21 ottobre 2019

LIBRO


Con l'OBOLO di San Pietro venne "acquistato" ed è ancora da pagare un immobile immenso e di lusso in centro a Londra.
Ed altri casi eclatanti! Qui ci sono anche documenti per la prima volta resi pubblici.

Un libro di Gianluigi Nuzzi come sempre a segno, preciso e impressionante. 

Soldi, soldi e ancora soldi, nella gestione della finanze vaticane.



 

19 ottobre 2019

HOSPITIO


UNA SCOPERTA UNICA
23 PEZZI D'ARCHIVIO

di Umberto Battini

Li ho ritrovati anni fa, in archivio di Stato a Piacenza, io stesso Umberto Battini ed è un mio non unico vanto.
Una scoperta che mi aprì gli occhi sull'antichità del romitorio ed anche hospitio per pellegrini medievale di Calendasco.

Quando quella mattina in archivio a Piacenza, sfogliando quel voluminoso faldone di carte antiche e polverose mi capitò sotto agli occhi la scritta in hospitio dicti loci in riferimento a Calendasco, feci un urlo di gioia!
Erano le carte che provavano quello che già era scritto in libri di storici e pubblicati a Roma e non solo, sul convento di San Corrado. Ed anche, sempre io stesso, ritrovai la mappa che indica ben indicato e riprodotto nero su bianco il romitorio-hospitio con un suo proprio campanile.
Insomma la ricerca in archivio, anche se è lunga, se fatta con amore e pazienza può dare frutti.
San Corrado mi ha certamente guidato, perchè fare ricerca sincera premia!



14 ottobre 2019

COLOMBO


CONTESO TRA GENOVA E BETTOLA
CRISTOFORO COLOMBO

Una volta era lotta dura tra storici e campanilisti per darsi la nascita del navigatore.
Oggi è un dato quasi sparito nel nulla.
A Bettola rimane la grande piazza Cristoforo Colombo ma a nessuno questo fa porre delle domande.

La cultura piacentina è troppo stantia per occuparsi anche di questo cavillo, anzi siamo i primi a darci la zappa sui piedi.

1 3 0 7


LA DATA FATIDICA
PROCESSO E DECLINO
L'Ordine Templare

Era il 13 ottobre dell'anno 1307.
Filippo il Bello di Francia, ad insaputa del papa, ordina l'arresto del Gran Maestro del Tempio.
Il papa sarà informato solo il giorno successivo.
Da quel giorno iniziano le traversie contro la cavalleria templare con gli arresti dei cavalieri.

Il libro della Frale è un importantissimo inedito tassello. 
Leggerlo è una passeggiata, ti introduce in quel mondo in modo mirabile e per mezzo delle carte, ti aiuta a comprendere.

I Templari piacentini saranno processati a Ravenna.
E assolti. 

11 ottobre 2019

NOTARIATO


CARTE FALSE
Per appropriazioni indebite
nella Piacenza medievale

"Giuriamo di non scrivere nichil falsitatis". Davanti al conte ed alla concione popolare nel 1135, a Piacenza i notai piacentini giurano di non fare carte false di vendita beni delle chiese e di non dire il falso. E ciò avrebbero fatto e mantenuto. Anzi avrebbero fatto tutto a norma, con l'avvocato della chiesa presente alla stesura degli atti oppure come testimoni usando tre vicini di buona fama "qui melioris opinionis habentur".
Insomma qualche problema, già mille anni fa, c'era. 
Pillole di vita che il Registrum Magnum ci consegna. 

 

TESORI ARCHITETTONICI



LUOGHI DELL'ANIMA
DI CALENDASCO

Bisogna però saperli riconoscere e per farlo occorre anche un filino di sensibilità disincrostata dalla ignoranza.

La chiesa della parrocchia, che rimase "piccola" fino al primi decenni del 1700.
Il castello dei Confalonieri (vi è nato S. Corrado!) è costituito da Recetto e Castello.
Il romitorio e ospitale francigeno.

3 settembre 2019

PORTO DEL BOTTO


ATTESTATO NELLE ANTICHE MAPPE
E NEI DOCUMENTI

A Calendasco erano vari porticcioli sul fiume Po.
Tra questi vi era quello detto del Botto Piacentino, che oggi più o meno, dato che il PO ha cambiato e tanto la sua forma, possiamo dirlo al luogo del Masero.
Questa località è a 700 metri dal paese, imboccando la via Po posta davanti al Palazzo del Comune, è anch'essa assai remota .
Da alcuni anni al Masero esiste un grande pontile per attracco delle barche, in una posizione favorevole e sempre ben ricca d'acque onde evitare insabbiamenti.
L'imbarcadero o porticciolo è della locale Società Canottieri Calendasco.

Nella documentazione in archivio di Stato di Piacenza, si conservano ad esempio anche i documenti sul fiume dell'area di Calendasco del 1700 che indicano appunto essere attivo oltre al Porto di Cotrebbia (vecchia) anche quello detto del Botto. Le mappe del 1600 ne sono un altro chiarissimo esempio perchè anche in esse viene citato.

Il Po ha subito un notevole cambiamento dal 1400 all'oggi ma è importante saper collocare queste antiche testimonianze di vita civile e di fiume, nei luoghi del territorio di Calendasco che li hanno ospitati e il porto del Botto (il botto è un ampio appezzamento del meandro del Po)  è uno di questi luoghi, oggi ascrivibile per quel che riguarda la sponda emiliana, al luogo del Masero.
 



15 luglio 2019

DEVOZIONE E ARTE


OPERA DI UN PORTATORE DI SAN CORRADO
L'ARCA DEL PATRONO 
Un vero cesello artistico



Si chiama Emanuele Pastorella, l'artista e cesellatore di questo gioiello devozionale; un giovane netino che è anche un Portatore dell'Arca di San Corrado e che ha una manualità d'artista a tutto tondo!
E' giusto chiamare le cose col loro nome e Emanuele può definirsi artista e cesellatore di fine mano. 
il cesellatore Emanuele Pastorella
Raramente penso si sia potuta incontrare una riproduzione dell'Arca che contiene le spoglie del Patrono fatta con così sublime cesello.
I particolare che arricchiscono l'Arca sono tanti e in questa riproduzione il bravissimo artista non ne ha tralasciato nemmeno uno. Bulinature e cesellature fini e precise: le colonne, i rilievi dei Santi raffigurati sui fianchi, i dettagli più piccoli dell'Arca originale, anche qui sono riprodotti al dettaglio.
Così come sorprende la bellezza del Cristo sul globo dorato alla sommità dell'Arca.
Questo gioiello d'arte e devozione è stato solennemente benedetto al Santuario di S. Corrado fuori le mura di Noto, dal rettore don Eugenio Boscarino. Alla cerimonia erano presenti fedeli netini ed anche un folto gruppo di Portatori dell'Arca con il loro Presidente Francesco Berrini.
l'Arca riprodotta fedelmente



A rendere ancor più completa quest'opera, anche un Cilio, riprodotto nel dettaglio dall'artista e che corona il senso profondo del culto devozionale al Santo eremita piacentino, infatti i Cilii sono la corona che circonda nei momenti solenni l'Urna di S. Corrado. 


Dentro alla Grotta del Santo
Una fede devozionale ricchissima quella dei netini, che continuamente si esprime dedicando arte e onori al Patrono, in forme molto alte e nobili che rendono onore a questa terra e alla città di Noto.












7 luglio 2019

S T O R I A


Qui sotto una parte dell'articolo apparso sul quotidiano di Piacenza Libertà a pag. 9 il giorno della vigilia della Festa di San Corrado a Calendasco e Noto, il 18 febbraio 2009 - 10 anni fa!
Scritto e firmato da Umberto Battini, devoto e studioso di S. Corrado Confalonieri.

Ecco una parte estratta dal testo della paginata del giornale, leggetela! 


San Corrado, l'eremita
da Calendasco a Noto


La storia del santo piacentino patrono della città siciliana
di Umberto Battini

In questi anni a Piacenza c’è stata una riscoperta molto accalorata della figura del santo eremita piacentino Corrado Confalonieri. Intorno a questo illustre personaggio del medioevo si è ampliato un nuovo filone di ricerca storica, basata principalmente su inediti documenti che ce ne hanno additato un volto più storicizzato. Un lavoro certosino, di cesello verrebbe da dire, silenzioso ma proficuo che è giusto condividere sui due livelli – con un gioco di parole - cioè quello cultuale e l’altro culturale. Una figura di religioso significativa: il nobile cacciatore poi incendiario, il penitente che si fà pellegrino, il taumaturgo che letteralmente “fa comparire” pane angelico, come richiamo alla manna del deserto – la sua vita nel deserto simbolizzato dall’isolamento nella grotta presso Noto ove muore il 19 febbraio 1351. 

Sulla origine del santo dalla nobile casata dei Confalonieri non lascian dubbi nemmeno gli stessi Giurati della città di Noto, che nella triplice lettera inviata nel 1610 agli Anziani e Priori di Piacenza, al Vescovo Conte mons. Rangoni ed al Farnese, spronandoli di avviar ricerche sul santo piacentino, scrivono: “si ben fiorì di virtù Eremita et oggi reluce fra beati, già nel secolo fu cavaliero della famiglia Confaloniera e segnalatissimo nella patria per aver lasciata in un monasterio di quella la moglie e distribuito li beni fra quali s’è fatta coniectura d’alcuni curiosi esserci stato il Castello Calendasco…”. 

E la risposta dei Giurati piacentini non tardò, con la lettera del 14 maggio 1611 inviata a Noto essi li informarono dell’esito delle ricerche negli archivi allegando alla stessa una lunga relazione ove si legge che “il più vecchio della stirpe Confalloniera” ha il privilegio “d’accompagnare il nuovo Vescovo quando entra Pontificalmente la prima volta”, ma più clamorosamente questa relazione rivela che nel monastero di S. Chiara di Piacenza “per molta diligenza usata da persone autorevoli, altro non si è trovato che la notizia d’una suora Gioanina Confalloniera, che specialmente viveva nel 1340 et anco nel 1356. Detta qual suora si dice che, rispetto al tempo, non ci sarebbe difficoltà che non potesse essere la moglie di Santo Corrado.”.

Un fatto acclarato è il luogo della nascita fisica di San Corrado e questa notizia ci viene presentata in forma ufficiale nel Legato Sancti Conradi del 1617, che il Vescovo di Piacenza anch’egli spronato dai Giurati netini, “tutte le predette cose approvò confermò e lodò, e approva conferma e loda”. 

E’ un documento redatto nel Palazzo del Vescovo, alla sua stessa presenza ed è reso pubblico dal notaio e cancelliere episcopale Giovan Francesco de’ Parma. Il Legato voluto dallo Zanardi-Landi feudario succeduto ai Confalonieri, esplicita: “qui quidam S.tus Conradus, ut perhibetur fuit oriundus de praedecta Civitate ex admodum Ill.ma famiglia D.D. Confanoneriorum abitatores Dominorum Loci Calendaschi loci, et Villa Ducatus Placentini ultra trebiam…” .
Vi è contenuta pure la frase ut in eius vita pubblica tipis mandata videre est , valida conferma che le indagini sul santo erano concluse ed avevano portato a poter fare delle dichiarazioni certe grazie a ciò che si era rintracciato dei trascorsi civili: le affermazioni sicure che sono punti saldi che vanno a fortificare la narrazione esposta nel documento, sono: 

1 – San Corrado è un piacentino, 
2 – discende dalla Nobile Famiglia dei Confalonieri, 
3 – è nato fisicamente in Calendasco.

Il Legato contiene questa importantissima affermazione: “qua quidam devotio es maior promoveri et excitavi debet in praedicta Ecclesia loci Calendaschi cum ex eodem loco iste Sanctus, ut praefertur originem terrenam duxerit, sic verisimiliter incolas eiusdem loci, sui nominis devotos gratis, et intercessione apud Deum Optimum Maximum persequunturus…” testualmente “certamente quella maggiore devozione è da promuovere e deve essere stimolata nella predetta Chiesa del luogo di Calendasco, il medesimo luogo dal quale codesto Santo, avendo tratto la sua origine terrena come si riporta, avrebbe assistito veramente gli abitanti del medesimo luogo, devoti del suo nome, per le grazie ed intercessione presso Dio Ottimo Massimo”. 


Senza equivoco leggiamo che San Corrado è nato fisicamente a Calendasco ed il Vescovo di Piacenza, i Testimoni presenti, il parroco Rettore di Calendasco, il Conte Zanardi Landi e lo stesso notaio e cancelliere della Curia Episcopale ritengono quindi fuori di ogni dubbio la autenticità della affermazione e mai nessuno si contrappose, est probatio probata.

La causa che spinge il nobile Corrado alla conversione è collegata ad un incendio che provocò durante una battuta di caccia verso l’anno 1315. Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 


Una nuova ipotesi sull’incendio causato dal giovane san Corrado è emersa dagli archivi, il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola. La pergamena rinvenuta all’Archivio di Stato di Parma riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Bruciata.
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili e di bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri, una ipotesi da prender sul serio, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.


Messer Corrado nasce nel 1290 da una Casata non solo guelfa e papalina, ma addirittura tanto religiosa da essere quasi fuori dalla norma, infatti quando Corrado è un arzillo giovanotto dedito alla cavalleria ed all’hobby della caccia, vanta un esempio costante di parenti dati alla religione in diversi conventi di Piacenza.