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18 settembre 2013

NON SI SA MAI




E se viene la peste?
Si lascia in mezzo al morbo un podestà, per di più di Piacenza, mica di un qualsiasi sobborgo?
Allora il Duca milanese gli concede la fuga, nel caso arrivasse la peste,
"acioché possiati conservarve logamente la persona vostra in sanità".
Ma siccome le faccende son da portare avanti lo stesso, doveva "lassare una persona idonea" che quella anche se avesse contratto la malattia non gliene importava nulla anessuno, il podestà era salvo!
Insomma la solita storia: la vita umana valeva zero se non era di nobile lignaggio.
Queste missive sono uno spaccato che, se ci pensiamo bene, non è mai scemato del tutto dalle democratiche - o meno - nazioni moderne.

Ecco il testo della lettera spedita al podestà di Piacenza da Francesco Sforza:

Cremona, 4 luglio 1451


Potestati Placentie
Per satisfatione della richesta ne haviti facto fare, achadendo novità alchuna de peste in quella nostra cità, che Dio non voglia, acioché possiati conservarve logamente la persona vostra in sanità, siamo contenti et cussì ve concedemo licentia che tunc et eo casu ve possiati absentare da quello vostro offitio per transferirve dove vi parerà meglio per la conservatione vostra, lassata prima per vuy nel dicto offitio alcuna sufficiente et idonea persona, quale habia a supplire ale volte vostre in vostra absentia, acioché non possa occorrere manchamento alchuno in esso.
 Data Cremone, die IV iulii MCCCCLprimo


Umberto Battini
per la storia locale


7 settembre 2013

1453 a CALENDASCO




Questioni di guelfi e ghibellini
Truppe del Colleoni sulle terre del Vescovo e del suo Confaloniere?

di Umberto Battini

Il vescovado piacentino aveva da ormai circa 150 anni il possesso del feudo di Sant’Imento mentre il borgo di Calendasco era affidato ai loto fedeli feudatari i milites Confalonieri che spartanamente vivevano nel castello. Doveva essere un novembre piovoso e grigio, ma quando si è uomini d’arme non c’è stagione che tenga, gli homini d’arme del Colleoni dovevano stanziare in questi prati piacentini dei comuni di Sant’Imento e Calendasco. Si trattava di attendere tempi migliori e poi questi homini d’arme alleati del Duca di Milano, se ne sarebbero andati via. Nel frattempo però c’era da mantenerli assieme ai loro cavalli. E a ciò dovevano provvedere gli homini dei detti comuni. Si lamenta il Duca che il magnifico Bartholomeo Cogliono avesse già tentato ma senza risultato alcuno, di far albergare in quei comuni alcuni suoi uomini che però non erano stati accettati ne alloggiati.

E Benedetto de Curte, capitaneo citadelle civitatis nostre Placentie, sarebbe ora riuscito in tutto ciò? Leggetevi la missiva spedita dal Duca Francesco Sforza e traete le vostre conclusioni.

E’ veramente divertente il serioso ed antico linguaggio: un misto di latinismi ed italiano, ainostri giorni una simile scrittura riceverebbe molte sottolineature in rosso da una qualsiasi maestrina di scuola elementare, ma quello era il modo e la forma cancelleresca di scrivere – carta e penna – missive contenenti ordini ducali.



1453 novembre 5 - “in castris contra Rogadum”

Benedicto de Curte, capitaneo citadelle civitatis nostre Placentie.

Altra volta nuy scripsemo, ad instantia del magnifico Bartholomeo Cogliono, ad li homini et comune de Sancto Hymento et de Calendasco che dovessero allogiare certi cavalli del prefato Bartholomeo; et perché dicto Bartholomeo ne dice che, quantunche fosse stato scripto, che niente de mancho non gli mandò cavallo alcuno, hora luy gli manda certi cavalli et alcuni homini d’arme, quali ha tolti de novo ali suoi servicii, li quali haveranno a stare lì tanto che serano messi impuncto, et poi dicto Bartholomeo gli farà venire in campo et sarà prestissimo. Sichè volemo che tu fazi allogiare dicti cavalli deli dicti homini, et faray che li sia data stantia et strame. Data ut supra.

Ser Iohannes



Umberto Battini

studioso di storia locale


4 settembre 2013

FRANCIGENA e PORTI sul PO


CALENDASCO de super Pado
i guadi secondo la documentazione storica

di Umberto Battini


Intanto bisogna dire che gli studi circa Kalendasco sono e stanno continuando.
Ed effettivamente sono emersi nuovi e importanti dati storici che confermano due cose: la strada romea diretta a Pavia antica capitale longobarda e franca aveva il passo del fiume proprio in Calendasco poi venne anche Soprarivo.
Si è scoperto nero su bianco che oltre al conosciuto passaggio di Soprarivo era attivo anche quello dirimpetto al paese, oggi lo identifichiamo con la località Masero a poche centinaia di metri dal borgo.
Devo dire che è il passo più antico e storico, di epoca longobarda è quello del paese, la conferma è data da pergamene longobarde d'area milanese. 
Addirittura i diritti di passaggio del fiume, i diritti di pesca sul Po e sui vari corsi d'acqua, dei canali dei molini ed anche i pozzi sono concessi di pugno dal Barbarossa: sempre sto parlando del porticciolo del paese!
In effetti ancora nel 1700 sappiamo dei porti di Soprarivo, del porto del Botto che resta ove oggi è il Masero, un altro passaggio era al Mezzano e un guado era attestato a Cotrebbia Vecchia. 
Ovviamente stiamo citando prettamente i guadi relativi a questa area ben specifica, che però,  stando a quanto emerso, era strategicamente molto interessante se longobardi, franchi e poi anche il Barbarossa si prendon la briga nel corso dei secoli, di mantenere i diritti di questo passaggio accanto al paese di Kalendasco!
Insomma ce ne sarebbe da dire ma voglio essere sintetico e riservarmi gli approfondimenti e le citazioni degli atti in un prossimo studio.
Buona francigena a tutti!


Umberto Battini
studioso di storia locale e agiografo di San Corrado Confalonieri








21 agosto 2013

8 settembre 2013 a PO




Iniziativa sulla VIA FRANCIGENA

Quello che è molto bello ed importante è che si effettuerà l'imbarco presso il Passo del fiume PO francigeno più antico, cioè quello dirimpetto a Kalendasco.
Con le ricerche di documenti che sono continuate in questi anni ho personalmente rinvenuto che il traghetto sul PO antico era proprio quello dinanzi al borgo di Calendasco (documentazione longobarda ancora da presentare circa questo fatto) ed anche ho rinvenuto prova che Federico Barbarossa concede questo porto  di "Kalendasco" coi suoi diritti. Oltre alla descrizione delle vie di accesso al fiume di questo paese francigeno.
Insomma Kalendasco (con la K come lo scrivevano in antico) rimane un passaggio importante per il nord-ovest di Piacenza in direzione di Pavia.
Ancor più mi ha sorpreso avere scoperto che il porto antico (e non unico) è dirimpetto al borgo, cosa che potevamo supporre e che ora i documenti invece provano con certezza. Nei prossimi lavori di studio presenteremo più apertamente in stampa nero su bianco questi dati.

Umberto Battini
agiografo di San Corrado Confalonieri
e studioso di storia locale


18 agosto 2013

SANTI da RICORDARE a PIACENZA

  Da un articolo apparso sul quotidiano di Piacenza LIBERTA'
articolo tratto dalle pagine della Cultura
del quotidiano di Piacenza "Libertà"
di domenica 25 luglio 2010


E' piacentino San Gerardo il patrono di Potenza
Appartenente alla casata dei Della Porta fu vescovo della città Lucana

di Umberto Battini

Il medioevo piacentino, quello più prossimo all’epoca del Concilio di Piacenza delle crociate, svela un illustre concittadino ricordato come “literis ad plene imbutus” (maestro versato nelle lettere), “ex illustri genti de Porta” (della Nobil Famiglia dei Porta) e come gli storici Ughelli e Campi scrivono: “Gerardus placentinus, illustri loco natus”.
Parliamo di San Gerardo Vescovo piacentino, Patrono di Potenza da ben 891 anni stando al suo dies natalis datato 30 ottobre 1119, Santo originario di Piacenza, in città rimangono segni della Famiglia di discendenza e le sue ramificazioni. La Casata dei Della Porta la ritroviamo a Piacenza investita della carica di Console cittadino; per una ragionata cronologia che possa essere di coronamento agli studi potentini si ricordino i documenti e le pergamene che abbiamo rintracciato a Piacenza e dai quali estraiamo preziose notizie.
Piacenza cercò un legame “storico-artistico” nel 1952 per mano dell’archivista Giulio Dosi e dopo un breve scambio epistolare tra i due comuni quello sforzo non ebbe purtroppo seguito concreto.

La figura di San Gerardo Vescovo di Potenza si affianca degnamente a quella di San Corrado Confalonieri eremita, Patrono di Noto e Calendasco e festeggiato in altri luoghi. La canonizzazione è fatta per mano di Papa Callisto II: “Gerardum civem placentinum episcopum potentinum mortuum in sanctorum numerum retulit”, avvenuta nei primi mesi tra 1123-1124, mentre una lastra marmorea in Duomo a Piacenza ricorda la visita di questo Papa nel 1120. E’ per mezzo di un rapporto epistolare con il Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Potenza, don Gerardo Messina, apprezzato teologo, saggista e storico che riusciamo ad ottenere utili informazioni complete sul Vescovo piacentino.
Fu il canonico e storico del Duomo di Piacenza Campi a chiedere notizie al Capitolo della Cattedrale di Potenza e così dopo il 1614 riuscì a portare a conoscenza di Piacenza i fatti relativi alla vita ed alla santità di questo insigne concittadino. L’Ufficio Liturgico del Santo fu lo stesso in uso a Potenza e Piacenza per anni anche se oggi sappiamo essere rimasto in uso nella sola cittadina Lucana, oggi Basilicata.
Dal volume interessante di don Gerardo Messina “Dal Po al Basento, Pellegrino di Pace” traiamo notizie precise con dati storici e della tradizione elaborati in modo scientifico, scrive il Messina: “E’ una memoria tenace quella dei potentini per il Patrono S. Gerardo, che merita di essere rinsaldata e rinverdita per le generazioni future” e quindi da trasmettere anche alla terra d’origine, Piacenza.
Certamente già dal XI secolo in Potenza era presente una Famiglia o Colonia piacentina dei Della Porta, sappiamo che fin da allora un altro vescovo piacentino Guglielmo Della Porta era in Potenza ed anche il vescovo di Melfi era di Piacenza. Il Casato dei Della Porta proprio per i suoi trascorsi legami con la terra di Puglia, cui Potenza era compresa nel Ducato, mutò il nome in Porta-Puglia, lo stesso stemma araldico della Famiglia è lo stesso sia in Potenza che a Piacenza.
Probabilmente S. Gerardo era giunto a Potenza già sacerdote, sulla spinta della riforma gregoriana che aveva coltivato nel piacentino nelle aspirazioni spirituali. Potenza è centro di raccolta dei crociati così come Piacenza vede Papa Urbano II riunirvi il Concilio del 1095 che porterà proprio alla indizione della prima crociata. A Piacenza in questo tempo nel monastero di S. Sisto vi erano delle suore scandalose che il Papa sostituisce con i monaci benedettini chiamati da Clearmont e Mantova. Giovanni da Matera nel 1139 fonda il monastero benedettino di Pulsano e parimenti il monastero piacentino di Quartazzola è pulsanense senza scordare che questi monaci avevano proprietà terriere presso la “Puglia” di Calendasco, frazione al ridosso del fiume Trebbia.
Successore immediato di San Gerardo fu il vescovo Manfredi la cui memoria scritta e autentica lo ricorda come uomo pacifico, dotto, prodigo con i poveri e dedito all’insegnamento ai giovani della cultura. E’ doveroso segnalare che appena fuori ai confini provinciali, presso la città di Fidenza, nel portale laterale destro del Duomo, troviamo scolpito S. Raimondino Palmerio di Piacenza e appena sotto la figura di Vescovo benedicente, che è la tipica ed antica immagine tramandata di S Gerardo e che fa supporre quindi possa trattarsi dello stesso Vescovo santo piacentino: infatti la Cattedrale di S. Donnino in Fidenza, mostra la costruzione attuale iniziata verso il 1160 quale Santuario e che quindi porta scolpite figure di santi, fino a che nel 1601 acquistò titolo di Cattedrale con Sede vescovile.
Un documento fatto in Borgo S.Donnino (attuale Fidenza) il 22 agosto 1197 relativo al rinnovo del giuramento di fedeltà a Piacenza ci mostra presenti tra i “consulis communis Placentie” Oberto figlio di Oberto Della Porta, un legame quindi anche con la nostra città.
Segni tangibili della vita del Patrono S .Gerardo li estraiamo dalle letture proprie dell’Ufficio della Festa: “Gerardus, Placentiae ex illustri familia De Porta originem duxit. A pueritia hausta cum literis pietate, clericali militiae se nuncupavit” (Gerardo nacque a Piacenza dall’Illustre famiglia Della Porta. Educato da bambino nelle lettere e nella pietà, entrò nelle file del clero).
Come lo stesso S. Corrado che in Calendasco “originem terreman duxit”, ugualmente S. Gerardo in Piacenza “originem duxit”. Nella Cattedrale piacentina troviamo murata sulla parete destra della prima campata, a sinistra della porta laterale che immette ai chiostri, una lapide sepolcrale del canonico e Diacono del Duomo Nicolò Copallati Della Porta, che fu anche Arciprete di Settima in cui si legge traducendo dal latino: “+1349 11 del mese di luglio – Sepolcro del Signore Nicola dei Copallati – Della Porta canonico – di questa Chiesa Maggiore – di Piacenza e arciprete – della pieve di Settima”. I monumenti di Piacenza riguardano un ramo della Famiglia Della Porta, i Coppalati o Copallati; il Santo piacentino Gerardo fu del ramo dei Della Porta che poi si chiamarono Porta-Puglia in seguito alla presunta origine pugliese. Anche nella Basilica di S.Antonino, all’esterno vi è una arca lapidea del secolo XIV sepoltura di un discendente Coppalati-Porta.
A Potenza, nella Lucania oggi Basilicata, si ingegnò nell’educare ai buoni costumi i giovani inclini al male ed aprì una scuola per tutti in cui gratuitamente insegnava con “singulari humanitate ac patientia”. Eletto Vescovo della città divenne modello per il popolo, già da vivo fece un miracolo straordinario: trovandosi presso il luogo detto di S. Maria, per la calura estiva le genti soffrivano la sete, venne a mancare il vino, Gerardo si fece portare acqua dalla vicina fonte e con un segno di croce la tramutò in vino: gli fu concesso “Cana Galileae renovare miraculum, et ita suos mirabiliter recreare”.
Per otto anni resse la Chiesa potentina fino al giorno della sua morte il 30 ottobre 1119, molti i miracoli succedutesi, tra i quali ciechi che riebbero la vista, guarigione del paralitico.
Il 30 maggio si celebra a Potenza la Festa della Traslazione delle Reliquie alla Cattedrale avvenuta nel 1250, in questa occasione si svolge la famosa manifestazione civico-sacra di San Gerardo e i Turchi. La processione consiste in una nave, con un drappello di cavalieri vestiti alla turca, segue il Carro medioevale di S. Gerardo e in carrozza siede il Gran Turco con valletti seguito da alabardieri cristiani;si ricorda con questo solennissimo evento la vittoria sui Turchi per intercessione del Santo.
Questo insigne piacentino che tanto ha segnato la storia di un territorio della nazione e che riscopriamo con curiosità e affetto, così come auspica don Messina nella sua lettera: “...possa riuscire utile per una migliore conoscenza – e spero devozione – del vostro e del nostro Santo...”. Come San Corrado Confalonieri anche San Gerardo Della Porta Patrono di Potenza possa con iniziative culturali-religiose future essere un nuovo stimolo per la crescita orgogliosa della terra di Piacenza che sempre più spesso mostra d’avere degnissimi avi che segnarono tempi e luoghi lontani e che accrescono l’identità piacentina.
Umberto Battini
 
articolo tratto dalle pagine della Cultura
del quotidiano di Piacenza "Libertà"
di domenica 25 luglio 2010


16 agosto 2013

15 e 16 agosto 2013


Anche a Calendasco era documentato un antichissimo Oratorio a San Rocco nel luogo di Arena a circa 1 km dal borgo sul fiume Po.

SAN ROCCO e SAN CORRADO
Incontro in terra piacentina

Essendo molto sentita la festa di S. Rocco dai piacentini, proprio nel periodo agostano che segna la ricorrenza, vorrei proporre all’attenzione degli amici soprattutto sarmatesi questa riflessione storica basata sul documento dell’antica visita apostolica alla chiesa di Calendasco effettuata dal Vescovo mons. Giovan Battista Castelli il 16 dicembre 1579.

Già il fatto che San Rocco sia inscritto nel Calendario e Ufficio Liturgico del Terzo Ordine Francescano - oppure Regolare (TOR) che dir si voglia - era stata per me una scoperta importante! Infatti questo santo, veneratissimo nel Piacentino, secondo la Tradizione è appena successivo nei suoi accadimenti di vita, a San Corrado, ed anzi per certi anni, la loro vita si intreccia nel piacentino: intendo quando il nostro santo Corrado già era ritirato nel romitorio di Calendasco del 'gorgolare' (appresso al mulino), con la comunità retta dal superiore frate Aristide.

Il prezioso Registro originale è in Archivio della Curia di Piacenza e in microfilm presso l’Archivio di Stato di Piacenza. Per sviluppare questa intrigante ipotesi di un possibile incontro tra i due Santi Penitenti Rocco e Corrado mi servirò oltre che del citato atto anche dello studio storico rocchiano del Diedo e d’altri suoi estimatori.

Lo spunto mi è dato da questa parte del manoscritto: “In predecto territorio de Calendasco” sottoposto alla chiesa parrocchiale è “oratorium nuncupatum sub vocabulum Sancti Rochi posito in loco arene” ove risiede il Signor Rizzolo ed è “in territorio diciti loci Calendaschi ed quo est profanatum et nihil habet in bonis, et non habet aliqua paramenta...”.

Dalla carta deduciamo che il culto a San Rocco era esistente: santo penitente terziario, venerato principalmente contro la peste e anche assurto a protettore dei pellegrini e ascritto ufficialmente nel Registro dei Santi del Terzo Ordine Francescano. La località di Arena, ancor oggi abitata è sulla “strata romea” cioè la via Francigena che dirige a Calendasco ed al porto del Po.

L’oratorio in Arena nel 1579 è ormai desueto e profanato, cioè non più in uso, questo significa che doveva avere un’antica fondazione e quindi abbastanza remoto risalente alla prima divulgazione del culto rocchiano in terra piacentina, come appunto fu in Sarmato e nella stessa Piacenza.

Possiamo con certezza affermare che un tempo, cioè prima della profanazione o più semplicemente dell’abbandono, fosse dotato di propri arredi e paramenti per la sacra liturgia ed anche adorno di pitture al Santo Rocco.

Purtroppo oggi dell’oratorio si è persa completa memoria e non è desumibile sapere ove fosse la sua costruzione lungo la strada nel luogo di Arena e anzi si crede certamente abbattuto nel tempo proprio perché diroccato.

Certezza vuole però che questo oratorio dedicato a San Rocco sorgesse al ridosso della strada principale diretta al borgo sul Po: ancora oggi questa piccola frazione sorge lungo l’asse viario principale ed è segnalata già come frazione, nominata quale Arena, in mappe del tardo 1500 ed in carte notarili molto più antiche che indicano terre e possedimenti in Arena territorio di Calendasco.
E' storicamente certo che i Terziari ospedalieri - quali in Calendasco - di cui anche s. Rocco è un 'infermiere itinerante' (così lo definiscono gli storici per il fatto che itinera da ospitio in ospitio proprio al servizio degli infermi), sono con quelli viventi nei romitori, i primi 'congregati' per una risoluzione alla Regolarità dei Terziari, e il "romitorio" di Calendasco è tra i 'fondanti'.
Dicevo di San Rocco: ebbene scopro che Studi eminenti, quali quello di mons. Fusaro, ci donano riferimenti storico-critici molto interessanti, in sintesi:

-lo storico Diedo dice s. Rocco nato nel 1295 e morto nel 1327

-un altro studio ci informa che fino ad argomenti più decisivi le date cui attenersi circa la vira rocchiana sono quelli forniti dal Diedo e non il 1345-1377 come alcuni ipotizzano.

-il Maurino propende per le date ultime mentre p. Filippo da Bergamo e il domenicano Maldura sono per la data prima

-monsignor Ceroni Professore del Pontifico Seminario Vaticano sostiene le date tradizionali 1295-1327.

Se le date prime fossero confermate (ne le prime ne le ultime lo sono con certezza ma aperte a studio e ipotesi) vediamo una coincidenza piena con l'epoca del piacentino San Corrado.
Ovvio che l'incertezza sulle date del santo Rocco non ci spinge oltre, di storico rimane la permanenza nel piacentino, presso il territorio di Sarmato, e che era penitente terziario anche se questo aspetto viene raramente messo in luce non ostante sia bianco su nero e nell’immaginario comune San Rocco rimane un anonimo laico che visse cristianamente: così non è, aveva un ideale che lo spronava, molto diffuso in quegli anni come documentano le Fonti, ed era appunto l’ideale terziario penitenziale francescano.

Stando alle date di vita di San Rocco fornite dagli studi del Diedo è logico e probabile pensare anche 'storicamente' di un incontro tra i due santi citati.

Scrive il p. Fredegando da Anversa autorevole storico:

"... A misura che crescevano la vita spirituale e l'operosità pubblica dei Terziari aumentava anche il loro attaccamento reciproco e si moltiplicavano le loro adunanze (vedi il grandioso Capitolo di Piacenza del 1280). In molti luoghi essi aprirono degli ospedali e degli ospizi per i poveri e pellegrini, dove necessariamente alcuni fratelli dovevano prendere dimora..."
Comunque il fatto notevole è che i due Santi hanno lo stesso ordine terziario: san Rocco come pellegrino-infermiere e san Corrado Confalonieri penitente-romita.

Nelle piccole curiosità storiche a volte si nascondono grandi illuminazioni, San Rocco e S. Corrado alla fine li scopriamo degnamente riscoperti e venerati nella loro Piacenza.

Umberto Battini





5 agosto 2013

LA NOSTRA ESULTANZA


Domenica 4 agosto 2013. Cattedrale di Noto, ore 18.30: Festa sia!
La Storia "maiuscola" e la Devozione si ripetono, da secoli in quel di Noto.
Pietà popolare allo stato massimo, cioè alla commozione!
Intanto vi rimando al sito corradiano per addentrarvi nella Vita e nella Spiritualità corradiana: www.araldosancorrado.org
Ebbene, domenica con la Discesa dell'Arca del Santo che viene traslata dalla sua cappella all'altare maggiore, si sono aperti i festeggiamenti ufficiali estivi.
Il programma del mese, con processioni e riti connessi lo ritrovate sul sito che ho sopra elencato.
E' un tripudio di "Evviva San Currau!", ed è pietà popolare allo stato puro: quella che porta dritti dritti ad interrogare il cuore, la mente e la coscienza.
Da lì si arriva a Gesù, al Santo Tabernacolo e alla Vergine Maria!
Non lasciatevi suggestionare da imbonitori bacchettoni, San Corrado porta alla Chiesa perchè il Patrono stesso ce ne dà esempio! Lui che vive nel Cielo tra i Santi e che ci è Protettore amorevole!
Quante grazie dispensa ancora oggi ai fedeli netini e non solo, lo potete sentire dalla voce viva della gente.
Felice Festa amici netini! A presto.