dal fiume, la gigantesca nave giace nella sua imponenza di oltre 20 metri in un’area del cantiere; è stata sistemata lì dopo la grande piena del 2000 così che quando il letto del fiume ritornò a regime la nave restò in secca.
Sandro Vidi ci tiene a precisare che la nave Fosca è ancora funzionante anche se ora dismessa, la comprò col fratello nel 1980 dai cantieri navali Sarani di Pavia e segnò una svolta nel lavoro d’estrazione in quanto permetteva di prendere inerte dal fiume in modo molto più agevole delle pompe draganti; nel letto del fiume è ancorata anche la nave per l’estrazione Benvenuta ma non è di loro proprietà.
Nel cantiere costeggiato dal fiume, troneggiano sparsi nell’area, alte strutture ferrose utili al lavoro e cioè grandi vagli rotanti e a vibrazione che selezionano la sabbia mista a ghiaia dove dalla tramoggia viene caricata sui nastri di smistamento finendo ognuno per creare a caduta libera un grande cumulo di sabbia, interessante è ritrovare anche qui un macchinario chiamato mulino che serve a macinare e spaccare un certo tipo di ghiaia.
La lavorazione del materiale porta ad avere questi mucchi selezionati di sabbia fine usata per gli intonaci ed il cosiddetto sabbioncino grezzo oltre a selezionare tre tipi di ghiaia mentre il ghiaione di scarto è accatastato anch’esso da una parte in un grande cumulo.
Anche le piene fanno parte delle insidie e sebbene il cantiere si trovi sopra al letto del fiume di qualche metro le esondazioni da fuori alveo del Po più importanti rimangono quella del 1968 e quelle del 1994 e 2000 che però non hanno mai danneggiato le strutture.
Un altro aspetto curioso è dato dal fatto che negli anni passati, causa la particolare corrente e conformazione del fiume, non raramente agli addetti al cantiere capitò di trovare i poveri resti di gente annegata e come raccontano, era anche un dovere morale ricuperare quei corpi per poterli ritornare alle loro famiglie.
Tra i casi è ancora vivo nella memoria quello di oltre trent’anni fa, quando tre operai intenti a rinforzare la sponda del fiume nella zona del Masero di Calendasco, poco più a monte del cantiere estrattivo, finirono annegati e mentre due dei poveri corpi furono presto ritrovati il terzo riemerse esattamente un mese dopo, durante l’estrazione di materiale dal fiume, spaventando l’addetto che di colpo si ritrovò viso a viso con quel corpo gonfiato dalla permanenza in acqua.
Per chi risiede nel paese la convivenza con questo luogo è diventata quasi famigliare, difatti lungo la sponda sono attaccate alla riva le classiche grigie battelline dei pescatori mentre qualche anziano discorre del fiume. La loro vecchia esperienza di frequentatori del fiume li porta a discutere con una dovizia di particolari sul fluire e sulla velocità delle acque del Po in punti ben precisi e di dove lo stesso fiume sia o meno navigabile e anche sanno della profondità delle acque che dai vari raschi ghiaiosi o da semi sommersi sabbioni loro sanno dedurre.
Il sole qui in estate cade sempre a picco e neanche l’ombra dei pioppi riesce a dar refrigerio mentre l’unico rumore rimane quello dei grilli che fan percepire in modo intenso, il profumo e il fascino di questi ameni ma vitali piccoli luoghi di vita padana che fan parte della storia piacentina del lavoro legato al fiume così amato e a volte anche dimenticato.

Umberto Battini





24 settembre 2014

METAFORA
























IL CIELO
 Dalla chiesa parrocchiale s'irradia tutt'intorno

A pensarci è vero, dalla chiesa s'irradia sulla nostra terra il Cielo.
Poi ognuno lo riconosce come vuole e come può, mica possiamo giudicare.
Io ci trovo mille motivi per gonfiarmi di questa metafora che però sà di verità
Ad esempio il nostro edificio sacro ha minimo 1300 anni!
Cioè l'attuale nella forma architettonica è il grande rifacimento del 1734.
Prima c'era una chiesa romanica d'origine longobarda, carte alla mano, mica invento.
Difatti nella carta per il permesso di rifacimento il prete ci dice che la chiesa è di forma quasi quadrata, con tetto a capriate, pavimento di legno, con l'ingresso secondario dove è ancora cioè davanti all'ingresso a ponte levatoio del castello Confalonieri.
Nel tempo longobardo la chiesa era dedicata a Santa Maria. Qualche secolo dopo, il Vescovo mons. Scalabrini aggiungerà all'antico titolo di Santa Maria  anche quello di Assunta! Per questo anche l'Assunzione è celebrata col grado di Patronato, cioè proprio per il fatto che la chiesa è dedicata alla S. Vergine.
Dal 1600 Patrono era ed è ancora San Corrado.
In questa chiesa han battezzato senza dubbio proprio anche il Nostro Eremita.
E tantissimi di noi, dei nostri avi.
Il Cielo sulla Terra, e noi abbiamo anche un vanto maggiore, siamo la terra d'un Santo! ...e poco ce ne ricordiamo con fervore, ma tant'è... questi sono gli anni.
Il Cielo... tutt'intorno!

 Umbe B.



16 settembre 2014

AL PAPA

DONATI I LIBRI
DI SAN CORRADO

Qualche tempo fa al Santo Padre sono stati donati i due volumi storici su San Corrado Confalonieri.
Ritengo giusto farne testimonianza, sono frutto di ricerca e devozione.






27 agosto 2014

NOTO nuovo volume storico


SAN CORRADO
Sempre lui, da Calendasco a Noto
una sola devozione

E' uscito il nuovo volume sulla cattedrale di Noto, per mano del mio carissimo amico il prof. Biagio Iacono.
Anche io sono stato coinvolto come studioso-devoto di San Corrado e nel volume è stato inserito un mio testo storico relativo appunto a San Corrado.
Credo che questo bel risultato d'amicizia e devozione sia da condividere con tutti gli amici di Calendasco e di Noto, grazie!
Potete leggere il mio testo anche sul Valdinotomagazine.it

link da cliccare VALDINOTOMAGAZINE

 
BIAGIO IACONO   NOTO, la Cattedrale dalle Origini ad Oggi  
IV Edizione – Sicula Editrice-Netum, Noto, 2014


2 agosto 2014

L'ATTESA


Mai come in questi ruvidi tempi ho la grazia di poter sperimentare il vuoto uomano, il senso d'impotenza e quasi di colpa, verso queste guerre criminali, d'ogni sponda, nelle guerre non si tifa! siamo in un altro diverso contesto storico e la repulsione verso la guerra dovrebbe essere molto naturale, ma non è così per tutti!
Fino alla fine dei tempi, diceva la scorsa lettura domenicale, la terra e la creazione gemono! Come cristiano cattolico ciò mi basta per riflettere a lungo...
Ho partecipato alla ecumenica preghiera per la pace fatta a Piacenza, dove ogni rappresentante di una religione ha fatto un commento ed una preghiera pro-pace nel mondo.
Volevo scrivere una recensione dell'evento coi suoi lati positivi e quelli umanamente da migliorare, ma non ci riesco. Alla fine ho deciso di restare nel mio solco, quello dell'affido alla preghiera di richiesta, al mio e nostro Dio, così è anche l'esempio dei Santi! Grazie e misericordia e affidamento totale a scapito della vita quotidiana, della derisione e delle mille sfaccettature che l'umano imperfetto riesce a tirar fuori da se senza troppa fatica!
L'unica certezza: voglio rimanere un uomo dell'unione e della pace e del rispetto con tutti e proprio a partire dalla mia gente, a partire da chi frequento e vivo, ci provo, ci sto provando.
Nella giornata della Solennità del Perdono di Assisi ce n'è molto da ruminare.





29 luglio 2014

DECISI




E' fissato per venerdì 1 agosto 2014.
Organizzato dalla Curia diocesana piacentina, un invito alla preghiera! Rivolto a tutti, di qualsiasi fede e confessione religiosa.
La pace è e dovrebbe essere una perla, da custodire in questo mondo, cominciando da me e te. Da me e te!
Presso i chiostri della chiesa di San Francesco a Piacenza, alle ore 21, saremo lì.
Con me porterò "i miei Santi! primo tra tutti San Corrado". I Santi hanno vissuto per la pace, sempre e comunque, per questo sono esempio anche in tale virtù eroica.
Venerdì è anche l'inizio del Perdono di Assisi, ed è possibile lucrare l'indulgenza plenaria per sè o per un defunto.
Dalle 12 del 1 agosto alle 24 del 2 agosto di ogni anno la  facoltà è estesa a tutte le chiese parrocchiali diocesane e a tutte le chiese francescane del mondo.

Vengono di seguito descritte le condizioni necessarie per lucrare l’Indulgenza della Porziuncola e le corrispondenti disposizioni con cui il fedele dovrà chiederla al Padre delle misericordie:
  • Ricevere l’assoluzione per i propri peccati nella Confessione sacramentale, celebrata nel periodo che include gli otto giorni precedenti e successivi alla visita della chiesa della Porziuncola, per tornare in grazia di Dio;
  • Partecipazione alla Messa e alla Comunione eucaristica nello stesso arco di tempo indicato per la Confessione;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola o ad una chiesa parrocchiale, cattedrale o francescana (per visita si intende un momento di preghiera presso il Tabernacolo con il SSmo Sacramento)
  • ... dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana,
  • ... e si recita il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice. Normalmente si recita un Padre, un’Ave e un Gloria; è data tuttavia ai singoli fedeli la facoltà di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno verso il romano pontefice.






10 luglio 2014

CERCA CERCA




IL LONGOBARDO
Kalendasco  nel VII e VIII secolo
Carta canta e vilàn dòrma

Di Umberto Battini

Mi è sempre di “gasamento” pensare al mio paesello in questa epoca.
La certezza della fondazione romana con la primigenia Ad Padum è scientifica e non vado oltre.
Ma il mio paesello, questo, è stato fondato quasi certamente e non molto lungi da Ad Padum dai primi coloni longobardi quando Pavia era capitale del regno italico.
Difatti sappiamo da Codici Longobardi di pergamene notarili ove il prete del paese era longobardo, ciò lo dice il loro nome stesso e la Casata era lombarda.
Mica è poco sapere che il porto personale del paese di Kalendasco posto a circa 500 m. oltre il Masero era di possesso della ricca famiglia monzese longobardissima del prete.
Che il fiume Po avesse un corso leggermente diverso lo dicono le mappe di cinquecento anni fa.
Una mia personale ipotesi di studio – surrogata da carte! E dagli studi di eminentissimi studiosi del secolo scorso e non solo – mi fa ritenere che il porto di Soprarivo conosciuto nel 1184, non esisteva a quel tempo dei longobardi e il porto pre-francigeno era in Kalendasco…
Ho tutto nero su bianco e in un  prossimo studio lo presenterò al pubblico e credo che susciterà non poche attenzioni: badate bene, non rivoluziona la faccenda francigena! Voglio ribadirlo! eppure probabilmente va a sistemare certe ottime intuizioni di studiosi  che con certosina storicità non si spiegavano nettamente del fatto dei “porti” dell’area calendaschese.
Forse – ma credo io più di forse – ci siamo per poter dare delle risposte; quello che è servito è stato il raggruppare tutto il materiale e rinvenirne anche fuori confine, materiale databile a duecento anni prima del nostro Sigerico… che…
Non mi piace vivere di rendita delle ricerche fatte,  per cui in questi anni ho fatto il racimolatore di frutti per portare alla luce sempre più chicche della mia terra che spero un giorno interessino la nostra gioventù alla ricerca di radici.
Col tempo e con la paglia maturano le nespole.

Umberto Battini




6 luglio 2014

V I A G G I O


Un borgo d'anima
A Q U I L E I A 
Occhi mente e cuore per l'anima 

di Umberto Battini



Mi piace scrivere delle cose che mi interessano, e stavolta mi butto sul diario di viaggio.
Sono innamorato del Museo di Santa Giulia di Brescia per via della ricchissima raccolta che possiede, non ultima, nella cappella palatina la croce di Agilulfo, re longobardo!
A Pavia amo la chiesa di S. Michele, su quell'altare si coronò Re il Barbarossa e in S. Pietro in Ciel d'Oro oltre all'Arca con il corpo di S. Agostino c'è anche la tomba di Liutprando!
Aquileia rimaneva un ricordo scolastico e religioso, sapevo di S. Cromazio d'Aquileia e dei suoi importantissimi scritti che Città Nuova negli anni ha pubblicato, ma alla fine mi fermavo lì.
Poi è arrivata l'occasione d'oro (visto l'esito) e Aquileia mi si è aperta per una intera stupenda soleggiata calda giornata estiva.
L'occasione me l'han data l'Ery e Sebba, loro ci andavano per un matrimonio in basilica, così io sono stato mollato lì per tutto il giorno, dato che sanno bene del mio amore per l'antichità ed i musei e non rimpiangerò mai quelle ore, anzi.
Aquileia sarà grande si e no tre volte Calendasco e questo la dice già lunga.
Di vestigia non ne ha tante: la basilica patriarcale, il campanile, la chiesa dei pagani ed il battistero, tutti lì sulla piazza. Poi ci sono sparsi nell'intorno gli scavi archeologici, importanti ben inteso, una gigantesca Veleia Romana per intenderci.
Il Museo Paleocristiano ed il Museo Archeologico Nazionale strachicca nelle chicche!
Dietro la basilica il piccolo cimitero suggestivissimo, della Prima Guerra.
Abbaglia il bianco del campanile, sul quale si può salire. La basilica mostra in ogni anfratto calpestabile un interminabile gigantesco mosaico, sul quale si cammina soprelevati da spesso vetro, con figure e simboli.
La cripta è stupenda, e poi si ridiscende da altro ingresso basilicale negli scavi sottostanti la Torre e qui c'è da impazzire dall'ampiezza e importanza dei rinvenimenti!
Dal portico si entra nella chiesa dei pagani (cosiddetta) e poi un portale t'immette nel grandioso battistero col suo fonte originale e di fianco t'imbatti in altri rinvenimenti con sarcofagi romani e ovviamente un altro gigantesco musivo.
Tutt'intorno han lasciato, nei secoli, un bel giardino a prato che mostra i fianchi di questa basilica, cosa rara da trovare perchè si tende a costruire in ogni dove.
Ho visto Pompei ma qui, per reperti romani, non ha nulla da invidiare.
Nel Museo Archeologico c'è da impazzire letteralmente... fuori un immenso giardino ed un porticato perimetrale conserva centinaia di pezzi d'epoca romana impareggiabili.
All'interno dal piano terra ai tre piani successivi c'è da tenrsi forte se non si fa turismo mordi e fuggi, anche perchè non godere della vista di questi reperti nel particolare, non avrebbe senso!
Le perfette statue ad esempio dell'Imperatore Augusto e Claudio lasciano senza fiato!
C'è da riflettere non poco sul perchè il romanico medievale ha voluto riproporre questi modelli.
Le ore sono volate. Ho fatto amicizia con tutti i custodi basilicali e museali che ho avuto sul mio cammino e con molta affabilità abbiamo intavolato anche ottimi brevi discorsi d'arte, come avrei potuto vedere quelle cose e non aver curiosità o domande da porre?
E tutto quel bene è stato rinvenuto in loco. D'altra parte se ancora nel IV secolo potevano permettersi una basilica di quelle dimensioni tutta musiva che altro dire?
Ero e sono stato per un bel pò in quell'estasi che solo la bellezza e le cose vere possono infondere, ti fan capire come l'anima ami e si nutra del bello e di quanto l'uomo di stupendo può fare e dovrebbe continuare a fare.
Un modo per non abbandonare le radici e le origini è proprio quello di cercare il bello il buono ed il vero e farne nutrimento, guardando, leggendo, ragionando... se San Corrado per me è fondamentale, non da meno come mi capita in queste occasioni, ho sentito la mia anima elevarsi per davvero, così solo nutrendo gli occhi e la mente e il cuore di cose frutto dell'uomo.
Dovrei e potrei scrivere ancora righe e pagine su Aquileia ma mi fermo qui, molto lo voglio tenere dentro, a chi legge dico, se vi capiterà occasione, questi 350 km meritano d'essere preventivati.
All'imbrunire, a tarda ora, quando son tornati a riprendermi, ormai ero parte del luogo, le mamme parlottavano dopo cena sedute sui muretti davanti a quei benedetti muri ed io avevo fatto amicizia con un nutrito gruppo di bambini che giocavano e mi coinvolgevano attivamente, poi un ciao e via... ti voglio bene Aquileia, come Noto e Pavia e la Brescia di S. Giulia.

Umberto Battini