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10 giugno 2013

VIVA IL TOR francescano


San Corrado Confalonieri il Nostro Patrono (il mio Protettore) ci dà festa! Infatti i frati che vestono l'abito del Nostro Eremita hanno eletto il nuovo Ministro Generale!
Auguri p. Nicholas.

Umberto Battini da Piacenza
agiografo di S. Corrado Confalonieri eremita TOR di S.Francesco
 



Polichnowski è il nuovo ministro generale TOR

Il 23 maggio 2013 alle ore 10 il 111° Capitolo Generale del Terzo Ordine Regolare di san Francesco ha eletto fra Nicholas E. Polichnowski TOR già Ministro provinciale della Provincia del Sacro Cuore, Stati Uniti, come Ministro Generale dell'Ordine con 22 voti su 36 che sono stati presentati. Trentasei Capitolari in rappresentanza delle Province e Vice-Pr
ovince dell'Ordine erano presenti per il Capitolo e hanno partecipato alle elezioni.

Fra Nicholas è nato a Pittsburgh, in Pennsylvania. È entrato nel Terz’Ordine Francescano Regolare, Provincia del Sacratissimo Cuore di Gesù, Loretto Pennsylvania il 5 gennaio 1973 professando solennemente il 1° giugno 1977. È stato ordinato sacerdote il 15 ottobre 1977. Ha conseguito un Master in Divinity nel Saint Francis Seminary, Pennsylvania, un Master of Science Chimiche nella Saint Joseph University, Pennsylvania e un dottorato in Infermieristica presso la Johns Hopkins University, nel Maryland.


Voster Umbe corradiano sempre
 

IL DIAVOLO dura poco a Piacenza




Pier Luigi Farnese figlio di Papa Paolo III, il “diavolo in terra”

Papa Paolo III  nominò il figlio, capitano esperto e a lui fedele, Gonfaloniere della Chiesa. Nel concistoro del 31 gennaio 1537 il pontefice perfezionò la nomina e il giorno successivo, nella basilica di San Pietro, affidò a Pier Luigi la spada e il gonfalone di capitano della Chiesa.

Il Pier Luigi Farnese iniziò subito un viaggio attraverso i territori dello Stato, piegando facilmente ogni resistenza e giungendo trionfalmente a Piacenza.

È proprio durante questo viaggio che ci giunge la testimonianza dell'episodio più squallido della vita del condottiero.

I contemporanei ci hanno lasciato molti racconti della sua sfrenata sessualità e delle sue tendenze omosessuali, anche se non disdegnava assolutamente le donne, ma il cosiddetto "oltraggio di Fano" fu quello che lo fece considerare una specie di diavolo in terra.

Il fatto fu riportato nella Storia fiorentina di Benedetto Varchi (1503-1565). L'autore iniziava la cronaca riferendo le voci che giravano sulla incontenibile depravazione di Pier Luigi che, sicuro di farla sempre franca per il fatto di essere figlio del Papa, girava per gli Stati della Chiesa stuprando quanti giovanetti gli fossero piaciuti.

In occasione di una ispezione alle fortezze marchigiane, Pier Luigi si recò a Fano, dove fu accolto con tutti gli onori dal vescovo del posto, Cosimo Gheri, un ragazzo poco più che ventenne.

Il giorno successivo il Farnese incontrò nuovamente il vescovo e manifestò le sue intenzioni: "cominciò, palpando e stazzonando il vescovo, a voler fare i più disonesti atti che con femmine far si possano". Tuttavia, visto che il vescovo non era disponibile, anzi, si difendeva in maniera piuttosto decisa, Pier Luigi lo fece legare e, sotto la minaccia dei pugnali, lo violentò.

Non sopportando l'umiliazione per l'oltraggio subito, dopo poche settimane il vescovo morì. Qualcuno ipotizza non molto a torto,  che il ragazzo fu fatto avvelenare dallo stesso Pier Luigi, per non far trapelare la notizia dello stupro.

A Piacenza il condottiero Gonfaloniere non aveva fatto i conti con Placentia ovvero con il PLAC.

Pallavicino-Landi-Anguissola-Confalonieri.

E i conti li fece con costoro, oh se li fece! Era il 10 settembre del 1547.

Quel Confalonieri  era il feudatario di Calendasco e aveva un Santo in Cielo senza saperlo.


Umberto Battini


Elaborazione testo storico da WikiPedia


31 maggio 2013

SERATA SUL PATRONO

Che bellezza di gente! Che apertura di cuore e che fede e  che devozione a San Corrado in queste genti netine!
Devo ringraziare l'amico di Noto Peppe Bellofiore che ha ideato ed attuato una serata dedicata tutta al Patrono di Noto, cioè proprio lui: San Corrado Confalonieri piacentino!
I devoti e fedeli intervinivano ponendo domande alle quali io rispondevo.
Sono rimasto molto sorpreso: i fedeli di Noto hanno il Patrono "nel sangue", si sentiva nelle loro domande una sincerissima curiosità verso il Santo.
Peppe è stato un megnifico moderatore dell'evento.
Devo dire che le domande dei fedeli di Noto mi hanno sorpreso, erano molto "vere" e sentite, domande alle quali neanche io prima avevo mai pensato e sulle quali potrò aprire una riflessione utile anche ai mie studi corradiani.
Due ore che sono letteralmente volate via.
Mi sentivo a casa, molto a casa, Noto è la mia seconda casa come la fù per l'Amato S. Corrado!
Quante belle persone sono intervenute,
Grazie allora a Peppe per l'invito e la fiducia dimostratami come 'esperto del Patrono'.
Grazie a voi tutti amici e fedeli di Noto.
Siamo veramente una sola grande e meravigliosa famiglia di devoti al seguito di S. Corrado!
Con molta riconoscenza,
Umbe
(Umberto Battini - Piacenza e Calendasco)

18 maggio 2013

PO in PIENA

Al Bosco dal 'Mola' sabato mattina alle 11 del 18 maggio 2013


1 maggio 2013

Emilia MISTERIOSA


Ho iniziato una bella collaborazione con Emilia Misteriosa.
Uno degli Autori - il giornalista Paolo Panni è da tanti anni un buon amico - e così eccomi a scrivere molto volentieri per questo sito web.

Il mio primo pezzo potete leggerlo cliccando sul titolo qui sotto:
Omicidio nel castello a Calendasco

E' veramente interessantissimo questo Emilia Misteriosa. Ci aiuta a ritrovare le nostre radici. Visitatelo!
emiliamisteriosa.blogspot.com


Voster Umbe


21 febbraio 2013

24 febbraio Domenica 2013


Festa e Patrono! Domenica in chiesa alle 10 e 45 la santa messa "grande". A Calendasco.
San Corrado Confalonieri santo eremita francescano del Terzo Ordine Regolare (TOR).
400 anni di Patronato, con Noto che lo venera da oltre 600 anni!


18 febbraio 2013

PIACENZA febbraio 2013

 articolo apparso sul quotidiano di Piacenza LIBERTA'
di lunedì 18 febbraio 2013


SAN CORRADO, L'EREMITA
IL DIES NATALIS

di Umberto Battini


Febbraio porta ai piacentini la ricorrenza del Santo Eremita Corrado, che domani 19 ne commemora il dies natalis ovvero la morte fisica e la ri-nascita al Cielo. Ogni anno la ripresa della memoria serve a conservarne la tradizione storica, così se in questo anno della Fede proposto dal Santo Padre dobbiamo riscoprire la figura autentica di Gesù è altrettanto giusto avvicinarci al santo Corrado con l’intenzione di rivederne la sua figura di uomo medievale negli aspetti di laico e poi di convertito. Per questo è interessante fare il racconto della sua vita tralasciando per questa volta i miracoli che meritano una attenzione particolare a parte.
Il cavaliere Corrado de’ Confalonieri nasce nel 1290 nel castello di Calendasco, è presumibile che nella chiesa accanto abbia ricevuto il battesimo. Il feudo calendaschese già dal X secolo era di diritto vescovile e venne in seguito affidato ai Confalonieri milites di parte guelfa. L’area a loro sottoposta gravitava al ridosso del fiume Po e vantava, oltre che una fiorente campagna coltiva e boscosa, anche diritti d’acque. Durante una battuta di caccia il nostro venerato Eremita pone le fiamme ad una radura per stanarvi selvaggina. Stabilito che l’incendio si sviluppò in modo rapido è coerente ritenere sia avvenuto durante la stagione calda. Recenti studi pubblicati hanno fatto conoscere un atto di locazione del 1589 ove si legge di una vasta area comprensiva di boschi, al ridosso di San Nicolò a Trebbia in direzione Rottofreno e una zona di pertinenza calendaschese che possiamo ipotizzare essere l’area dell’incendio corradiano perché è chiamata ancora in quei secoli “la bruciata”. La toponomastica è molto incisiva per aiutare a individuare antiche località e ci fornisce una prova della bontà delle ricerche storiche.
E’ dunque dopo questo un poco folle gesto che il milite Corrado, a conoscenza che un innocente contadino era stato incriminato del rogo che bruciò messi e cose, scosso nella coscienza – e questa sarà la vera scintilla del suo incendio futuro verso le cose di Dio - decide di presentarsi come certo reo al Galeazzo Visconti nemico giurato della Chiesa piacentina. Ma ad un nobile non è possibile imputare pena capitale nonostante sia detestato da questo milanese ora Signore di Piacenza il quale non riesce a far altro che angariare il Confaloniere della chiesa piacentina.
E’ significativo che circa tre secoli dopo, dalla lontana città di Noto, in una lettera spedita in triplice copia nel 1610 una ai Giurati di Piacenza, una al duca Farnese ed altra al vescovo mons. Rangoni, venga fatto sapere che alcuni loro storici informati s’erano fatti opinione che il Castrum Calendaschi fosse appunto di proprietà del Nostro Santo e alienato come indennizzo.
D’altra parte già nel 1476 è storicamente certo che un nobile di Piacenza che studiava a Padova sapeva che a Noto si venerava un Santo piacentino.
Così come è la tradizione storica più antica nel 1315 Corrado viene condannato dal tribunale del tiranno Visconti ed egli giustamente si priva dei suoi averi. Possiamo ritenere che gli altri componenti della casata dei Confalonieri gli abbiano liquidato le proprietà e col ricavato Corrado saldò il debito all’inquisizione civile, questa era una prassi che si conservò nel tempo, prova provata è il fatto che il feudo di Calendasco, a parte la parentesi corradiana, restò certamente tra i maggiori possessi della casata nel XV e XVI secolo e fino alla confisca farnesiana conclusa nel 1586 e Corrado purtroppo divenne la pecora nera della nobile famiglia condannato alla damnatio memoriae.
Dopo un lungo periodo tormentato Corrado arriva alla decisione massima: si ritirerà quale laico penitente nel piccolo ospizio-eremitorio vicino al molino “del gorgolare”, non molto lontano dal castello di Calendasco che un tempo fu la sua dimora. La moglie Eufrosina, nobildonna della famiglia dei Vistarini di Lodi, invece prende l’abito delle clarisse ed è accolta nel convento di Piacenza. Anche circa il nome della moglie del Santo Corrado quando aveva vita civile, nella missiva di risposta spedita da Piacenza nel 1611 a Noto, si legge che la probabile moglie del Santo Corrado si chiamava Gioannina e risultava essere stata rintracciata in antichi registri del convento di Santa Chiara ancora vivente a tutto il 1356.
Il giovane Corrado è accolto da fra Aristide, vigoroso superiore del piccolo eremitorio e ospitale francigeno del quale tuttora si conserva, ristrutturato a regola d’arte, la parte maggiore composta dalla ex-chiesetta addossata alla via principale e tutto il fabbricato di quel che fu l’edificio religioso. Il grande porticato ci rivela le tante porticine delle camere d’alloggio; ancora intatto anche l’antico pozzo in laterizio nella parte sotterranea a volte a vela, certamente un residuo del primo xenodochio longobardo, d’altra parte la conferma ce la danno atti notarili longobardi relativi a Kalendasco.
Dopo qualche anno di tirocinio e noviziato, il convertito Corrado decide di partirsene malgrado fossero passati lunghi anni dall’incendio, egli è talmente in stima che le genti piacentine si recavano da lui per ricevere consiglio nei travagli della vita.
Lascia Calendasco: qui è nato in carne e qui è rinato in spirito il giorno che fu accolto nella piccola comunità di fra Aristide. Pellegrino francigeno egli stesso, diretto alla città di Roma; il peregrinare lo porta prima ad Assisi, perché vi si conserva il corpo santo del Poverello del quale aveva scelto l’abito di terziario.
Dopo Roma si dirige a Brindisi e s’imbarca per la Terra Santa, è Gerusalemme la meta più agognata di quei secoli. In effetti gli studiosi sono concordi nel ritenere che per un certo lasso d’anni che potrebbe andare indicativamente dal 1325 anno della partenza da Calendasco, al 1343 anno del suo arrivo a Noto, non sia possibile sapere cosa abbia fatto, rimane probabile il pellegrinaggio maggiore. Ricomparirà quindi il nostro Eremita nella storiografia segnalato nel suo tentativo di soggiorno sull’isola di Malta, meta di sosta obbligata per tutte le navi che da Gerusalemme tornavano verso l’Italia. Fonti storiche narrano di come Corrado fa un primo tentativo di vita eremitica proprio sull’isola maltese, ma le genti in qualche modo gli si accaniscono contro e se ne parte.
Lo ritroviamo quindi in Sicilia, terra eletta di piccole comunità eremitiche sul modello dei Padri del deserto. Vestito del suo abito grigio e di ruvido mantello Corrado il pellegrino risale nell’entroterra siculo e giunge nel borgo di Palazzolo, ma anche qui è cacciato malamente e gli aizzano contro dei cani, altro segno del destino per il frate penitente che adesso diventava lui preda a differenza di quando era cacciatore.
Finalmente lo consigliano di recarsi a Noto dove avrebbe trovato della buona gente – la città di Noto che calpestò San Corrado oggi ha preso il nome di Antica perché fu distrutta dal terremoto del 1693, la nuova città fu ricostruita più a sud – arrivato all’ospizio di S. Martino vi alloggia per breve periodo. Fa la conoscenza di fra Guglielmo e decidono di vivere la desiderata vita solitaria non lontano dal castello in un luogo detto le Celle. Un’indole introversa, maturata in anni di viaggio, ormai vinta solamente alle cose di Dio fa crescere nel cuore dell’Eremita piacentino il desiderio di cercare altro luogo più deserto dove la gente non possa distrarlo dalla contemplazione.
Così trova dimora nella netina Valle dei Pizzoni, tra la brulla montagna in una zona difficile da raggiungere. In quei pochi anni che vivrà in questa zona desolata farà tanti miracoli a favore del popolo. Quello più conosciuto riguarda la moltiplicazione dei pani, al quale addirittura ebbe ad assistere il vescovo di Siracusa perché in quel tempo Noto non era ancora sede vescovile. Durante la carestia sfamò tantissime genti, per questo alla sua morte fu acclamato santo a furor di popolo. E’ tradizione tutta piacentina il benedire e poi distribuire piccoli panini durante le celebrazioni a lui dedicate. L’uomo Corrado, il penitente pellegrino e poi eremita finirà i suoi giorni il 19 di febbraio del 1351, morendo ormai malato e stremato concretamente come aveva vissuto: in ginocchio ed in preghiera. Il corpo dell’Eremita del pane caldo verrà conteso tra i cittadini di Avola e Noto, ma proprio quest’ultimi per un ultimo prodigio del Santo ne potranno preservare le spoglie.
Da allora riposa in una suntuosa Arca d’argento, che il popolo di Noto da secoli conserva nella cattedrale con una gelosia permeata di una venerazione popolare fortissima.
Ma l’esempio di vita del Santo ha portato frutti in tanti cuori di uomini che si diedero a vita eremitica e non pochi furono quelli di Sicilia. L’isola mostra vestigia a lui dedicate e recentemente si è scoperto un piccolo ed antico eremo intitolato a San Corrado nel 1661 nella città di Messina grazie alla segnalazione dell’amico ricercatore Pippo Lombardo. Oggi è dimora privata, ma in questo eremo si conservava in una cappella dedicata, un grande dipinto ovale che ritraeva il Santo Corrado ormai vecchio sostenuto da due angeli nel momento della morte. Anche ad Adrano di Catania in una chiesa ormai chiusa al culto si è ritrovata una statua lignea ottocentesca votiva al Santo, recentemente restaurata dal prof. Carmelo Cozzo. L’attuale santuario nella valle di Noto, che custodisce la grotta del Santo e l’adiacente eremo furono edificati nel 1751, IV centenario della morte del Santo, per iniziativa dell’eremita fra Girolamo Terzo; nella stessa grotta vi è eretto un altare e proprio lì accanto si vedono impresse le ginocchia di S. Corrado.
Da ormai circa quattro secoli, il suo borgo natio Calendasco lo ha eletto Patrono e ne conserva i due monumenti fulcro cioè il castello e l’ospizio-romitorio ma il Patronato su questa comunità ebbe ancor più rilievo con il Legato Sancti Conradi del 1617 sottoscritto in Curia a Piacenza a suggello delle ricerche storiche del tempo; difatti il vescovo mons. Rangoni “tutte le predette cose approva conferma e loda… e dopo aver osservate le debite formalità della legge, dalla pienezza della sua autorità Episcopale, interpose e interpone parimenti e decreta”.
Un uomo dal volto pratico quello dell’Eremita, una storia che lega Calendasco a Noto e che ci deve ancora svelare tanto, lasciandoci  meditare sulla tenacia del vivere che può attuarsi, come nel nostro caso, anche in una strada impensabile di santità.

Umberto Battini








31 gennaio 2013

ARRIVERA'...

Mons. Bernard Fellay con Sua Santità Papa Benedetto XVI

il mio sogno, la mia preghiera
 che la Fraternità San Pio X ritorni