VISITE AL BLOG N. 378.000 se copi qualcosa cita la fonte per correttezza

28 settembre 2014

ARTICOLO sul PO

 il mio pezzo sull'escavazione nel PO nel borgo di Calendasco
uscito il 15 settembre 2014


LAVORARE SUL PO
IN LOCALITA' BOSCO
un connubio tra l'uomo e il fiume

di UMBERTO BATTINI


Alle montagne di sabbia, è in questo modo che da generazioni i giovani di questo lembo di bassa padana indicano la cava sul fiume da dove si estraggono inerti quali sabbia e sassi, ma anche questo luogo ha un nome, è la località il Bosco a non molta distanza da Calendasco.
Dall’alto dell’argine si scorgono benissimo il castello dove nacque San Corrado e la chiesa e quando le giornate sono limpide si intravedono senza difficoltà pezzi di Piacenza: il palazzo Farnese, le ciminiere della centrale elettrica ed il grattacielo dei Mille.
Ma quello che colpisce è l’immensità della pianura che dalla sponda del fiume Po si staglia a perdita di vista da est ad ovest verso il nostro appennino.
Se Calendasco è storicamente un paese rivierasco di pescatori professionisti e barcaioli e di agricoltura, qualcosa dell’antico mestiere del renaiolo, cioè di colui che viveva  estraendo la sabbia dal letto del fiume, lo possiamo ancora vedere sebbene trasformato nel tempo grazie dall’uso di mezzi meccanici.
Oggi quindi la sabbia non è più estratta completamente a mano con la fatica d’essere poi sbadilata dalle possenti barche dette magane, per esser portata a riva con delle barelle per poi venire scarriolata e caricata su carri trainati da cavalli. Già dall’ottocento e nella prima metà del novecento una importante famiglia di cavatori e barcaioli furono i fratelli Civardi di Calendasco, che nella antica località sul fiume chiamata Raganella, tenevano le imbarcazioni per la loro attività.
La moderna cava al Bosco venne fondata oltre argine su area demaniale nel 1956 da Renato Rigamondi di Calendasco che con i primi ausili meccanici si serviva per l’estrazione di una turbina posizionata su di un barcone ma dopo qualche anno la cava fu ceduta ad altra proprietà, fino a che nel 1967 i fratelli  Romano e Sandro Vidi iniziarono l’impresa che è stata trasformata in ditta nel 1969.
Come raccontano, in quegli anni la sabbia era prelevata con l’uso di una pompa dragante che era lunga oltre 100 metri e che poggiava su tubi distesi sull’immenso ballottino del Po lì davanti, perché il fiume scorreva appunto più a nord di dove lo si vede ora e quindi per raggiungere l’alveo occorreva tutto questo sistema di tubazioni che in parte rimangono come muti testimoni, in alcune aree del cantiere.
A quel tempo la conformazione dell’alveo era leggermente diversa dall’attuale e proprio da lì iniziava una grande e lunga lanca del fiume che nei decenni le piene hanno completamente riassorbito nell’alveo attuale.
Negli anni settanta questa era anche la spiaggia estiva dei calendaschesi che animavano questo luogo nei fine settimana dove era ancora possibile fare il bagno nelle acque del grande fiume ed anche la pesca risultava molto ricca.
Dall’alto dell’argine maestro il cantiere sembra innestarsi in modo magnifico nel contesto fluviale con le sue montagnole di sabbia e sassi, dove da sempre i bambini si divertono a improbabili scalate e quegli scheletri di ferro sospesi nel vuoto tanto utili nel lavoro e che sono entrati nel contesto paesaggistico comune vanno guardati con curiosità perché vantano una storia di lavoro e vita di fiume che viene da lontano: prima di questi moderni mezzi meccanici meno di un secolo fa qui era solo la forza fisica dell’uomo che permetteva di cavare faticosamente sabbia e ghiaie dal fiume.
Per l’estrazione, da tempo ormai sospesa, si usano grandi barche massicce adattate all’escavazione, dove con la benna di una gru si scarica tutto su lunghissimi nastri trasportatori che a loro volta crivellano l’inerte a più riprese, separando sassi di varie dimensioni e la stessa sabbia.
Ora, essendo da anni sospese le escavazioni dal fiume, la gigantesca nave giace nella sua imponenza di oltre 20 metri in un’area del cantiere; è stata sistemata lì dopo la grande piena del 2000 così che quando il letto del fiume ritornò a regime la nave restò in secca.
Sandro Vidi ci tiene a precisare che la nave Fosca è ancora funzionante anche se ora dismessa, la comprò col fratello nel 1980 dai cantieri navali Sarani di Pavia e segnò una svolta nel lavoro d’estrazione in quanto permetteva di prendere inerte dal fiume in modo molto più agevole delle pompe draganti; nel letto del fiume è ancorata anche la nave per l’estrazione Benvenuta ma non è di loro proprietà.
Nel cantiere costeggiato dal fiume, troneggiano sparsi nell’area, alte strutture ferrose utili al lavoro e cioè grandi vagli rotanti e a vibrazione che selezionano la sabbia mista a ghiaia dove dalla tramoggia viene caricata sui nastri di smistamento finendo ognuno per creare a caduta libera un grande cumulo di sabbia, interessante è ritrovare anche qui un macchinario chiamato mulino che serve a macinare e spaccare un certo tipo di ghiaia.
La lavorazione del materiale porta ad avere questi mucchi selezionati di sabbia fine usata per gli intonaci ed il cosiddetto sabbioncino grezzo oltre a selezionare tre tipi di ghiaia mentre il ghiaione di scarto è accatastato anch’esso da una parte in un grande cumulo.
Anche le piene fanno parte delle insidie e sebbene il cantiere si trovi sopra al letto del fiume di qualche metro le esondazioni da fuori alveo del Po più importanti rimangono quella del 1968 e quelle del 1994 e 2000 che però non hanno mai danneggiato le strutture.
Un altro aspetto curioso è dato dal fatto che negli anni passati, causa la particolare corrente e conformazione del fiume, non raramente agli addetti al cantiere capitò di trovare i poveri resti di gente annegata e come raccontano, era anche un dovere morale ricuperare quei corpi per poterli ritornare alle loro famiglie.
Tra i casi è ancora vivo nella memoria quello di oltre trent’anni fa, quando tre operai intenti a rinforzare la sponda del fiume nella zona del Masero di Calendasco, poco più a monte del cantiere estrattivo, finirono annegati e mentre due dei poveri corpi furono presto ritrovati il terzo riemerse esattamente un mese dopo, durante l’estrazione di materiale dal fiume, spaventando l’addetto che di colpo si ritrovò viso a viso con quel corpo gonfiato dalla permanenza in acqua.
Per chi risiede nel paese la convivenza con questo luogo è diventata quasi famigliare, difatti lungo la sponda sono attaccate alla riva le classiche grigie battelline dei pescatori mentre qualche anziano discorre del fiume. La loro vecchia esperienza di frequentatori del fiume li porta a discutere con una dovizia di particolari sul fluire e sulla velocità delle acque del Po in punti ben precisi e di dove lo stesso fiume sia o meno navigabile e anche sanno della profondità delle acque che dai vari raschi ghiaiosi o da semi sommersi sabbioni loro sanno dedurre.
Il sole qui in estate cade sempre a picco e neanche l’ombra dei pioppi riesce a dar refrigerio mentre l’unico rumore rimane quello dei grilli che fan percepire in modo intenso, il profumo e il fascino di questi ameni ma vitali piccoli luoghi di vita padana che fan parte della storia piacentina del lavoro legato al fiume così amato e a volte anche dimenticato.

Umberto Battini





24 settembre 2014

METAFORA
























IL CIELO
 Dalla chiesa parrocchiale s'irradia tutt'intorno

A pensarci è vero, dalla chiesa s'irradia sulla nostra terra il Cielo.
Poi ognuno lo riconosce come vuole e come può, mica possiamo giudicare.
Io ci trovo mille motivi per gonfiarmi di questa metafora che però sà di verità
Ad esempio il nostro edificio sacro ha minimo 1300 anni!
Cioè l'attuale nella forma architettonica è il grande rifacimento del 1734.
Prima c'era una chiesa romanica d'origine longobarda, carte alla mano, mica invento.
Difatti nella carta per il permesso di rifacimento il prete ci dice che la chiesa è di forma quasi quadrata, con tetto a capriate, pavimento di legno, con l'ingresso secondario dove è ancora cioè davanti all'ingresso a ponte levatoio del castello Confalonieri.
Nel tempo longobardo la chiesa era dedicata a Santa Maria. Qualche secolo dopo, il Vescovo mons. Scalabrini aggiungerà all'antico titolo di Santa Maria  anche quello di Assunta! Per questo anche l'Assunzione è celebrata col grado di Patronato, cioè proprio per il fatto che la chiesa è dedicata alla S. Vergine.
Dal 1600 Patrono era ed è ancora San Corrado.
In questa chiesa han battezzato senza dubbio proprio anche il Nostro Eremita.
E tantissimi di noi, dei nostri avi.
Il Cielo sulla Terra, e noi abbiamo anche un vanto maggiore, siamo la terra d'un Santo! ...e poco ce ne ricordiamo con fervore, ma tant'è... questi sono gli anni.
Il Cielo... tutt'intorno!

 Umbe B.



16 settembre 2014

AL PAPA

DONATI I LIBRI
DI SAN CORRADO

Qualche tempo fa al Santo Padre sono stati donati i due volumi storici su San Corrado Confalonieri.
Ritengo giusto farne testimonianza, sono frutto di ricerca e devozione.






27 agosto 2014

NOTO nuovo volume storico


SAN CORRADO
Sempre lui, da Calendasco a Noto
una sola devozione

E' uscito il nuovo volume sulla cattedrale di Noto, per mano del mio carissimo amico il prof. Biagio Iacono.
Anche io sono stato coinvolto come studioso-devoto di San Corrado e nel volume è stato inserito un mio testo storico relativo appunto a San Corrado.
Credo che questo bel risultato d'amicizia e devozione sia da condividere con tutti gli amici di Calendasco e di Noto, grazie!
Potete leggere il mio testo anche sul Valdinotomagazine.it

link da cliccare VALDINOTOMAGAZINE

 
BIAGIO IACONO   NOTO, la Cattedrale dalle Origini ad Oggi  
IV Edizione – Sicula Editrice-Netum, Noto, 2014


2 agosto 2014

L'ATTESA


Mai come in questi ruvidi tempi ho la grazia di poter sperimentare il vuoto uomano, il senso d'impotenza e quasi di colpa, verso queste guerre criminali, d'ogni sponda, nelle guerre non si tifa! siamo in un altro diverso contesto storico e la repulsione verso la guerra dovrebbe essere molto naturale, ma non è così per tutti!
Fino alla fine dei tempi, diceva la scorsa lettura domenicale, la terra e la creazione gemono! Come cristiano cattolico ciò mi basta per riflettere a lungo...
Ho partecipato alla ecumenica preghiera per la pace fatta a Piacenza, dove ogni rappresentante di una religione ha fatto un commento ed una preghiera pro-pace nel mondo.
Volevo scrivere una recensione dell'evento coi suoi lati positivi e quelli umanamente da migliorare, ma non ci riesco. Alla fine ho deciso di restare nel mio solco, quello dell'affido alla preghiera di richiesta, al mio e nostro Dio, così è anche l'esempio dei Santi! Grazie e misericordia e affidamento totale a scapito della vita quotidiana, della derisione e delle mille sfaccettature che l'umano imperfetto riesce a tirar fuori da se senza troppa fatica!
L'unica certezza: voglio rimanere un uomo dell'unione e della pace e del rispetto con tutti e proprio a partire dalla mia gente, a partire da chi frequento e vivo, ci provo, ci sto provando.
Nella giornata della Solennità del Perdono di Assisi ce n'è molto da ruminare.





29 luglio 2014

DECISI




E' fissato per venerdì 1 agosto 2014.
Organizzato dalla Curia diocesana piacentina, un invito alla preghiera! Rivolto a tutti, di qualsiasi fede e confessione religiosa.
La pace è e dovrebbe essere una perla, da custodire in questo mondo, cominciando da me e te. Da me e te!
Presso i chiostri della chiesa di San Francesco a Piacenza, alle ore 21, saremo lì.
Con me porterò "i miei Santi! primo tra tutti San Corrado". I Santi hanno vissuto per la pace, sempre e comunque, per questo sono esempio anche in tale virtù eroica.
Venerdì è anche l'inizio del Perdono di Assisi, ed è possibile lucrare l'indulgenza plenaria per sè o per un defunto.
Dalle 12 del 1 agosto alle 24 del 2 agosto di ogni anno la  facoltà è estesa a tutte le chiese parrocchiali diocesane e a tutte le chiese francescane del mondo.

Vengono di seguito descritte le condizioni necessarie per lucrare l’Indulgenza della Porziuncola e le corrispondenti disposizioni con cui il fedele dovrà chiederla al Padre delle misericordie:
  • Ricevere l’assoluzione per i propri peccati nella Confessione sacramentale, celebrata nel periodo che include gli otto giorni precedenti e successivi alla visita della chiesa della Porziuncola, per tornare in grazia di Dio;
  • Partecipazione alla Messa e alla Comunione eucaristica nello stesso arco di tempo indicato per la Confessione;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola o ad una chiesa parrocchiale, cattedrale o francescana (per visita si intende un momento di preghiera presso il Tabernacolo con il SSmo Sacramento)
  • ... dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana,
  • ... e si recita il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice. Normalmente si recita un Padre, un’Ave e un Gloria; è data tuttavia ai singoli fedeli la facoltà di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno verso il romano pontefice.






10 luglio 2014

CERCA CERCA




IL LONGOBARDO
Kalendasco  nel VII e VIII secolo
Carta canta e vilàn dòrma

Di Umberto Battini

Mi è sempre di “gasamento” pensare al mio paesello in questa epoca.
La certezza della fondazione romana con la primigenia Ad Padum è scientifica e non vado oltre.
Ma il mio paesello, questo, è stato fondato quasi certamente e non molto lungi da Ad Padum dai primi coloni longobardi quando Pavia era capitale del regno italico.
Difatti sappiamo da Codici Longobardi di pergamene notarili ove il prete del paese era longobardo, ciò lo dice il loro nome stesso e la Casata era lombarda.
Mica è poco sapere che il porto personale del paese di Kalendasco posto a circa 500 m. oltre il Masero era di possesso della ricca famiglia monzese longobardissima del prete.
Che il fiume Po avesse un corso leggermente diverso lo dicono le mappe di cinquecento anni fa.
Una mia personale ipotesi di studio – surrogata da carte! E dagli studi di eminentissimi studiosi del secolo scorso e non solo – mi fa ritenere che il porto di Soprarivo conosciuto nel 1184, non esisteva a quel tempo dei longobardi e il porto pre-francigeno era in Kalendasco…
Ho tutto nero su bianco e in un  prossimo studio lo presenterò al pubblico e credo che susciterà non poche attenzioni: badate bene, non rivoluziona la faccenda francigena! Voglio ribadirlo! eppure probabilmente va a sistemare certe ottime intuizioni di studiosi  che con certosina storicità non si spiegavano nettamente del fatto dei “porti” dell’area calendaschese.
Forse – ma credo io più di forse – ci siamo per poter dare delle risposte; quello che è servito è stato il raggruppare tutto il materiale e rinvenirne anche fuori confine, materiale databile a duecento anni prima del nostro Sigerico… che…
Non mi piace vivere di rendita delle ricerche fatte,  per cui in questi anni ho fatto il racimolatore di frutti per portare alla luce sempre più chicche della mia terra che spero un giorno interessino la nostra gioventù alla ricerca di radici.
Col tempo e con la paglia maturano le nespole.

Umberto Battini




6 luglio 2014

V I A G G I O


Un borgo d'anima
A Q U I L E I A 
Occhi mente e cuore per l'anima 

di Umberto Battini



Mi piace scrivere delle cose che mi interessano, e stavolta mi butto sul diario di viaggio.
Sono innamorato del Museo di Santa Giulia di Brescia per via della ricchissima raccolta che possiede, non ultima, nella cappella palatina la croce di Agilulfo, re longobardo!
A Pavia amo la chiesa di S. Michele, su quell'altare si coronò Re il Barbarossa e in S. Pietro in Ciel d'Oro oltre all'Arca con il corpo di S. Agostino c'è anche la tomba di Liutprando!
Aquileia rimaneva un ricordo scolastico e religioso, sapevo di S. Cromazio d'Aquileia e dei suoi importantissimi scritti che Città Nuova negli anni ha pubblicato, ma alla fine mi fermavo lì.
Poi è arrivata l'occasione d'oro (visto l'esito) e Aquileia mi si è aperta per una intera stupenda soleggiata calda giornata estiva.
L'occasione me l'han data l'Ery e Sebba, loro ci andavano per un matrimonio in basilica, così io sono stato mollato lì per tutto il giorno, dato che sanno bene del mio amore per l'antichità ed i musei e non rimpiangerò mai quelle ore, anzi.
Aquileia sarà grande si e no tre volte Calendasco e questo la dice già lunga.
Di vestigia non ne ha tante: la basilica patriarcale, il campanile, la chiesa dei pagani ed il battistero, tutti lì sulla piazza. Poi ci sono sparsi nell'intorno gli scavi archeologici, importanti ben inteso, una gigantesca Veleia Romana per intenderci.
Il Museo Paleocristiano ed il Museo Archeologico Nazionale strachicca nelle chicche!
Dietro la basilica il piccolo cimitero suggestivissimo, della Prima Guerra.
Abbaglia il bianco del campanile, sul quale si può salire. La basilica mostra in ogni anfratto calpestabile un interminabile gigantesco mosaico, sul quale si cammina soprelevati da spesso vetro, con figure e simboli.
La cripta è stupenda, e poi si ridiscende da altro ingresso basilicale negli scavi sottostanti la Torre e qui c'è da impazzire dall'ampiezza e importanza dei rinvenimenti!
Dal portico si entra nella chiesa dei pagani (cosiddetta) e poi un portale t'immette nel grandioso battistero col suo fonte originale e di fianco t'imbatti in altri rinvenimenti con sarcofagi romani e ovviamente un altro gigantesco musivo.
Tutt'intorno han lasciato, nei secoli, un bel giardino a prato che mostra i fianchi di questa basilica, cosa rara da trovare perchè si tende a costruire in ogni dove.
Ho visto Pompei ma qui, per reperti romani, non ha nulla da invidiare.
Nel Museo Archeologico c'è da impazzire letteralmente... fuori un immenso giardino ed un porticato perimetrale conserva centinaia di pezzi d'epoca romana impareggiabili.
All'interno dal piano terra ai tre piani successivi c'è da tenrsi forte se non si fa turismo mordi e fuggi, anche perchè non godere della vista di questi reperti nel particolare, non avrebbe senso!
Le perfette statue ad esempio dell'Imperatore Augusto e Claudio lasciano senza fiato!
C'è da riflettere non poco sul perchè il romanico medievale ha voluto riproporre questi modelli.
Le ore sono volate. Ho fatto amicizia con tutti i custodi basilicali e museali che ho avuto sul mio cammino e con molta affabilità abbiamo intavolato anche ottimi brevi discorsi d'arte, come avrei potuto vedere quelle cose e non aver curiosità o domande da porre?
E tutto quel bene è stato rinvenuto in loco. D'altra parte se ancora nel IV secolo potevano permettersi una basilica di quelle dimensioni tutta musiva che altro dire?
Ero e sono stato per un bel pò in quell'estasi che solo la bellezza e le cose vere possono infondere, ti fan capire come l'anima ami e si nutra del bello e di quanto l'uomo di stupendo può fare e dovrebbe continuare a fare.
Un modo per non abbandonare le radici e le origini è proprio quello di cercare il bello il buono ed il vero e farne nutrimento, guardando, leggendo, ragionando... se San Corrado per me è fondamentale, non da meno come mi capita in queste occasioni, ho sentito la mia anima elevarsi per davvero, così solo nutrendo gli occhi e la mente e il cuore di cose frutto dell'uomo.
Dovrei e potrei scrivere ancora righe e pagine su Aquileia ma mi fermo qui, molto lo voglio tenere dentro, a chi legge dico, se vi capiterà occasione, questi 350 km meritano d'essere preventivati.
All'imbrunire, a tarda ora, quando son tornati a riprendermi, ormai ero parte del luogo, le mamme parlottavano dopo cena sedute sui muretti davanti a quei benedetti muri ed io avevo fatto amicizia con un nutrito gruppo di bambini che giocavano e mi coinvolgevano attivamente, poi un ciao e via... ti voglio bene Aquileia, come Noto e Pavia e la Brescia di S. Giulia.

Umberto Battini




29 giugno 2014

4 L U G L I O

SANT'ANTONINO
La Festa, la gente, la fiera
di Umberto Battini

Venerdì 4 luglio 2014 è qui la Festa, anzi la Solennità!
Piacenza e tutta la sua provincia - anzi la Diocesi! - è in grande festa: nel pieno dell'estate calda, afosa e padana.
Sant'Antonino martire cristiano, dei primissimi anni del IV secolo, soldato convertito.
Le sue ossa sante e venerabili sono esposte nella Basilica a lui dedicata in città.
Ma non è solamente il Santo della città di Piacenza, lo è anche per tutti i piacentini in genere.
Cadendo la Solennità in giorno lavorativo, solo i residenti in città godranno di "vacanza piena" mentre per tutti gli altri dal pomeriggio, dopo il lavoro, la Fiera sarà meta assoluta!

Non c'è piacentino "del sasso" o "arioso" che non abbia nella sua tradizione "il fare un giro" nella bolgia antoniniana.
Ma è un sacrificio obbligato, non ferma il popolo ne il caldo torrido e manco - quando capita - il temporale.
La liturgia solenne officiata dal Vescovo e presbiterio sarà come al solito in Basilica omonima in tarda mattinata con la consueta consegna dell'Antonino d'Oro ad un piacentino insigne.

E tradizione è anche il giro dei banchi di questa inesauribile sfilza di banchi di ogni genere e curiosità.
Dalla mattina prestissimo dove è il turno delle casalinghe che amano la frescura, fino all'ora di pranzo, poi solo i più coraggiosi tentano la "sfilata" tra ombra e sole dei platani del Faxsal nell'ora meridiana.
Ma già dal primo tardo pomeriggio - afa o non afa - si va!
E' come un richiamo, e sotto sotto si sente proprio questo richiamo ad una origine comune di piacentinità sotto lo stemma biancorosso, una delle pochissime occasioni dove velata ma neanche tanto, si coglie quel desiderio di comunità che tanto bene e secolarmente il Patrono richiama.
E guarda caso, la radice viene sempre da una figura laicissima ma convertita, e qualcosa vorrà pur dire no?




25 giugno 2014

RIFLETTENDO


Mi viene una riflessione, molto personale, sono miei pensieri, ma vorrei rivolgerli ai miei compaesani.
Domenica alla santa messa il Don dice chiaro e tondo: "...sapete perchè anche a Calendasco c'è tanta divisione gli uni gli altri? perché non sappiamo perdonare...", per me dopo questa frase l'omelia poteva terminare, da riflettere qui ce n'è e tanto! Stupende parole!
Era la messa del Corpus Domini - e siccome il sacerdote è secondo dottrina Alter Christo! - queste parole espresse dal Don le incornicio! Valgono per me, per altri, per il Borgo tutto intero.
Perdonare.
Ce la sto mettendo tutta, dato che - laudetur! - non sono in "lotta" con nessuno nessuno del mio natio borgo, ce la sto mettendo tutta a ricercare una pacificazione tra coloro che per astiosità tra le più varie, si "divertono" a bacchettarsi a vicenda.
Ma tanti cuori sono ancora poco aperti. Soprattutto dopo queste elezioni comunali il clima sociale pare essersi fermato come in catalessi, ma invece al contrario mi pare che il mondo continui a girare e che il nostro Sindaco sia stato democraticamente eletto!
Calendasco rimane Calendasco e non è che siamo alla fine del mondo, anzi c'è da rimboccarsi le maniche e trovare sempre di più tante belle idee per rendere socialmente e civilmente bello il nostro territorio e la sua gente.
Come ben sapete la mia bandiera è San Corrado, che grazie a Lui la mia fede riesce a mantenersi in un solco il più possibile umano, e allora, visto che non sono l'unico corradiano! (almeno spero) nel nome del Patrono non riuscite proprio a stringervi la mano? che forse siamo al tempo dei guelfi e ghibellini del tempo del Nostro?
Faccio anche fatica a trovare le parole per questo scritto, perchè il sentimento di gratitudine verso la mia gente e la mia terra è troppo grande per poterlo esprimere e proprio per questo è per me molto strano vedere la mia terra divisa tra gente che è nata, vissuta e cresciuta porta a porta.
Prego San Corrado che ci protegga sempre. 
Anche Lui è stato un uomo concreto e vero della nostra terra, fino alla fine dei suoi giorni, nella grotta di Noto, dove lo amano d'un amore concreto! sociale e quasi patologico! Come vorrei che la nostra gente di Calendasco potesse scoprire anche solo un decimo, la decima parte, della devozione corradiana netina, e forse allora sì che le cose potrebbe cambiarci nel cuore... nelle nostre debolezze d'umanità...
La radice è sana e forte, quella della nostra terra intendo... ma rimangono tanti e tanti ma!
Speriamo che l'estate calda e afosa della nostra terra di PO ci ristori e ci riconduca a qualcosa di più savio, io da parte mia non mollo.
Voglio bene a Calendasco, a San Corrado e alla mia gente, tutta tutta.
Così è, per me.

Umberto Battini

 

19 giugno 2014

musicaMUSICAmusica


LA NUOVA PIAZZA DEL CASTELLO CORRADIANO
E L'OSTELLO SONO A TUTTA MUSICA
Due serate interessanti nel paese appoggiato al fiume PO

Venerdì 20 giugno alle ore 21.30 all'Ostello Le Tre Corone e domenica 22 alle ore 21 sulla piazza del castello di San Corrado succede qualcosa di ottimo!
Due distinte tappe dei due Festival Musical-culturali piacentini, che fanno tappa a Calendasco, peccato che le due date siano così ravvicinate, nel senso che poi per un pochettino al paesello saranno serate calde e tranquille non ravvivate da così ottimi eventi.
Grazie allora al Valtidone Jazz Fest ed al Dal Mississipi al PO per queste due chicche.
Venerdì una session acustica folk american style e domenica la Banditaliana con Riccardo Tesi con musica popolare italiana, un concerto che sarà elegantissimo!
Una birretta ghiacciata e via...


11 giugno 2014

GIUGNO 2014


C'è una canzone ed un album di Francesco Guccini che titola come questo scritto e mi sembrava azzeccato riprenderlo qui. Dopo averci pensato un pò su e riflettendo sul carattere di noi gente di pianura e di fiume, mi è balucicata questa intuizione.
In effetti siamo gente alla Peppone e don Camillo, non politicamente s'intende, siamo in altri tempi, ma come caratteri umani, difatti da Giovannino Guereschi in poi il carattere di noi gente d'argine e di piene d'acque, è stato ben definito, io mi ci riconosco molto bene!
Noi gente che vive tra due serpentoni, uno silenzioso e un altro elettrizzante, il PO e la Via Emila!
D'altra parte se già nell'anno 715 (1300 anni fa) e anche nel 1200 firmavamo carte di patti di navigazione con comacchiesi e ferraresi, qualcosa vorrà dire, in effetti corre un filo unico tra il PO e l'Emilia fino al mare, come genti d'argine abbiamo molte, tante caratteristiche e anche parte di linguaggio uguali (ma non ne parlerò qui).
Tutto sta cappello (molto breve, proprio solo un "berciolino") per arrivare al dunque: elezioni fatte, Sindaco eletto, vita che continua e si spera, continuino anche le amicizie e i rapporti civili e umani soprattutto m'auguro!
Oggi mercoledì 11 giugno il paese vivrà un momento storico, il giuramento del Sindaco, son tutte cose che alla luce dell'oggi e dell'adesso, sembrano quasi banali e di routine, ma invece no! fan già parte della storia, la nostra, che forse tra cent'anni o più qualcuno racconterà ad altri "ragnaroli".
E poi il paese e le frazioni e le decine di località, siamo un paesone esteso, da sempre.
E siamo anche gente che si conosce da sempre, almeno per tanti, e per fortuna altra gente e famiglie hanno ripopolato il nostro paese che, dopo gli anni '80 con l'avvio di una nuova dimenionsione agricola, s'era un poco spopolato nelle frazioni, nelle cascine ed anche in paese. Ora invece, nuovi abitanti s'aggiungono, calendaschesi anch'essi da subito!
Ma permangoni i caratteri, caratteri forti padani e di fiume, forgiati in questa striscia di fertile terra dove l'occhio si perde nell'orizzonte infinito dalla parte del PO, rimaniamo una stramba genia rinchiusa tra la Via Emilia e il PO rinchiusi anche sui lati dalle acque di fiume: il Trebbia e il Tidone.
Il Sindaco ha proceduto anche alla nomina degli assessori che riportiamo pari-pari da quello ufficiali pubblicati dal Comune:
  


Nominata la Giunta del Comune di Calendasco

Il Sindaco con decreto n. 6 del 04/06/2014 ha nominato Vice-Sindaco e Giunta C.le


Vice Sindaco ed Assessore:
BELTRAMETTI MARIA nata a Piacenza il 16/7/1950,
residente a Calendasco, loc. Gazza n. 2,
con delega ai seguenti servizi:
Istruzione e Cultura

Assessore BASSANONI FRANCESCO
nato a Castel San Giovanni il 10/08/1988
residente a Rottofreno Fr. San Nicolo' Via Bosi n. 5
con delega ai seguenti servizi:
Lavori Pubblici, Viabilità e Ambiente

Il Sindaco riserva a se stesso il Servizio Finanziario, l'Urbanistica, il Personale ed i Servizi Sociali.


Per quel che mi riguarda, auguro buon lavoro davvero al Sindaco e Co. perchè di cose da fare ovviamente ce n'è sempre! 
Una cosa mi sta a cuore e non la nascondo mai a nessuno, la dico e ripeto da tempo, chi mi conosce già lo sa bene: cerchiamo di essere uniti, di volerci bene civilmente almeno, siamo figli di questa bella terra, dovremmo essere come una famiglia d'amici, dei Peppone e don Camillo che sempre! sempre finivano in un abbraccio il loro discutere.
Continuo a crederci, io sì!

Umberto Battini

Ordine del giorno comunale - punto 2 Giuramento del Sindaco