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23 marzo 2026

LIBRO DEL 1890

UNO STUDIO IMPORTANTE TRA I TANTI
IL VOLUME DEL 1890 DEL VERATTI
ECCO L'ESTRATTO DI UNA PREDICA
dal volume S. Corrado Confalonieri Cenni Storici
stampato a Noto nel 1890, editrice Zammit di Noto
il testo qui proposto è preso dalle pagg. 60-61 
Predica in lode di S. Corrado Piacentino
Del M. Rev. P. Don Paolo Aresi Cherico Regolare. Fatta da lui nel Duomo di Piacenza, l'’anno 1616 a dì 19 dì febbraro; correndo la feria sesta dope le Ceneri, In Piacenza MDCXVI. 
Per gli Heredi di Giovanni Bazachi. Con licenza de' Supe­riori.

È premessa una Dedicatoria.  
Al miracoloso Padre, e grande Eremita Corrado santissimo, sottoscritta da Alberto Degani Sacerdote Piacentino, e Cappellano desso S. Corrado; il quale aveva ottenuto, per farlo stampare, il panegirico dall'Autore, uno fra tanti celebri Predicatori d'allora. 
Seguono componimenti in versi latini e volgari convenientissimi al pessimo gusto di quel colebre predicatore. 
 Il quale si vede uomo di molto ingegno e di molta dottrina, ma al tutto perduto dietro l'andazzo del tempo, a ghiribizzare in giochetti di parole, e metafore sperticate, e quante altre stranezze correvano allora per vaghezze e sublimità di stile. — Dal nome del Santo piglia l'assunto del discorso.

«…chi non vede che nella  sua  fronte,   e   nella   sua prima sillaba porta scolpito il cuore ? le seguenti poi in
due maniere possono con la prima congiungersi: Cor
rado, questa
è la prima; Cor addo, questa é la seconda:
nella prima si fa menzione di togliere e di radere: ed
ecco l'offizio dello Scultore; nella seconda di aggiungere,
ed ecco quello del Pittore. E meritamente ambidue nel
l'istesso nome comprendonsi : perché sogliono andar
sempre congiunte quest'arti, e non toglie mai Dio, se
non per dare
.  Su dunque, veggiamo   come il cuor di
Corrado fu disposta materia per ricevere, e come in fatti ricevè gli effetti meravigliosi, benché fra lor diversi, della scultura e della pittura del celeste Artefice, che ad imitazione poi di lui, apprenderemo anche noi, la ma­niera di renderci capaci di così gran bene.»

A fronte di questa analisi del nome Corrado, rimane
pressoché sbiadito il pensiero suggerito al panegirista
dal cognome Confalonieri. «.... lascio l'esser egli (San
Corrado)
germe di nobilissima radice, che fu la famiglia
Confalonieri, e per antichità, e per numero d'uomini
illustri nelle lettere, e nell'armi, ben degna di portare
fra l'altre il Confalone… »

Degna di tutto il resto è la descrizione dell' incendio.

 «Andava egli un giorno, cacciato da gl'impetuosi    veltri de' suoi capricciosi affetti, a caccia in una foresta :  e per far preda di una timida lepre, 
che in un cespuglio di spine ricovrata si era, troppo arditamente vi pose attorno il fuoco, il quale a guisa di cacciatore anch'egli, e qual veloce levriero, talmente affrettò i passi che prima che se gli potesse por freno,  disertò quasi il paese... »

Cav. Bartolomeo Veratti

dal volume S. Corrado Confalonieri Cenni Storici
Noto 1890, editrice Zammit
testo dalle pagg. 60-61 
libro dall'archivio privato U B 
 
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