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6 luglio 2026
IL PROGETTO ANTROPOLOGICO
UN PROGETTO CULTURALE IN UN NUOVO LIBRO
ANTROPOLOGIA DEL CULTO
DI SAN CORRADO IN TERRA PIACENTINA
L'antropologia è la scienza che studia l'essere umano nelle sue dimensioni biologiche, sociali e culturali.
Dal greco ànthropos (uomo) e lógos
(studio), indaga l'evoluzione della nostra specie e i diversi
comportamenti, credenze e sistemi di vita all'interno delle società.
Inizia
un progetto culturale sulla evoluzione del culto locale di San Corrado
Confalonieri, il patrono di Calendasco da più di 400 anni!
Buona
parte del progetto si sviluppa sui libri già editati a stampa sul Santo
Eremita piacentino, nel particolare quelli degli studi di Umberto
Battini.
Non
indifferente l'apporto "antropologico" nel libro del 2024 "I Documenti
del culto a S. Corrado - Le carte originali di Calendasco circa il
Patronato secolare" edizioni Studi Corradiani 2024.
Ricerche e studi che verranno inseriti nel nuovo lavoro a stampa.
ANTROPOLOGIA DEL CULTO A SAN CORRADO
IN TERRA PIACENTINA
un progetto a cura di Umberto Battini studioso e storico di S. Corrado
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5 luglio 2026
DOMANDE LOGICHE
ALCUNE PERTINENTI DOMANDE
SUL CASTELLO DI CALENDASCO
Circolano dati a volte assai "curiosi"
![]() |
| il castello di Calendasco fotografato dal campanile foto U B |
E' lecito porsi delle domande "storiche" sul castello di Calendasco (da non confondere con il recetto).
Infatti circolano dati veramente "estrosi" ed ai quali qualcuno può in buona fede anche credere.
Ma è proprio così?
Domanda 1
Il castello ha avuto mai 4 torri? Diciamo nettamente: no!
Eppure
circola questo dato estremamente falso.
Il castrum così come lo vedete
ha sempre avuto una sola torre, cilindrica, accanto al levatoio.
Ma in qualche libro, il dato circola, e qualcuno ancora oggi, con estrema ignoranza lo sostiene. Venire a vedere per credere: una sola torre.
Domanda 2
Appartenne prima dei Confalonieri ad altri feudatari?
Prima
di tutto arrivò il recetto vescovile! Poi il castello: avete visto gli
atti notarili del castello di altri che non siano dei Confalonieri?
Alcune dritte ci hanno portato a verificare. Già molto tempo fa.
Qualche fraintendimento di lettura di carte notarili antiche sul fatto.
Sui Confalonieri non ci piove. Neanche sul tempo della nascita di San Corrado (1290).
Ma questa non è la sede per dare dati, carte, del fatto!
Non si scordi il Legato del 1617 notarile di Curia.
Domanda 3
Qualcuno scrisse che fu "distrutto alla base" dai ghibellini piacentini nel XIV secolo.
Qualcuno lo ripete, così a "copia e incolla" ancora oggi!
Ma vi sembra un dato storico vero? Secondo voi fu veramente raso al suolo e distrutto?
Anche qui la risposta non la mettiamo ora, ma da altra parte nero su bianco a tempo debito.
Intanto, lasciamo rispondere al "fatto" se sia o no successo questo, alla vostra intelligenza.
Domanda 4
I Farnese ebbero mano dura con i Confalonieri di Calendasco? (Non d'altri luoghi come sappiamo). E quindi anche sul culto per San Corrado a Piacenza?
E
questo a causa del Confalonieri, feudatario e abitante e residente a
Calendasco, che uccise con altri nel 1547 a Piacenza città il figlio del
papa Paolo III cioè Pierluigi Farnese?
Purtroppo il culto fu
fermato a Piacenza e territorio, fino all'espusione, 40 anni dopo il
fatto, del Confalonieri feudatario di Calendasco. Carta alla mano, dagli
originali.
Una risposta storica esiste.
Ad ogni domanda. Basta cercarla! A volte non si riesce nell'intento,
allora bisogna usare "l'intelligenza storica" collegando dati e date.
Per concretezza poi daremo dati da ogni Libro, Autore, Pagina e anno d'edizione dove si citano i molti dati errati.
Umberto Battini
divulgatore storico
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SUCCESSO DELLA MOSTRA 2023
IN OCCASIONE DELLA MOSTRA
"ANTROPOCENE
ARCHEOLOGIA DI PLASTICA"
Curata da Umberto Battini
l'importante Mostra Evento
che si tenne nel 2023
Nell'anno 2023 la Mostra Evento a Calendasco
e un servizio della Rai Tv
Esposti sotto al portico dell'antico medievale Hospitale Romitorio
di Calendasco, oggi abitazione della famiglia di Bruno Grassi,
decine di oggetti plastici, ritrovati nel Po in secca.
Pezzi di vario genere, plastica che inquina le acque,
rilasciando microplastiche per secoli.
Un successo di pubblico.
Un modo di sensibilizzare su questi dati, sotto agli occhi di tutti.
Nell'occasione anche la Rai Tv arrivò a Calendasco.
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4 luglio 2026
ESTATE IL FASCINO DEL PO
IL PIU' GRANDE FIUME D'ITALIA
NATURA SILENZIO BELLEZZA
di Umberto Battini
per il progetto ILMIOVIAGGIOAPO
Estate e il Po diventa di un fascino speciale, che ristora l'animo. E se si parla di secca estiva, questo è riferito principalmente al fatto che ci sarà meno acqua da estrarre per gli agricoltori per dissetare le culture dei campi coltivati.
Per certi versi forse un problema, ma il Grande Fiume, sebbene ridotto in portata di acque e di livello, rimane comunque imponente.
Basta guardare il tratto piacentino, ad esempio, dove ci si accorge che l'alveo di Po principale rimane largo e profondo qualche metro. Ovvio che il calo produce l'emersione di grandi sabbioni, probabilmente anche più del solito, data la secca che s'avvicina, come nel 2022 ad un record.
Ma il Po rimane bellezza naturale, con sponde con vegetazione "selvaggia" così come deve essere.
E tutto ciò, nonostante sui sabbioni purtroppo emergano rifiuti umani, principalmente plastici e d'altro genere.
Ma il Grande Fiume rimane lì, quasi immobile, sotto al sole estivo, così come lo ricordiamo da sempre. Scorre via, lentamente, inesorabile.
trovi un altro testo sull'argomento cliccando qui
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3 luglio 2026
I DATI DI PORTATA DEL PO
I DATI DI PORTATA DEL PO 2026
CRITICITA' IDRICA EVIDENTE
Il distretto del Po resta sotto la morsa della siccità
I DATI DAL 25 GIUGNO AL 3 LUGLIO
RELATIVI SOLO A PIACENZA
Ecco i dati ufficiali rilasciati dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po:
al 25 giugno la portata del Po era attesta a 207 m3/s
al 1 luglio la portata è a 223 metri cubi al secondo
Mentre il livello di altezza acque del Po, secondo l'idrometro di Piacenza rimane praticamente invariato da diversi giorni tra i -74 cm sotto lo zero idrometrico ed i -77 cm sotto lo zero idrometrico.
Il Po comunque mantiene il suo alveo principale profondo, con qualche metro di acqua, anche se compaiono i grandi sabbioni.
FOTO SECCA DEL PO LUGLIO 2026 ZONA PIACENTINA
foto U B
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SAN CORRADO L'EREMITA PENITENTE
PER COMPRENDERE LA STORIA DEL PATRONO
Dalla
nobiltà alla polvere fino
alla santità di S. Corrado piacentino
di Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore
Una figura di religioso
significativa: il nobile cacciatore poi incendiario, il penitente che si fà
pellegrino, il taumaturgo che letteralmente “fa comparire” pane angelico, come
richiamo alla manna del deserto – la sua vita nel deserto simbolizzato
dall’isolamento nella grotta presso Noto ove muore il 19 febbraio 1351.
Sulla origine del santo dalla nobile
casata dei Confalonieri non lascian dubbi nemmeno gli stessi Giurati della
città di Noto, che nella triplice lettera inviata nel 1610 agli Anziani e
Priori di Piacenza, al Vescovo Conte mons. Rangoni ed al Farnese scrivono: “si
ben fiorì di virtù Eremita et oggi reluce fra beati, già nel secolo fu
cavaliero della famiglia Confaloniera e segnalatissimo nella patria per aver
lasciata in un monasterio di quella la moglie e distribuito li beni fra quali
s’è fatta coniectura d’alcuni curiosi esserci stato il Castello Calendasco…”.
E la risposta dei Giurati
piacentini non tardò, con la lettera del 14 maggio 1611 inviata a Noto essi li
informarono dell’esito delle ricerche negli archivi allegando alla stessa una
lunga relazione ove si legge che “il più vecchio della stirpe Confalloniera”
ha il privilegio “d’accompagnare il nuovo Vescovo quando entra
Pontificalmente la prima volta”, ma più clamorosamente questa relazione
rivela che nel monastero di S. Chiara di Piacenza “per molta diligenza usata
da persone autorevoli, altro non si è trovato che la notizia d’una suora
Gioanina Confalloniera, che specialmente viveva nel 1340 et anco nel 1356.
Detta qual suora si dice che, rispetto al tempo, non ci sarebbe difficoltà che
non potesse essere la moglie di Santo Corrado.”.
Il luogo della nascita fisica di
San Corrado ci viene presentato in forma ufficiale nel Legato Sancti Conradi
del 1617, che il Vescovo di Piacenza anch’egli spronato dai Giurati netini,
“tutte le predette cose approvò confermò e lodò, e approva conferma e loda”.
E’ un documento redatto nel Palazzo
del Vescovo, alla sua stessa presenza ed è reso pubblico dal notaio e
cancelliere episcopale Giovan Francesco de’ Parma.
Il Legato voluto dallo
Zanardi-Landi feudario succeduto ai Confalonieri, esplicita: “qui quidam S.tus
Conradus, ut perhibetur fuit oriundus de praedecta Civitate ex admodum Ill.ma
famiglia D.D. Confanoneriorum abitatores Dominorum Loci Calendaschi loci, et
Villa Ducatus Placentini ultra trebiam…” .
Vi è contenuta pure la frase ut
in eius vita pubblica tipis mandata videre est , valida conferma che le
indagini sul santo erano concluse ed avevano portato a poter fare delle
dichiarazioni certe grazie a ciò che si era rintracciato dei trascorsi civili:
le affermazioni sicure che sono punti saldi che vanno a fortificare la
narrazione esposta nel documento, sono: 1 – San Corrado è un piacentino, 2 –
discende dalla Nobile Famiglia dei Confalonieri, 3 – è nato fisicamente in
Calendasco.
Il Legato contiene questa
importantissima affermazione: “certamente quella maggiore devozione è da
promuovere e deve essere stimolata nella predetta Chiesa del luogo di
Calendasco, il medesimo luogo dal quale codesto Santo, avendo tratto la sua
origine terrena come si riporta, avrebbe assistito veramente gli abitanti del
medesimo luogo, devoti del suo nome, per le grazie ed intercessione presso Dio
Ottimo Massimo”.
Senza equivoco leggiamo che San
Corrado è nato fisicamente a Calendasco ed il Vescovo di Piacenza, i Testimoni
presenti, il parroco Rettore di Calendasco, il Conte Zanardi Landi e lo stesso
notaio e cancelliere della Curia Episcopale ritengono quindi fuori di ogni
dubbio la autenticità della affermazione e mai nessuno si contrappose, est
probatio probata.
La causa che spinge il nobile
Corrado alla conversione è collegata ad un incendio che provocò durante una
battuta di caccia verso l’anno 1315. Siccome fu incolpato del danno un
innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il
colpevole e lui è l’uomo da punire.
Una nuova ipotesi sull’incendio causato dal
giovane san Corrado è emersa dagli archivi, il fatto eccezionale è dato da una
pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200
pertiche fatta dai monaci di Quartazzola.
La pergamena rinvenuta all’Archivio
di Stato di Parma riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco,
in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Bruciata.
A diritto questo
grande spazio rurale fatto di campi coltivabili e di bosco può essere ritenuto
il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri, una ipotesi da prender sul
serio, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia
ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi
andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria
della gente.
Dalla sua nascita all’età matura,
ad esempio san Corrado celebra tra i Confalonieri, come risulta dagli atti dei
notai di Piacenza, Agnesina badessa nel 1292 in S. Maria di Galilea, mentre nel
1296 in S. Maria di Nazareth c’è suor Richelda e nel 1315, quando Corrado ha la
brutta avventura dell’incendio causa della sua conversione, nel monastero di S.
Siro ci sono Sibillina ed Ermellina, e la Sibillina è ancora una soror vivente
nel 1340, anni della partenza di S. Corrado dal romitorio di Calendasco.
Non di poco conto il frate minore
Pietro Confalonieri, come io stesso ho trovato in pergamene dal 1324 al 1333, risulta essere
il ‘curatore’ delle terziarie francescane di S. Maria Maddalena, dette
volgarmente “le repentite.
Tutta documentazione che possiedo in copia o anastatica o fotografica in caso di pergamene.
Questo breve sunto di nomi e date
per dire che S. Corrado non a caso si rifugia nella religione dopo gli
accadimenti, e a ragion veduta egli non può farsi monaco tot court in quanto
laico sposato ed allora è destinato all’abito francescano di terziario, fra gli
umili penitenti del piccolo hospitale per romiti di Calendasco.
Il superiore frà Aristide figura
viva e concreta come lo stesso Corrado è ricordato essere stato chiamato a
Montefalco dalla stessa santa Chiara per presiedere alla costruzione del nuovo
convento terziario.
I penitenti terziari che vivevano
nell’hospitio in dicto loco Calendascho sulla strada diretta al passo del Po
sulla Via Francigena erano assieme ad altri della realtà piacentina molto ben
voluti, tanto che un Capitolo di questi frati giunti da tutto il nord Italia si
tenne nel 1280 proprio a Piacenza.
Se ora Piacenza si giova di studi
inediti pubblicati in questi anni, un buon testo rimane “S. Corrado
Confalonieri Patrono di Noto” pubblicato nel 1961 da Giovanni Parisi che fu
Ministro Generale del Terzo Ordine Francescano.
Sulla antichità del culto al
Patrono Corrado in Calendasco scrive infatti il Parisi “La devozione infatti
a S. Corrado in Calendasco, e un pò anche nelle borgate vicine, è profondamente
radicata e anche antichissima. Nel 1617, a cura del Conte Zanardi-Landi,
discendente della famiglia Confalonieri, venne fondato nella chiesa
parrocchiale del paese, che si vede adorna di non poche pitture del Santo, un
legato di S. Corrado, e prima ancora di tale data lo stesso Conte vi aveva
fatto costruire in suo onore una cappella e un altare, cose queste che non
spiegano ma confermano l’antichità del culto. Tutto questo ci porta
naturalmente a pensare che assai grande dovette essere la fama di santità
sollevata in Calendasco e nei dintorni dal nostro Corrado e per conseguenza
anche molto lunga la sua permanenza in quel devoto romitorio francescano”.
Un uomo di questa terra che dalla
nobiltà si ritrova improvvisamente nella polvere e nel fango ma che si riscatta
ampiamente mostrando il carattere unico e deciso dei piacentini che ancora oggi
possono farne orgogliosa memoria.
Umberto
Battini
STORICO DI S. CORRADO E DIVULGATORE
NOTA AL TESTO
Dei dati storici citati, conservo tutta la documentazione anastatica e fotografica, che ho rinvenuto in Archivio di Stato a Piacenza, a Parma e Milano nel corso degli anni passati.
Questo testo, in alcune sue parti, lo trovi già nei libri che ho pubblicato ed in alcuni articoli in quotidiani locali piacentini.
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2 luglio 2026
L'APPRODO DETTO "LE GABBIANE"
IL PORTO SUL FIUME PO
ALLE GABBIANE IN SPONDA LOMBARDA
Per esattezza la località del Porto antico era indicata come "Soncina" frazione ancora esistente
Questo porto sul Po è molto antico, come testimoniano i documenti e le mappe, ovviamente il meandro si è mosso leggermente nel tempo ma l'approdo era dove è oggi.
Qui il fiume ha due rami, formando un "ballottino" (isolotto) di notevoli
dimensioni e lungo almeno 800 metri.
L'attraversamento da sponda a sponda, era con due porticcioli: uno per persone ed un altro per i carri trainati da cavalli o buoi.
qui sotto una foto di Umberto Battini per il progetto fotografico e video ILMIOVIAGGIOAPO
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1 luglio 2026
PO SECCA STORICA 2026
LA SITUAZIONE AL PRIMO DI LUGLIO 2026
CRISI IDRICA LA SECCA VICINO AL LIVELLO STORICO
L'ARTICOLO DEL QUOTIDIANO ILPIACENZA.IT DEL 1 LUGLIO 2026
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30 giugno 2026
PORTO ANTICO DI VERATTO
AL VERATTO DI SOPRA
C'ERA IL PORTO PIU' ANTICO
Spostato al Veratto di Sotto dopo il taglio del Tidone
La località Veratto di Sotto prese poi il nome della Famiglia padrona dei fondi agricoli e divenne località Volpelanda.
Il Veratto di Sotto addirittura nei decenni, venne ricostruito più a sud del fiume Po, che è quello attuale.
Verso la fine del '700 il Porto sul Po era ormai al Veratto di Sotto (Volpelanda) e nelle mappe è segnalato anche il traghetto sullo sbocco del torrente Tidone.
Al Veratto di Sopra è andata nel corso degli anni completamente demolita l'importante chiesa. Molte antiche mappe riportano chiaramente indicati i due siti detti Veratto, con l'indicazione esatta di dove fosse ubicato il porto sul Po con le relative strade che conducevano ad esso, sia in sponda piacentina che lombarda.
Notevole anche la documentazione storica, ricca di dati, date e informazioni.
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29 giugno 2026
SECCA DEL PO DI GIUGNO
ECCO COME APPARE IL PO
LA MAGRA ESTIVA SI VEDE MOLTO BENE
Ma l'alveo principale rimane profondo e ricco d'acque
Spuntano purtroppo immensi sabbioni, a volte sabbiosi altre volte ghiaiosi.
Questo è l'alveo del Po, nell'area piacentina, fortunatamente anche se l'acqua del fiume non lambisce più tutte e due le sponde nella solita larghezza, bisogna dire che il letto principale dove scorre, è ben ricco e profondo d'acque.
fotografia di Umberto Battini per il Progetto ILMIOVIAGGIOAPO
un Archivio fotografico e video di tanti anni circa il Po nelle varie stagioni
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