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6 maggio 2026

LA VIA FRANCIGENA

LA FRANCIGENA 
STRADA ANTICA
STORICA E MEDIEVALISSIMA
A Piacenza i pellegrini venivano indicati
come "Romei" anche nelle carte notarili
 
 di Umberto Battini
     divulgatore storico
 

Bisogna intanto dire "grazie" ai longobardi. Bene o male la conformazione classica del percorso lo dobbiamo anche a loro.
Perlomeno nel tratto anch'esso "famoso" del Passo della Cisa, con Berceto.
 
E tanto influenzerà il pellegrinaggio cristiano: anche i modi, forme e luoghi del vivere comune medievale.
Si arriva in terra emiliana da Corte Sant'Andrea, sul Po in terra lombarda, e si sbarca a Soprarivo di Calendasco.
 
E proprio nel borgo di Calendasco le sorprese: una chiesa ed un castello costruiti su di un monticello, lì nella pianura immensa, e poco discosto un antico medievale hospitale. Romitorio e ospedale per pellegrini, che è di fondazione longobarda.
Che sarà anche il primo luogo di "nuova vita" di San Corrado Confalonieri dal 1315, figlio del feudatario locale. E divenuto Patrono secolare del piccolo borgo. 
Infatti alla sua "conversione" dopo un fatto tragico, si ritira nel piccolo ospedale retto da frati laici teriziari francescani.
Addirittura ancora oggi è visibile una piccola ma importante parte longobarda, di questo antico edificio, oggi di proprietà privata.
 
La Via Francigena attraversa questo territorio comunale, che lentamente, porta alla città: Piacenza da qui è veramente ormai "alle porte".
E la tappa giornaliera può concludersi.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
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4 maggio 2026

NEI LUOGHI INACCESSIBILI DEL PO

NEL SILENZIO DEL GRANDE FIUME

IL PO FOTOGRAFATO CON LA MIA CANON REFLEX

3 maggio 2026

LE LETTERE DEL 1610

STORIA DOCUMENTALE

San Corrado Confalonieri

e il legame storico fra Piacenza e Noto

Le tre lettere conoscitive inviate dai Giurati di Noto nel 1610

 
 
di Umberto Battini
     storico di S. Corrado 
 
 
Dal lontano medioevo del XIV secolo, una linea ininterrotta corre tra la terra di Piacenza e quella sicula: il nobile milite S. Corrado Confalonieri smette le vesti e lo sfarzo ed indossata una grigia tunica s’avvia alla santità nella terra che più l’ha amato in vita e in morte, l’Ingegnosa Noto. 

Ma i rapporti tra la terra natia e quella di adozione, circa la storia e la valorizzazione umana e poi spirituale del Santo Eremita, hanno avuto uno sviluppo nei secoli attinente allo svolgersi degli accadimenti che proprio da Noto portarono ad elevare agli altari questo virtuoso uomo di fede.

In effetti, in base agli attuali riscontri storici, la vera e propria riscoperta piacentina di questo insigne santo la dobbiamo collocare nei primi anni del 1600, quando per mano degli Anziani della città di Noto, si avvisò la città di Piacenza inviando tre lettere arrivate il 28 aprile 1611, una diretta alla persona del Duca Farnese, una al Vescovo e altra lettera agli Anziani che avevano il governo della città, nella missiva si chiedeva espressamente di far ricerche d’archivio sul Santo Corrado. 

Addirittura gli stessi Anziani netini segnalano in queste lettere alcuni dati storici già in loro possesso, quali il fatto che fosse stato maritato con una nobile lodigiana di nome Eufrosina divenuta poi monaca clarissa e che fosse stato feudatario del castello piacentino di Calendasco.

 

Ma è questa ultima affermazione fatta dai Giurati netini che assume un valore importantissimo per la storiografia corradiana, in effetti la casata dei Confalonieri fu per alcuni secoli feudataria di Calendasco, esercitando dal poderoso maniero il dominio su questa ricca terra attaccata al fiume Po, al nord-ovest di Piacenza. 
 
immagine IA esplicativa fatta da U B

E che la casata Confalonieri fosse tra le preminenti della città, pur mantenendo questa prerogativa feudale dal borgo, lo testimonia il fatto che uno dei quattro congiurati che nel 1547 uccideranno il Duca Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, sia stato proprio Giovanluigi Confalonieri feudatario abitante a Calendasco come mostrano gli atti delle confisca farnesiana conclusa nel 1586.

Questi accadimenti sicuramente non aiutarono a far sì che le gesta del Santo Eremita, amatissimo a Noto ma anche ormai in tutta la Sicilia e meridione, si divulgassero nella sua terra natale, proprio per il fatto che un suo lontano pronipote partecipò a questo tremendo fatto del quale si occuparono tutti i maggiori storici e politici di quel tempo. 

Prova ne è che solo sessant’anni dopo ed a confisca conclusa, con l’espulsione del reo costretto a trasferirsi a Milano, si ufficializza e valorizza finalmente anche in Piacenza il Santo piacentino, siamo appunto all’inizio del 1600.


Umberto Battini
storico di S. Corrado Confalonieri
 
IL TESTO QUI SOPRA RIPORTATO E' UNA SINTESI DI UN LAVORO PIU' CORPOSO  
 
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COGNOMI MEDIEVALI

ECCO COSA SI DEDUCE
DAI DOCUMENTI MEDIEVALI
LA FANTASIA NON MANCAVA
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it 


LA FOCE ANTICA DEL TIDONE

PRIMA DEL TAGLIO NEL '700
LE MAPPE ANTICHE MOSTRANO
DOVE ERA LA FOCE NEL PO
Entrava in Po praticamente davanti a Calendasco
e per molti decenni rimase anche il "ramo morto"
del torrente Tidone, dopo il "taglio" settecentesco,
indicato in mappe.
 




2 maggio 2026

FIUME PO

LA BELLEZZA DEL FIUME PO
Tra natura e silenzi unici
 

 

NEL 1547

UN EVENTO STORICO
GIOVANLUIGI CONFALONIERI
Tra i congiurati anche il feudatario di Calendasco
 
di Umberto Battini
   divulgatore storico 

castello di Calendasco feudo dei Confalonieri per tre secoli
  
Vado. L’ammazzo. E torno.
Giovanluigi Confalonieri. Feudatario.
 
1547 giorno 10 settembre. Da Calendasco a Piacenza sono 5 miglia circa.
La strada che parte dal borgo passa il Trebbia alla Malpaga e si sbuca nella “via di campagna” dai frati.
 
Poco più in sù c’è la zona S. Eufemia, qui il Confalonieri con i suoi fratelli ha palazzo.
Lo esige ‘per legge’ il nuovo duca, figlio di Papa, duca con molte, troppe idee per un feudatario all’antica, legato alla terra, alla campagna.
 
In città lo aspettano altri amici Nobili, ognuno con le sue mire di potere. A Giovanluigi basta conservare la vita selvatica rurale, così almeno ci appare al confronto con gli altri congiurati.
Per dei Nobili entrare nel Palazzo non è difficile, anzi.
Gli altri che congiurano con lui han mire più grandi.
 
I quattro lasciano il loro piccolo seguito e vengono ricevuti dal Pierluigi loro Duca.
Partono le stilettate. Pochi attimi e il figlio del Papa è cadavere.
 
Succede quel che succede: la storia piacentina e quella italiana dell’epoca ben racconta e dettaglia questo insano episodio. Ognuno lo legge secondo il proprio tornaconto.
 
Epilogo: trentanove anni dopo Giovanluigi Confalonieri (ha un avo già Santo in Sicilia, a Noto, del quale han scritto gli agiografi) deve vendere “per obbligo” i suoi beni di Calendasco.
Una confisca più politica che di legge, infatti gli basta emigrare a Milano trentanove anni dopo l’omicidio, col suo gruzzolo cospicuo, e là divenire immanente Capitano di Giustizia.
 
Giustizia è fatta!
 
Più volte in questi decenni i Farnese gli han teso vendetta mandando sicari, lui ce l’ha fatta sempre! Nel suo feudo di Calendasco in fin dei conti non si vive male.
Un Santo in Paradiso c’è, anche senza saperlo.
 
E poi non tutti possono diventare Santi. Il mondo ha continuato a girare. E ancora gira.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
il fatto della congiura del PLAC (così chiamata per l'iniziale dei cognomi dei quattro principali congiurati) è ottimamente studiata da decenni ed il nobile Confalonieri di Calendasco partecipò attivamente così come risulta dagli atti del processo del tempo
 
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1 maggio 2026

GABELLA DI PO AL MILANESE

GABELLA SUL PO
LA LETTERA DEL DUCA DI MILANO
I barcaioli e navaroli piacentini
trasbordano gente senza dare il dazio alle casse milanesi 
 
di Umberto Battini
    ricercatore e divulgatore storico 
 
grafica U B

Il primo Duca della dinastia Sforza, era figlio illegittimo. 
Si lamenta il Francesco con legittima pressione, era duca anche di Piacenza e dalla Milano mandava a destra e manca ordini su missive.
 
A Piacenza i pescatori, i navaroli gli facevano "saltare la gabella" perchè conducevano gente "in qua e in là" sul Po che il Duca diceva essere fiume suo, eh si! Con porticcioli, ponti, guadi e navaroli ducali ci traeva soldo. 
Gabella, tassa, obolo s-forzato.
 
Vuole che il "portonaro" il 'capo' del porto e traghetto sul Po stia attento a che nessuno salvo i barcaroli autorizzati faccian transitare le genti.
Il Duca avrebbe volentieri messo lo scontrino fiscale, a saperlo inventare!
 
I nostri Confalonieri erano già al tempo, ottimi feudatari e abitanti del magnifico castello del Calendasco borgo. 
Qui sotto ecco la "missiva" originale trascritta.    
Francesco Sforza la lettera al referendario di Piacenza 
1452 luglio 23 (S)Gabbioneta
 
Refrendario Placentie.
Havemo sentito che suno molti navaroli, piscatori et altre persone che tenneno naveti, osia burgelli, cun li quali passeno el fiumo nostro de Po contra li ordini nostri, conducendo gente in qua e in là, et hanci in preiuditio dela Camera nostra, perché non vano al nostro porto lì como debitamente deno andare, la qual cosa a nuy è molto molesta, nì intendemo per modo niuno tollera[r]la. Pertanto te scrivimo et volemo cum bona diligentia intendi (a) questo facto et gli faci tal provisione che più non ne sentiamo altra querela, administrando rasone al portonaro nostro lì contra qualunch'abia passato fora deli ordini nostri, e in modo che in lo avenire se ne contenteno. Ex castris, ut supra.
 
Umberto Battini
ricercatore e divulgatore storico
 
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28 aprile 2026

LAPIDE

COME E' SCRITTO NEL FAMOSO
LEGATO SANCTI CONRADI
Atto redatto dal notaio e cancelliere curiale
a Piacenza nel Palazzo Vescovile il 9 agosto 1617
 
Nel Legato Sancti Conradi si legge testualmente, tradotto dal latino, che "dopo accurate ricerche sulla sua Vita pubblica (inteso: di San Corrado)... nello stesso luogo (riferito nel testo al paese di Calendasco), come appurato, il Santo ha tratto la sua origine terrena"
 
il Legato è stato rintracciato da Umberto Battini in originale in due copie: una conservata nell'Archivio della parrocchia di Calendasco ed uno nel Regesto in Archvio di Stato a Piacenza nel Fondo Notarile
 
il Legato è riprodotto in copia anastatica dall'originale, con trascrizione latina integrale e traduzione in italiano, nel prezioso volume a cura di Umberto Battini, edito nell'anno 2006 "San Corrado Confalonieri I DOCUMENTI INEDITI PIACENTINI" 
 
IMMAGINE DA IA creata da U B
 

 

NEL 1872 NEL BORGO DI CALENDASCO

TUTTO IL MONDO E' PAESE
UN ANEDDOTO DELL'ANNO 1872
Pubblica amministrazione e ricorsi

di Umberto Battini
     divulgatore storico
 
immagine grafica U B

Rimaniamo al  paesello adagiato sul Grande Fiume il Po, come amava definirlo Guareschi, quello di don Camillo e Peppone!
 
Siamo sul finere dell’ottocento, ed il Comune aveva indetto un concorso cui parteciparono in tre, per un  posto di Segretario comunale,(per quel tempo e forse lo e’ ancora un posto di prestigio).
 
Vinse un certo Francesco Tiscornia e fu fatto atto al primo di agosto 1872 (mai sentito di un oriundo con quel cognome, ma probabilmente veniva da fuori, cosa abbastanza normale per i tempi visto che Calendasco, borgo prettamente agricolo, non vantava tra la sua gente abitanti con alto titolo di studio).

Quel concorso a tre però non poteva esser fatto dal Comune, secondo le regole del tempo, per cui venne annullato dal Prefetto di Piacenza.
Il Tiscornia fece ricorso, giustamente anche a quel tempo la burocrazia già metteva piede.
 
Ma il Ministero dell’Interno (addirittura nda) annullò il ricorso in data 10 ottobre 1872. Cosicché il Prefetto vide la sua ordinanza avvalorata ed il Comune con il Tiscornia dovettero arrendersi all’evidenza.
Fu rifatto il concorso secondo le leggi del tempo.
 
Il Comune di Calendasco ed il Francesco Tiscornia videro annullata definitivamente quella nomina secondo un parere di legge del Consiglio di Legge del 26 novembre 1872 ed adottato dal Ministero dell’Interno in questa causa.
 
Umberto Battini
divulgatore storico e ricercatore 

è cosa etica citare l’autore di questo testo per chi se ne servisse
 
 

27 aprile 2026

PO E ANIMALI SELVATICI

 


MESSER DA VINCI

CODICE LEONARDESCO
Portone e "braccino corto"
a Piacenza 
 
di Umberto Battini
    divulgatore storico
 
Leonardo da Vinci  immagine con IA creata da U B


 
Minuta di lettera dal Codice Atlantico
Messer Leonardo da Vinci a fine del 1400. Scrive ai Fabbriceri del duomo di Piacenza che volevano far portoni di bronzo. 
Li consiglia che ci vuol “bono maestro e bona opera”.  
 
Purtroppo questi preti rifiutarono l’offerta leonardesca. 
Costava troppo. 
 
Da buoni piacentini preferirono tenersi i portoni in legno che di quello ce ne avevano a macca nei loro possessi boschivi. 
Certo a legger oggi vien la pelle d’oca, ma così vanno i tempi e la storia. Amen. 
 
Però è bello pensare a quale valore artistico e che attrattiva turistica ci porterebbe oggi l’aver della cattedrale un enorme e certamente meraviglioso portone bronzeo firmato Da Vinci!
 
Giustamente, per non creare illusioni, secoli dopo anche il Raffaello di S. Sisto prese il largo. 
 
Stavolta era roba da frati!

 
UMBERTO BATTINI
DIVULGATORE STORICO
 
se copi cita la fonte web
 

L'ASSALTO ALLE CHIESE

UN ARTICOLO STORICO
DALLE FONTI DEL TEMPO
articolo apparso sul quotidiano ILPIACENZA.it 

 

26 aprile 2026

UN ANNIVERSARIO IMPORTANTE

IL TESTO DEL 2006 COMPIE 20 ANNI
Una fonte di documentazione storica importante  
 


 

LIBRO DEL 2006

CON I DOCUMENTI ALLA MANO
COMPIE 20 ANNI IL PREZIOSO
STUDIO 

La forte importanza del volume edito nel 2006 dalle Edizioni Storiche Compagnia di Sigerico in Calendasco si cela già nel titolo "San Corrado Confalonieri I DOCUMENTI INEDITI PIACENTINI" ed è stato curato da Umberto Battini, studioso dagli anni '90 di questo Santo Eremita. 
 
Il volume contiene fonti archivistiche e documenti unici quali il Legato Sancti Conradi del 1617  che è redatto in Curia a Piacenza alla presenza del Vescovo.
 
Nel Legato si attesta che "dopo ricerche sulla vita pubblica di S. Corrado... è certo che nello stesso luogo di Calendasco questo Santo abbia avuto la sua origine terrena".
 
Siamo nel 1617 e dopo le istanze scritte a Piacenza da Noto con lettere del 1610 per sapere qualcosa di più sulla vita del loro Patrono, questo avviene per mano del Vescovo di Piacenza e del Nobile Zanardi-Landi. 
Nel Legato sono presenti questi dati trascritti per mano del notaio e cancelliere della Curia piacentina.
 
Ma tanti altri dati storici sono disvelati tra i quali: il convento del gorgolare a Calendasco, il castello, la casata dei Confalonieri, il luogo dell'incendio e le carte sulla moglie del Santo piacentino. Ed altro ancora con i riferimenti dei fondi d'Archivio consultati.
particolare del volume I DOCUMENTI INEDITI PIACENTINI di Umberto Battini

25 aprile 2026

SAN ROCCO I LUOGHI


SAN ROCCO CAMMINO' 
IN VARI LUOGHI PIACENTINI
PASSO' ALL'OSPITALE DI CALENDASCO?
IPOTESI DA NON TRASCURARE 
 
di Umberto Battini
    divulgatore storico e agiografo di S. Corrado
 

 
 
Continuiamo ad analizzare un dato storico avvalendoci della memoria di Pietro Maria Campi illustre storico piacentino che nel primo 1600 ci lasciò alcuni monumentali libri di storia basata su documenti ampiamente citati dallo stesso.
San Rocco era senza dubbio un penitente, abbracciato all'ideale terziario del francescanesimo, dedicato ai laici e che potevano in libertà scegliere se vivere in questo stato laicale rimanendo indipendenti oppure ritirandosi con altri fratelli in comunità di piccole dimensioni.
 
Calendasco vanta un ospedale antico e nel medioevo era gestito da penitenti terziari sotto la guida di fra Aristide, che nel 1315 accolse S. Corrado Confalonieri dopo il fatto dell'incendio e della sua riduzione  alla completa povertà.
San Rocco arriva nel territorio di Piacenza nel 1322 e scorrazza e visita vari luoghi del piacentino, passando per tanti paesi.
 
Il Campi scrive che "in detto anno 1322 in Piacenza fu l'avventurosa venuta del glorioso San Rocco" e continua scrivendo "è da sapersi che il santo pellegrino, prima d'entrar in Piacenza, visitò molti villaggi del territorio...".
Ecco quindi un indizio, che ci fa ipotizzare anche il suo passaggio tra i suoi fratelli ospitalieri di Calendasco ed in questo 1322 è ancora in piena attività e frate terziario vestito del saio grigio, anche S. Corrado.
 
Qui in questo luogo di ospitalità l'infermiere itinerante S. Rocco (così lo definiscono eminenti studiosi per il fatto che vagava di ospitale in ospitale prestando anche servizio di carità in opere)  incontra S. Corrado e gli altri fraticelli: un incontro tra futuri Santi, emblematico e inaspettato!

E di lì a pochissimi anni anche S. Corrado partirà pellegrino per i luoghi Santi di Assisi e Roma e fin alla Terra Santa per poi raggiungere la Sicilia e di là fermarsi a Noto per viver da eremita nella gloriosa Valle dei Miracoli fino alla sua morte avvenuta il 19 febbraio del 1351.
San Rocco passò nella chiesa cittadina di S. Maria di Nazareth - oggi Sant'Anna - e passò pure nel borgo di Caorso per infine stare per svariato tempo nel luogo di Sarmato, in campagna.
 
Il caso è anche questo: Sarmato, Caorso e Calendasco sono tutti luoghi posti lungo il fiume Po.
Continueremo quindi nella analisi storica di aspetti dei due Santi con altri brevi ma succosi articoli.

se copii qualcosa cita la fonte, è un fatto di etica!
 

GUADI DI PO

CALENDASCO 
DE SUPER PADO 
I GUADI SECONDO LA RICCHISSIMA
DOCUMENTAZIONE STORICA

di  Umberto Battini
     divulgatore storico 
immagine creata con IA Gemini da U B

Intanto bisogna dire che gli studi circa Kalendasco stanno continuando.

Ed effettivamente sono emersi nuovi e importanti dati storici che confermano due cose: la strada romea diretta a Pavia antica capitale longobarda e franca aveva il passo del fiume proprio in Calendasco poi venne anche Soprarivo.
 
Si è scoperto nero su bianco che oltre al conosciuto passaggio di Soprarivo era attivo anche quello dirimpetto al paese, oggi lo identifichiamo con la località Masero a poche centinaia di metri dal borgo.
Un documento milanese del '400 attesta la decadenza del porto di Soprarivo, affittato dal Comune di Piacenza ad un lodigiano: si citano porto con osteria. 
 
Devo dire che è il passo più antico e storico, di epoca longobarda è quello del paese, la conferma è data da pergamene longobarde d'area milanese
Addirittura i diritti di passaggio del fiume, i diritti di pesca sul Po e sui vari corsi d'acqua, dei canali dei molini ed anche i pozzi sono concessi di pugno dal Barbarossa: sempre sto parlando del porticciolo del paese!
 
In effetti ancora nel 1700 sappiamo dei porti di Soprarivo, del porto del Botto, un altro passaggio era al Mezzano e un guado era attestato a Cotrebbia Vecchia. 
 
Ovviamente stiamo citando prettamente i guadi relativi a questa area ben specifica, che però,  stando a quanto emerso, era strategicamente molto interessante se longobardi, franchi e poi anche il Barbarossa si prendon la briga nel corso dei secoli, di mantenere i diritti di questo passaggio accanto al paese di Kalendasco!
 
Insomma ce ne sarebbe da dire ma voglio essere sintetico e riservarmi gli approfondimenti e le citazioni degli atti in un prossimo studio.
Buona francigena a tutti!

UMBERTO BATTINI
divulgatore storico
 
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RICORDO RAI TV INTERVISTA

IN OCCASIONE DELLA MOSTRA
"ANTROPOCENE
ARCHEOLOGIA DI PLASTICA"
Curata da Umberto Battini 
l'importante Mostra Evento
che si tenne nel 2023 
 
Nell'anno 2023 la Mostra Evento a Calendasco 
 
Esposti sotto al portico dell'antico medievale Hospitale Romitorio
di Calendasco, oggi abitazione della famiglia di Bruno Grassi,
decine di oggetti plastici, ritrovati nel Po in secca.
 
Sono pezzi di vario genere, plastica che inquina le acque,
rilasciando microplastiche per secoli.
 
Nell'occasione anche la Rai Tv arrivò a Calendasco. 

 

24 aprile 2026

PASSAGGI DI FIUME


BORGO DI CALENDASCO
BATTELLINE SUL PO
Luoghi di fiume nell’ottocento

di Umberto Battini
    divulgatore storico 

mappa elaborazione passi sul Po da carte dell'800 grafica U B

A metà ottocento, il borgo gravitava molto sulla vita di fiume. 
Il Po qui era e resta un luogo dell’anima. 
Nei tempi passati era anche possibilità di rendita: renaioli, pescatori e barcaroli traevano sostentamento dal lavoro sul fiume.
 
Il Po nell’area di Calendasco formava un’ isola, detta “San Germano” ed era anche popolata di alcuni individui che abitavano la piccola cascina.
Mezzano Vigoleno apparteneva come parrocchia a Sant’Imento.
 
A Cotrebbia avevamo una dogana e 3 battelli di servizio per passare il fiume e contava circa 500 abitanti, molti per quell’epoca e sparsi nelle cascine limitrofe.
 
A Boscone Cusani si usufruiva di un solo battello per il passo del fiume e la piccola frazione era abitata da circa 300 persone. 
Boscone Cusani era stata parrocchia di Chignolo Po per tanto tempo fino a che nel 1819 fu inglobata nella diocesi piacentina. 
 
Circa questo luogo sappiamo che il Farnese Ranuccio I nel 1606 diede ospitalità ad una colonia di albanesi che insediò sull’isolone del Boscone Cusani.
 
Ma non va scordato che il fiume si traghettava anche presso la Raganella e allo stesso Mezzano oltre che a Soprarivo non lontano da Boscone Cusani e ovviamente un traghetto era dinanzi a Calendasco che dal 1700 era comune posto tra le due anse che si erano create con il taglio del fiume Tidone.
 
E proprio il taglio del Tidone alla sua foce nel Po divenne una contesa molto forte della quale si occupò il Tribunale di Piacenza essendosi aperta una causa. 
Di questo taglio esiste in archivio una ricca documentazione scritta e mappale con la quale ho potuto studiarne la vicenda.
 
UMBERTO BATTINI
divulgatore storico
 
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23 aprile 2026

LA CHIESA I DOCUMENTI

CHIESA DI CALENDASCO
UNA STORIA IMPORTANTE
C'è tantissimo materiale cartaceo originale
da studiare nel dettaglio 
 
di Umberto Battini
     divulgatore storico 

Dirò della chiesa: la parrocchiale di Santa Maria. E’ di fondazione longobarda lo dicono le pergamene del Codice Diplomatico Longobardo. 
Ce ne sono di scritte a Calendasco e Trevozzo ma anche a Pavia e pure a Milano in Santambross’ e ci richiamano il presbitero del momento abitante in Kalendasco. 
 
Notarili del 769, 784, 804, 892 etc etc. La più grandiosa ristrutturazione fu svolta nel 1734. Poi nel 1970-71 ci fu quella di don Federico Peratici per il giusto adeguamento al Vaticano II (su questa faccenda avrò da rievocare di più a tempo debito).
 
La chiesa prima del 1734 era “quasi quadrata” – fere quadrata dice una carta del tempo! L'ho rintracciata tanti anni fa nell'archivio privato di don Peratici, conservato a casa della sorella, che me lo lasciò consultare con piacere.
Inoltre nei miei libri, pubblicati anni fa, c'è parte di questa documentazione.  
Con le capriate e il pavimento di legno: non sorprende! La chiesa è scritto essere costruita su monticello e quindi ben al riparo dalle piene umidie e malsane del fiume Po.
 
Era quindi un luogo elevato quel tanto che bastava a mantenere i piedi sull’asciutto, paro paro è ancora uguale oggi. C’è anche (ben nascosta ma c’è) una antica finestra in ordine romanico, tra due muri – uno posticcio ed uno originale, è un rimasuglio coi baffi, un documento lapideo che vale oro, un testimone muto che urla (tipo Legato Sancti Conradi!).
 
Le chiese longobarde non di rado han fattura a pianta quadra, architettura in uso negli identici anni tra i bizantini che eran padroni fino a Modena. Sappiamo il nome di due nostri vecchi preti longobardi: ed ecco apparire Stabelfredus e Orso che sopra al conto erano anche potenti, con proprietà immobili in luoghi ben oltre la terra piacentina. 
Officiavano a Kalendasco con diritto di decima sui poveri rurali del posto. Decima al prete, così tanto per cambiare. 
 
In fin dei conti un piatto di zuppa te lo concedevano sempre nello xenodochio, quasi a tutte le ore, bastava bussare. Toc toc toc.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
 
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