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23 maggio 2017

RICORDI



LANCHE
QUANDO IL PO ERA ORIUNDO
Passa il tempo, così come l’acqua

di Umberto Battini
    storico locale/agiografo di S. Corrado Confalonieri


Io ho fatto in tempo a vederle, le lanche. Ma le generazioni degli anni 1990 no, ormai le lanche sono solo memoria.
Per vari fattori, il corso del Grande Fiume Po, ha subito lievi cambiamenti e le piene han fatto il restante del lavoro, così da cancellare questi acquitrini boscosi, e carichi di buon pesce. Erano dei piccoli (mica tanto) laghetti artificiali al ridosso del fiume, con isole sabbiose cariche di vegetazione e piante, che li caratterizzavano.
Isolotti sui quali quando ti ci addentravi, quasi come in una mini-giungla padana, potevi trovare di tutto: giocattoli, palloni, gomme d’auto, oggetti svariati e strani, frutto delle piene che trasportano di tutto e quei boschi servivano da “maglio” per trattenere ciò che era rifiuto, come un filtro.
Le lanche di Calendasco erano due, almeno per quel che ricordo, quella che partiva dal Bosco, appena dopo la cava di sabbia lunga qualche centinaio di metri e poi un’altra, meno selvatica, composta di un canalone, proseguendo verso il Mezzano.

Le lanche erano luoghi di pesca nei caldissimi pomeriggi, per noi ragazzi, che andavamo per pesce orologio e qualche baffuto pescegatto, mentre la sera, all’imbrunire ma anche più oltre, nella calda notte estiva padana, trovavi i pescatori più accaniti, a pesca di pescegatto di notevoli dimensioni, di lucci e soprattutto di anguille, nere come la notte.
Quando l’acqua poi calava abbastanza, nel pieno di luglio e d’agosto, potevi oltrepassare questo lago d’acqua stagante immergendoti al massimo fino al ginocchio, e visitare quella selva particolarissima che univa direttamente al Po. Le zanzare, i mosconi e le libellule erano a sciami, ho potuto vedere libellule di tutte le dimensioni e con le ali dei più svariati riflessi, che andavano dal rossiccio, al blu e al verdognolo fino ad un perfetto incolore trasparente.
Le libellule noi ragazzi le cacciavamo, le chiamavamo elicotteri, per il fatto che il loro volo ricorda moltissimo quel veivolo del cielo. 
Anche i pesci orologio avevano dei colori stranissimi e diversi, come le libellule, ma una cosa importante, che a pensarci sembra impossibile, era che le lanche erano popolatissime di pesci rossi, quelli nostrani, che intravedevi a frotte quando gettavi una pastura fatta di briciole di pane e ti fermavi a vederli affiorare e mangiarsi quel cibo.
E sulle rive del Po, dove l’acqua era meno corrente e più ferma, vere e proprie nuvole di stricci si lasciavano guardare e quasi toccare se immergevi la mano.
Sembra un ricordo lontano, invece tutto questo esisteva pochissimi decenni fa e ora fa parte già del ricordo, ma di quel ricordo che difficilmente potrà tornare, perché il Grande Fiume Po non pare abbia intenzione di riformare alcunché di lanca in questa parte di terra che abbraccia Calendasco.