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28 febbraio 2026

HOSPITALE ANTICO

UN LUOGO ANTICO 
DOVE IL MEDIOEVO
PARLA ANCORA DI S. CORRADO
Sotto all'imponente portico d'accesso
tra il 2022 ed il 2023 sono state organizzate
ben tre Mostre Documentarie Storiche
dedicate a S. Corrado Confalonieri 
Le importanti Mostre dedicate al Patrono secolare
di Calendasco, hanno evidenziato alcuni aspetti
portanti del culto religioso e sociale, che le genti locali
avevano per questo Santo.
Curate dal ricercatore e studioso Umberto Battini, sono state
allestite nel Romitorio Hospitale medievale, grazie alla
cortese disponibilità offerta da Bruno Grassi e dalla sua
famiglia, nel concedere il prezioso spazio per fare le Mostre Evento.

 

27 febbraio 2026

LA BRUCIATA

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini
il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato dei Fondi citati
se copii cita autore e web  

26 febbraio 2026

ROMITORIO

IL ROMITORIO DEL GORGOLARE
LUOGO STORICO DI CALENDASCO

Un rivo oggi intubato e un mulino demolito per lungo
tempo sono stati importanti per il paese 
particolare di mappa del XVI secolo con il rivo, l'ospitale ed il borgo

 
di  Umberto Battini
     studioso di S. Corrado

Un’interessante questione storica locale, ma salita alle cronache in volumi pubblicati a Roma ed altrove già qualche secolo fa, riguarda l’hospitale detto “del gorgolare”, oggi inglobato nel piccolo borgo di Calendasco. Abbiamo fatto una accurata ricerca e ne risulta che era luogo conosciuto sia in modo “geografico” che in quello “topografico” già dal ’600 da storici di chiara fama.

Il primo ad occuparsene nel 1568 è lo storico di Noto, Girolamo Pugliese, in uno dei suoi libri studio dedicati al patrono di quella città sicula, che ne detiene il santo corpo. Nel borgo sul fiume Po a Calendasco, fino a pochi anni fa esisteva ancora, sebbene dismesso, il mulino sul rivo Confaloniero, da qualche decennio completamente intubato. Praticamente dietro all’attuale palazzo del Comune costruito proprio un secolo fa sul prato annesso al mulino, come risulta ad esempio dall’estimo napoleonico.

L’antico luogo ancora nel 1800 denominato “molino Baffoni” che ne era il proprietario, aveva il canale delle acque che andava a girare a gomito proprio in prossimità dell’antico ospedale medievale.

Da questo inconfondibile rumore delle acque, che si infrangevano in questa curva, il nome particolare e locale di “ospitio del gorgolare”, prodotto appunto dal gorgoglio delle acque.

Tra gli storici che citano il luogo, caro quindi anche a San Corrado per la sua conversione, un importante volume edito nel 1935 a Macerata, scritto dallo storico Raniero Luconi dove leggiamo che “al principio del trecento esisteva a Piacenza, in un luogo detto Gorgolare, una comunità di eremiti sotto l’obbedienza di frate Aristide” il superiore proprio del piccolo convento ospedale per pellegrini del borgo.

Sempre in un volume degli “Acta selecta” francescani edito a Roma nel 1944  si cita “l’eremitorio del Gorgolare dove S. Corrado Confalonieri prese l’abito per mano di fra Aristide”. Altra citazione viene dallo storico Raffaele Pazzelli che nel volume stampato in Roma nel 1958 dalla Curia Generalizia del Tor francescano cita testualmente, censendo tutti i luoghi terziari in Italia: “il terzo luogo di cui ci è stata tramandata la memoria è il convento eremitaggio di Calendasco presso Piacenza” posto proprio al ridosso del canale del mulino.

Ma notevole rimane anche lo studio di Giovanni Parisi in un volume titolato “San Corrado Confalonieri Patrono di Noto” stampato a Torino dalla editrice Carteggio nel 1960. Scrive lo storico: “nel luogo ove sorge l’attuale Calendasco... molti anni prima dei fatti del nostro Corrado era in gran fama un convento eremitaggio di terziari” e dopo una sua personale visita al luogo prima della stesura del volume, poté quindi anche scrivere altre precise notazioni storiche.

Sulla base di deduzioni e documentazione scrive l’autorevolissimo storico Parisi: “siamo d’avviso che il romitorio detto del Gorgolare veniva a trovarsi proprio all’inizio dell’attuale Calendasco... il pozzo, la cantina, le scale ci dicono chiaramente nei loro avanzi che si tratta di un vero e proprio romitorio”.

Uguale avviso esprime lo storico Francesco Bordoni nel suo studio del 1658 ci lascia scritto: “Gorgolarii conventus in diocesi Placentinam” nel quale vivono frati dediti a penitenze e assistenza.

In poche parole, qui citando solo alcuni tra coloro che occupandosi di storia antica francescana, vanno a corroborare della certa vitalità di questo medievale luogo che ha però una fondazione addirittura in tempo longobardo, come da recente documentazione emersa.

Insomma la posizione addossata all’antico rivo macinatorio del mulino, con piega a gomito davanti all’antico sito, è una bella prova storica della toponomastica che anticamente sopravviveva, e purtroppo nei secoli andata dimenticata con il disuso dell’ospedale francigeno.

Ma la cosa notevole è che anche in mappe conservate in Archivio di Stato di Parma è possibile vedere chiaramente distinto questo luogo accanto al borgo di Calendasco con segnalato proprio il rivo che gira a gomito e prosegue verso il castello andando ad alimentare il fossato che lo circondava.

La terra piacentina è ricca di piccoli luoghi densi di storia, forse in parte andata dimenticata, trascurata, ma che ha lasciato tracce certe nella memoria scritta nei possenti studi di storici dei quali forse neanche sapevamo l’esistenza.

questo pezzo è apparso sul quotidiano ILPIACENZA il 16 giugno 2024
se copii cita autore e web site


25 febbraio 2026

HA DESTATO GRANDE INTERESSE

 
LIBRO MEDIOEVO PIACENTINO
UN GRANDE SUCCESSO
Andato a ruba ed ora introvabile, copie esaurite
Nei prossimi mesi uscirà il secondo volume della serie
e nei prossimi tempi la ristampa di questo 

 

PLASTICA NEL PO 2025

ECCO LA SITUAZIONE
LUNGO L'ALVEO DEL GRANDE FIUME
IN QUESTO INIZIO DI NOVEMBRE
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it

 

I TRE MONUMENTI




 

 

23 febbraio 2026

UN INCENDIO E POI LA SANTITA'

L'ARTICOLO STORICO
DEDICATO AL PATRONO
DI CALENDASCO
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it 

 

21 febbraio 2026

DOMANDE

ALCUNE PERTINENTI DOMANDE
SUL CASTELLO DI CALENDASCO
CIRCA CURIOSI DATI CHE CIRCOLANO

E' lecito porsi delle domande "storiche" sul castello di Calendasco (da non confondere con il recetto).
Infatti circolano dati veramente "estrosi" ed ai quali qualcuno può in buona fede anche credere.
Ma è proprio così?
 
Domanda 1
 
Il castello ha avuto mai 4 torri? Diciamo nettamente: no!
Eppure circola questo dato estremamente falso. Il castrum così come lo vedete ha sempre avuto una sola torre, cilindrica, accanto al levatoio.
Ma in qualche libro, il dato circola, e qualcuno ancora oggi, con estrema ignoranza lo sostiene. Venire a vedere per credere: una sola torre.
 
Domanda 2
 
Appartenne prima dei Confalonieri ad altri feudatari?
Prima di tutto arrivò il recetto vescovile! Poi il castello: avete visto gli atti notarili del castello ad altri che non siano dei Confalonieri? Alcune dritte ci hanno portato a verificare. Già molto tempo fa. Sui Confalonieri non ci piove. Neanche sul tempo della nascita di San Corrado (1290).
Ma questa non è la sede per dare dati, carte, del fatto! Sono pubblicati.
 
Domanda 3
 
Qualcuno scrisse che fu "distrutto alla base" dai ghibellini piacentini nel XIV secolo.
Qualcuno lo ripete, così a "copia e incolla" ancora oggi! Ma vi sembra un dato storico vero? Secondo voi fu veramente raso al suolo e distrutto? 
Anche qui la risposta non la mettiamo ora, ma da altra parte nero su bianco a tempo debito.
Intanto, lasciamo rispondere al "fatto" se sia o no successo questo, alla vostra intelligenza.
 
Domanda 4
 
I Farnese ebbero mano dura con i Confalonieri di Calendasco? (Non d'altri luoghi come sappiamo). E quindi anche sul culto per San Corrado a Piacenza?
E questo a causa del Confalonieri, feudatario e abitante e residente a Calendasco, che uccise con altri nel 1547 a Piacenza città il figlio del papa Paolo III cioè Pierluigi Farnese? 

Una risposta storica esiste. 
Ad ogni domanda. Basta cercarla!
Per concretezza poi daremo dati da ogni Libro, Autore, Pagina e anno d'edizione dove si citano dati errati. 
E tanto altro ancora.

Umberto Battini
storico locale 


PORTO DEL BOTTO SUL PO

DETTAGLI DA UNA MAPPA
IL PORTO DEL BOTTO NEL PO 
TRA CALENDASCO E SOMAGLIA
Come ben indica la ricerca storica, sappiamo che erano più di uno 
i porti sul fiume Po dell'area di Calendasco 
SUI PORTI DEL TERRITORIO DI CALENDASCO 

 

 

20 febbraio 2026

UN QUADRO DONATO NEL 2017

UN SICILIANO DOC
CARMELO SCIASCIA
SCRITTORE E DEVOTO
Nell'occasione dei 400 anni del Patronato di San Corrado nel paese di Calendasco (1617-2017) lo scrittore ha voluto offrire alla parrocchia questo suo dipinto: l'incendio di San Corrado 

 

16 febbraio 2026

GRANDI AFFRESCHI

NEL NUOVO LIBRO EDITO A GIUGNO 2024
VENGONO PRESENTATI PER LA PRIMA VOLTA I DOCUMENTI DELLA PARROCCHIALE DI CALENDASCO CHE RIGUARDANO IL CULTO AL PATRONO 
SAN CORRADO CONFALONIERI
 
Nel libro sono messe sotto la lente storica le carte dei tempo passato, da dove si deduce che ad esempio la chiesa era affrescata con episodi della Vita di San Corrado.
Nel testo l'Autore pubblica le carte originali che parlano di come si arrivò a queste pitture.
Il parroco fece istanza al consiglio parrocchiale, quindi c'è l'appalto dei lavori al pittore, il costo e cosa rappresentano.
Nel libro anche l'articolo apparso sul quotidiano "La Scure Libertà" di Piacenza della inaugurazione degli affreschi, riportato integralmente.
E tanti altri fatti storici documentali.
Già nei precedenti due libri l'Autore aveva citato carte, date e fatti e gli Archivi di Stato ed i Fondi dove trovare la documentazione lì pubblicata.
Un lavoro importante.





LIBRO IMPORTANTISSIMO

STUDIO STORICO 

UNA FONTE DI DOCUMENTI D'ARCHIVIO 
INEGUAGLIATA FINO AD OGGI
CIRCA SAN CORRADO CONFALONIERI 
Un libro denso di storia, con la citazione diretta di carte conservate in Archivio di Stato a Piacenza ma non solo!



15 febbraio 2026

LO STEMMA DELLA CASATA

NEL CASTELLO DI CALENDASCO
LA STORIA SOTTO AGLI OCCHI
Ecco come la grande casata feudale
dei Confalonieri abbellì il salone 
Secoli di storia e di vita di questa casata di Militi vescovili, che hanno abitato il poderoso fortilizio. Interessante il dato storico che possiamo vedere nei tanti stemma che abbelliscono il soffitto ligneo del salone superiore.
Lo stemma su sfondo rosso con gonfalone bianco, che dai tempi addirittura di Carlo Magno è rappresentativo dei Confalonieri.
Ma anche nel più antico Recetto svetta lo stemma, che con orgoglio veniva esibito sui muri. 
 

 


LE FONTI DOCUMENTARIE

VENERATA RELIQUIA DI SAN CORRADO
Nel libro dell'anno 2024 la storia del Reliquiario
che la contiene oltre ai documenti, anche in formato
fotografico, del dono reliquie direttamente da Noto
alla chiesa di Calendasco nel 1907 e 1927 e tanto altro

Circa 150 anni fa il culto era importante per il paese e 
degnamente rinvigorito dall'arciprete, che fece anche
affrescare la chiesa con episodi della Vita di S. Corrado 

 

 


13 febbraio 2026

LA RICERCA STORICA

LA STORIA PARLA ANCORA OGGI
BASTA CERCARLA TRA LE CARTE
San Corrado Confalonieri il Patrono 
antico di Calendasco
Nei libri, articoli di giornale, nelle Mostre
dedicate al Santo Eremita, qui a Calendasco,
negli anni, compare evidente il suo cammino
umano, religioso e sociale piacentino 




 


11 febbraio 2026

LA STATUA DEL PATRONO

NEL 2016 RECUPERATA
E RIMESSA AL CULTO
NELLA CHIESA DI CALENDASCO 
L'antica statua del Patrono San Corrado
Ecco la storia del recupero di questa statua 
la statua del Patrono in chiesa a Calendasco foto U B
Era abbandonata dagli anni '70 nel solaio della Casa Canonica della chiesa parrocchiale di Calendasco.
 
E addirittura, con grande devozione, veniva portata in processione nella Festa solenne del 19 febbraio, giorno del Dies Natalis di San Corrado Confalonieri.

Una mattina di un mese invernale, Umberto Battini storico di S. Corrado e devoto, ritrovò nel solaio la preziosa statua, ricoperta da un telo plastico.
Guardandola vide che era annerita dal tempo, ma era ancora in più che ottime condizioni, sebbene fosse dipinta e in gesso non aveva danni.
Con il permesso del parroco di quei giorni, che era don Fabio Battiato, è stata portata al primo piano della Canonica, dove Umberto Battini l'ha ripulita in varie giornate.
E così nella festa del 19 febbraio di quel 2016 venne nuovamente esposta alla devozione pubblica in chiesa ed ancora oggi è esposta con il Cilio donato dai Netini nel 2015 quando vennero a Calendasco come pellegrini.
 
Alla fine della santa messa lo storico devoto, sempre in accordo con il parroco, tracciò una breve storia di questa bella statua, che ovviamente i più anziani ben ricordavano.
Cercando nell'archivio parrocchiale e studiandolo già da tempo ed alcuni anni, Battini ha rinvenuto la documentazione relativa alla statua: la relazione del 3 luglio 1907 del Consiglio parrocchiale di Calendasco, presieduta dal parroco arciprete don Giovanni Caprara ed altri laici del paese, ne deliberarono l'acquisto.
Viene indicato il prezzo: "una spesa di L. 40 circa", che al valore odierno corrispondono circa a 4000 euro.
La documentazione è anche pubblicata nel libro di Umberto Battini edito per Studi Corradiani nel 2024 "I Documenti del culto a San Corrado - le carte originali di Calendasco circa il Patronato secolare".
Il parroco don Fabio Battiato qualche tempo dopo fece realizzare il bel basamento ligneo rialzato attuale.
In questo settembre 2025 l'attuale parroco don Fabio Galli (che risiede però in San Nicolò a Trebbia) la ha esposta ora all'ingresso della chiesa con accanto sempre il maestoso Cilio di Noto e quattro brillanti candelieri lignei.
Il Patrono del borgo, dove vi è anche nato fisicamente nel grande castello, come da atto notarile fatto in curia a Piacenza il 9 agosto 1617 firmato dal Vescovo, dopo una ricerca storica, è appunto da oltre 400 anni San Corrado Confalonieri.
Nell'ospitale romitorio del borgo S. Corrado, accolto da frate Aristide nel 1315, iniziò la sua missione laica di penitente terziario francescano.
Partirà e dopo vari pellegrinaggi arriva a Noto dove vive nella Valle dei Tre Pizzoni in una grotta in vita eremitica. Tantissimi i miracoli in vita e dopo la sua morte, in quella rocciosa grotta.
Calendasco e Noto per questi fatti storici sono uniti nel culto e devozione al loro unico Patrono del Cielo. 
 
Per correttezza del racconto storico dei fatti, precisiamo che Umberto Battini ha pubblicato alcuni libri studio con documenti circa S. Corrado, oltre a decine di articoli divulgativi sul Santo Eremita su quotidiani locali piacentini ed ha partecipato ad alcune conferenze divulgative sul Santo di Calendasco, organizzato Mostre documentarie. 
 Dal 2015 è Socio Onorario dei Portatori dei Cilii di Noto, conferimento avvenuto in chiesa a Calendasco. Nel 2019 gli è stato assegnato il Premio Proserpina Siciliani nel Mondo, nel Salone d'Onore del Comune di Caravaggio, per i suoi studi su S. Corrado e la famiglia Confalonieri. 
 


10 febbraio 2026

LA FIERA 2026

DOMENICA 29 MARZO
A CALENDASCO LA 60^
FIERA DEL PO 
E nella notte del sabato 28 si cambia l'orario
e si mette avanti di un'ora l'orologio
 
Questa "Fiera del Po Festa del pesce fritto" è la numero 60 anche se avrebbe dovuto essere la numero 62 infatti nel periodo Covid si sono perse 2 edizioni.
Nella immagine sotto l'edizione 50 del 2014, una parte del Luna Park, foto dall'archivio U B 

 

9 febbraio 2026

IL PANE SIMBOLICO

PATRONO DEL BORGO
DI CALENDASCO
SAN CORRADO CONFALONIERI
Il pane degli Angeli appariva nella sua grotta
a Noto e l'eremita lo donava ai visitatori 
e la tradizione vuole che si distribuisca
dopo esser stato benedetto, nella Patronale 

 

 

 

8 febbraio 2026

IL CASTELLANO

DIRITTI E DOVERI 
DI UN CASTELLANO VISCONTEO
articolo di Umberto Battini
dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 8 febbraio 2026


 

5 febbraio 2026

INNO DEL PATRONO

ESEGUITO DURANTE LA PATRONALE
NELLE CELEBRAZIONI DEDICATE
A SAN CORRADO A NOTO 
CANTATO DA DECENNI ANCHE
A CALENDASCO 
Venne adattato dall'arciprete di Calendasco
don Federico Peratici, di venerata memoria,
cambiando l'iniziale "O Netini" in "O Fedeli" 
 

 

1 febbraio 2026

LIBRI DI MEDIOEVO PIACENTINO

QUESTIONE DI SETTIMANE
LA RISTAMPA DEL LIBRO DI CRONACA STORICA 
ED E' IN ARRIVO ANCHE IL SECONDO VOLUME SULLO STESSO ARGOMENTO CON I NUOVI STUDI STORICI MEDIEVALI