VISITE AL BLOG N. 337.000 se copi qualcosa cita la fonte per correttezza

14 maggio 2017

EXTRA MOENIA




Riflessione
CIRCA FATIMA
Nel Centenario dell’apparizione

di Umberto Battini

Questo 2017 ci ricollega al 1917: 100 anni della Madonna di Fatima.
(Calendasco celebra i 400 anni di Patronato di San Corrado Confalonieri 1617-2017 NdA).
Qualche anno fa, a Calendasco presso l’eremo di S. Corrado, nel cortiletto tenemmo un incontro con folto pubblico, circa il cosiddetto Quarto Segreto di Fatima, ovvero il fatto che non tutto il Terzo Segreto sia stato svelato nell’anno 2000!
Relatore era Solideo Paolini autore di un libro essenziale nel quale dava la prova di questo dato: il Terzo Segreto non era stato tutto detto! Il volume “Fatima –non disprezzate le Profezie” ed. Segno (Udine) 2004 poi ripreso, in alcune parti da Antonio Socci in “Il Quarto Segreto d Fatima” ed. Rizzoli 2008.
La dedica di Solideo al suo volume, della mia copia personale porta la data del 30 giugno 2008.
Uscirono alcuni volumi sulla questione Fatima. Io mi documentai ad esempio con “Apparizioni Mariane” ed. Gribaudi 2004 di Foley un capolavoro antologico sulla storia delle apparizioni nel mondo. Nel 2002 l’editrice vaticana LEV diede alle stampe, scritto nientemeno che da Suor Lucia “Gli appelli del messaggio di Fatima”. Ma non tedierò oltre con bibliografie abbondanti sul fatto Fatima.
In questo maggio 2017 abbiamo l’uscita di vari (tanti!) saggi su Fatima. Ad esempio Sansonetti, il cui volume “Inchiesta su Fatima” ed. Mondadori vale già da solo la magnifica prefazione di Vittorio Messori. Ed anche, antologico circa i messaggi vari e quindi a mio avviso molto utile ed alla mano, di Gaeta-Tornielli “La Profezia che non finisce” ed. Piemme.
L'articolo del 13-5-2017 su LIBERO QUOTIDIANO web con Socci in primo piano

Ma, aspettando la traduzione italiana, appare un libro in Spagna di Josè Maria Zavala “Il segreto meglio custodito di Fatima” (El secreto mejor guardado de Fatima). Lo segnala approfonditamente il vaticanista Marco Tosatti: lo si può leggere sul suo Blog oppure su La Bussola Quotidiana e l’articolo di Tosatti è del 21 marzo 2017. In poche parole: Zavala pubblica un testo sconosciuto ed autografo! Di suor Lucia! Tratta della apostasia della Chiesa nel nostro tempo! Insomma un testo bomba che va a dar forza alla faccenda Quarto Segreto o per meglio dirla la non tutta svelatura del Terzo Segreto, quello più pesante!
Ma il 14 maggio 2017, domenica, un articolo di Antonio Socci che potete vedere sul suo Blog “Lo Straniero”, dà un’altra notizia bomba! Che già aveva trattato ma che ora torna ampiamente alla ribalta.
E cioè un testo di suor Lucia apparso in un volume edito addirittura dalle Suore del Carmelo ove visse suor Lucia: vi si legge che “l’asse della terra si scuoterà” con le devastazioni che potete ben immaginare ed altro.
Questo potrebbe essere l’avvallo ufficioso (pubblicato dalle suore del convento ove era suor Lucia!) al Terzo Segreto ovvero la parte non svelata!
In effetti sulla faccenda “asse della terra scostato” anche gli scienziati, senza dar adito a profezie, han sempre asserito che se per caso l’asse dovesse avere un lievissimo scostamento la catastrofe sarebbe indicibile!
Vi consiglio di leggere attentamente il testo di quel libro, che è stato tradotto dal portoghese, e che come detto è reperibile nel sito di Socci!
Non vado oltre. Sappiamo bene che la preghiera è alla base così come la penitenza e la carità (agape) per proteggerci e forse scongiurare quello che già nel 2000 a Fatima disse Benedetto XVI nell’omelia – rigorosissimo e che sempre pesa le parole – cioè che “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.
Personalmente la cosa non mi turba! So bene che la mia anima (come quella di ognuno) lotta contro la carne ma le armi spirituali della Chiesa sono una moltitudine e noi possiamo, con ragione, farne buon  uso per cercare di mantenere la rotta nella direzione della porta stretta!

Umberto Battini

12 maggio 2017

CAMPANA



Benedizione dei campi
ROGAZIONI E CAMPAGNA
Le croci di legno e le campane “contra grandine”

di Umberto Battini
    Storico locale/agiografo di S. Corrado

Da bambino, lo ricordo molto bene, quando infuriava un temporale di quelli veramente paurosi, con il cielo nero e rombante di tuoni e saette, con alcuni pezzi di legno posati in terra all’aperto, si scongiuravano pericoli formando una croce.
La grandine veniva esorcizzata in questo modo, intriso di religiosità popolare e un velo di superstizione ma neanche tanta, perché la croce era e rimane un segno forte di affidamento.
In un paese agricolo come il mio – Calendasco – era usuale mettere ai bordi dei campi (non tutti, solo qua e là in segno simbolico) ed anche negli orti, piccole croci di legno ricavate magari dai rami di salice, che copiosi crescevano lungo le sponde del fiume Po.
la campana contro la grandine (foto umbe)




















In una domenica di maggio si faceva ed ancora si fa, la processione verso la campagna con la benedizione dei quattro punti cardinali e dei campi coltivati, le cosiddette Rogazioni!
E la tradizione è altresì quella di benedire e distribuire le croci in legno che verranno piantate in prossimità di campi ed orti.
Ma anche il campanile della chiesa, in ogni borgo agricolo, solitamente “aveva da dire la sua” e cioè possedeva una campana destinata proprio ad essere suonata nell’occasione di temporali devastanti.
Calendasco ha quattro campane dedicate e la quinta è stata designata e dedicata contro la grandine e intemperie, infatti in queste occasioni veniva suonata a distesa ma forse nel nostro presente tale uso è passato nel dimenticatoio.
Fatto sta che la campana contro le intemperie c’è e fu benedetta anch’essa negli anni ’50 quando furono rifuse e ricollocate sul campanile della nostra parrocchiale.

11 maggio 2017

TREBBIA PONTE



Incomodi, pericoli e disastri
PONTE DI TREBBIA
Forse non tutti sanno  che ferrovia  e carriaggi
passavano  su di un unico ponte nel tardo 1800

di Umberto Battini
    storico locale/agiografo di S. Corrado Confalonieri

Non farò un percorso storico sul ponte di Trebbia che verrà sistemato a breve con relativa sua chiusura al transito e relative polemiche.
Mi limiterò a portarvi a conoscenza di due fatti: uno concreto circa l’uso del ponte e l’altro politico relativamente a quel tempo.
L’uso del ponte: nel 1864 e anni attigui, sulla carreggiata passavano sia le rotaie della Ferrovia Piacenza-Alessandria che il normale traffico di carrozze, carri, gente a piedi.
Per me è stata una scoperta: pensavo che il treno fosse venuto molto dopo e che il relativo ponte ferroviario che affianca quello attuale fosse stato fatto per necessità ferroviaria.
Invece no: sul ponte sul fiume tra Sant’Antonio (che al tempo faceva Comune) e San Nicolò a Trebbia passava anche la ferrovia.
Difatti succedevano spesso incidenti terribili, pensate a quando transitava una carrozza in un senso e dall’altra un’altra carrozza o un carro trainato da cavalli, gente a piedi e il treno a vapore che passava, sebbene probabilmente a bassa velocità.
Accadevano guai seri: disastri, incomodi e pericoli gravissimi è in  questo modo che ci si esprimeva in una sessione dei politici del tempo eletti alla Provincia e chiedendo a gran voce che la Ferrovia si costruisse il proprio ponte.
Purtroppo passarono ben 44 anni! 
fotomontaggio per render l'idea del transito su unico Ponte nel tardo 1800




















 
Fattore politico: le cose in Italia son sempre andata ad un certo modo, prima ci son voluti feriti, morti e disastri vari per far sì che si ponesse mano alla costruzione di un autonomo ponte per i treni! Accade anche oggi a volte se ci pensate.
La mozione urgente fu esposta dall’avvocato Ferrari.
Si richiedeva al Governo del Re la “imperiosa costruzione del Ponte (sempre scritto maiuscolo!) per servizio della Ferrovia”.
Viene ribadito in questa assemblea che si “debba lasciare l’attual Ponte sulla Trebbia in continuazione della Strada Emilia all’esercizio esclusivo dei passeggeri e dei veicoli ordinari, e debba costruire un nuovo Ponte sul Torrente medesimo ad esclusivo servizio della Ferrovia”.
Era il 29 ottobre del 1864 e la politica riuscirà nel 1908 – dopo altri incidenti – a costruire quel benedetto Ponte ad uso esclusivo del treno! Passarono 44 anni, come i gatti.

 Umberto Battini

10 maggio 2017

PIACENZA



Piacenza 1863
Crimini e delitti vari
in un rapporto di 154 anni fa

di Umberto Battini

E’ interessante e curioso fare il paragone dei delitti e crimini vari che si riscontravano in città. Quello che è da dire, anche se è ovviamente scontato, nulla di nuovo sotto il sole.
Ma questo confronto, fatto così a caso prendendo un anno qualsiasi di un secolo e mezzo fa, fa riflettere sul dato sicurezza/vivibilità della nostra Piacenza, cioè la società umana era ed è e nel futuro sarà sempre più o meno la stessa: cambia il suonatore ma non la musica.
Comunque non è questo il luogo di fare analisi troppo cerebrali, qui ci atterremo ad un mero dato storico.
Primeggiano nella città ovviamente i furti (213) così come le risse (84) con feriti ed il paragone con l’oggi non è difficile da fare. Stupisce che in quel 1863 si contino ben 4 stupri! 
il prospetto del 1863 dei delitti vari commessi a Piacenza

E si contano 11 incendi d’origine dolosa, mentre le rapine a mano armata (grassazioni) sono 23. Sorprende il dato omicidi numerato in 5 con 7 casi di suicidio. In un’epoca nella quale prestare servizio di leva e militare era quasi un’istituzione non sorprende il dato delle diserzioni che ammontano a 24, sarebbe interessante sapere le motivazioni di queste fughe dal servizio militare.
Le rivolte contro la Polizia (2) sono forse indice di rispetto per questo servizio pubblico, e tra i delitti diversi si addizionano 72 casi, ed infine la somma dei crimini ammonta al numero di 445.
Piacenza nel 1860 aveva circa 31.000 abitanti, mentre nel nostro secolo siamo poco più di 100.000.
Un piccolo spaccato d’un tempo, sul quale ognuno può riflettere e per certi versi tentare un paragone con l’oggi, ma quel che non ci stupisce è il dato umano, il fattore uomo/crimine che non smette di insidiare la nostra natura umana.