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20 luglio 2015
2 AGOSTO A NOTO
XXIII TRASLAZIONE
DELL'ARCA DI SAN CORRADO
Noto la città di San Corrado!
Domenica 2 agosto alle ore 3 del mattino momento di preghiera e poi parte la processione verso il Santuario.
San Corrado resterà nella sua grotta amata fino al 19 agosto.
La Traslazione è un evento religioso della Pietà Popolare che viene raramente e solo in eventi speciali resa possibile.
Quindi un momento di fedeltà e venerazione storico!
1515 - 2015 V Centenario della Beatificazione
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16 luglio 2015
E X P O CALENDASCO
Di strada ne ha fatta la Francigena di Calendasco e il nostro stracoccolato Fiume PO (inquinamento a parte) ne ha fatta passare d'acqua, erano gli anni '90.
Nel 990 ca. su quest'acque s'imbarcò tranquillo l'arcivescovo di Canterbury, stava tornando nella sua Anglia.
Passò il Fiume dal paese di San Corrado e da Corte Sant'Andrea sulla sponda opposta, s'apprestò su quell'itinerario.
Nel 2015 la Via Francigena - rispolverata dal 2000 per il Grande Giubileo - continua un lento, delicato e tormentato percorso burocratico di rilancio.
E' vero: la strada la fanno i camminatori, e chissà perché ce ne scordiamo e c'illudiamo di risolvere la questione Francigena anche e soprattutto con molte e troppe scartoffie.
Bhe ci vorranno anche quelle se è vero che il percorso storico passa per Comuni e luoghi, ma un pochetto di nostrana intraprendenza andrebbe lasciata "vivere" e intendo quell'intraprendenza che nasce dalla cultura e dall'approccio umano.
Comunque sia in questo 2015 anno Exponiano anche la Strada dei Pellegrini per eccellenza arriva là, nella MIlano estiva.
Ed il fatto è che venerdì 24 luglio all'EXPO il nostro antico paese con la sua storia si presenta al mondo e si presenta a quel mondo (si dice che ci sia tutto rappresentato lì) con la Via Francigena e il Guado di Sigerico che in sponda emiliana è proprio nel mio e nostro Calendasco!
Quanto con altri amici da quei lontani anni '90 si sia lottato per far emergere questo prezioso fatto storico-culturale e di turismo è un dato di fatto, ma che ora e qui non rimarco ne rivendico ne tantomeno polemizzo.
La Storia è una cosa Nobile, e portare anche all'Exponiano mondo Calendasco per me è già una vittoria, un fatto d'orgoglio, a prescindere dai risultati e dal dato francigeno.
Amo il mio paesello, sono devoto del Patrono Incendiario, e lì ci sono nato e ho tanti, tantissimi amici di ogni sesso ed età e così sia.
Umberto Battini
ragnarolo
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30 giugno 2015
ARTICOLO PIACENZA
articolo di Carmelo Sciascia
Siamo abituati a conoscere la religiosità del popolo siciliano, così come studiato al liceo, attraverso il Verga, nella famosa novella Guerra di Santi: una zuffa cruenta tra avverse fazioni che si sfidano con devozioni contrapposte. Nel caso di Verga la lotta tra San Pasquale e San Rocco. Questa concezione irreligiosa di professare una religione, ha una radice scettica così come era stata avvalorata, fuori dai confini regionali, dallo scettico Montaigne che così scrive: “Non temo di confessare che io facilmente porterei, se occorresse, una candela a san Michele e un’altra al suo serpente”. Questo in generale penso possa essere ancora valido, almeno per la forte componente pagana, presente in quasi tutte le feste religiose in Sicilia. Anche la festa del Monte di Racalmuto (il mio paese) raggiunge l’acme, ancora oggi, con una ragguardevole zuffa: la presa del cero, ben descritta da L. Sciascia ne “Le parrocchie di Regalpetra”.
Anche
Piacenza, ebbe nella stessa chiesa, il
culto comune di due santi: San Vittore e Sant’Antonino. Sant’Antonino (di cui
si sconosce l’anno e la città di nascita) diventa martire nel 303 quando San
Vittore aveva tre anni essendo nato nel 300. Morirà nel 375.Piacenza poco sa
del proprio patrono Sant’Antonino, ancora oggi per le notizie si fa riferimento
allo storico Campi, notizie confutate già nel settecento da un altro storico
piacentino: il Poggiali.
Piacenza
ignora (e ignorerà fino al seicento) un certo Corrado Confalonieri. Lo ignora
non come nobile rampollo dei Confalonieri di Calendasco ma come Eremita in quel
di Noto.
Solo
che contrariamente a Sant’Antonino, di Corrado Confalonieri da Calendasco
sappiamo tutto, con documentato puntiglio storico. Notevoli sono state le
ricerche e gli studi, numerosi i documenti e le testimonianze. Studi ed
incontri che continuano ancora a fornirci nuove conoscenze.
Sabato
20 giugno, nel salone del municipio di Calendasco ha avuto luogo il VI Convegno
Nazionale di studi corradiani. Il tema: Considerazioni storiche sui luoghi, i
documenti e il culto di San Corrado a Calendasco. Ricorre infatti quest’anno il
V centenario dell’indulto di beatificazione del Santo avvenuta a Noto nel 1515.
Corrado fu Santo per volontà popolare subito dopo la morte, quando per la
Chiesa era ancora Beato.
Moderatore
dell’incontro il poeta Claudio Arzani, ha salutato i presenti il parroco di
Calendasco Don Massimo Cassola che ha sottolineato la figura di Corrado come
pellegrino, un pellegrino illustre che ci porta a meditare sul tema
dell’accoglienza, accoglienza come caratteristica peculiare della comunità del paese. Diversi
sono i profughi ospitati in paese senza che vi sia nessun problema per i
residenti abituali. In un convegno
dedicato a San Corrado una testimonianza netina è d’obbligo. Una presenza
quella di Oscar Angelo Cannella da Milano che sottolinea la santità di Corrado
per grazia ricevuta. La sua è una delle tante testimonianze che si trovano
anche nel museo degli ex-voto a Noto. Da bambino era affetto da una grave
malformazione ossea, un processo degenerativo di calcificazione che lo avrebbe
portato all’immobilità, la madre lo depose sull’urna del Santo all’età di nove
anni e da quel momento iniziò una lenta ma totale guarigione.
Dopo
questi preliminari di carattere squisitamente devozionale, la parola agli
storici. Il primo ad intervenire è Gianni Battini, cultore di storia locale. La
sua testimonianza parte da lontano, dal ritrovamento dei sette pugnali di selce
che testimoniano già in periodo preistorico la presenza dell’uomo in territorio
prossimo al Po, dove si pensava ad una presenza dell’uomo in epoca più tarda,
per un’apparente inospitalità delle caratteristiche territoriali. Oltre che manufatti,
sono state nella zona trovate tracce di
abitazioni (capanne) risalenti al 900 a.c. Calendasco fu sicuramente villa
romana, cioè case e cascine sparse nella campagna in prossimità del Po, ma non
è da escludere un’origine celtica, il significato del territorio sarebbe “luogo
vicino a una foresta”. Sicuramente il maggior sviluppo si ha con
l’attraversamento delle vie di comunicazione, con la derivazione di una
bretella della via postumia che giungeva al porto sul fiume, il futuro passo di
Sigerico, che conduceva verso Pavia,
proseguendo verso la Gallia e collegandosi al Lambro, verso Milano. Nel
1154 queste terre videro anche
l’accampamento dell’imperatore Federico Barbarossa e la famosa Dieta di
Roncaglia (per alcuni storici il luogo sarebbe stato Somaglia). Il tema, dai
Celti a San Corrado, è stato così ampiamente trattato come premessa storica
della realtà locale, humus culturale dove nacque ed operò il giovane Corrado
Confalonieri.
Le
grandi vie di comunicazione, dai romani al medioevo sono state illustrate dallo
storico Fausto Chiesa. Interessante capire come accanto alle vie di
comunicazione si siano formati gli xenodochi e quali erano quelli presenti a
Caledasco. Gli xenodochi erano luoghi preposti a “ricevere ospiti” come dalla
genesi compositiva del termine stesso. Sorti accanto alle vie più importanti
erano di sostegno ai viaggiatori ed ai pellegrini, numerosi infatti si
trovavano sulla via Francigena e sul cammino di Santiago de Compostela. Gestiti
da frati, costituirono un embrione dei futuri complessi episcopali. Importante
quello gestito dai monaci di San Colombano di Bobbio. Così lo storico Chiesa:
“Lungo la via Postumia che in seguito verrà definita Romea o Romera, invece,
era più facile trovare degli hospitali, che davano assistenza anche e
soprattutto sanitaria, così fu quello di
Sant’ Elena di Rottofreno, oppure di Ponte Tidone annesso alla chiesa, ben
visibile ancor oggi, seppure ridotto maluccio. Superato il porto sul Po di
Suprarivo, dopo qualche chilometro i pellegrini, i viandanti si trovavano di
fronte l’abitato di Kalendasco, poche case esistenti in epoca longobarda e
prossimo alla città di Piacenza. La tradizione ci porta qui a rinnovare la
figura e l’importanza di San Corrado Confalonieri, del quale esiste tuttora
l’hospitio-romitorio a lui dedicato.”
Il
romitorio di Kalendasco era detto del “gorgolare” perché nei pressi di un
mulino ad acqua. Per questo la comunità religiosa, colà insediatasi, prese il
nome di Gorgolare. Fu qui che Corrado nato Confalonieri nel castello di
Calendasco nel 1290, rinasce all’età di
25 anni a nuova vita diventando francescano penitente. E qui che padre Giuseppe
Neri, postulatore del Terzo Ordine Regolare, venuto appositamente per il
convegno insieme ad un confratello da Assisi, pone l’accento sulla conversione
del Santo e sull’analogia con la scelta di San Francesco d’Assisi. Corrado vive
gioiosa gioventù (come del resto il Santo Poverello) ma l’incidente lo sradica.
L’incidente era avvenuto durante una partita di caccia, quando per stanare la
selvaggina nascosta nel folto della vegetazione, ordinò di appiccare il fuoco.
Il governatore di Piacenza Galeazzo Visconti, Vicario Imperiale fece
riconoscere colpevole un contadino del luogo. Fu allora che Corrado proclamata
la sua colpa e risarcito il danno, rinuncia al privilegio nobiliare, diventa
povero e si converte. Congiuntamente a sua moglie Eufrosina che scelse di
entrare nel monastero di Santa Chiara in Piacenza. Corrado chiede di essere
accolto all’Hospitio dei terziari francescani di Calendasco, si nutre di solo pane, dorme sulla nuda
terra. L’esperienza dura 5 anni, viene infine introdotto e veste l’abito grigio
dei penitenti. Pellegrino a Roma, in Terra Santa, a Malta, lo troviamo infine
in Sicilia, a Noto.
Perché
Noto? Ed è appunto questo Convegno a darci chiarimenti in merito. Umberto
Battini, infaticabile studioso, ricercatore ed organizzatore di eventi
corradiani ci prospetta la soluzione. Una curiosa premessa: ai tempi di San
Corrado i servitori e battitori per la caccia, erano detti ‘battini’. E come il
nostro Umberto ebbe a scrivere: “Non so quanto possa valere, di certo però, io
che mai ho praticato la caccia, ho l’onere di portare questo antico cognome”. E
lo porta benissimo, visto il grande contributo che ha dato alla ricerca storica
sul Santo: sua la scoperta, cercando negli archivi parrocchiali, del documento
attestante la nascita del Santo Eremita proprio a Calendasco. Ci dice il
Battini che già il territorio netino,
per peculiare conformazione e per tradizione bizantina, era meta di molti
eremiti, (come, altri parti del meridione, ad esempio nelle vicinanze di Monte
San Michele sul Gargano, dove ancora continua la tradizione greco ortodossa).
Non solo. Riporta il nostro storico documenti per cui nel 1296 era stato
assegnato ad un nobile Landi piacentino il feudo di Curmaracchia in Val di
Noto. Probabilmente Corrado ne era a conoscenza. Il Feudo perso dai Landi venne poi richiesto
tramite intercessione papale, senza nessun esito. Documentazione storica ineccepibile
quella del possesso piacentino di Curmaracchia, come ineccepibile potrebbero
essere i due accennati fattori determinanti nella scelta del Santo.
Le
rivelazioni di Battini continuano: cita
anche documenti ove si parla di scontri armati avvenuti nel 1313, l’assedio
della lombarda Soncino in quel di Cremona, con protagonista tal Corrado
Confalonieri. Visto che la conversione è databile nel 1315, potrebbe anche
essere che lo stesso giovane Corrado Confalonieri si trovasse a combattere
nell’anno 1313. Ultimo episodio riportato da Battini, la descrizione dei
festeggiamenti di San Corrado, avvenuti a Calendasco il 19 febbraio del 1912,
festeggiamenti avvenuti per tre giorni di seguito ed alla presenza di tre
vescovi, uno per ogni giorno. Sappiamo della presenza del vescovo di Piacenza,
di quello di Bobbio, mentre ignoriamo quale fosse il terzo vescovo (sarà un
ulteriore convegno a svelarcelo?).
Il
sindaco Francesco Zangrandi, ha
illustrato brevemente la storia del castrum burgi calendaschi. Mentre dettagliatamente
si è soffermato sulla storia recente e sui progetti di recupero. Progetti
presentati già nel 1985, ma che iniziano concretamente in seguito al reale
pericolo di crollo del tetto solo nel 2000, per proseguire nel 2002 con
l’acquisto di altre pertinenze del castello, portico e scuderia. Altri cantieri
si susseguono dal 2007 al 2013 e che vedono la sistemazione dello scalone di
accesso ed il recupero dell’area
cortilizia.
Per
finire si attende un ulteriore finanziamento per porre in essere un adeguato
sistema di illuminazione che ne esalti le caratteristiche architettoniche. Il
prossimo consiglio comunale vedrà la proposta per fare inserire la via
Francigena come patrimonio dell’umanità. Sarebbe l’inserimento UNESCO un grande
volano per un ulteriore rilancio del turismo della zona, che vedrebbe
protagonisti, la presenza del Castello, del Romitorio, del guado di Sigerico e
della figura di San Corrado, patrono di Calendasco da più di quattrocento anni.
Per
concludere Francesco Ferri, poeta piacentino, ha recitato alcuni componimenti in onore di San
Corrado.
Qui
potrebbe terminare il resoconto del VI convegno di studi corradiani. Ma così
non è, perché in realtà il convegno prosegue con una visita guidata nei luoghi
propri del Santo.
Visita
al Romitorio, dove la storia (di San Corrado) e l’arte (di Bruno Grassi) si
fondono e confondono, trasformando un luogo materiale in un altare di profonda
religiosità. Visita al Castello ed alle stanze, che videro nascere e crescere
Corrado, uomo d’armi e nobile Confalonieri. Visita alla chiesa, presenza
antica, almeno nel nucleo originale, la parte che riguarda l’altare, familiare
al Santo.
“Noto
è una delle più straordinarie città che si siano costruite in Europa… una delle
più raffinate realizzazioni di un’epoca che produsse Mozart e Tiepolo” (S.
Sitwell), è per definizione “il giardino di pietra”, un giardino che custodisce
nella propria Cattedrale, l’urna d’argento con il venerato corpo di San
Corrado, acclamato Santo, da beato, dal popolo netino fin dall’anno 1351.
Anche
a Piacenza, nonostante i Farnese abbiano cercato di cancellarne la memoria,
perché il Santo era della famiglia Confalonieri, si celebra San Corrado con molta solennità
ed a Calendasco per esattezza storica da
oltre 400 anni!
Carmelo
Sciascia
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23 giugno 2015
RELAZIONE CONVEGNO
UN CULTO ANTICO
CALENDASCO LA PICCOLA NOTO
In appendice al VI Convegno
Nazionale
di Studi corradiani
Considerazioni
storiche sui luoghi i documenti e il culto
di
S. Corrado a Calendasco
di
Umberto Battini
Un
sabato pomeriggio estivo, sulle concrete orme del Santo Incendiario, il Patrono
del borgo antico di Calendasco, sulla sponda destra del fiume Po, Patrono qui
da 400 anni.
Nel
lontano 1290 nel maestoso castello nasce un Confaloniere, un guelfo della
chiesa piacentina, il milite Corrado, lo stesso che nel 1315 causa uno
spaventoso incendio per futili motivi legati alla caccia di selvaggina, e sarà
costretto a chiedere asilo e conforto nel piccolo ospedale per pellegrini posto
sempre nel suo feudo, a poche centinaia di metri dal suo maniero.
Nel
pomeriggio di sabato 20 giugno nella sala del consiglio del Comune di
Calendasco si è reso un omaggio storico scientifico al Penitente francescano
San Corrado dei Confalonieri.
Un
evento molto sentito e importante, tra l’altro questo convegno che è stato
svolto nella sala municipale, assume un alto valore morale: S. Corrado che si
riappropria “anche” del suo mondo civico. Difatti il primo convegno di studi al
Santo nel 1998 si svolse nel romitorio-ospedale dei penitenti detto del “Gorgolare” ove si ritirò a vita religiosa,
poi anche nel poderoso castello, nella sala inferiore anni fa si tennero
conferenze sulla figura del Santo mentre in questo anno del V centenario della
sua beatificazione avvenuta a Noto nel 1515, lo scorso febbraio venne a
Calendasco una folta delegazione di pellegrini di Noto che avevano desiderio di omaggiare il Patrono donando
alla chiesa e al suo antico altare un maestoso e decorato cilio.
Mancava
appunto solo il palazzo del Municipio ad accogliere la memoria storica del
Patrono che con l’occasione del convegno si è potuto “conquistare” al Santo!
Calendasco
la Piccola Noto! E a ragione e ciò per tanti motivi: la nascita fisica nel
castello perché S. Corrado vi ha avuto “origine terrena”, poi la sua
conversione nell’ospedale tra i penitenti terziari francescani, il Patronato
testimoniato dalla documentazione da ben 400 anni, le Reliquie Insigni, i meravigliosi
grandi quadri e gli affreschi che decoravano le pareti e le volte della chiesa
che lo rappresentano. Ed anche la secolare Compagnia di S. Corrado con i
Registri con i nomi dei paesani a lui devoti, la statua, la campana dedicata,
il gonfalone e le testimonianze lasciateci per iscritto secoli fa dai parroci
circa la solennità della festa patronale del 19 febbraio ed infine il Legato
Sancti Conradi del 1617, un “monumento notarile granitico” che testimonia l’antichità
del culto del patronato e della nascita fisica del Santo in Calendasco del
milite feudatario della casata Confalonieri.
IL
CONVEGNO
Il
pubblicista e scrittore Claudio Arzani ha moderato gli interventi, si è aperta la
sessione con una breve introduzione per poi lasciare la parola di saluto ai
convegnisti e a tutti i presenti da parte del sindaco di Calendasco Francesco
Zangrandi e del parroco don Massimo Cassola.
Si
è ricordato che il VI Convegno era dedicato alla venerata memoria del parroco
di Calendasco don Federico Peratici e di p. Gabriele Andreozzi storico insigne
del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco di Roma.
Il
netino Angelo Adam Cannella ha portato la testimonianza di una grazia ricevuta
a Noto da S. Corrado quando era bambino quindi il moderatore ha dato la parola
al primo relatore, Gianni Battini che ha trattato dell’antichità della terra di
Calendasco fino ad arrivare al periodo corradiano, con l’ausilio di immagini.
A
seguire Fausto Chiesa che ha parlato degli antichi ospedali francigeni tra i
quali appunto quello longobardo di Calendasco che nel medioevo era gestito dai
penitenti francescani e luogo della prima accoglienza del santo.
E’
stata poi la volta di Francesco Zangrandi che con immagini e testi ha fatto un
excursus sui passati e futuri restauri del maniero del borgo, soffermandosi sul
restaurato cassettone del soffitto del salone superiore del castello abitazione
per alcuni secoli dei Confalonieri.
La
relazione di Giuseppe Neri Postulatore Generale del TOR di S. Francesco di Roma
ha disegnato le tappe della nascita dei penitenti, ricordando come nel 1280
proprio a Piacenza vi fu un capitolo importantissimo dei penitenti terziari
francescani e citando le tappe penitenziali di S. Corrado che iniziò il suo
cammino nell’ospizio del “Gorgolare” con frate Aristide.
Infine
Umberto Battini ha trattato di nuovissime tracce di indagine storica, quale la
scoperta di un feudo piacentino del Landi in Val di Noto nel 1296, e la notizia
clamorosa del “ritrovamento” di un Corrado Confalonieri assediato in un
castello nel 1313, due anni prima del suo incendio del 1315!
Quindi
sono state mostrate le immagini inedite ritrovate recentemente di
documentazione d’archivio relativa al culto secolare al Patrono di Calendasco
che mostra come la devozione fosse radicata a Calendasco, al punto che da Noto
furono donate dai Vescovi due reliquie Insigni nel 1907 e poi nel 1927 e di
come i discendenti di Piacenza del santo Corrado assieme ai vescovi di Piacenza
e Bobbio venissero per la data del 19 febbraio a solennizzare la patronale.
Anche
diversi affreschi della vita di S. Corrado, oggi sotto lo scialbo, furono
realizzati in chiesa e festeggiarono con sfarzo liturgico il IV Centenario
della beatificazione con la partecipazione del Vescovo di Piacenza e quello di
Bobbio e grande concorso di popolo alle messe e alla processione!
Il
poeta piacentino Francesco Ferri ha recitato alcuni sui versi dedicati al Santo
Corrado e con le domande dei presenti si è poi arrivati alle conclusioni
affidate al moderatore.
I
presenti hanno poi potuto visitare il convento del “Gorgolare” e la chiesa per
poi terminare la serata sulla piazza del castello ove era stata allestita la
cena medievale “Alla Corte dei Confalonieri” con grandissima partecipazione di
popolo e animatori in abito medievale, armigeri, mangiafuoco e musica con
tamburi e ghironda.
Sotto
al portico del castello era visibile una mostra fotografica a cura del netino
Luigi Beltrami con immagini che ricordavano la venuta dei netini a Calendasco
nello scorso febbraio con il dono del cilio. Una degnissima giornata corradiana
nel ricordo di questo grande Santo piacentino che in questo anno veneriamo
nella memoria del V Centenario della beatificazione, sempre in unione d’intenti
con la città di Noto che ne conserva devotamente le spoglie mortali.
Umberto Battini
Studioso di S. Corrado Confalonieri
LE FOTO
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| CLAUDIO ARZANI pubblicista e scrittore, Moderatore del Convegno Nazionale di Studi |
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| ANGELO ADAM CANNELLA narra il miracolo che ha avuto da bambino da S. Corrado |
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| DON MASSIMO CASSOLA Parroco di Calendasco, il saluto ai convenuti |
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| FRANCESCO ZANGRANDI Sindaco di Calendasco oltre ai saluti ha fatto una relazione sui restauri del castello |
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| GIANNI BATTINI Storico locale "Dai Celti a S. Corrado" |
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| FAUSTO CHIESA Storico e scrittore parla degli xenodochi e di quello di Calendasco |
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| GIUSEPPE NERI Postulatore Generale del TOR S. Francesco di ROMA parla dei Penitenti e S. Corrado |
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| FRANCESCO FERRI poeta piacentino recita poesie dedicate al Santo |
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| uno scorcio della SALA CONSIGLIARE di Calendasco luogo del Convegno |
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| un gruppo di Relatori ed alcuni partecipanti |
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| UMBERTO BATTINI al centro vicino al Frate del TOR ha mostrato nuovi documenti inediti clamorosi |
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| Antonino Alicata netino con alcuni amici ha partecipato al Convegno |
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| verso sera sulla piazza del castello si prepara la festa medievale |
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| armigeri, dame e cavalieri alla cena "ALLA CORTE DEI CONFALONIERI" |
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18 giugno 2015
28 maggio 2015
20 GIUGNO 2015
UN SABATO
DI CULTURA
A CALENDASCO
DI CULTURA
A CALENDASCO
- La Marcia non competiva sulla Via Francigena
- una mostra sul PO
- una mostra di immagini della venuta dei Netina a Calendasco in febbraio
- la cena in costume "Alla Corte dei Confalonieri" sulla piazza del Castello di San Corrado
- il IV Convegno Nazionale di Studi Corradiani
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19 maggio 2015
reMIVEri al BOSCO
AL BOSCO
di CALENDASCO
Abbiamo avuto la fermata straordinaria dei vogatori della San Cristoforo di MILANO
che stan rifacendo l'Idrovia Milano-Venezia a remi
e li abbiamo accolti alla cava del Bosco con una mega grigliata
domenica 17 maggio 2015
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14 maggio 2015
VOGATORI reMIVEri 2015
FERMATA STRAORDINARIA
DELLA MILANO-VENEZIA A REMI
All'attracco del Bosco di Calendasco
Domenica 17 maggio verso le ore 12.30 sarà di passaggio sul Grande Fiume la seconda tappa della Milano-Venezia del gruppo Canottieri San Cristoforo di Milano.
L'accoglienza dei rematori che saranno con due quadriremi con timoniere, è aperta a tutti gli Amici del Fiume.
Sotto l'ombra delle piante della Cava di inerti faremo una pausa ristoro, con una grigliata e brinderemo a questo bell'evento che tocca la sponda del nostro comune padano.
La ripartenza sarà circa verso le ore 14 in direzione Piacenza, dove concluderanno la tappa domenicale Pavia-Piacenza.
Come ben è noto a tutti, a Calendasco vantiamo una antica tradizione di barcaioli e navaroli fin dall'epoca romana con la Ad Padum e poi con la fondazione longobarda del primo nucleo di Kalendasco ed ancora nel medioevo ed oltre fino ai nostri giorni.
Cinque guadi e porticcioli erano sul fiume: quello di Soprarivo, ove è il passaggio ufficiale della Via Francigena, quello del Botto al Masero, altro era al Mezzano di fronte alla Somaglia ed altri erano uno alla Raganella e a Cotrebbia Vecchia.
Il gruppo della San Cristoforo farà rivivere questa antica Idrovia Milano-Venezia e faranno a forza di remi ben 450 chilometri in sole 7 tappe!
Ogni tanto l'anima del PO si mostra attraverso belle imprese che la gente dell'asta del fiume sa apprezzare nell'attesa che il PO torni ad essere amato e coccolato come almeno è stato fino negli anni '70.
DELLA MILANO-VENEZIA A REMI
All'attracco del Bosco di Calendasco
Domenica 17 maggio verso le ore 12.30 sarà di passaggio sul Grande Fiume la seconda tappa della Milano-Venezia del gruppo Canottieri San Cristoforo di Milano.
L'accoglienza dei rematori che saranno con due quadriremi con timoniere, è aperta a tutti gli Amici del Fiume.
Sotto l'ombra delle piante della Cava di inerti faremo una pausa ristoro, con una grigliata e brinderemo a questo bell'evento che tocca la sponda del nostro comune padano.
La ripartenza sarà circa verso le ore 14 in direzione Piacenza, dove concluderanno la tappa domenicale Pavia-Piacenza.
Come ben è noto a tutti, a Calendasco vantiamo una antica tradizione di barcaioli e navaroli fin dall'epoca romana con la Ad Padum e poi con la fondazione longobarda del primo nucleo di Kalendasco ed ancora nel medioevo ed oltre fino ai nostri giorni.
Cinque guadi e porticcioli erano sul fiume: quello di Soprarivo, ove è il passaggio ufficiale della Via Francigena, quello del Botto al Masero, altro era al Mezzano di fronte alla Somaglia ed altri erano uno alla Raganella e a Cotrebbia Vecchia.
Il gruppo della San Cristoforo farà rivivere questa antica Idrovia Milano-Venezia e faranno a forza di remi ben 450 chilometri in sole 7 tappe!
Ogni tanto l'anima del PO si mostra attraverso belle imprese che la gente dell'asta del fiume sa apprezzare nell'attesa che il PO torni ad essere amato e coccolato come almeno è stato fino negli anni '70.
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7 maggio 2015
NOTO UN BEL VOLUME
LA CATTEDRALE DI NOTO
LA CITTA' DI SAN CORRADO
Un volume importante, tutto a colori, del prof. Biagio Iacono
di Umberto Battini
Questo pregevolissimo lavoro a stampa, ricchissimo di immagini, è veramente una chicca da avere nella propria libreria, anche per il modesto prezzo non ostante sia un libro importante e cioè € 15.
Come devoti di San Corrado questo volume assume un valore particolare: oltre a trattare tanto e in modo documentato del Patrono ci dettaglia la storia della Cattedrale/Basilica di Noto che è il luogo privilegiato della devozione netina e non solo.
Infatti qui si conserva in una degnissima cappella, la grandiosa Arca d'argento del XVI secolo con le spoglie del Grande Eremita piacentino.
Leggere questo volume rappresenta un "tassello" che ci porta a guardare con occhi ancor più devoti questa cattedrale che tanto ha a che fare con S. Corrado.
Insomma questo libro è un pò come un "santino" del Patrono, averlo è un qualcosa in più che ci accomuna e ci rende orgogliosi. Grazie prof. Biagio Iacono e grazie fedeli netini! Un'altra perla di cultura storica e religiosa!
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