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7 maggio 2026

NOTIZIE SULL'HOSPITALE CORRADIANO

SAN CORRADO CONFALONIERI      
il romitorio e hospitale del 'gorgolare' 
e il superiore frà Aristide
 
ESTRATTO dal libro San Corrado Confalonieri Patrono di Noto 
edito a NOTO NEL 1984, di p. Giovanni Parisi TOR

https://www.araldosancorrado.org/6EremoCalendascoParticolareConStatua.jpg

A non molta distanza da Piacenza, e precisamente nel luogo ove sorge l'attuale borgo di Calendasco, molti anni prima dei fatti del nostro Corrado era in gran fama un convento di eremiti del Terz'Ordine, dove, appartate dal mondo tra le preghiere, la penitenza e il lavoro manuale, anime assetate di evangelica perfezione vivevano nell'esercizio delle più eroiche virtù.

Il luogo veniva detto dagli antichi storici, del «Gorgolare» e doveva trovarsi, con tutta probabilità, proprio all'inizio del moderno abitato.

(Infatti il molino posto poco discosto dal luogo dei Penitenti, aveva il canale delle acque che davanti all’hospito piegava a gomito verso destra, in direzione del borgo; le acque che facevano girare la grande pala creavano ovviamente un salto imponente che andava a creare quel rumore caratteristico che nel linguaggio comune chiamiamo gorgoglio e da qui la derivazione antica che indicava il luogo presso al Gorgolare ndr)

 Entrando, infatti, per la via principale si scorge a sinistra una costruzione assai antica, la quale, per quanto rimaneggiata, ritiene ancora caratteristiche sia di antichità che di convento. 

A fianco dell'ingresso, in avanti, col prospetto sulla pubblica via, un ambiente, adibito ora ad uso profano, mostra evidente la sagoma di una chiesetta, che gli abitanti indicano come il luogo ove il Santo vestì l'abito religioso.

L'esistenza di questo romitorio si può storicamente far risalire al 1280-1290. Era a capo della religiosa comunità, in tale periodo, Fra Aristide, al quale qualche documento dell'epoca dà il titolo di Beato, ma che certamente era uomo di grande prudenza e di singolari virtù. 

Verso il 1290 come abbiamo altrove detto, venne invitato da S. Chiara a recarsi in Montefalco, in Umbria, per essere da lui spiritualmente diretta e per essere nel contempo istruita intorno alla pratica della professione dei tre voti monastici, già in uso in quella sua comunità del piacentino.

 Sollecitato dalla generosità dei signori Bennati, costruì in Montefalco il convento di S. Rocco, che divenne uno dei più rinomati dell'Ordine, poiché vi fu celebrato nel 1448 il primo Capitolo Generale. Cosicché sappiamo con certezza che la comunità religiosa del Gorgolare di Calendasco, della quale era a capo Fra Aristide, esisteva almeno fin dal 1290.

Ora fu appunto a questo antico e solitario romitorio del nostro Terz'Ordine che nel 1315, dopo avere atteso per un paio d'anni alla definitiva sistemazione dei suoi molti beni e delle gravi pendenze, scaturite dal fatto dell'incendio, che Corrado venne umilmente a bussare per essere accolto tra gli umili eremiti del Poverello d'Assisi.

Il perché egli si sia precisamente diretto a questo convento del Terz'Ordine e non ad altro luogo più remoto da Piacenza, ove avrebbe potuto vivere in maggior nascondimento, non sapremmo propriamente dirlo. 

Forse fu la grande fama di santità o la personale conoscenza di Fra Aristide ad attirarvelo, come pure poté essere il fatto che il romitorio gli era già familiare trovandosi vicino al suo castello se non addirittura nell'ambito delle sue stesse possessioni calendaschesi.

dal libro San Corrado Confalonieri Patrono di Noto, edito a Noto 1984, di p. Giovanni Parisi TOR

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6 maggio 2026

LA VIA FRANCIGENA

LA FRANCIGENA 
STRADA ANTICA
STORICA E MEDIEVALISSIMA
A Piacenza i pellegrini venivano indicati
come "Romei" anche nelle carte notarili
 
 di Umberto Battini
     divulgatore storico
 

Bisogna intanto dire "grazie" ai longobardi. Bene o male la conformazione classica del percorso lo dobbiamo anche a loro.
Perlomeno nel tratto anch'esso "famoso" del Passo della Cisa, con Berceto.
 
E tanto influenzerà il pellegrinaggio cristiano: anche i modi, forme e luoghi del vivere comune medievale.
Si arriva in terra emiliana da Corte Sant'Andrea, sul Po in terra lombarda, e si sbarca a Soprarivo di Calendasco.
 
E proprio nel borgo di Calendasco le sorprese: una chiesa ed un castello costruiti su di un monticello, lì nella pianura immensa, e poco discosto un antico medievale hospitale. Romitorio e ospedale per pellegrini, che è di fondazione longobarda.
Che sarà anche il primo luogo di "nuova vita" di San Corrado Confalonieri dal 1315, figlio del feudatario locale. E divenuto Patrono secolare del piccolo borgo. 
Infatti alla sua "conversione" dopo un fatto tragico, si ritira nel piccolo ospedale retto da frati laici teriziari francescani.
Addirittura ancora oggi è visibile una piccola ma importante parte longobarda, di questo antico edificio, oggi di proprietà privata.
 
La Via Francigena attraversa questo territorio comunale, che lentamente, porta alla città: Piacenza da qui è veramente ormai "alle porte".
E la tappa giornaliera può concludersi.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
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4 maggio 2026

NEI LUOGHI INACCESSIBILI DEL PO

NEL SILENZIO DEL GRANDE FIUME

IL PO FOTOGRAFATO CON LA MIA CANON REFLEX

3 maggio 2026

LE LETTERE DEL 1610

STORIA DOCUMENTALE

San Corrado Confalonieri

e il legame storico fra Piacenza e Noto

Le tre lettere conoscitive inviate dai Giurati di Noto nel 1610

 
 
di Umberto Battini
     storico di S. Corrado 
 
 
Dal lontano medioevo del XIV secolo, una linea ininterrotta corre tra la terra di Piacenza e quella sicula: il nobile milite S. Corrado Confalonieri smette le vesti e lo sfarzo ed indossata una grigia tunica s’avvia alla santità nella terra che più l’ha amato in vita e in morte, l’Ingegnosa Noto. 

Ma i rapporti tra la terra natia e quella di adozione, circa la storia e la valorizzazione umana e poi spirituale del Santo Eremita, hanno avuto uno sviluppo nei secoli attinente allo svolgersi degli accadimenti che proprio da Noto portarono ad elevare agli altari questo virtuoso uomo di fede.

In effetti, in base agli attuali riscontri storici, la vera e propria riscoperta piacentina di questo insigne santo la dobbiamo collocare nei primi anni del 1600, quando per mano degli Anziani della città di Noto, si avvisò la città di Piacenza inviando tre lettere arrivate il 28 aprile 1611, una diretta alla persona del Duca Farnese, una al Vescovo e altra lettera agli Anziani che avevano il governo della città, nella missiva si chiedeva espressamente di far ricerche d’archivio sul Santo Corrado. 

Addirittura gli stessi Anziani netini segnalano in queste lettere alcuni dati storici già in loro possesso, quali il fatto che fosse stato maritato con una nobile lodigiana di nome Eufrosina divenuta poi monaca clarissa e che fosse stato feudatario del castello piacentino di Calendasco.

 

Ma è questa ultima affermazione fatta dai Giurati netini che assume un valore importantissimo per la storiografia corradiana, in effetti la casata dei Confalonieri fu per alcuni secoli feudataria di Calendasco, esercitando dal poderoso maniero il dominio su questa ricca terra attaccata al fiume Po, al nord-ovest di Piacenza. 
 
immagine IA esplicativa fatta da U B

E che la casata Confalonieri fosse tra le preminenti della città, pur mantenendo questa prerogativa feudale dal borgo, lo testimonia il fatto che uno dei quattro congiurati che nel 1547 uccideranno il Duca Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, sia stato proprio Giovanluigi Confalonieri feudatario abitante a Calendasco come mostrano gli atti delle confisca farnesiana conclusa nel 1586.

Questi accadimenti sicuramente non aiutarono a far sì che le gesta del Santo Eremita, amatissimo a Noto ma anche ormai in tutta la Sicilia e meridione, si divulgassero nella sua terra natale, proprio per il fatto che un suo lontano pronipote partecipò a questo tremendo fatto del quale si occuparono tutti i maggiori storici e politici di quel tempo. 

Prova ne è che solo sessant’anni dopo ed a confisca conclusa, con l’espulsione del reo costretto a trasferirsi a Milano, si ufficializza e valorizza finalmente anche in Piacenza il Santo piacentino, siamo appunto all’inizio del 1600.


Umberto Battini
storico di S. Corrado Confalonieri
 
IL TESTO QUI SOPRA RIPORTATO E' UNA SINTESI DI UN LAVORO PIU' CORPOSO  
 
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COGNOMI MEDIEVALI

ECCO COSA SI DEDUCE
DAI DOCUMENTI MEDIEVALI
LA FANTASIA NON MANCAVA
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it 


LA FOCE ANTICA DEL TIDONE

PRIMA DEL TAGLIO NEL '700
LE MAPPE ANTICHE MOSTRANO
DOVE ERA LA FOCE NEL PO
Entrava in Po praticamente davanti a Calendasco
e per molti decenni rimase anche il "ramo morto"
del torrente Tidone, dopo il "taglio" settecentesco,
indicato in mappe.
 




2 maggio 2026

FIUME PO

LA BELLEZZA DEL FIUME PO
Tra natura e silenzi unici
 

 

NEL 1547

UN EVENTO STORICO
GIOVANLUIGI CONFALONIERI
Tra i congiurati anche il feudatario di Calendasco
 
di Umberto Battini
   divulgatore storico 

castello di Calendasco feudo dei Confalonieri per tre secoli
  
Vado. L’ammazzo. E torno.
Giovanluigi Confalonieri. Feudatario.
 
1547 giorno 10 settembre. Da Calendasco a Piacenza sono 5 miglia circa.
La strada che parte dal borgo passa il Trebbia alla Malpaga e si sbuca nella “via di campagna” dai frati.
 
Poco più in sù c’è la zona S. Eufemia, qui il Confalonieri con i suoi fratelli ha palazzo.
Lo esige ‘per legge’ il nuovo duca, figlio di Papa, duca con molte, troppe idee per un feudatario all’antica, legato alla terra, alla campagna.
 
In città lo aspettano altri amici Nobili, ognuno con le sue mire di potere. A Giovanluigi basta conservare la vita selvatica rurale, così almeno ci appare al confronto con gli altri congiurati.
Per dei Nobili entrare nel Palazzo non è difficile, anzi.
Gli altri che congiurano con lui han mire più grandi.
 
I quattro lasciano il loro piccolo seguito e vengono ricevuti dal Pierluigi loro Duca.
Partono le stilettate. Pochi attimi e il figlio del Papa è cadavere.
 
Succede quel che succede: la storia piacentina e quella italiana dell’epoca ben racconta e dettaglia questo insano episodio. Ognuno lo legge secondo il proprio tornaconto.
 
Epilogo: trentanove anni dopo Giovanluigi Confalonieri (ha un avo già Santo in Sicilia, a Noto, del quale han scritto gli agiografi) deve vendere “per obbligo” i suoi beni di Calendasco.
Una confisca più politica che di legge, infatti gli basta emigrare a Milano trentanove anni dopo l’omicidio, col suo gruzzolo cospicuo, e là divenire immanente Capitano di Giustizia.
 
Giustizia è fatta!
 
Più volte in questi decenni i Farnese gli han teso vendetta mandando sicari, lui ce l’ha fatta sempre! Nel suo feudo di Calendasco in fin dei conti non si vive male.
Un Santo in Paradiso c’è, anche senza saperlo.
 
E poi non tutti possono diventare Santi. Il mondo ha continuato a girare. E ancora gira.

Umberto Battini
divulgatore storico
 
il fatto della congiura del PLAC (così chiamata per l'iniziale dei cognomi dei quattro principali congiurati) è ottimamente studiata da decenni ed il nobile Confalonieri di Calendasco partecipò attivamente così come risulta dagli atti del processo del tempo
 
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1 maggio 2026

GABELLA DI PO AL MILANESE

GABELLA SUL PO
LA LETTERA DEL DUCA DI MILANO
I barcaioli e navaroli piacentini
trasbordano gente senza dare il dazio alle casse milanesi 
 
di Umberto Battini
    ricercatore e divulgatore storico 
 
grafica U B

Il primo Duca della dinastia Sforza, era figlio illegittimo. 
Si lamenta il Francesco con legittima pressione, era duca anche di Piacenza e dalla Milano mandava a destra e manca ordini su missive.
 
A Piacenza i pescatori, i navaroli gli facevano "saltare la gabella" perchè conducevano gente "in qua e in là" sul Po che il Duca diceva essere fiume suo, eh si! Con porticcioli, ponti, guadi e navaroli ducali ci traeva soldo. 
Gabella, tassa, obolo s-forzato.
 
Vuole che il "portonaro" il 'capo' del porto e traghetto sul Po stia attento a che nessuno salvo i barcaroli autorizzati faccian transitare le genti.
Il Duca avrebbe volentieri messo lo scontrino fiscale, a saperlo inventare!
 
I nostri Confalonieri erano già al tempo, ottimi feudatari e abitanti del magnifico castello del Calendasco borgo. 
Qui sotto ecco la "missiva" originale trascritta.    
Francesco Sforza la lettera al referendario di Piacenza 
1452 luglio 23 (S)Gabbioneta
 
Refrendario Placentie.
Havemo sentito che suno molti navaroli, piscatori et altre persone che tenneno naveti, osia burgelli, cun li quali passeno el fiumo nostro de Po contra li ordini nostri, conducendo gente in qua e in là, et hanci in preiuditio dela Camera nostra, perché non vano al nostro porto lì como debitamente deno andare, la qual cosa a nuy è molto molesta, nì intendemo per modo niuno tollera[r]la. Pertanto te scrivimo et volemo cum bona diligentia intendi (a) questo facto et gli faci tal provisione che più non ne sentiamo altra querela, administrando rasone al portonaro nostro lì contra qualunch'abia passato fora deli ordini nostri, e in modo che in lo avenire se ne contenteno. Ex castris, ut supra.
 
Umberto Battini
ricercatore e divulgatore storico
 
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