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22 settembre 2026

L'AREA DELL'INCENDIO CORRADIANO

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
    agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.

Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? 
A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo preso dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini

il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato e dei Fondi citati

se copii cita autore e web  
 


20 settembre 2026

IL CASTELLANO DI CALENDASCO NEL 1547

Loisi Confalonier 1547
FEUDATARIO  PASSATO ALLA STORIA
Da Calendasco a Piacenza nel PLAC

di  Umberto Battini
      storico locale/agiografo di San Corrado Confalonieri

PallavicinoLandiAnguissolaConfalonieri
 
Il famosissimo quartetto, che dai cognomi dei feudatari congiurati, venne passato alla storiografia con l’iniziale del loro cognome e da qui il PLAC (che era anche l’abbreviazione però riferita a Piacenza, sulla moneta coniata dal povero assassinato).
 
Tra i maggiori nobili piacentini era appunto anche Giovanluigi Confalonieri castellano e feudatario di Calendasco; Giovanluigi amava Calendasco, quel piccolissimo borgo a due passi dal fiume Po e a quattro passi dalla città.
 
E’ molto interessante un fatto: i quattro del PLAC per “passare” la città all’imperatore Carlo V si unirono in congiura per disfarsi del dominio Farnese.
 
Era stato nominato a capo del ducato di Parma e Piacenza il figlio di papa Paolo III Farnese, cioè Pierluigi. 
Tralascerò di entrare in dettagli o diatribe storico/politiche che nel tempo e fino al tutt’oggi ci sono tra gli storici: cioè se questo omicidio abbia o meno portato benefici alla città di Piacenza.
 
Pierluigi Farnese in un ritratto del Tiziano e il castello dei Confalonieri a Calendasco

Noi di Calendasco vantiamo nei Confalonieri appunto due insigni personaggi: uno è il santo francescano Corrado (nato nel castello del paese nel 1290) e l'altro Giovanluigi, congiurato nel 1547.
 
Stessa casata ma due stoffe diverse, anche se, nei carteggi d’archivio di Stato che ho potuto visionare mai mi è apparso un fatto negativo di questa casata dei Confalonieri nei confronti del bene del paese di Calendasco che dominavano in tutto il suo circondario, ma anzi apparivano molto ben disposti verso la gente e l’arciprete che reggeva la loro parrocchia.
 
L’assassinio avvenne il 10 settembre 1547. 
Il papa stesso aprì un’indagine. 
 
Qualche anno dopo Piacenza tornò nelle mani dei Farnese ma per la confisca dei beni del congiurato ci vollero quasi 40 anni! E l’unica vendetta dei Farnese sul Confalonieri di Calendasco fu che lui dovette andare a vivere fuori dal ducato, e si scelse Milano dove fu creato Capitano di Giustizia! 
 
Ed i proventi della vendita del castello di Calendasco e di tutto il suo ricco feudo, furono versati dal Landi direttamente a Giovanluigi. Ed il Landi fu per Calendasco un degno feudatario successore dei Confalonieri. 
Ma in un prossimo mio lavoro, un voluminoso libro/studio si conterranno anche documenti e più precise notizie su questo ed altri fatti che fan bella la nostra terra, ricca di storia e aneddoti dimenticati.
 
Umberto Battini


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IL CAVALLO DA POCO ANNO 1219

IL RONZINO PAGATO CARO
DAL COMUNE DI PIACENZA NEL 1219
 
 
da ILPIACENZA.it quotidiano online
di domenica 20 SETTEMBRE 2026
articolo di UMBERTO BATTINI
 

 

 

REPENTITE NEL MEDIOEVO

UN ARTICOLO STORICO IMPORTANTE
LE EX PROSTITUTE CONVERTITE 
dal quotidiano online ILPIACENZA.it
 
articolo del 13 settembre 2026
di Umberto Battini
 



IL RONZINO ANNO 1219

UN CAVALLO DI POCO CONTO
RISARCITO DAL COMUNE DI PIACENZA
AD UN SERVO NEL 1219

articolo di Umberto Battini
dal quotidiano online ILPIACENZA.it
di domenica 20 settembre 2026




 

19 settembre 2026

VOCE ALLA STORIA E AI DOCUMENTI


ILMIOVIAGGIOAPO PROGETTO RIUSCITO

MOSTRA EVENTO E RACCOLTA FOTO VIDEO
UN PROGETTO CHE E' ORMAI UN TESORO DELLA MEMORIA 

 
E' un bel progetto quello de ILMIOVIAGGIOAPO che si staglia in più anni, andando a ritroso, per raccogliere video ed immagini del Po, del suo cambiamento stagionale, delle sue piene, piccole o grandi.
Un Archivio che raccoglie ormai centinaia, se non migliaia di foto e video relativi al Po, al tratto di circa 20 km di una sponda piacentina. Con incursioni anche su sponda Lombarda del Grande Fiume.
Tra foce Lambro, foce Tidone e foce Trebbia.
Interessante la Mostra Evento del 2023 sull'Antropocene Archeologia di Plastica, che si è tenuta a Calendasco sotto l'antico Portico del Romitorio ospitale francigeno, oggi di proprietà privata. Luogo importante per la storia del paese.
Per quella Mostra di oggetti , strambi, variplastici e ferrosi, rinvenuti nel Po in secca, che inquineranno le acque del fiume e le falde per centinai di anni, arrivò anche la Rai Tv per un servizio per il Telegiornale. Insomma un fatto importante, in ogni aspetto.
 
L'Archivio foto e video ed il Progetto ILMIOVIAGGIOAPO è realizzato da Umberto Battini, appassionato cultore del Grande Fiume e divulgatore storico.
 


NEWS IMPORTANTISSIME STORICHE

Dalla ricerca d'Archivio di Stato compiuta anni fa a Piacenza, Parma e Milano, nei documenti in copia dagli originali, archiviati e registrati nei mie studi e ricerca sul campo, ho rinvenuto molto materiale importantissimo sui Confalonieri, materiale dagli originali.

Averli ripresi in mano è stato cruciale, me ne ero quasi scordato, d'altra parte possiedo un archivio personale in copia di quando frequentavo assiduamente gli Archivi, di centinaia di pezzi notarili, in fotocopia e nel caso di pergamene, in fotografico. 


LA PRIMA DAMNATIO MEMORIAE

 
ERA IL 1315 E A PIACENZA
DOMINAVA IL GHIBELLINO
GALEAZZO VISCONTI MILANESE
Nemico giurato dei Guelfi e delle sue Casate
compresi i Confalonieri
 
Dopo l'incendio ed il pagamento del danno, Corrado è in miseria, abbandonato dalla sua famiglia, feudataria di Calendasco, e riceve la sua prima Damnatio Memoriae cioè Dannazione della memoria, che significava essere cancellato dagli appartenenti alla famiglia.
 
Il dato storico racconta che la sua famiglia gli versò la sua parte di eredità, che Corrado usò appunto per estinguere il debito del danno.
 
I Confalonieri rimasero feudatari e capitani Militi vescovili in quel luogo. 
 
immagine qui sotto creata con IA da U B - il castello è però quello originale visibile ancora oggi


 



THE LETTERS OF 1610

DOCUMENTARY HISTORY
THE LETTERS OF 1610

Saint Corrado Confalonieri
and the historical link between Piacenza and Noto

The three fact-finding letters sent by the Jurors of Noto in 1610
 
 
by Umberto Battini
     historian of S. Corrado
 
 
particular of the signature

Since the distant Middle Ages of the 14th century, an uninterrupted line has run between the lands of Piacenza and Sicily: the noble soldier S. Corrado Confalonieri stops his clothes and pomp and, donning a gray tunic, sets out for holiness in the land that loved him most in life and death, the Ingenious Noto. 

But the relationships between the native land and the land of adoption, regarding the history and human and then spiritual valorization of the Holy Hermit, have developed over the centuries in relation to the unfolding events that led from Noto to the elevation of this virtuous man of faith to the altars.

In fact, based on current historical evidence, we must place the real rediscovery of this illustrious saint from Piacenza in the early 1600s, when, at the hands of the Elders of the city of Noto, the city of Piacenza was notified by sending three letters that arrived on 28 April 1611, one addressed to the person of the Duke Farnese, one to the Bishop and another letter to the Elders who had the government of the city, in the letter expressly asked for archival research on Saint Conrad. 

Even the Netini Elders themselves point out in these letters some historical data already in their possession, such as the fact that he had been married to a noblewoman from Lodi named Eufrosina who later became a Poor Clare nun and that he had been feudal lord of the Piacenza castle of Calendasco.

But it is this last statement made by the Netini Jurors that takes on a very important value for Corradian historiography. In fact, the Confalonieri family was feudal lords of Calendasco for several centuries, exercising dominion over this rich land attached to the Po River, northwest of Piacenza, from the mighty manor.  

image with AI created by UB

And that the Confalonieri family was among the preeminent of the city, while maintaining this feudal prerogative from the village, is evidenced by the fact that one of the four conspirators who killed Duke Pier Luigi Farnese, son of Pope Paul III, in 1547 was Giovanluigi Confalonieri himself, a feudal lord living in Calendasco, as shown by the documents of the Farnese confiscation concluded in 1586.

These events certainly did not help to ensure that the deeds of the Holy Hermit, beloved in Noto but also now throughout Sicily and the south, spread throughout his homeland, precisely because a distant great-grandson of his participated in this terrible event which all the major historians and politicians of that time dealt with. 

Proof of this is that only sixty years later and after the confiscation was concluded, with the expulsion of the offender forced to move to Milan, the Piacenza saint was finally made official and promoted in Piacenza too, we are precisely at the beginning of the 17th century.


Umberto Battini
historian of S. Corrado Confalonieri
 

THE TEXT ABOVE IS A SUMMARY OF A MORE SUBSTANTIAL WORK  
 


THE BIRTH OF CORRADO

IN THE FIEFDOM OF THE CONFALONIERI
GUELPH SOLDIERS OF THE BISHOP OF PIACENZA


This is how we could imagine, adding a little romanticism, the birth in the castle of Calendasco of Corrado Confalonieri, from nobleman to hermit saint 
 
In the background, as the landscape still appears today from the top of the manor tower, stands the large plain with the Po River to the north.
The Bishop of Piacenza places a fixed point on the birth date in 1617, who in the Legate Sancti Conradi, written by the curial and imperial notary, in the Bishop's Palace in Piacenza, at the behest of Count Landi, gives us this historical data.

And all this happened after the Letters of the Administrators of the Sicilian City "the Jurors" arrived from Noto in 1610, asking for historical research and information on Saint Corrado, patron saint of the City of Noto for several centuries.
These historical data have been extensively studied and presented publicly, and published in some Books dedicated to S. Corrado.  
 
IMAGE WITH AI created by UB

 

20 ANNI FA GLI "INEDITI" CORRADIANI

UN LIBRO PREZIOSO
UNA FONTE STORICA
Il volume sarà ripresentato online su facebook in questo inizio autunno