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21 aprile 2015

PENSIERO




















Non so bene, ma forse è un gatto che si morde la coda, oppure è veramente una cosa così palesemente umana che ci viene spontanea.
Ed è tutto un dàmla e tòmla nel senso che il parlatore di turno è ‘audito’ ascoltato nel momento dopo di che, girato l’angolo, tutto ritorna alla forma originaria, cioè dell’ascoltato non c’è rimasto niente dentro.
A volte basterebbe collegare l’ascoltato – cioè i buoni discorsi - al cuore che magari poi qualcosa ci fa germogliare dentro d’apprezzabile.
E’ la sensazione dell’orto proprio, della vista che è sembra in-svista verso l’altro. E questo non significa che l’orto proprio non sia positivo, solo che siamo ormai così tutti palesemente barricati in questa vita che certi moti ci vengono dalla buona fede certamente, però non ci lasciano vedere al di là del naso.
Ascolto, magari mi piace anche e tanto, poi piacentinamente (ma è un fatto global!) lascio che l’altra uricia (orecchia) lasci uscire l’ascoltato – cioè i buoni discorsi – e torno all’orticello.
Parlo basandomi ovviamente su me stesso ma questo fatto si nota come dato reale, nel vissuto.
Tanti buoni propositi formano un buon tutto ma è evidente che far combaciare questi tasselli è un lavoro difficile ma nel senso positivo, cioè non ostante la buona volontà vince sempre questo ritirarsi e dopo l’apprezzamento è spontaneo lasciar cadere tutto in attesa di chi sa quale cosa.
Ce la metterò tutta, ascolterò e cercherò di far attecchire l’ascoltato.
Ho due orecchie, dù urìcc’ da utilizzare nel lato piacentino sempre e solo (possibilmente!) per dare un’altra possibilità all’altro, positivamente. Altrimenti le uso per “sorciare” ascoltare!


17 aprile 2015

ACCADE IN CITTA'


















E la città si prepara all'Expo2015. E però le manutenzioni straordinarie devono andare avanti.
Così è per la torre del duomo in città, dove svetta verticale da cima a fondo sulla parte sinistra della facciata del monumento, il lungo intreccio di tubi e ponteggi che "agganciano" l'ascensore che sale fino al cornicione superiore, in tutta la sua possente altezza.
C'è stato chi - tra i cittadini - era "pro" e chi "no" all'installazione proprio ora che si apre l'Expo a Milano.
D'altra parte questi lavori erano preventivati e presumibilmente non rinviabili per ovvi motivi di consolidamento del cono in laterizio che ha sulle spalle alcuni secoli di vita.
Ed anche la parte muraria del campanile potrà essere così sistemata. Da cima a fondo, grazie a questo ponteggio servito da un ascensore, gli operai specializzati in restuaro conservativo potranno salire ai vari livelli e procedere.
Così succede che la Curia piacentina, mette a disposizione dei turisti la particolare "salita" al torrione, dove dalla guglia si potrà godere di una inusuale vista del centro cittadino.
Con una modica cifra dunque, potremo salire in piccoli gruppi fin là in alto, quasi ad abbracciare l'Angìl dal Dòm che tutto oro brilla costantemente sul cielo piacentino.
La vedo come una opportunità in più, turistica e conservativa al contempo.
Perchè siamo tutti bravi a parlare ma se poi, per caso, qualche "quarello della guglia s-gugliava" allora sì che ne avremmo sentite delle belle (mica tanto!) per cui bentrovato ascensore della Cattedrale dedicata all'Assunta in Cielo, quel pezzettino di cielo che adesso anche noi potremo raggiungere.

16 aprile 2015

AVVOLTI DALLA STORIA



E' una bella sensazione quella che si può afferrare dalla "radice" e dall'anima dei luoghi.
La vita consueta ovviamente continua a scorrere più o meno affannata, travolti da ciò che anche il momento storico sociale ci dà alla mano. Ma io non mi arrendo, anzi traggo conforto maggiore da ciò che estranea dal vissuto ripetitivo e forse anche un pochetto nevrotico che ci circonda inesorabilmente.
Metto subito il puntino sulla i e cioè non vorrei essere frainteso: vedo sempre - per indole - il bicchiere mezzo pieno! Essere positivi è alla base della relazione sociale, e costa fatica! non di rado ti vien voglia di mandare a quel paese qualcuno ma alla fine m'accorgo che "l'altro" è inn cerca, come me, di quel qualcosa che lo appaghi.
Nel Sacro e nella radice della nostra umanità singola, che ha un luogo dove confrontarsi, io riesco a confrontarmi con la restante umanità, che è molto varia sotto tutti gli aspetti immaginabili.
Come potrei non voler bene alla mia terra natale, come potrei non sopportare lo svariato mondo che lo compone.
D'altra parte anch'io sono parte di questo mondo piccolo che stranamente accomuna il popolo che vive sull'asta del Grande Fiume, siamo tutti riconoscibili, da Piacenza a Ferrara, in  quei racconti straordinari del Guareschi, al "Giuànèin".
Che bello!

7 aprile 2015

10 aprile 2015 KALENDASCO


Il mio borgo natale.
Da anni, tanti, gli dedico degli studi e ricerche d'archivio.
E quante sorprese storiche ho avuto, che voglio condividere.
Ad esempio vederlo scritto "Kalendasco" o anche "Calendascho".
Dal tempo romano con Ad Padum si arriva ai longobardi che "abbandonano" il primo nucleo e si spostano fondando il primo insediamento con l'oratorio e il prete, longobardi di Monza!
Per arrivare al 1800.




10 marzo 2015

DVD il 29 MARZO 2015




Un evento molto importante perchè ci richiama al nostro Patrono San Corrado Confalonieri

Nella grande camera dove il Santo Incendiario è nato fisicamente, cui si accede proprio dal salone superiore trecentesco, verrà presentato il DocuFilm in Dvd ad alta definizione realizzato dalla Ricinnamon di Milano di Angelo Adam Cannella

Questo DocuFilm ha il Patrocinio del Comune di Calendasco e della Parrocchia di Calendasco ed alla presenza del Sindaco di Calendasco Francesco Zangrandi e del Parroco don Massimo Cassola e dei devoti, di Umberto Battini storico locale e studioso del Santo Eremita oltre che dello stesso videomaker Angelo A. Cannella sarà presentato ufficialmente alle ore 16 e proiettato poi per tutto il pomeriggio.
Durante la Fiera del PO di Calendasco ci saranno, come al solito, le visite guidate dai bravissimi e preparatissimi ragazzi e ragazze del nostro comune, ai luoghi "anima" del borgo cioè appunto al grande fortilizio del XIII sec. affiancato con il più antico recetto del secolo XI e al Romitorio ospitale di S. Corrado del XIV sec. e che conserva una antichissima parte longobarda con pozzo del sec VIII.
Nel salone del castello sarà allestita una mostra documentaria sulla storia di Calendasco molto interessante, con l'esposizione di reperti archeologici e grandi pannelli illustrativi. Non va dimenticato che il nostro paese è anche un punto cruciale del Passo del fiume PO sulla Via Francigena.
In chiesa tutti i visitatori potranno ammirare quest'anno anche il nuovo quadro del 1700 di S. Corrado donato recentemente dalla Fam. Servetti alla parrocchiale e brillantemente restaurato, così come sarà visibile nella Cappella del Patrono il grande Cilio decorato donato dai devoti di Noto della Società Portatori dei Cilii durante il pellegrinaggio dello scorso febbraio.


20 febbraio 2015

ARTICOLO 19 febbraio 2015

Apparso a PIACENZA sul quotidiano LIBERTA'
nel giorno della PATRONALE a CALENDASCO





di UMBERTO BATTINI

Un capitolo storico rilevante della difficoltosa ricezione della fama di santità di S. Corrado nella terra piacentina ed in particolar modo proprio nel borgo che gli diede i natali fisici nel 1290 dentro al castello di Calendasco, è dovuta alla ostilità dei duchi Farnese di Piacenza.
Con l’omicidio nel 1547 di Pierluigi Farnese al quale partecipò il Confalonieri feudatario di Calendasco la nobile casata si vide negare gli onori che a Piacenza un avo salito alla santità avrebbe portato, i Farnese per vendetta fecero cadere un oblio che si protrasse fino ai primi anni del seicento, quando la loro vendetta potè dirsi consumata vedendo il congiurato esiliato a Milano e depredato di tutti i diritti di feudalità su Calendasco.
E’ un nuovissimo capitolo storico che si sta approfondendo con successo di documentazione che merita senza dubbio di entrare nel discorso relativo alla notizia di santità dell’Incendiario di Calendasco, e ciò ha inizio tra Noto e Piacenza nel lontano 1610 quando i Giurati di quella città sicula scrissero tre lettere, ognuna di tenore diverso, appunto una al Duca Farnese ed altre al Vescovo e ai Giurati di Piacenza. Proprio in queste ultima lettera si fa esplicito riferimento ad un dato conosciuto già da loro a Noto cioè scrivono di sapere che lo stesso S. Corrado fosse stato a suo tempo possessore del castello e feudo di Calendasco e chiedevano che si facessero ricerche in archivio.
L’approfondimento storico lo fecero i Giurati di Piacenza che nel 1611 scrissero a loro volta a Noto comunicando ciò che avevano rinvenuto allegando una “informazione circa l’Illustre Famiglia Confaloniera et della moglie di S. Corrado” e ovviamente, loro come reggenti la città di Piacenza soggetti direttamente al Duca, si guardano bene dal rispondere ad una delle domande principali cioè se il castello di Calendasco fosse stato dimora del Confalonieri non ostante da alcuni secoli e fino al 1586 i Confalonieri fossero stati effettivamente feudatari di quel luogo ed era una cosa risaputa.
A risolvere la questione storica con coraggio ci penserà lo stesso vescovo di Piacenza mons. Claudio Rangoni che partecipa di persona alla stesura per mano del notaio e Cancelliere della Curia Episcopale Giovan Francesco da Parma, dell’ormai noto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617 nel quale oltre a leggersi nelle primissime righe che la nobile famiglia Confalonieri era da secoli feudataria del borgo di Calendasco, riporta che nello stesso luogo S. Corrado vi era nato fisicamente “ex eodem loco iste Sanctus, ut praefertur originem terrenam duxerit.”.
Mons. Rangoni mette per iscritto che tutte le predette cose loda, approva e conferma e dalla pienezza della sua autorità Episcopale firma e decreta su quanto contenuto e precisato nel documento diplomatico notarile che riguardava la fondazione nella chiesa di S. Maria di Calendasco di una cappella ed altare dedicati a S. Corrado, voluta dal conte Giovan Batista Zanardi Landi successore dei legittimi titoli che erano della famiglia Confalonieri, ramo primario di diretta discendenza del Santo Corrado ed ora esiliati.
Insieme alle tre lettere arrivate da Noto era allegato il libro della Vita di S. Corrado scritta dal Littara che fu utilizzata di sana pianta dal canonico Campi per dare alle stampe tra 1611 e 1614 un agiografia del Santo Piacentino, testo nel quale lo stesso autore asserisce di aver attinto completamente dal Littara e nelle prime pagine prova a porre alcune ipotesi quali il luogo dell’incendio a Travazzano presso le Case Bruciate di Celleri ma una pergamena del 1589 conservata in archivio di Stato a Parma ha fatto conoscere una vastissima area agricola coltiva, a pochi chilometri dal feudo di Calendasco denominata “la Bruciata” toponimo che richiama ad un antico vasto incendio quale appunto forse quello del Cacciatore Corrado.
Ma lo stesso Campi appena dopo la pubblicazione del testo così come gli chiedevano i Giurati di Noto, ammette in una sua lettera contenuta in un manoscritto parmense che la Vita del Santo da lui scritta “parimente si dovrà ristampare… sì per correggere in essa alcuni particolari, ivi notati…”.
E’ fuori di dubbio che il volume del Campi in Sicilia non trovò grande riscontro in quanto ricalcava come detto la Vita già pubblicata a Noto e scritta dal Littara, mentre ci si aspettava un approfondimento preciso sul S. Corrado vissuto negli accadimenti storici piacentini tra 1290 e 1323 anno della partenza dall’ospizio-convento di Calendasco che lo accolse nel 1315 come penitente francescano dopo che fu ridotto sul lastrico dalla confisca operata da Galeazzo Visconti per riparare del danno dell’incendio.
Già in questo anno 1315 pensiamo con ragione che sia stata operata una prima damnatio memoriae da parte della sua stessa famiglia che venne disonorata e messa maggiormente alla mercè del despota Galeazzo che era nemico avverso alla chiesa piacentina, ma la documentazione ci mostra che i Confalonieri poterono continuare il loro dominio sul territorio di Calendasco in quanto Capitani vescovili ed erano il ramo della casata discendenti di S. Corrado, tra i Maggiori della città mentre il ramo che aveva infeudate le aree quali Celleri e la frazione Torre Confalonieri era minore e detentore di pochissimi titoli.
La causa principe che portò alla cancellazione della memoria e della fama di santità in terra piacentina del Penitente fu causata nel 1547 da Giovan Luigi Confalonieri di Calendasco, che fu uno dei congiurati che partecipò all’omicidio di Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III.
Dai documenti ufficiali della confisca operata dai Farnese sui quattro congiurati, quelli riguardanti il Confalonieri sono relativi a Calendasco ed al castello il cui feudo era condiviso con i suoi fratelli, cioè il Confalonieri omicida aveva dimora principale nel castello e la sua abitazione di Piacenza posta nel quartiere di S. Eufemia risultava data in affitto, testimonianza questa che oltre a farci sapere di ragioni politiche, ci fa comprendere che l’obbligo imposto ai Nobili dal Duca Farnese di abitare in città almeno sei mesi all’anno, non era benevolmente accolta.
In effetti questa casata amava abitare nel maniero del borgo natale di S. Corrado, lo testimoniano documenti e accadimenti quali l’assedio del castello del 1482  e un omicidio nel 1572 oltre al fatto che ad esempio non esitarono di stipulare con il parrocco del paese la cessione di loro terreni fertili in cambio di altri soggetti a inondazione, risulta insomma un maniero vivo sotto molti aspetti propri di quei secoli ed ancora nel 1584 risultano feudatari “bonis et juribus loci Calendaschi” non ostante la confisca farnesiana sia incombente.
Ci vorranno ben trentanove anni ai Farnese per arrivare alla confisca sul Confalonieri quando nel 1586 sarà costretto ad andare a vivere a Milano ove sarà fatto Capitano di Giustizia e portando con sé la somma cospicua della vendita della sua parte di castello e terre al conte Landi.
Fino a quelle lettere dei Giurati di Noto del 1610 nessuna notizia riuscì a trapelare sul Santo Corrado che già da ormai quasi tre secoli era venerato in Sicilia ed i Farnese ostili ai legittimi successori del Santo, appunto per l’accadimento narrato, ce la misero tutta per ostacolare la diffusione del culto nel piacentino e particolarmente proprio a Calendasco terra natale del Santo ma sfortunatamente luogo ove abitava da quel 1547 l’assassino di Pierluigi Farnese.
Una prova è anche data da una lettera dello stesso Farnese che scrive a Noto informandoli che la copia di documenti che doveva far giungere a Roma per perorare circa la causa sul Santo, era andata sfortunatamente persa e se ne dispiaceva molto, ed in questo fatto, letto secondo gli accadimenti storici che oggi possiamo più precisamente sapere, riconosciamo un modo diplomatico per frenare il culto: fino a che un Confalonieri sarebbe stato in Calendasco mai i Farnese avrebbero permesso la diffusione del culto specialmente e soprattutto nel borgo.
Con il 1600 quando ormai il Confalonieri congiurato è stato mandato in esilio e la casata con titoli minori rimane tranquilla e silente al suo posto nel piacentino, il Farnese comincia ad aprire al culto in Piacenza, non in Calendasco, fino all’azione vescovile del 1617 con il Legato corradiano. Ma sarà sempre lo stesso vescovo di Piacenza con Luigi Confalonieri che spalancheranno la porta al ritorno del Santo in Piacenza con la richiesta della reliquia ai netini e l’erezione della cappella con gli affreschi della volta realizzati nel 1613 dal Galeani di Lodi. Ma è da notare che ritraggono solo gli accadimenti della Vita del Santo svolti a Noto, nessun accenno a quelli piacentini dell’incendio, anche se già il “ritorno” in Cattedrale è un segnale importante perché è come se lì il culto per S. Corrado fosse protetto ed intoccabile dalle ostilità farnesiane, nell’attesa di poterlo riportare sulla strada della verità storica.
Solo nella chiesa di Calendasco, ed in nessun altro luogo al mondo, si pose una pala d’altare del seicento nella quale il Santo è raffigurato appena dopo la causa della conversione, mostrando la scena della cattura dell’innocente contadino e dell’incendio con il rivo del gorgolare che scorre al suo fianco a simboleggiare il romitorio di Calendasco, con anche gli attributi da eremita quali il rosario, il teschio e la frusta della penitenza, mentre il piede destro poggia sulla nuda terra, simbolo della sua nascita fisica ed il piede sinistro poggia su una fredda e grigia pietra allegoria della futura vita da eremita in una grotta nuda e disadorna lontano dal mondo nella Valle dei Pizzoni presso Noto.
Con l’occasione che ci è data in questo 2015 della ricorrenza del V° Centenario dell’Indulto di Beatificazione, che vedrà coinvolte le autorità civile e religiose di Noto che con tanti fedeli si porteranno in pellegrinaggio a Calendasco per vedere di persona i luoghi nei quali nacque e visse S. Corrado, possiamo dire conclusa dopo ben 468 anni la fase di damnatio memoriae riversata sul culto in terra piacentina dai Farnese che iniziò nel 1547.
Il 19 febbraio Dies Natalis non solo saranno ormai quattrocento anni che si venera come Celeste Patrono il Santo Confalonieri nel paese di Calendasco ma con il dono di un gigantesco Cilio da parte dei Portatori netini, si instaurerà un gemellaggio spirituale di portata storica e religiosa che passerà negli annali della devozione.

Umberto Battini


14 febbraio 2015

ARTICOLO 14 febbraio 2015


IL TESTO E' INSERITO QUI

 

UNA TELA INEDITA RESTAURATA

di Umberto Battini

Con la prossimità del V° Centenario della Beatificazione la parrocchia di Calendasco può vantare una nuova grande pala d’altare tardo seicentesca dedicata a S. Corrado Confalonieri eremita e penitente francescano piacentino, le cui spoglie riposano da secoli nella città sicula di Noto che vanta il titolo di capitale del Barocco.
La grande tela è ora in restauro e verrà presentata ai devoti nella giornata del 19 febbraio durante la messa solenne nella memoria dell’Eremita nativo di Calendasco e poi anche nella giornata di sabato 21 febbraio quando il Sindaco di Noto con il vicario generale della Diocesi di Noto saranno in pellegrinaggio ai luoghi natali del Santo assieme ad un centinaio di portatori di cilio e portatori dell’Arca.
Questo prezioso recupero storico artistico e devozionale è stato frutto di una donazione del quadro fatta alla memoria del geometra Gian Guido Servetti, la cui famiglia da decenni possiede nel borgo una antica abitazione che già fu del Conte Fabio Perletti che nel 1690 ottenne dal Farnese in feudo Nobile ed Avito tutto il distretto di Calendasco.
Le condizioni del dipinto, databile a fine seicento primi del settecento, mostrano ovviamente il bisogno di un urgente e importante lavoro di restauro, che la parrocchia ha affidato alle mani esperte del restauratore Giuseppe De Paolis che con Nicolò Marchesi ha già effettuato preziosi recuperi conservativi di importanti opere.
Le condizioni della tela non appaiono propriamente buone inquanto essa è lacerata in diversi punti ed anche il colore risulta molto sporco con la pittura ossidata e deteriorata. La materia pittorica ha subito diverse cadute e perdite ma per fortuna le porzioni vitali del dipinto non sono compromesse.
Ecco quindi che il restauro di Giuseppe De Paolis sarà articolato in più operazioni quali il consolidamento e la ricucitura delle lacerazioni, il tensionamento su telaio con stuccatura e rasature opportune ed un ritocco pittorico con tecniche differenziate e riconoscibili oltre al recupero della cornice lignea laccata.
L’immagine mostra un San Corrado nella classica iconografia più diffusa, cioè lo stesso in ginocchio in una grotta con gli emblemi del suo stato eremitico quali il teschio, il libro dei Vangeli ed il santo rosario, l’abito che indossa di colore grigio rispecchia la sua condizione di penitente francescano del terz’ordine.
La particolarità di questa iconografia è data dalla Santa Vergine col Bambinello che può farci ricordare la grande pala posta sopra all’altare maggiore nel Santuario che ingloba la grotta nella valle di Noto.
Certamente questa tela che risultava completamente sconosciuta la possiamo ipotizzare essere stata commissionata dai conti Perletti che appaiono nei Registri ascritti già dal seicento alla confraternita di Calendasco dedicata a San Corrado e che aveva la cura della cappella ed altare con le relative suppellettili utili alla messa ed alla venerazione.
Un prezioso dono questa tela che andrà ad arricchire così la devozione e la memoria del Patrono di Calendasco e che verrà esposta perennemente in chiesa ove già troneggia un seicentesco dipinto di S. Corrado che lo ritrae nell’accadimento principe della sua conversione ovvero l’incendio e la cattura dell’innocente, mentre dall’alto un angelo fa da svegliarino alla coscienza del meditabondo Eremita ai cui piedi scorre l’acqua del rivo del gorgolare, ricordo del suo primo ritiro conventuale.

Umberto Battini


27 gennaio 2015

21 gennaio 2015

PROMEMORIA E INVITO

Dedicato alla devozione e alla Tradizione
400 anni di Patronato a Calendasco

Sono molto contento, in questo febbraio 2015, di aver avuto la possibilità di poter dedicare una serata storica alla figura del nostro San Corrado, l'Amato Patrono.
Sono grato alla Rita Pasella - mia compaesana - che ha inserito in questo ciclo di incontri programmati sotto l'egida della Parrocchia e del Circolo Anspi di Calendasco appunto una serata corradiana.
Lo sapete bene di come e quanto ormai da circa vent'anni mi dedico alla riscoperta storica della nostra terra e primariamente del Patrono, che fortunatamente si è potuto celebrare già con due volumi.
Per almeno un decennio ho dedicato ogni mercoledì del mio tempo rinchiuso in Archivio di Stato a Piacenza e Parma con qualche importante puntatina su Milano ove ho potuto rinvenire e vedere e leggere le missive originali relative all'assedio del castello di Calendasco per mano delle truppe di Lodovico il Moro, ma questa è appunto un'altra storia.
Ma rimane San Corrado il mio punto focale, che anche è intervenuto nella mia vita cambiamdomi un pochino e spronandomi ad una conversione continua - quasi quotidiana - perchè effettivamente il vivere è una bellezza che ci sfida continuamente.

Umberto Battini



4 gennaio 2015

500 ANNI - 1515/2015


BEATIFICAZIONE
SAN CORRADO CONFALONIERI
Penitente Eremita Terziario francescano

Ricorrono a Noto in questo 2015 i 500 anni dell'indulto di Beatificazione del Patrono