UNO STUDIO IMPORTANTE TRA I TANTI
IL VOLUME DEL 1890 DEL VERATTI
ECCO L'ESTRATTO DI UNA PREDICA
dal volume S. Corrado
Confalonieri Cenni Storici
stampato a Noto nel 1890, editrice Zammit di Noto
il testo qui proposto è preso dalle pagg. 60-61
Predica in lode di S. Corrado
Piacentino
Del M.
Rev. P. Don
Paolo Aresi
Cherico
Regolare. Fatta da lui nel Duomo
di
Piacenza, l'’anno 1616 a dì
19 dì febbraro; correndo la
feria sesta dope le Ceneri,
In Piacenza MDCXVI.
Per gli
Heredi di Giovanni Bazachi.
Con licenza de'
Superiori.
È premessa una Dedicatoria.
Al miracoloso Padre, e
grande
Eremita Corrado santissimo,
sottoscritta da
Alberto Degani Sacerdote Piacentino,
e Cappellano d’esso
S. Corrado; il quale
aveva ottenuto, per farlo stampare,
il panegirico
dall'Autore, uno fra
tanti celebri Predicatori
d'allora.
Seguono componimenti in versi latini e volgari
convenientissimi al pessimo gusto di quel colebre
predicatore.
Il quale si vede uomo di molto ingegno e di
molta dottrina, ma al
tutto perduto dietro l'andazzo del tempo, a
ghiribizzare in giochetti di parole, e metafore
sperticate, e quante
altre stranezze correvano allora per
vaghezze e sublimità
di stile. — Dal nome del Santo
piglia l'assunto del
discorso.
«…chi
non vede che nella
sua
fronte,
e
nella
sua
prima sillaba porta scolpito il cuore ? le
seguenti poi in
due maniere possono con la
prima congiungersi: Cor
rado, questa
è la prima; Cor addo,
questa é la seconda:
nella prima si fa menzione
di togliere e di radere: ed
ecco l'offizio dello
Scultore; nella seconda di aggiungere,
ed ecco quello del Pittore. E
meritamente ambidue nel
l'istesso nome comprendonsi :
perché sogliono andar
sempre congiunte quest'arti,
e non toglie mai Dio, se
non per dare.
Su
dunque, veggiamo
come il cuor di
Corrado
fu disposta materia per ricevere, e come in
fatti ricevè
gli effetti meravigliosi, benché fra lor diversi, della scultura e della
pittura del celeste Artefice, che ad
imitazione poi di
lui,
apprenderemo anche noi, la maniera
di renderci capaci di così gran bene.»
A
fronte di questa analisi del nome Corrado, rimane
pressoché
sbiadito il pensiero suggerito al panegirista
dal cognome Confalonieri.
«....
lascio l'esser egli
(San
Corrado)
germe di nobilissima radice,
che fu la famiglia
Confalonieri, e per
antichità, e per numero d'uomini
illustri nelle lettere, e
nell'armi, ben degna di portare
fra l'altre il
Confalone… »
Degna di tutto il resto
è la descrizione dell' incendio.
«Andava egli un giorno, cacciato da gl'impetuosi
veltri de' suoi capricciosi affetti, a caccia in una foresta : e per far preda di una timida lepre,
che in un cespuglio
di spine ricovrata si era, troppo arditamente vi pose
attorno il fuoco, il quale a guisa di cacciatore anch'egli,
e qual veloce levriero, talmente affrettò i passi che prima
che se gli potesse por freno,
disertò quasi il paese... »
Cav.
Bartolomeo Veratti
dal volume S. Corrado
Confalonieri Cenni Storici
Noto 1890, editrice Zammit
testo dalle pagg. 60-61
libro dall'archivio privato U B
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