Dalla
guida «IL SANTUARIO DI S. CORRADO»
Edizione
Santuario Parrocchia S. Corrado F. M.
Noto
(Siracusa), 1998 – pagg. 15-23
(Le
note al testo sono state omesse)
di
mons.
Salvatore
Guastella
 |
| Santuario di S. Corrado nella Valle dei Miracoli o dei Tre Pizzoni 1907 - Noto |
Una
dolce certezza nel patrocinio di S. Corrado Confalonieri ci porta in
pellegrinaggio ideale alla Grotta dei Pizzoni, che ha conosciuto la
preghiera e le penitenze del santo Anacoreta. Da
allora la contrada netina di San Corrado di fuori, luogo di
villeggiatura e di sereno svago e riposo, ove l'anima s'inebria
di sole e di cielo, è anche "giardino di preghiera" poiché
la giornata può iniziare con la prece nella chiesa dell'Assunta
all'eremo superiore e concludersi con un mini-pellegrinaggio al
silente Santuario in valle.
Verso
il
Santuario
Subito
dopo la ridente borgata di S. Corrado di fuori, a 6 km da Noto, un
ampio delta stradale segnala la discesa che porta all'esedra della
Valle
dei Miracoli, slargo
triplicato nel 1932: attorno, un'ampia pineta che fa da scenario
verde dove giunge la scalinata rocciosa che raccorda lo slargo stesso
con la piazzetta della borgata; al margine sud la sottostante Fontana
di San Corrado, che dal 1902 offre, con fresco chiocchiolìo, acqua
salutare, che poi scorre silente tra mirti e oleandri lungo la cava
dei Pizzoni alla sinistra del Santuario.
Conduce
al Santuario un ingresso d'intaglio lavorato con artistico cancello
(sec. XVIII) sovrastato
da un cartiglio che avverte: "Non avvicinarti: togliti prima i
calzari perché il luogo dove stai è terra santa e porta del cielo"
(cf. Esodo 3,5). E il pellegrino o visitatore, quasi assorto in
un'atmosfera mistica, si avvia nel viale fiancheggiato da due aiuole
di rose e piante aromatiche; poi alcuni gradini e un altro cancello
introducono nel verde vialetto-atrio balaustrato dall'acciottolato
policromo.
L'artistico
Prospetto
Nell'artistico
prospetto settecentesco del Santuario troneggia, in alto, la statua
del S. Eremita che, con il largo panneggio del saio, sembra voler
accogliere e proteggere i fedeli che qui vengono a pregarlo. A
sinistra e a livello dell'eremo-ritiro, l'agile campanile: la
campana è del 1757.
Ai
due lati del portale d'ingresso, due
grandi lapidi-ricordo del pellegrinaggio: 1) dei partecipanti al
IV Congresso
regionale cattolico, tenuto a Noto il 14-17 dicembre 1903,
presenti Luigi Sturzo e Romolo Murri; 2) dei vescovi di Sicilia in
occasione della Conferenza episcopale, tenuta a Noto dal 27.2 al
1.3.1924.
Sul
portale si poteva leggere la seguente iscrizione-ricordo, sormontata
dallo stemma di Noto: "Per munificenza di Ferdinando IV questo
Santuario oltremodo celebre, stanza di santità per quasi 500 anni
rimontando al beatissimo Corrado, fu restituito con voto
universale assieme agli eremi circonvicini in tutti i suoi diritti,
giurisdizione ed accrescendone autorità, il 10.2.1792". Ma
la rivoluzione del 1860 la fece rimuovere; attualmente si conserva
nel museo-pinacoteca del Santuario.
Poco
prima del Santuario, lungo la parete rocciosa e in ripida salita un
sentiero scalinato porta ad una grotta con cancello, dove S. Corrado
soleva ritirarsi a riposare; a metà della stessa salita, il sentiero
volge a sinistra per raggiungere in alto un'altra grotta più
piccola, a circa 15 metri dal suolo, tradizionalmente detta di San
Guglielmo.
Descrizione
del Santuario
Distaccati,
o pellegrino, per un momento dalle preoccupazioni terrene, varca
in raccolto silenzio la soglia del luogo sacro: disponiti alla
preghiera e ali' ascolto nella dolce penombra della Grotta di San
Corrado.
Il
Santuario, ad unica navata, venne eretto nel 1751 (come si legge
nell'arco interno d'ingresso) per la custodia della s. Grotta e fu
consacrato il 5 novembre 1759 da Mons. Giuseppe Antonio
Requesens O.S .B., vescovo di Siracusa. Il Senato Netino aveva
contribuito alle spese di erezione del Santuario e s'impegnò a
tenere accesa la lampada liturgica a proprio carico. La Via Crucis è
del 15.10.1775.
Gli
stucchi indorati della volta e delle pareti sono opera del pittore
netino Baldassare Basile (1890), opportunamente ritoccati da Matteo
Santocono (coadiuvato dal giovane Giuseppe Pirrone) nel 1922 e poi
nel 1954. Tutta la decorazione interna della chiesa stessa è stata
restaurata a regola d'arte nel 1980-81, grazie alla generosità dei
fedeli e alla collaborazione tecnica volontaria di Gioacchino
Santocono, Corrado Civello e Leonardo Giliberto; il tetto è stato
totalmente rinnovato nelle travi portanti e impermeabilizzato sotto
le tegole nello stesso periodo.
A
Destra la Grotta di S.
Corrado
Questa
famosa e venerata Grotta,
"cuore" della
nostra devozione a San Corrado, ci ricorda dal vivo la sua presenza e
ci fa sentire in buona compagnia nel cammino verso Cristo lungo le
strade della nostra vita. Al visitatore attento questo sacro speco
ricorda il primato della preghiera e del Vangelo, che offre la
sintesi tra la lode di Dio e il servizio del prossimo incominciando
dagli ultimi.
La
Grotta mostra sul duro sasso il segno delle ginocchia del santo
Eremita orante, così come plasticamente vedi in quel bel San Corrado
in candido marmo, di grandezza naturale, inginocchiato (modellato da
Giuseppe Pirrone nel 1936): il Santo ha il capo
eretto e gli occhi estatici in Colui nel quale è assorto. "Il
popolo gli si affolla intorno, riconoscendo nella scultura il Santo
che ama, e si sente invitato a pregare. Fanno baciare ai bambini il
bel volto e le splendide mani; gli adulti, specialmente le donne, ne
baciano reverentemente la spalla. Nel vuoto che è tra le mani giunte
ed il petto gli sposi novelli depongono fiori e il velo, quasi a
promessa di fedeltà" (Americo Bianchi orionino, 1974).
Nella
s. Grotta l'altare in marmo bianco (m. 1,80 x 0,65) con la predella
(m. 1,80 x 1,50), opera del marmista netino Rosario Celeste, è stato
consacrato dal vescovo di Noto, Mons. Giuseppe Vizzini, il 28 luglio
1934, inserendovi le reliquie dei santi Corrado e Guglielmo, e dei
santi martiri Alessio e Temperanza.
Nella
grande nicchia rocciosa di fondo, dietro l'altare, si possono
scorgere tracce di un antico affresco; tradizione e storia dicono che
rappresenta la Madonna con Gesù Bambino tra due Santi. Il
dipinto ha certo subito ritocchi e restauri lungo i secoli; esso
comunque è databile almeno alla prima metà del sec. XVI, cioè al
tempo del beato Antonio Etiope eremita, il quale "per soi devoti
orationi andava a la ecclesia di sancto Corrado che è una grocta, a
la quali si ci achana per circa dechi scaluni". L'attuale
Santuario del 1751 per il pavimento realizzato a livello della Grotta
ha nascosto e coperto quei dieci gradin
i.
A
custodia della venerata Grotta l'eremita fra Carmelo Murana fece
modellare a Napoli nel 1846 l'artistico cancello, con l'obolo del
principe Nicolaci di Villadorata.
Il
18 settembre 1984 un incendio, forse per un corto circuito, danneggiò
nella Grotta il San Corrado marmoreo del Pirrone e quello ligneo
settecentesco posto nella nicchia dinanzi la Grotta stessa: sono
stati ben restaurati nel 1986.
Pellegrinare
alla Grotta di San Corrado è il voto di ogni suo devoto, e la si
lascia con un senso misterioso di pace che invade l'anima e con San
Corrado nel cuore!
L'altare
Maggiore
L’altare
centrale troneggia una grande tela del 1759 in ricca cornice barocca,
raffigurante la Beata Vergine Maria Mediatrice che al Bambino
Gesù indica San Corrado orante, perché lo benedica; a loro fanno
corona dieci Angeli in vari atteggiamenti estatici; il Santo Eremita
sembra invitare ad unirci alla sua preghiera filiale alla
Madonna. Questo suggestivo quadro (m. 2,90 x 1,60) - donato al
Santuario nel 1764 dalla principessa di Butera - è opera lodata
della maturità artistica di Sebastiano Conca (Gaeta, 1680-1764),
allievo del grande Solimena: esempio significativo di ricercata
dolcezza del rococò settecentesco. Da notare nella composizione
pittorica: 1) lo studio dettagliato e scrupoloso dell'aspetto
della Vergine col Bambino, di S. Corrado e dell'Angelo in alto a
destra; 2) l'armonia delle parti, sempre suggestiva, nella visione
d'insieme. Questa preziosa tela del Conca è stata opportunamente
restaurata e rimessa in onore nell'agosto 1981 in occasione della
venuta dell'Arca d'argento con il corpo del Santo nella sua Grotta al
Santuario.
Sono
dello stesso anno il Tabernacolo nuovo più decoroso, le tre
artistiche poltrone e la predella. Mentre l'altare portatile "coram
populo" in legno scolpito è del 1979. Nel
presbiterio, in alto a sinistra, la finestra ha dal 1981 una elegante
vetrata a colori raffigurante S. Corrado.
In
alto a destra, un matronéo balaustrato all'altezza del Museo, al
quale si accede dalla sacrestia e da gradini scavati nella roccia; il
cancello d'ingresso è del 1925.
Sempre
dalla sacrestia, uscendo, si scende al sottostante artistico Presepe
elettromeccanico, che dal 1975 sostituisce quello antico
francescanamente semplice, che era posto sull'altare maggiore.
Quest'altro, moderno, copre ben 60 metri quadrati di impiantino
per le varie scene. Il gruppo principale delle statuette di
cartapesta, alte 50/60 cm., sono di scuola napoletana. Al centro del
paesaggio la "santa grotta" col Bambinello Gesù, la
Madonna e S. Giuseppe; accanto il bue e l'asinello, in alto uno
stuolo di Angeli.
Il
Santuario custodisce in teca d'argento una reliquia di S. Corrado,
dono del Senato Netino (23.2.1753).
L'altare
del Crocifisso con S.
Leonzio
Martire
L'altare
al lato sinistro del Santuario - di fronte alla Grotta di San Corrado
- è dedicato al Ss. Crocifisso, per l'artistico Cristo in Croce
settecentesco, in legno e a grandezza naturale: opera del napoletano
Gaetano Franzese, con sottoquadro dell'Addolorata (sec. XVII). Subito
sotto: la statua reclinata di San Leonzio Martire che, in atto di
dormire, posa il capo su un origliere contenente le sue reliquie,
dono del papa Gregorio XVI.
Infatti
il trentaseienne eremita fra Carmelo Murana, che nel 1844 era andato
a Napoli "per trattare affari dell'eremo netino", là seppe
dell'elezione di Mons. Giuseppe Menditto da Capua a 1° vescovo
di Noto e andò ad ossequiarlo. Mons. Menditto, che doveva recarsi a
Roma per ricevere il 28 luglio la consacrazione episcopale, volle che
lo accompagnasse. Il buon eremita ne profittò per chiedere al Papa
un'insigne reliquia di santo martire: per l'interessamento del
vescovo Menditto ottenne il 20 luglio il corpo di San Leonzio. Con
sommo gaudio e devozione ne curò la traslazione al Santuario di
San Corrado di fuori, dove è esposto su quest'altare in artistica
urna di vetro. Ritornando poi a Napoli il 18 agosto 1845, fra Carmelo
ne profittò per ordinare l'incisione dell'immagine del Santo. La
festa del Santo Martire si celebrava in Santuario l'ultima
domenica di maggio.
Santuario-Parrocchia
Il
22 agosto
1923 il vescovo Mons. Giuseppe Vizzini, "volendo
dare un migliore e definitivo assetto pastorale alle pratiche
religiose in questo luogo che si era man mano popolato e trasformato
in borgata", assùnse
l'iniziativa di erigere la Parrocchia nel Santuario, promulgandone
la bolla proprio mentre l'Arca argentea di S. Corrado dimorava nella
sua Grotta.
Il
culto a S. Corrado Confalonieri in questa "terra santa"
netina può aiutare la Chiesa locale evangelizzatrice delle
tradizioni popolari ad incarnare il Vangelo; può inoltre
corroborare la fede e la religiosità di ogni devoto che lo ha a
celeste Patrono.
Ritornare
periodicamente alla Grotta dei Pizzoni è voler attingere forza e
coraggio per seguire le orme di San Corrado, a gloria di Dio e a
salvezza del nostro mondo così disorientato, ma capace di
conversione per la divina misericordia.
Testo di mons. Salvatore Guastella - insigne Sacerdote Storico della Città e Diocesi di Noto (Siracusa)