15 gennaio 2021

SANT'ANTONIO ABATE

17 GENNAIO
FESTA DI UN MONACO EREMITA
 
Una festa sentita nel piacentino, per via dei "turtlit" (tortelli dolci fritti ripieni di marmellata) e per la benedizione degli animali, del sale e dell'olio.
In alcune parrocchie si distribuiscono i "panini di Sant'Antonio".
L'abate S. Antonio è stato un frate e eremita soprattutto: amico e figlio spirituale per certi versi di San Paolo Primo Eremita.
 
L'Abate si festeggia il 17 gennaio, tipica la sua icona: lui col saio con una T (Tau) e ai piedi un porcellino e magari un fuocherello.
Infatti i frati Antoniani - vedi il medioevo - curavano il cosiddetto fuoco di Sant'Antonio con l'unzione con sunia di maiale delle parti arrossate da questa malattia.
A Piacenza i frati ressero per un bel pò di tempo nel medioevo, il convento con annessa infermeria, chiesa e ospedale per pellegrini e malati proprio nella frazione che oggi porta quel nome: Sant'Antonio, a Cà di Rocco praticamente al ridosso del ponte sul fiume Trebbia. 
 

30 dicembre 2020

NEVICATA 2020

LE IMMAGINI
della nevicata di fine dicembre 
 
Un 2020 almeno dal punto di vista invernale corretto: neve, anche abbondante, come richiede la stagione. Disagi senza dubbio ma la neve è quasi essenziale dal punto di vista naturale per la campagna e tanti altri motivi.
E quindi ben venga!
Sono scesi circa 40 cm di neve e il territorio comunale di Calendasco è rimasto - finalmente - avvolto in un bel paesaggio romantico e bianco accecante per la distesa pianeggiante ricoperta.
 


 

23 dicembre 2020

FINE 2020 AUGURI

 

A  U G U R I

D I

B U O N E 

F E S T E

SANTO NATALE 2020

20 dicembre 2020

GRUPPO FACEBOOK

PER TUTTI
ARALDO DI SAN CORRADO
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il gruppo facebook in crescita di iscritti
dedicato a San Corrado Confalonieri
 
TUTTI gli iscritti possono mettere video, testi e foto purchè attinenti a S. Corrado!
Quindi niente "buongiorno e buonasera" o frasi del genere ma solo cose corradiane.
TUTTI possono metterle! In piena libertà! 
 
Devoti di tutto il mondo questo è il gruppo per esaltare le virtù di vita cristiane del Nostro Patrono Amatissimo.
Araldo di San Corrado su facebook 
e quindi anche www.araldosancorrado.org
e araldosancorrado.blogspot

 

14 dicembre 2020

CALENDARIO 2021

IN UNA BELLA PAGINATA
SALVATELO E POI STAMPATELO
IN A4 O MEGLIO A3 
in copisteria o dove fan fotocopie stampatelo a colori



 


28 novembre 2020

L'EREMITA E L'APPELLO

LETTERA APERTA A
CONTE E PAZIENZA
La scrive l'Eremita del PO
 
 
Leggete l'articolo e l'appello
in un mio articolo del 28 novenbre 2020

clicca lì sotto o sulla foto sopra

ARTICOLO SU ILPIACENZA

 

VIDEO ROMITORIO

SU FACEBOOK VISIBILE
PER TUTTI UNA SERIE DI VIDEO
Il web a servizio della cultura
 
Sul web in facebook di Umberto Battini potete vedere una serie di video dedicati alla visita al Romitorio ospitale di Calendasco primo luogo di ritiro di S. Corrado Confalonieri.
La visita all'antico edificio è suddivisa in vari video, brevi ma essenziali: a spiegare nei dettagli il luogo è la voce di Bruno Grassi che è anche il proprietario del monumento.

Qui potete vedere il video dedicato alla Madonna del gorgolare con Bambino e S. Corrado, affresco realizzato da Bruno Grassi.
 



26 novembre 2020

LETTERA APERTA 2020


L’APPELLO DELL’EREMITA DEL PO

A FAVORE DEI PICCOLI PAESI DI CAMPAGNA E DI MONTAGNA

“Siamo brava gente, abituati a rimboccarci le maniche, sempre e comunque: anche quando il Grande fiume decide di farci visita, direttamente nelle nostre case s’intende. Da queste parti gli assembramenti non sono mai stati di moda; della movida molti non conoscono nemmeno il significato. Forse siamo rimasti un po’ indietro, ma stiamo bene lo stesso”

di Umberto Battini

una foto dell'Eremita del PO (parmigiano)

 

Ha scritto una Lettera Aperta molto toccante, un mix di Peppone e don Camillo, con tutto l’affetto e la malinconia che solo le genti della Bassa, la bassa padana prossima al Po sà aver dentro fin dalla nascita. La Bassa è bassa, sia che tocchi l’area piacentina che quella parmense e così via fino alla foce.

L’Eremita del Po, così si è firmato, ha lanciato il suo appello da facebOok e lui è veramente un eremita del Grande Fiume: il motivo è che lo conosco molto bene (è un ottimo giornalista e Zibello e la bassa parmense sono nel suo dna) e per certi versi condiviamo questo amore della pianura senza orizzonte del Po ed inoltre quello che scrive in questa lettera al primo Ministro Giuseppe Conte è piena di verità di chi vive in questi piccoli borghi nebbiosi e afosi sulle rive del fiume.

Tutto sommato noi piacentini un Eremita del Po lo abbiamo, c’era secoli fa infatti, vivente nella terra di Calendasco, anch’essa terra di fiume, l’incendiario e santo Corrado dei Confalonieri che avrà anch’egli senza dubbio amato questi spazi padani con il fiume che ne faceva da collana al suo feudo.

Scrive il moderno Eremita del Po “Spesso parlo da solo, oppure con i pioppi o le poiane, ultimamente anche con un picchio rosso e un pettirosso. Non creo contagi né situazioni di rischio, proprio perché mi muovo da solo”.

Insomma una lettera scritta da uno che ha compreso l’anima dei luoghi e ne sa rispettare e riconoscere il valore e ne esprime con toni molto umani valori, desideri e speranze.

" LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E AL MINISTRO DELLA SALUTE

Egregio Signor Presidente ed Illustre Signor Ministro,

sono consapevole del fatto che queste mie righe, con ogni probabilità, mai saranno degne di lettura né men che meno di considerazione. Chi vi scrive è il classico “signor nessuno”, non rappresento nulla se non me stesso, non appartengo a movimenti politici, né a partiti, e me ne guardo bene. Ho imparato, da tempo, a diffidare della politica e dei suoi rappresentanti, dell’una e dell’altra parte. Sono nato, cresciuto e tuttora vivo un piccolo paese di campagna: un gruppo di case attorno a un campanile, il classico borgo abitato da “quattro gatti” come si dice da queste parti. Qualche anno fa sono pure riusciti a fonderci col Comune vicino, così almeno siamo arrivati a contare tremila abitanti: compresi, così sembra, cani, gatti e maiali. Siamo bagnati dal più importante fiume italiano e famosi per la produzione di un salume il cui nome, ad alcuni, potrebbe sembrare irriverente, ma alla fine tutti ne riconoscono la bontà.

D’estate abbiamo l’afa e le zanzare a farci compagnia; d’inverno ci pensano invece il gelo e la nebbia. Quest’ultima abbiamo anche imparato ad utilizzarla per la migliore qualità del nostro prodotto. Siamo un paese di gente laboriosa e tenace, spesso sanguigna. Del resto, da queste parti, Giovannino Guareschi si è ispirato per narrarci le vicende di Don Camillo e Peppone. Anche lo scrittore italiano più tradotto al mondo, nato proprio, guarda caso, da queste parti (dove ora riposa) si è lasciato affascinare dalla capacità che hanno, le persone di villaggi lambiti dal fiume, di sapersi adoperare concretamente, sempre coi fatti (e ben poco con le parole) per il bene comune, anche quando le idee sono opposte.

Siamo brava gente, abituati a rimboccarci le maniche, sempre e comunque: anche quando il Grande fiume decide di farci visita, direttamente nelle nostre case s’intende. Da queste parti gli assembramenti non sono mai stati di moda; della movida molti non conoscono nemmeno il significato. Forse siamo rimasti un po’ indietro, ma stiamo bene lo stesso. Da sempre, d’inverno, quando cala il sole e si fanno largo la nebbia e il gelo, il “coprifuoco” (che brutta parola, che rimanda a tempi cupi della nostra storia) inizia molto prima delle 22: non abbiamo bisogno di governi, o di scienziati, che ce lo dicano.

Non so dove siete nati e cresciuti, so che basterebbe una breve ricerca sul web per saperlo, ma non è importante. Sono certo del fatto che la vita di campagna non la conoscete e non sareste nemmeno in grado di sopportarla per un giorno. Per molti non è facile vivere qui, in mezzo a quattro gatti, e dove secondo molti non c’è nulla. Io, qui, invece ho il mio tutto e non lo cambierei per niente e nessuno al mondo.

La pandemia che ci ha colpiti è una tragedia immane, un fatto storico gravissimo: chissà come e quando ne usciremo. Senza offesa, e senza polemica, mi fa un po’ specie che si pensi di affrontare una pandemia a suon di monopattini, banchi a rotelle, bonus bicicletta e bonus vacanze (salvo poi accusare i vostri connazionali di essere stati degli irresponsabili per essere andati in vacanza).

Avete mai pensato al fatto che, un modesto beneficio, sarebbe potuto arrivare proprio dai borghi di campagna e di montagna? Vi chiederete come. Ad esempio sollecitando i proprietari di case sfitte e isolate (ovviamente abitabili, in buono stato generale e dotate di servizi) a mettere a disposizione le loro stesse proprietà, gratuitamente, per un tempo di sei mesi a favore di coloro che vivono in città e che intendono momentaneamente allontanarsi dai luoghi in cui i contagi, per ovvi motivi, sono maggiori. Trascorsi i sei mesi, a loro discrezione, avrebbero potuto poi eventualmente esercitare un diritto di prelazione sull’acquisto del luogo. Certo non sarebbe stata una trovata risolutiva, ma avrebbe potuto fare la sua parte: più dei monopattini e più dei banchi con le rotelle.

Avete mai pensato al fatto che, in piccoli borghi come questi, non ha senso applicare le stesse regole dei grandi centri? Per le località con meno di 5mila abitanti sarebbe bastata, e basterebbe tuttora, una piccola deroga sulle aperture di bar, osterie e ristoranti, per mantenere quel minimo di ossigeno e preservare qualche posto di lavoro. Roba da poco, lo so, ma tutto aiuta.

Di questo passo i piccoli centri non avranno un futuro, saranno i primi a morire e tante serrande, oggi abbassate, non si alzeranno più. Bastava davvero poco, bastava pensare, sarebbe stata sufficiente un po’ di buona volontà e più capacità d’ascolto: proprio come sapevano fare Don Camillo e Peppone.

Io mi definisco un camminatore solitario, un eremita del Po, Mi basta muovermi all’ombra dei nostri pioppeti, a fianco del nostro fiume. Lo faccio da solo, sempre, perché sono un matto che ama fermarsi di fronte alle case coloniche abbandonate, ai vecchi muri sgretolati o alle finestre sgangherate pensando alla nostra gente, a coloro che con tanto sudore e sforzo hanno costruito il nostro presente e il nostro futuro. Spesso parlo da solo, oppure con i pioppi o le poiane, ultimamente anche con un picchio rosso e un pettirosso. Non creo contagi né situazioni di rischio, proprio perché mi muovo da solo. Continuerò a camminare, se Dio vorrà, che ci sia il sole o la nebbia, l’afa o il gelo, valicando, certo, anche i confini comunali, provinciali e regionali, perché da solo non commetto colpa alcuna: almeno questo, accanto al mio fiume, mi sia concesso.

Cordialmente

L’Eremita del Po.

Parole che si commentano da sole e che ci immergono ancora più dentro al sapore nostrano che la terra e la gente cresciuta nella Bassa piacentina ha dentro al proprio essere e che l’Eremita del Po ci ha messo lì in bella mostra, a elogio della vita quieta e sobria che la campagna ci dona.


foto fatte dall'Eremita del PO (parmigiano)

 

19 ottobre 2020

PORTO DI PO

NEL DETTAGLIO CARTOGRAFICO
TRA LE TANTE MAPPE DEL FIUME

E' indiscutibile il fatto che nel comune del borgo di Calendasco ci sian stati più di un punto "statale" cioè pubblico di passaggio del Po, veri e propri porti per far scavalcare le acque a persone e cose.
Normalmente dati in fitto a persone che di questo traevano sostentamento o anche eran porticcioli di antichissima proprietà di enti ecclesiastici ad esempio Cotrebbia (vecchia) era dei monaci di Piacenza della abbazia di S. Sisto.
E del porto di Cotrebbia si è scritto e detto moltissimo perchè c'è tanta documentazione.
Un territorio ricco d'acque e che gravitava molto sul Po questo di Calendasco e grazie anche al fatto delle due grandi insenature che nei secoli han dato questa particolare conformazione: un borgo tra le due anse di fiume che ne fan la sua caratteristica.
 


 

9 ottobre 2020

DOPO LA PIENA DEL PO

DOPO LA PIENA
TORNA IL SERENO

Il Grande Fiume PO è ritornato nei sui livelli.
Ed anzi si abbassa a vista d'occhio che è anche un bene visto che la stagione delle piogge arriverà.
Ma il nostro Fiume incanta sempre e comunque!
 
tutte le foto sono di ub 8 ottobre 2020


 


5 ottobre 2020

PIENA DEL PO IL VIDEO

LA PIENA DEL PO A CALENDASCO
UN VIDEO 
Lunedì 5 ottobre 2020
di Umberto Battini


PO 2020

LA PIENA 
OTTOBRE INZIA CON IL PO GONFIO
Calendasco terra di fiume
 
foto di Umberto Battini 
 


 

 




Per fortuna il PO era ad un livello molto più basso di quello che è normalmente in questa stagione e la piena causata dalle grandi pioggie del Piemonte è passata tranquilla.
Nel paese di Calendasco il PO ha raggiunto poco meno dei 6 metri al colmo e nella mattinata di lunedì 5 ottobre già segnava i 5 metri e 60 cm.